La verità sul caso Harry Quebert, senza seguito ma con un cuore

La verità sul caso Harry Quebert è una serie televisiva che non avrà una seconda stagione, anche se Joël Dicker è giovane e potrebbe scrivere un seguito al suo fortunatissimo libro. Per la verità lo ha già scritto, visto che Il libro dei Baltimore altro non è che uno spin-off basato su uno dei due protagonisti, Marcus Goldman. Certo è che la vicenda principale si è esaurita nelle dieci puntate da noi viste su Sky.

Non abbiamo letto La verità sul caso Harry Quebert libro e non vogliamo copiare recensioni dal web, quindi giudichiamo soltanto la serie televisiva. Serie con un passo davvero notevole, pur nell’ambientazione apparentemente tranquilla: una cittadina del Maine, Sommerdale, in cui il giovane scrittore Goldman va nel 2008 a cercare ispirazione a casa del suo vecchio professore, appunto Harry Quebert, interpretato da Patrick Dempsey.

Qualche settimana dopo Goldman scopre dai telegiornale che Quebert è stato arrestato con l’accusa di omicidio, visto che nel suo giardino sono stati trovati i resti di Nola, una quindicenne scomparsa nel 1975 a Sommerdale e con la quale Quebert (all’epoca quarantunenne) aveva una relazione, non è chiaro (e non verrà chiarito) quanto platonica ma di sicuro pedofila, nell’estate in cui scrisse il suo capolavoro Le origini del male. Goldman crede nell’innocenza di Quebert e da lì inizia un’indagine personale e piena di colpi di scena, ma soprattutto di cambi di prospettiva, che diventerà poi il suo nuovo libro. 

Anche a La verità su caso Harry Quebert risparmiamo la spoilerata, fra l’altro lo si può trovare ancora in Sky Box Sets, per andare direttamente al commento. Finalmente qualcosa di ambientato in provincia che non cerchi la scorciatoia del paranormale e non citi Twin Peaks, anche se il tocco di troppo (l’esorcismo a cui è stata sottoposta Nola) c’è. Una storia in cui ad essere centrali sono le ambizioni e la miseria umana che viene peggiorata dall’inseguirle: lo scrittore che sogna il grande romanzo americano, la ragazzina che sogna di evadere dalla routine, l’autista che sente l’arte come indennizzo per un crimine subito da giovane, il poliziotto bianco sfigato che corteggia la reginetta di bellezza, la proprietaria di diner convinta che il suo diventerà un locale di classe, il poliziotto nero che si atteggia a poliziotto bianco, l’editore che vede in in ogni vita una storia da vendere, eccetera.

Ambizioni che triturano le vite degli altri e quelle di loro stessi, al punto che già ben prima della fine non ce ne importa niente di chi abbia davvero ucciso Nola e forse non importa niente nemmeno all’autore, che ha scritto con i piedi la parte di spiegazione (la storia del carteggio fra Nola e Luther è oltre l’assurdo). Ma il cuore della vicenda è palpitante e questa serie girata da Jean-Jacques Annaud, non dal pizzicagnolo, ha quindi un senso.
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6 commenti

  1. F

    letto il libro, che non mi è dispiaciuto, ma mi è parso un po’ troppo prolisso e compiaciuto …che poi sono i motivi che mi hanno spinto a non guardare la serie

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  2. m

    Letto il libro anni fa, avendo parenti svizzeri. Buon romanzo. Fu un caso letterario per via dell’età dell autore.

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  3. r

    A me il libro piacque

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  4. Lei all’epoca 22, lui 53. Improponibili entrambi

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  5. L

    Letto il libro al mare l’anno scorso. Anche a me non è dispiaciuto. Un buon thriller.

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  6. F

    Letti tutti i libri di Dicker, i migliori proprio quello di Quebert (e meglio il libro della serie tv) e il più recente, La scomparsa di Stephanie Mailer. Sulla serie tv sottoscrivo il giudizio positivo, ma spendo due parole su Patrick Dempsey: mi ha fatto tornare in mente quanto Sergio Leone diceva di Clint Eastwood, cioè che avesse solo due espressioni, una col cappello e una senza. Ecco, Dempsey non ha manco il cappello.

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