Nessuno in piazza contro la nuova via della Seta

Dopo la conferma di Giuseppe Conte adesso la notizia è sicura: entro il 22 marzo, giorno dell’arrivo in Italia del presidente cinese Xi Jinping, il nostro governo firmerà l’accordo commerciale con la Cina che è stato sintetizzato con la definizione di ‘Nuova via della Seta’. Quella vecchia, di via della Seta, risale a prima della nascita di Cristo e nel corso dei secoli ha assunto significati diversi (venendo chiamata così solo nell’Ottocento) anche se il senso è chiaro: strade, reali e metaforiche, che uniscano la Cina e i paesi europei.

La ‘Belt and Road Initiative’ è sul piano formale poco più che una dichiarazione di intenti, ma i soldi che potenzialmente la Cina potrebbe riversare sui paesi per così dire amici sono quasi infiniti: fra aziende formalmente private e aziende di stato si superano in scioltezza i 500 miliardi di dollari di stanziamenti già effettuati e i 1.500 previsti. Tutto ancora molto teorico, perché la realtà del 2018 dice che tutti gli investimenti cinesi in Europa messi insieme non hanno superato i 20 miliardi di dollari.

Ma al di là dei soldi è il significato politico ad essere per la Cina fondamentale: creare un asse con il mondo civilizzato, dopo essersi comprati mezza Africa, proprio in questo momento storico in cui l’America ha tendenze isolazioniste. Un asse non con l’Europa, ma con singole sue parti: Portogallo, Grecia, Ungheria, Polonia, adesso Italia. Questi i fatti, che si possono leggere un po’ ovunque. Ma dove vogliamo andare a parare?

Non sulle strategie di Steven Zhang, bensì sul significato culturale di un’operazione che l’Italia, non solo la vituperata pancia del paese ma anche le sue élite pronte ai weekend di primavera, non ha di fatto discusso e che ci legherà ad uno stato totalitario. Perché l’obbiettivo cinese non è avvalersi delle prestazioni di Lautaro Martinez e Gagliardini, ma impadronirsi di infrastrutture (soprattutto porti e ferrovie) e aziende con un contenuto tecnologico. Nonostante la faciloneria con cui ci stiamo gettando fra le braccia cinesi, la Belt and Road non è colpa tutta di questo governo ma di sicuro questo governo avrebbe potuto/dovuto stopparla: non ci sono più i sovranisti di una volta… Anzi, i dementi che plaudono all’uomo forte sono trasversali a qualsiasi tendenza politica. Insomma, la Nuova via della Seta non ha contro né i sovranisti, che sperano anzi che l’amico Xi continui a comprare i nostri BTP, né gli altri che vedono di buon occhio qualsiasi cosa renda l’Italia meno italiana. Vanno bene tutti: africani, musulmani, cinesi, al limite anche lussemburghesi.

E quindi? La facile previsione è che nessuno dei milioni di manifestanti del genere ‘Giù le mani da qualsiasi cosa’ scenderà in piazza contro un nuovo padrone che è meno democratico di Maduro (circa un anno fa è passata una ‘riforma’ che toglie ogni limite alla sua presidenza) ma che a differenza di quasi tutti i suoi interlocutori ha una visione di fondo con un orizzonte più ampio rispetto a quello della vecchietta No TAV e dei suoi rappresentanti. Un grande pericolo, nascosto dietro ai tecnicismi.

VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 7.2/10 (17 votes cast)
Nessuno in piazza contro la nuova via della Seta, 7.2 out of 10 based on 17 ratings

3 commenti

  1. t

    Benvenuto Lionel!

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)
  2. j

    grande articolo ma ho due commenti/domande:
    1. mi sembra che tolti 10, 15 anni di boom economico post bellico l’Italia sia sempre stato un nano economico e, soprattutto, politico. Io già ero contro le privatizzazioni di certi settori (sanità, tlc, infrastrutture e servizi vari) soprattutto quando fasulle (poste e ferrovie…? ah, ah ,ah!!), e se pensiamo che la prima banca del paese, la prima azienda di tlc e le principali industrie strategiche sono tutte in mano straniera, ipotizzare che qualsiasi governo (di destra, sinistra, centro, sopra o sotto) possa rinunciare a mettersi a 90 gradi o fare la questua con chi dice che porterà un po’ di grana è utopia pura (Franza o Spagna, basta che se magna). Ciò detto, non vedi proprio nessun vantaggio, almeno nel breve – medio periodo (nel lungo saremo tutti morti) nel “collaborare” con la prima potenza mondiale?
    2. sono certamente un cinico opportunista privo di valori ma posso dire che dovremmo anche smetterla di giudicare gli altri paesi in base ai nostri (molto presunti) valori? La Cina non è democratica, la Russia non ne parliamo, i paesi arabi medioevo puro… esticazzi no…? Paesi che vengono da secoli di storia di un certo tipo (o di non storia, come tutti gli stati africani) dovrebbero diventare democrazie modello in due o tre generazioni? Sul modello di chi poi.. di uno stato che rapina regolarmente i propri cittadini/sudditi con tasse di ogni tipo (pagate solo da una minoranza), in cui la giustizia è una barzelletta (in realtà una tragedia) e la politica significa fare favori agli amici?

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +11 (from 21 votes)
  3. C

    La prima banca di quale paese è in mano straniere? 🤔

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)

Lascia un commento