Un amaro per Sugar

Oscar Eleni con un mazzo di fiori preso nelle meravigliose acque polinesiane di Tuvalu da portare a Sugar Ray Richardson sul campetto bolognese del Meloncello. Con lui questo basket era stato ingiusto ieri e non ha fatto di meglio oggi che è tornato a salutare gli amici veri. Fiori che avremmo dovuto dare anche a Sasha Djordjevic per riconoscenza, ma anche solidarietà perché la Virtus che gli hanno servito è una squadra fredda, lessa. Una cosa davvero brutta e pensare che davano tutta la colpa a Pino Sacripanti.

C’era rimasto male al piccolo Madison, vedendo quello che è rimasto della Virtus, anche Sugar, nel suo ieratico gessato, come ce lo ha descritto il Fuochi che non deve rispondere a famigli, agenti, uomini del padrone, e ha sistemato la prova contro Brindisi con nessuna sufficienza. Lacrime a San Luca mentre Ciccio Cantergiani chiudeva gli occhi sulla Vu proprio nera di oggi e rivedeva sul telefonino di Richardson  la straordinaria giornata  del 24 settembre 1994, quella del suo uno contro uno che ha poi dato lo spunto geniale a Lorenzo Sani per  il ”Vale tutto” di cui attendiamo la replica troppe volte promessa da chi adesso preferisce fare il cuoco. Anche se l’Happy Day nelle giornate di Willy è una meraviglia creativa ed organizzativa da premiare e, forse, da imitare  da federazioni che nello stupore pretendono pure di essere trattate come regine con largo seguito.

 Aria di Bologna rivitalizzata dal ritorno del derby, anche se la Fortitudo adesso festeggia perdendo, per trovare un’altra voce critica che non le manda dire e quando Angelino C. sghignazza sul trattamento mediatico per il Davide Moretti protagonista della finale NCAA e il primo titolo universitario vinto dal giovane Badocchi, milanese con madre americana, senza giocare. Anche o viperignu si è domandato a quale fonte misteriosa si sono abbeverati gli urlatori e la gente a servizio quando parla di campionato equilibrato senza arrossire.

Non lo fa nessuno, ti urlano dalla Fiera bolognese, né la Ferrari che vede sempre i fanalini della Mercedes, né quella dei santi della pallavolo che si sputano e se le danno come tutti gli altri mentre le case editrici stanno chiedendo testi sacri sul modo di festeggiare le vittorie dei calciatori a cui non basta l’abbraccio coi compagni perché gli influencer della loro immagine hanno fatto sapere che non avranno aumenti di stipendio, contratti altrove per mal di pancia ridicoli, senza capelli colorati, tatuaggi da Basaglia club, danze irridenti, pose scultoree per sfidare curve dove, per stonare anche nei cori, devono avere il capovoga rigorosamente con le spalle al campo.

Li capiamo i signorotti della Lega dove fanno i conti sempre troppo tardi. Così come capivamo Giulio Signori, un grande giornalista, quando sosteneva che Enzo Jannacci fosse il miglior medico di base che avesse avuto. Fede, amicizia. Cosa che nel basket non c’è neanche più e in Lega non possono nemmeno giustificarsi con il beverone che Enzo fece bere prima di uno spettacolo a Paolo Rossi, artista geniale, un intruglio di gin, sale, tuorlo d’uovo e una pillola presa a caso. Il dottore con le scarpe da tennis che inventava musica affascinante non rispondeva al magico giullare che domandava “Ma cos’è ‘sto beverone?”  e lo stesso fanno questi padroncini del vapore anche davanti ad una giornata di campionato dove tutte le squadre che hanno cambiato allenatore, meno Torino perché giocava con Pistoia, hanno perduto.

Alcune anche malissimo, come la Virtus, alcune perché proprio non trovano fortuna, come Pesaro, altre, tipo Reggio Emilia,  facendo andare fuori di testa persino Frosini che ne ha viste di tutti i colori. Certo non è colpa di chi è subentrato se Cantù ha giocatori farfalla che cercano luce impropria a partita vinta tipo quella che ha rianimato i Pierrot della Laguna, se Avellino fa confusione con la sua anima mercenaria e gente che ci crede davvero mentre dall’altra parte c’è l’unico vero subentrante che fa festa, il Poz che, però, non è arrivato dove hanno dato tutte le colpe all’allenatore, ma ha trovato la panchina giusta soltanto perché Vincenzino Esposito, come si temeva, aveva perduto l’entusiasmo che è la benzina della sua passione.

Non vediamo l’ora di azzerare tutto con playoff dove neppure il mago di Oz potrebbe togliere lo scudetto a Milano anche se adesso per  ammantare di eroismo l’impresa del titolo rivinto, per nascondere il terremoto che potrebbe arrivare se la nobil casa decidesse di togliere pure il basket all’uomo che non fa più parte della famiglia a livello aziendale. La preparazione l’avete vista nei commenti per il 12° posto in eurolega, per sfortunate coincidenze se a meno di 1 minuto dal gong c’era ancora la possibilità dei playoff. Banalità in maschera, con l’avallo presidenziale, per aver esaurito una squadra che ha utilizzato per davvero 8 dei 15 giocatori a disposizione. Ci è stato detto da gente certo più competente che gli italiani, ad esempio, non avevano stazza, tecnica per competere in eurolega. Ora non ci faremo prendere dallo sconforto come quelli dell’associazione giocatori che urlano alla luna, sapendo di mentire pure loro, snocciolando i nomi dei “ragazzi azzurri” che giocano oltre il dazio. Certo visti Della Valle e Fontecchio contro Varese sembra che abbiano perso le alucce pure per questo campionato rionale dove  chi compete contro Milano sa di poterla battere una volta, se James ha le paturnie, se il tiro da tre non maschera troppo bene la noia di dover pure difendere, ma in una serie ravvicinata ci sono pochissime speranze. Eh sì, siete bravi, ma l’anno scorso senza la stoppata di Goudelock contro Sutton forse Trento ce l’avrebbe fatta. Su questo chiedete a chi nasconde la sacra  sindone in sacrestia, ai Gui del sistema, a quelli che beatificano la ricchezza e se perdono smettono di  parlare con il mondo sottostante, quello della povera plebe che neppure si accontenta delle brioche.

Mancano quattro giornate e la previsione in Polinesia dice questo: 1 Milano 48, 2 Cremona e Venezia 38, 4 Brindisi(!) 36, 5 Sassari, Trieste e Varese 34. Sono già otto ? Quindi  Avellino o Trento potrebbero stare fuori se si fermano a 32? Potrebbero, così come è difficile che Pistoia possa prendere Pesaro, perché Torino e la Reggio Emilia inguardabile sembrano al sicuro nel nido di chi ha 18 punti. Previsioni, gente, non certezze, non lo sanno neppure in Lega se poi le qualificate saranno davvero ammesse, se la classifica finale dovrà fare i conti con chi questi conti non li ha saputi fare.

Prima di cercare spiegazioni alle cadute, alle risalite, beviamoci un tonico perché, dopo aver visto Nico Mannion prendere il premio come MVP, nella sfida fra giovani americani e talenti stranieri, siamo contenti che Sacchetti abbia un mal di testa in più per Azzurra Fremebonda. Considerando anche Davide Moretti diciamo che a centrocampo potrà fare scelte anche valutando lo spessore umano dei pretendenti, senza dove piegare il capo davanti a chi pensa di avere solo diritti e nessun dovere. Peccato non ci sia lo stesso problema dove si recuperano i palloni quando gli sparafucile da tre  abbaiano alla luna.

10 A TRIESTE roccaforte di un basket che non meriterebbe una squadra del genere, un gruppo come quello di Dalmasson tradito da chi scappava con i soldi. Per fortuna la città farà muro al Pala Rubini, ma certo serve altro per non dover ripartire.

9 Al SARDARA per aver già rinnovato con Pozzecco fino al 2022, per aver chiarito subito al suo nuovo allenatore che se aveva voglia di fare pazzie si sarebbe trovato davanti uno più pazzo di lui. Da quando esiste questa Dinamo benvenuta la pazzia.

8 Al diciottenne senese Nico MANNION che sta crescendo davvero bene, che potrebbe davvero essere una pedina in più, come Davide MORETTI per la nazionale da mandare in Cina e, poi, si spera, pure a Tokyo per Olimpiadi che ci respingono dal 2004.

7 Al GALBIATI che nella tempesta torinese ha trovato forse i punti salvezza nella speranza che ora tutti i chiacchieroni del Valentino trovino pure i quattrini per subentrare a chi c’era prima. Dopo la Coppa Italia questa avventura condotta al meglio anche con giocatori che si domandano se fosse necessario cacciare Brown per vivere in questo circo.

6 Al VITUCCI che sta facendo davvero un capolavoro con Brindisi perché quando la vedi giocare pensi che si una davvero una squadra. Marino gli ha dato un bel gruppo, senza esagerare nelle spese, senza promettere l’impossibile. Se avessero pure un palazzo degno della squadra allora  il Nord troverebbe un’avversaria in attesa di sapere se Roma avrà i  mezzi, oltre ai punti, per tornare in serie A.

5 A VENEZIA se non sapranno fare un’esame di coscienza sui punti regalati da Cantù. Facce strane, facce tristi. Certo dopo le coppe, Italia e pseudo Europa, resta davvero poco anche sognando un faccia a faccia con i sciuri di Milano, cosa che si potrà avverare, però, saltando altri paletti e con pericolo Idra in Laguna.

4 Agli ARBITRI che stanno dimenticando la regola FACCHINI sulla tolleranza zero davanti a giocatori che recitano quasi più di quelli del calcio. L’arbitro più severo, rivisto sorridente e ben tornito nello spazio che Eurosport ha concesso a Meneghin e Sconochini per  essere davvero loro stessi, avrebbe capito che in questo mondo di piangina si cerca sempre il capro espiatorio, anche quando  la tua difesa fa schifo e  i tuoi attacchi sono da brivido scalzo.

3 A VIRTUS ROMA e CAPO D’ORLANDO che domenica si giocheranno la promozione diretta in quella dovrebbe essere la prossima stagione a 18 squadre (meno, molto meno se prima, molto prima, faranno bene i conti) perché ci fa soffrire dover scegliere fra la Roma  capitale, anche se non parente di quella bianchiniana, e  questo progetto famiglia che ha una sua anima.

2 Alla REGGIO EMILIA che ha fatto esplodere Frosini, che ha fatto vergognare chi sapeva già di essere in una bufera nel giorno in cui il progetto Menetti è stato barattato con altro che non è la storia di una società che ancora crede nei giovani.

1 A BRESCIA se prima di pensare agli errori dell’allenatore, chi non ne fa  direbbero a Milano, Venezia e persino Cremona?, non si valuterà la consistenza dei nuovi innesti in una squadra che  non ha mai trovato se stessa.

0 Alla VIRTUS Bologna che in nome di una coppetta europea mantiene ancora alle dipendenze certi giocatori. Non parliamo soltanto di quelli filmati in discoteca a Milano, cara Bononia una volta era il contrario, ma del gruppo vergognoso che ha perso contro Pistoia e di quello che si tuffava su palloni vaganti soltanto quando erano già fuori dalle linee contro Brindisi. Caro Djordjevic scopa e lisciva. Purificare tutto e se non lo lasceranno fare che si arrangino.

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13 commenti

  1. t

    Mi vien da dire che i toni entusiastici per l’arrivo del bollitissimo Chalmers erano un filo esagerati.
    Adesso arriva Teodosic? 😀

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  2. t

    Ah bella trollata su Facchini.
    Io la penso invece come Milicic. Agevoliamo:

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    1. D

      Peccato per i sottotitoli che distraggono un po’… 😀

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      1. t

        ma si capisce dall’espressione che era all’insegna del volemose bene 😀

        d’altronde nell’ambiente era conosciuto come Fuckini…

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  3. U

    per me farebbero prima a far rimettere le scarpe a quello che hanno preso per la panchina

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  4. t

    Se Pozzecco rimane fino al 2022 in Sardegna mi mangio una merda 😀
    A quanto é quotata la sceneggiata con successivo esonero la prossima stagione?

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    1. M

      Pozzecco è un miracolo se finisce la stagione.

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      1. t

        volevo essere ottimista

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  5. U

    Cioe si possono votare gli articoli? Mai saputo

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    1. E

      Non solo si possono votare, ma c’è un meno uno specializzato in questo compito che appena appare un nuovo post mette subito il voto più basso possibile per marcare il territorio. In questo momento, per esempio, il muro dello sport ha come voto medio 4,8 su 10. Credo di avere capito che c’è gente a cui Indiscreto fa schifo ma non può fare a meno di darci un’occhiata tutti i giorni. Una vita meravigliosa.

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    2. D

      Gobbo, e come mai te ne sei accorto tutto d’un colpo?! 😁

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  6. L

    Io non lo sapevo

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  7. P

    Fucckini, l inventore dei 5″ a Bremer, Fucckini da Lugo di Romagna, il paese di Charles Ponzi e di Gianbattista Giuffré, il paese degli imbroglioni…

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