Perché Loredana Bertè merita di vincere Sanremo

Primo appello ai ragazzini: i vostri idoli malinconici e disperati hanno tempo per affermarsi, se proprio volete votare qualcuno via smartphone (anzi fatelo fare a papà e mamma, perché è riservato ai maggiorenni…) indirizzatevi su Loredana Bertè, che di malinconia e disperazione ne sa sì qualcosa, da molto più tempo. Secondo appello: cara giuria demoscopica, che sei abituale fruitrice di musica, non puoi non appassionarti e risvegliarti all’ascolto di un brano come Cosa ti aspetti da me. Coraggio, destati, apri gli occhi, sollevati dal divano e vota. Terzo appello, alla Sala Stampa che sa (o dovrebbe sapere) che cos’è la Storia della musica: fatti di nuovo emozionare da un personaggio che ancora oggi tiene il palco più di tutte le voci femminili uscite dai talent. Quarto appello: Mauro Pagani, tu che conosci la musica, guida con sapienza la giuria d’onore da te capeggiata e fa sì che dia il giusto merito a un brano poderoso e interpretato in modo impeccabile da Loredana Bertè.

Ora, questo intervento non è mirato all’assegnazione di una sorta di premio alla carriera a un’artista ormai vicina ai 70 anni, e che dopo stagioni rocambolesche, da cui è uscita in modo imprevedibile e impensabile per chi la dava ormai fuori dai giochi, oggi merita di raccogliere un tributo che però potrebbe, se letto in modo sbagliato, apparire patetico. Tutt’altro: siamo convinti che nella logica del Festival di Sanremo di quest’anno, Cosa ti aspetti da me sia veramente l’ensemble che mette insieme al meglio quello che è lo spirito della canzone italiana, fuori dalle mode e dalle morali. Senza strizzare l’occhiolino agli adolescenti e senza nemmeno aspettarsi il premio della critica, che pare veleggiare verso altri lidi.

Cosa ti aspetti da me è di fatto un solido pop rock da sette in pagella, ben costruito, con lo zampino di Gaetano Curreri, interpretato in modo esplosivo da una Loredana Bertè rinata che lo fa diventare da otto. Una Berté, non lo abbiamo mai nascosto, che è da sempre al top dei nostri gusti musicali. Ne abbiamo scritto più volte, l’ultima relativamente a un suo affollato concerto visto e ascoltato con regolare acquisto di biglietto, e con un pubblico sorprendentemente cross generazionale. Ecco, secondo noi forte di un’esibizione che nelle prime due serate è cresciuta e che ha raccolto elogi da ogni parte ed età (e non solo per le leggendarie gambe), in attesa del duetto di venerdì con Irene Grandi e del finale di sabato, possiamo già dire che per noi merita di vincere. Poi sarebbe il massimo se finisse sul podio con Daniele Silvestri (probabile premio della critica), e uno tra Ultimo o Achille Lauro per far felice la quota under 20, anche se noi ci vedremmo bene Paola Turci. Finirà davvero così? Intanto proponiamo il sondaggio fra le canzoni portate dalla Bertè a Sanremo, possibili al massimo tre preferenze anche se noi personalmente le voteremmo tutte.

Quale canzone di Loredana Bertè preferisci tra quelle presentate a Sanremo?

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14 commenti

  1. E

    Per il contesto sanremese, la canzone che ha presentato quest’anno la Bertè è enorme. Fosse in inglese, potrebbe tranquillamente essere inserita nel repertorio dei migliori tardi Simple Minds o dei Depeche Mode meno elettronici. Uno dei pochissimi brani con un “tiro” internazionale del festival, cento, mille volte superiore per rock attitude a tutti gli Achille Lauro della penisola, ma anche agli strabolliti Vasco e Ligabue. Se penso che alcuni hanno osato definire “rock” i Negrita mi viene da piangere…

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  2. In un mondo di finti maledetti, che fingono di venire dal Bronx mentre hanno trascorso l’adolescenza in una anonima cameretta di periferia-provincia ma certo senza patire la fame (come del resto quasi tutti noi), la Berté è la più vera di tutti al di là della canzone che se la gioca tranquillamente con Achille Lauro, con Ultimo e con Silvestri-Rancore (capolavoro, ma certo non destinata a troppi passaggi radiofonici). Non si può non amarla

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  3. D

    “questo intervento non è mirato all’assegnazione di una sorta di premio alla carriera a un’artista ormai vicina ai 70 anni”

    Nooooooo………. 😛

    “un tributo che però potrebbe, se letto in modo sbagliato, apparire patetico”

    Ma cosa vai a pensare… 😉

    “uno tra Ultimo o Achille Lauro per far felice la quota under 20”

    E Motta?! Cos’hanno gli altri che Motta non abbia per aspirare alla quota analfabeti?! 😀

    “potrebbe tranquillamente essere inserita nel repertorio dei migliori tardi Simple Minds o dei Depeche Mode meno elettronici”

    Solo 30 anni dopo… 😕

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  4. U

    Ma cos’e quella roba li?

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    1. D

      Non lo riconosci?! E’ Axel Rose col kilt che canta la cover di “Knockin’ on Heaven’s Door”.
      Sì, è un po’ sfatto, ma d’altronde gli anni passano per tutti…

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    2. A

      si vede che non hai visto Patty Pravo in versione Predator

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      1. D

        Come no?! L’ho postata ieri in risposta a Tiziamal! 😜

        https://www.facebook.com/158146731641010/posts/377427279712953/

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        1. m

          stasera patty pravo la presenta raoul bova

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  5. m

    Risentiti Negrita.
    Male, svogliati, canzone piatta. Nessun acuto.
    Però sono senza dubbio un gruppo rock

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  6. t

    La Pravo mi ricorda i gemelli biondi di Matrix Reloaded, sulla Berte’ non infieriamo.

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  7. A

    Veramente le canzoni della Bertè il tiro lo avevano già anche qualche decennio or sono:

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    1. D

      Si facevano paragoni sullo stile…

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  8. D

    Appena ascoltata: una via di mezzo tra l’urlo di una vittima di stupro e il raglio di una fumatrice che litiga col marito.
    La canzone si salverebbe anche…..più o meno…

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  9. m

    Visto nemmeno un minuto e ascoltata ora. Ha vinto vero? Strepitosa.

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