Joe Barry Carroll, stella arrivata da stella

Domenica la partita fra Olimpia Milano e Scandone Avellino avrà come ospite d’onore nientemeno che Joe Barry Carroll. Nome che dice poco agli appassionati giovani, ma che nella storia della nostra pallacanestro ha una caratteristica unica: si tratta infatti del primo e ultimo giocatore NBA di alto livello arrivato in Italia nel pieno della carriera.

Non prima, come tanti da Bill Bradley a Manu Ginobili, né dopo come tantissimi da Bob McAdoo a George Gervin, ma durante. Dopo quattro anni ai Golden State Warriors una vertenza contrattuale lo aveva portato a minacciare un anno di stop o all’estero. E all’epoca l’Italia e la Spagna erano le uniche opzioni credibili.

Lui voleva dagli Warriors un milione e duecentomila dollari a stagione e nella NBA non avrebbe accettato un dollaro di meno. Per non rimanere totalmente inattivo si fece però andare bene i 300.000 dollari di Gabetti, all’epoca 500 milioni di lire (come potere d’acquisto 750.000 euro di oggi).

Così Carroll firmò a inizio dicembre per l’allora Simac Milano, allenata da Dan Peterson. Squadra che in quel 1984-1985 puntava con decisione allo scudetto, dopo le due storiche finali perse con Roma e Virtus Bologna, e che aveva come stranieri Wally Walker e Russ Schoene. Walker stava giocando meglio di Schoene, ma il prescelto per il taglio fu lui. Piuttosto a sorpresa, visto che era un’ala piccola, e con modalità umane pessime. Per il dispiacere Walker, che era stato quinta scelta assoluta nel 1976, non provò nemmeno a rientrare nella NBA: prese un master e Stanford e avrebbe lavorato per molti anni a Goldman Sachs e in proprio con un suo fondo, prima di ascoltare il richiamo della foresta ed essere dirigente nella parte finale della grande storia dei Seattle Supersonics.

Carroll non arrivò comunque per svernare e in quei pochi mesi fu la stella di una della squadre più forti mai viste dalle nostre parti, anche perché era quella la prima stagione di Mike D’Antoni utilizzabile come italiano. Carroll è stato importante nella pallacanestro anni Ottanta non soltanto per quello che ha fatto come centro, molto tecnico e per i parametri dell’epoca anche abbastanza soft, ma perché nel 1980 fu prima scelta assoluta al draft NBA, dopo quattro ottimi anni a Purdue. La scelta sarebbe stata dai Celtics, che però la cedettero agli Warriors in cambio del loro Robert Parish, scontento e in ogni caso in partenza, e della scelta numero 3 con cui Auerbach mise le mani su Kevin McHale. Che in quell’estate 1980 fu anche vicinissimo a Milano, storia raccontata mille volte da Peterson. In quel megascambio agli Warriors arrivò anche la scelta numero 13, che cadde su Rickey Brown, che otto anni dopo avrebbe alzato la Coppa dei Campioni nell’Olimpia allenata da Franco Casalini… A dirla tutta per qualche giorno Aldo Giordani ci fece sognare già in quel 1980, visto che Superbasket scrisse di un Carroll disposto a venire in Italia subito dopo il college.

Tornando a Carroll e a quel 1984, stampati nella testa abbiamo il suo brutto esordio in casa contro l’Indesit Caserta di Tanjevic, Oscar e del giovanissimo Gentile, al Palazzone di San Siro (lì dovrebbe sorgere il fantomatico stadio di proprietà di Inter e Milan), ma anche tante sue giocate straordinarie. Fra queste una non proprio da JBC, una pazzesca schiacciata lanciato in contropiede da un passaggio dietro la schiena di D’Antoni, al Palalido contro Napoli. Già, il Palalido. Poche settimane dopo l’arrivo di Carroll il Palazzo dello Sport di San Siro divenne inagibile per l’incompetenza di chi ne curava la manutenzione (non sospettava che con il freddo la neve potesse diventare ghiaccio) e la Simac dovette barcamenarsi fra soluzioni provvisorie, come il vecchio Palalido e nei playoff un tendone a Lampugnano di fianco alla zona dove poco più tardi sarebbe sorto il PalaTrussardi.

Non proprio il teatro adeguato a una stella NBA di nome e di fatto, visto che nel 1987 dopo il ritorno agli Warriors sarebbe stato convocato per l’All Star Game, nell’Ovest allenato da Pat Riley dove gli altri centri erano Olajuwon e Jabbar. In Italia Carroll aveva predicato basket, al di là dei 25 punti a partita, e lasciato un ricordo indelebile anche fuori dal campo. Non a caso il suo dopocarriera è stato pieno di attività e di interessi: una vita ricca in cui la pallacanestro è stata una grande parentesi. Forse il suo soprannome NBA, ‘Joe Barely Cares’, era azzeccato, ma anche se gliene fregava poco rimaneva per noi di un altro pianeta.

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23 commenti

  1. R

    Walker doveva essere il Van Breda Kolff di Milano, ma deluse fortemente rispetto alle aspettative, inoltre “chiudeva” Premier che dopo la sua partenza tornò a giocare ai livelli che gli competevano. Per quanto riguarda invece i teatri inadatti a una stella nba, io ricordo ancora la palestrina belga (notare lo scrittone Bar vicino la panchina di Milano…) dove si disputò la finale di Korac Va-Mi. JBC, comprensibilmente stranito, uscì anzitempo per falli con solo 4 pt all’attivo.

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  2. D

    “…il Palazzo dello Sport di San Siro divenne inagibile per l’incompetenza di chi ne curava la manutenzione (non sospettava che con il freddo la neve potesse diventare ghiaccio)…”

    No, no, spieghianola bene: con una temperatura sotto lo zero, pensarono di sciogliere neve e ghiaccio spruzzando acqua con gli idranti.
    Poi sul confine tra incompetenza e malafede potremmo discutere all’infinito…

    Ps: segnalo la scomparsa di EnRav, che su argomenti come quello dell’articolo poteva dare contributi interessanti…

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    1. C

      Strana la sua scomparsa, in questo ambientino caratterizzato da “rispetto, educazione e profonda umilté” 😀

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      1. D

        Non ricordo flame contro EnRav (forse mezzo, su questioni politiche), dopodiché se ti fa schifo questo “ambientino” come traspare dalle tue parole cosa ti trattiene?!

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        1. C

          Ricordi male. E dove avrei scritto che mi fa schifo?

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          1. D

            “come traspare dalle tue parole”

            Ce la fai?!

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            1. C

              Scusa ma se secondo te dalle mie parole traspare qualcosa io che dovrei fare? Invitarti a farti meno pippe mentali? Ho smesso di discutere con le donne che si attaccano al “tono” anni fa, ci manca solo che ricominci adesso 😀

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              1. D

                Calvin, non fare il cretino con me perché sai che a giocar con le parole sono più bravo di te.
                Premesso che a parte la mezza discussione politica non ricordo flame con protagonista EnRav, ma se questo è un limite mio (mi sarò perso qualcosa, su cui ti diverti a fare il misterioso, wow!) non ci sono dubbi sul fatto che ogni volta che commenti l’ambiente qua dentro lo fai con accezione negativa.
                A meno di non pensare di riuscirmi a prender per la culo cercando di celare il sarcasmo de “rispetto, educazione e profonda umilté”, quindi ribadisco: se hai tanto da dire sull’ambiente del Muro non si capisce perché tu sti qua a romper(ci)(ti) i coglioni, se invece non hai nulla ridire (come cerchi di far passare con quel sorrisetto deficiente da bambino che si crede furbetto) non si capisce il perché delle tue continue lezioncine col ditino alzato.
                Si parlava di basket ed ho espresso il rammarico per la scomparsa di quello che ritenevo un interessante commentatore, la caciara con cui hai sporcato il discorso è tutta tua sto giro, quindi comincia ad abbassare il ditino…

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                1. C

                  Aridaje con l’accezione! E’ un vizio! Cmq capisco il rammarico, ma a me pare naturale che quelli che uno come EnRav sia sparito da un ambiente come questo. Se vuoi però gli scrivo una mail e gli chiedo come mai non si vede più, va a finire che mi sbaglio.

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                  1. R

                    L’ennesimo caso di lupara bianca, la banda non fa sconti, er dandy sta depistando, sa benissimo che fine ha fatto en rav, novello nicolino selis.

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                  2. D

                    Così com’è un vizio credersi sempre più furbo degli altri pensando di prendere per il culo l’interlocutore con due giochini di parole da asilo. Se sai che questa è una vasca di piranhas non pretendere di entrarci col salvagente vegano…

                    Ps: non ho detto che ti sbagli, ho solo detto che non ricordavo flames tali da farlo scappare dopo che ha scritto tanto e per tanto tempo su un argomento, peraltro in maniera mediamente apprezzata.

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  3. P

    di quella stagione ho ricordi vivissimi, JBC la giocò in maniera superba con medie altissime (toppò forse solo con Indesit e CiaoCrem in finale di Korac ma sostituito dal miglior Schoene del biennio)… Su tutti il quarto di finale contro Bologna rivincita della sconfitta dell’anno prima (quella dello striscione portato da quelli della Fortitudo “Villalta cornuto Zinetti ti ha fottuto”) e della squalifica di Meneghin.. ma l’immagine di quel pomeriggio più che la tripla doppia di Joe Barry è l’arrivo di Peterson al Palalido (il palatenda arrivò per le semifinali)… Ricordo che eravamo tutti fuori e aspettavamo di entrare, arrivò il coach a piedi (probabilmente dal Bar Lido li di fronte) e la folla si aprì quasi in silenzio, nemmeno le urla di incitamento, solo un enorme rispetto e ammirazione, sembrava Mosè nel mar (bianco)rosso, quanto amavamo quell’uomo…

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    1. P

      menouno ammetti che prima di essere tostato da Elvis Rolle e dal Renatone nazionale Zinetti ha marchiato il territorio anche a casa tua….

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      1. F

        rolle? non goodfriend?

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    2. R

      Coach che all’epoca aveva la fama di perdentone, bruciavano le finali perse contro Bologna, Real, Roma e Cantù. Poi da lì a tre anni è cambiata la prospettiva e il giudizio storico.

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      1. P

        verissimo, ci si interrogava su questo ruolo da eterni secondi da un po’.. da quella scelta dei tiri liberi a gara 3 contro cantu di qualche anno prima per esempio

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        1. R

          Certo, pure le maratone perdenti contro Cantù, e chi se le scorda. Specie Cattini.

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  4. R

    Di JBC ricordo sopratutto la partita di ritorno a Torino in semifinale contro la Berloni, allora fortissima (May, Bantom, Caglieris, Della Valle, l’idolo del direttore Morandotti, Vecchiato). Partita equilibratissima, poi a un certo punto il califfo decise di vincerla da solo a suon di ganci e finì lì.

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  5. R

    Azz ho dimenticato Hulk Sacchetti. Squadrone, allenatore Guerrieri.

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  6. R

    Ho wikipediato. Sacchetti era già a Varese, il secondo straniero era Gibson, Bantom sarebbe arrivato l’anno dopo, inoltre c’erano giovani talentuosi come Vidili e Pessina.

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  7. t

    Penso il più forte straniero mai transitato in Italia.

    Coincidenza, domenica sarò anch’io di ritorno al Forum 😄😀.

    PS. Il buon EnRav abbandonò dopo un’accesa discussione con Jeremy.

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    1. D

      Capirai…

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  8. m

    Direttore, che bello! Un post su JBC che prende + del 4plo dei commenti del suo contemporaneo, ennesimo, post su Icardi!

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