Trapattoni e gli allenatori dei giornalisti

Giovanni Trapattoni compie 80 anni e non c’è bisogno di spiegare cosa abbia fatto da giocatore e da allenatore ai massimi livelli. Una carriera fortemente voluta, quella da calciatore del Milan, con le speranze nel settore giovanile rossonero che andavano di pari passo con un lavoro (vero) fin dall’età di 14 anni in un tipografia, come compositore. Una carriera esplosa quasi per caso quella da allenatore, visto che fra i suoi discepoli il Rocco direttore tecnico preferiva nettamente Cesare Maldini, ma nell’incredibile estate del 1975 (quella che avrebbe portato all’esonero di Giagnoni, inviso a Rivera) Trapattoni era di fatto l’unico disponibile visto che Maldini era impegnato con il Foggia e nessun allenatore in carriera voleva venire in un Milan dove comandavano un po’ tutti (ma soprattutto Rivera).

E molto casuale fu nel 1976 il passaggio alla Juventus in sostituzione di Carlo Parola. Agnelli non aveva le idee chiarissime e non le aveva nemmeno Boniperti, che per settimane portò avanti quello che oggi tristemente si definirebbe ‘casting’. Dopo i primi colloqui strafavorito era Bersellini, all’epoca alla Sampdoria, ma all’Avvocato non dispiaceva l’emergente Castagner. Poco sopra le boutade giornalistiche parevano Liedholm, Pesaola, Angelillo e Trapattoni, mentre Boniperti a un certo punto fece trapelare l’idea della soluzione interna, cioè Bizzotto, ex vice di Parola, secondo l’idea che quella Juventus per perdere lo scudetto (che peraltro aveva appena perso contro il Torino di Radice) avrebbe dovuto impegnarsi. Trapattoni non aveva alcun potere contrattuale ed era seriamente preoccupato per il suo futuro, visto che nonostante una buona stagione chiusa al terzo posto il Milan lo aveva salutato (già fatta la scelta di Marchioro) e offerte non ce n’erano, per un uomo che fino a quel momento era stato di fatto un allenatore in seconda. Boniperti vide giusto, convincendo anche l’Avvocato, e lì nacque il Trapattoni allenatore.

Che come i profeti di altre scuole ideologiche aveva un ottimo rapporto con i giornalisti, utili nel sottolineare i meriti della squadra nelle vittorie e i demeriti dei singoli giocatori nelle sconfitte, visto che nel calcio si può sostenere qualsiasi tesi. Ha quasi sempre allenato squadre forti, vincendo quello che si poteva vincere e in molti casi un po’ di meno, fallendo con una Nazionale che aveva nel fiore degli anni Buffon, Cannavaro, Nesta, Totti, Del Piero e Vieri. Il dualismo con Sacchi nasceva anche dai punti di contatto: abbiamo vinto noi (a volte io), hanno perso loro. Nemmeno lo dicevano in prima persona, bastavano le grandi e meno grandi firme a randellare i giocatori che non capivano. Insomma, un allenatore come tanti ma fortunato nel salire sui treni giusti. Dalla sua ha però sempre avuto il fatto di essere una persona a posto, solo sfiorata dall’ordinaria sporcizia del calcio.

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93 commenti

  1. m

    Carlos bianchi

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  2. L

    Fulvio Bernardini c’è?

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  3. z

    Happel come è messo? Eziolino capuano?

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  4. t

    Strama non c’è?

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  5. j

    Sacchi terzo e la trollare reale di mare e monti. Perché farlo primo sarebbe stato uno scandalo ma metterlo troppo basso non avrebbe attirato l’attenzione quindi mettiamolo terzo. Il Diretto si e messo d’accordo con i francesi per farci passare queste settimane senza calcio vero.

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  6. M

    Il Maestro è nella top ten?

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  7. j

    Mia classifica alltime

    Pozzo
    Michels
    Happel
    Clough
    Rocco

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  8. m

    Manca Tabarez.

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  9. m

    Mancano il papà di De Rossi e Vatta

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  10. m

    manca un sacco di gente.

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  11. M

    Manca Scopigno

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  12. U

    Un posto nei 30 a Venturato l’avrei trovato pero..

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  13. U

    Comunque visto che si e parlato del 1982-1983 vi piazzo qui questo articolo sul bomber sauro frutti,protagonista di quella stagione meravigliosa

    https://ilnobilecalcio.it/2019/03/18/sauro-frutti-la-stoffa-del-vero-bomber/

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  14. E

    Prima di tutto, i cinque che ha scritto Jeremy li sottoscrivo in toto. La classifica francese lascia il tempo che trova e sarebbe stucchevole andare a fare le pulci a quella o quell’altra posizione, tali e tante sono le scempiaggini. Al di là della classifica (che non mi interessa affatto) vorrei sottolineare come si consideri un certo tipo di calcio – per semplificare chiamiamolo “all’olandese” – come innovativo a prescindere da ogni altra considerazione. Per esempio, Rocco è stato meno rivoluzionario di Sacchi? Insomma, è vero che lo spartiacque nel calcio mondiale è stata l’Olanda 1974, ma non si può considerare quel tipo di calcio come l’unico paradigma rispetto al quale giudicare il “nuovo” rispetto al “vecchio”.

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  15. R

    Manca Maestrelli. Grandissimo. Scudetto con la lazie di Lenzini, spogliatoio (anzi spogliatoi) cosparso di personaggi vagamenti turbolenti che in settimana si prendevano a bottigliate, quando si limitavano alle armi bianche…

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  16. z

    Se si prende in considerazione l’innovazione tattica di un allenatore nelle top ten non possono mancare rappan e chapman

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  17. U

    Per me si parla sempre poco di Gigi Radice

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  18. R

    More solito Heinckes non se lo caga nessuno. Anche Hitzfeld passa inosservato.

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    1. m

      mi pare ci siano entrambi.

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  19. F

    piu’ bello del post di coffee che ha fatto il pieno di rating c’è solo dane che gli tira il culo che il post di coffee ha fatto il pieno di rating 🙂

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    1. D

      No, no, calma, io non tiravo il culo a nessuno, perculavo solo Leonto, per il resto sti cazzi… 😉

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  20. m

    Maaaa … stavolta il rating basso è la solita pattuglia dei Menouno che di default si sgranchisce le dita contro il Dandy, o è perchè nessuno ha voglia di spiegargli cosa ha cscritto il Fantomaz?

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