Classiche o grandi giri?

Il vero appassionato di ciclismo preferisce le classiche o i grandi giri? Intanto la stagione delle grandi classiche è finita con la vittoria di Jakob Fuglsang nella Liegi-Bastogne-Liegi. Corridore di buon livello che veniva da una settimana ottima dopo i piazzamenti alla Amstel Gold Race e alla Freccia Vallone, non uno sconosciuto ma certo non una stella.

A dirla tutta Fuglsang aveva sulla carta molte più chance di quante ne avesse Alberto Bettiol al Fiandre, mentre nel 2019 Sanremo e Roubaix sono state vinte da corridori di nobiltà pura e annunciata come Alaphilippe e Gilbert. Ma al di là di queste considerazioni, nel ciclismo molto frammentato e meno eurocentrico di oggi quali sono i campioni che colpiscono la fantasia?

‘Classiche o grandi giri?’ è un ‘Di qua o di là’ dichiaratamente di nicchia e senza l’ambizione dei grandi numeri a cui puntiamo con altri post, però ci piace proporlo in omaggio ai tanti viaggi fatti da semplici appassionati a Giro d’Italia e Tour de France e al discreto numero di articoli sul campo per le corse di un giorno, quando ancora i giornalisti venivano mandati ad osservare gli eventi dal vivo (cosa che paradossalmente avrebbe molto più senso oggi). Certo i nostri pezzi per l’Ansa sulla Coppa Agostoni o sulla Tre Valli Varesine non sono entrati nella storia, così come le nostre pungenti interviste a Bortolami o a Bartoli (ne abbiamo realizzata una molto bella a Pantani in ospedale, credeteci sulla fiducia perché non riusciamo più a trovarla), ma il ciclismo era comunque una grande passione.

Che è rimasta per quanto riguarda le classiche, fra le poche cose di sport che riusciamo a vedere anche registrate, mentre è quasi totalmente scomparsa per i grandi giri. Che ormai giudichiamo un immenso carrozzone commerciale, con pochissimi protagonisti, poche tappe decisive (come una volta, del resto), poche possibilità di fare la differenza (questo per il modo in cui si corre, più che per le medie comunque notevoli), quasi nessuna possibilità di vincere da capitano di una squadra modesta. Un marchettificio a vari livelli, quelli più umani del Giro d’Italia e quelli mondiali del Tour de France.

Non crediamo sia nostalgia canaglia, perché le classiche hanno mantenuto ai nostri occhi un fascino eccezionale, né assenza di campioni italiani (Nibali vale i più grandi e senza tutti i suoi problemi Aru non sarebbe stato molto distante), forse davvero il Giro d’Italia e il Tour de France sono diventati corazzate dal grande valore pubblicitario ma con poche emozioni. Classiche o grandi giri?

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6 commenti

  1. D

    Votato classiche per gli stessi motivi dell’autore a cui aggiungo che in Italia il ciclismo da sempre soffre della stucchevole retorica della fatica, e questa quanto mai si adatto ai grandi giri a tappe e soprattutto alle tappe di montagne. Il dolore, il sacrificio, la fatica, ma che pallle!
    Il ciclismo invece è anche velocità, guizzo, fantasia, follia, magia, imprevedibilità, è tutto questo lo si ritrova più facilmente nelle classiche, piuttosto che nel tatticismo delle tappe, anche oggi in cui la condotta è generalmente condizionata dalla codardia dei moderni DS in radiolina.
    Questo in linea generale, poi nel mio caso particolare tutto ciò ha condizionato i miei gusti personali, visto che da pigro gaudente pur avendo caratteristiche da scalatore ho sempre amato più la pista e le volate da velocista, motivo per cui me ne son sempre fregato di chi mi consigliava di puntare sulle salite per garantirmi una carriera, visto che per me il ciclismo era solo divertimento è una carriera cantavo di farmela nel calcio (dove infatti ho collezionato tanti di quei Palloni d’Oro che non so più dove metterli…).
    La magia delle classiche, l’inferno di Roubaix, i Muri del Fiandre, la Riviera di Sanremo, ogni gara diversa dall’altra, ogni volta il genio dei corridori chiamato ad inventarsi qualcosa in giornata, tutte cose preferibili all’immobile tatticismo in attesa del nulla di quella lunga gravidanza da Beautiful sportiva delle corse a tappe: praticamente come confrontare una Coppa Campioni dell’Ajax di Cruijff con uno scudetto della Juve di Capello.
    Passion & Reason, voto passion e chi se ne frega se va male, il risultato è per i bulli da barsport.
    Io allo sport chiedo solo emozioni.

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  2. m

    Come ricordi sicuramente i due grandi giri.. come qualità e piacere di guardarle, soprattutto oggi, le grandi classiche.
    Poi i due grandi giri sono in effetti dei carrozzoni e le gare spesso noiose. Ma secondo anche meno del periodo indurain – armstrong. con il sennò di poi i 5 tour di indurain furono di una noia peggio di un qualsiasi gp all hungaroring. Esagerando ma neanche tanto, 5 anni x 19 tappe senza uno straccio di attacco… neanche rominger..
    non dico una classica del nord, ma anche una singola Milano Sanremo che spesso si chiude in volatona, offre più spunti di quegli interi tour

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  3. E

    classiche, assolutamente

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  4. P

    Quesito interessantissimo e personalmente di difficile risposta. Se faccio scattare l’effetto nostalgia i grandi giri assolutamente, attesi per i tapponi, di compagnia nelle tappe di trasferimento tra un libro e l’altro in attesa dell’inevitabile volata. La fuga bidone di Futurscope com evento catarchico o quasi che mi fece scoprire il ciclismo.
    Se guardo al ciclismo di oggi le classiche, più vive e fresche di un ciclismo un po robotizzato.
    In generale comnque sono legato ai grandi campioni delle varie epoche e alle loro caratteristiche, per fortuna che in questa decade abbiamo avuto un Nibali che davvero sportivamente amo alla follia…

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  5. G

    Diciamo che le dittature al Tour di Armstrong prima e Froome poi non hanno aiutato lo spettacolo dei grandi giri. Oggi è più bello guardare una Roubaix perché sai che è una corsa che non è mai finita, che può sempre ribaltarsi, mentre nei grandi giri raramente accade. Ricordiamoci però il secondo Giro d’Italia vinto da Nibali, uno spettacolo difficile da dimenticare. Detto questo, sono stato sul Ventoux e sull’Alpe d’Huez a vedere il Tour, sul Mortirolo a vedere il giro e a Cysoing e sul Grammont a vedere Roubaix e Fiandre. E se mi chiedessero dove vorrei tornare, tornerei sempre a vedere le pietre. Saluti.

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  6. m

    Da maturo spettatore modestissimo intenditore, non ho vinto nemmeno una Paris-Roubaix, voto classiche. Il grande Giro mi è rimasto nel cuore. Soprattutto gli anni difficili delle superiori, quelle ore dei pomeriggi di Maggio passate a far finta di studiare guardando di nascosto il giro d’Italia.
    Anzi mi sono dimenticato di fare la squadra per il Romandia
    https://www.velogames.com/
    😱

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