Perché i pastori sardi buttano il latte?

Tutti hanno visto le immagini dei pastori sardi che buttavano il latte, dai cavalcavia e anche a livello strada. E tutti più o meno sanno il perché: il prezzo a cui vendono il latte di pecora ai produttori di formaggio, in particolare a quelli di pecorino romano, è crollato a 62 centesimi al litro. La remunerazione alla stalla, quindi. 14 centesimi, o giù di lì, sotto al costo di produzione. In altre parole, gli allevatori sardi stanno producendo latte in perdita e si sono stancati di farlo: una protesta che sta dilagando anche in altre regioni (anche la Sicilia degli indimenticati Forconi) e per altri prodotti, intercettata da Salvini e di sicuro fra poco anche dai 5 Stelle, secondo il solito schema. Come si fa a non stare dalla loro parte, noi del bar? Eppure…

Intanto la produzione di latte, come quasi tutta l’agricoltura europea, è dopata dalle mille sovvenzioni e dai vari premi statali e comunitari (non sappiamo nulla di latte, ma per motivi familiari siamo preparati sul grano e le sue logiche a prima vista, ma anche alla seconda, folli). Senza questi sussidi sparirebbe quasi tutto, tranne alcune coltivazioni bio o molto particolari, oltre a quelle che puntano all’eccellenza e al vecchio autoconsumo di nostra nonna. Dai dati del Sole 24 Ore risulta che nel 2018 il prezzo di vendita del latte di pecora è crollato da 0,79 euro al litro (comunque meno dell’obbiettivo degli allevatori, che è un euro) a 0,63. Pur in perdita, si andava avanti a produrre perché il prezzo copriva almeno i costi variabili, ma da gennaio i prezzi nemmeno coprono i costi variabili e quindi tanto vale stare fermi e buttare il latte già munto. Un delitto contro la fame nel mondo, ma anche l’unico mezzo per farsi ascoltare: quanti pastori sardi abbiamo finora visto a Porta a Porta (forse se ammazzassero il cognato) o dalla Gruber (dovrebbero appartenere a una corrente del PD, almeno)?

Ma perché il prezzo è crollato? I produttori di pecorino sono diventati stronzi? Tutto può essere, ma di sicuro sono crollate le esportazioni di questo formaggio negli Stati Uniti, senza stare a sottilizzare sulle definizioni di ciò che è pecorino: non perché con Trump si grattuggi meno formaggio, ma perché negli USA ne esportano di più e a un prezzo inferiore i paesi dell’Est Europa e addirittura la Francia e la Spagna. Passi per la Bulgaria, ma come fanno in Francia a produrre un pecorino che piaccia di più negli Stati Uniti e a un prezzo inferiore? Evidentemente in qualche anello della catena ci sono sussidi superiori a quelli italiani, magari sfuggiti ai radar dell’Unione Europea: non lo sappiamo, stiamo ipotizzando. Può anche essere che i costi industriali della trasformazione, in Italia, siano troppo alti e la qualità bassa (non è che tutti siano eccellenze, non siamo mica a Sereno Variabile). Prima di invocare le mitiche leggi del mercato, in cui peraltro crediamo, accertiamoci che ci sia un vero mercato. Perché soprattutto nell’agricoltura e nell’allevamento non si gioca mai ad armi pari. Se così fosse, bisognerebbe dire agli allevatori di chiudere l’azienda, di chiedere il reddito di cittadinanza e di far studiare i propri figli da influencer. Non stiamo dicendo che i pastori sardi abbiano di sicuro ragione, anche perché queste proteste si ripetono da decenni, ma che bisogna capire se c’è un interesse nazionale nel mantenere in vita artificialmente il loro settore. Gli stessi ragionamenti fatti con l’Ilva, insomma. Sembra di stare dentro l’ultimo libro di Houellebecq, soltanto che la Normandia si è spostata nell’Oristanese. Fra 9 giorni elezioni regionali in Sardegna.

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20 commenti

  1. A

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  2. f

    Sono sardo, e non so se potete immaginare l’onda di commozione e sostegno che sta ricevendo questa manifestazione.
    Poi informandosi un pò… questa cosa fa paura. Veramente, spaventa.
    In pratica i pastori vorrebbero 1 euro di fisso più IVA, garantito in ogni caso. Quello che più o meno prendevano, nemmeno troppi anni fa. Adesso vuoi perchè in Spagna o Francia possono fare Il Pecorino Bella Italia ( indicativo) e riescono a venderlo a 7 invece che ai 10 ( indicativo) che può costare il pecorino romano DOP…. vuoi perché è semplicemente cambiato il mercato incassano quello che incassano.
    La pretesa dei pastori è di ignorare completamente queste leggi di mercato ed essere foraggiati dallo stato o dalle industrie che tarsformano il prodotto, dalla UE, da chiunque….
    Vogliono un fisso come dei dipendenti, però continuando ad essere “imprenditori ” o insomma semi- imprenditori, semi-indipendenti.
    Pazzesco, ma è davvero questo che chiedono.
    In più su 12 mila allevatori 10.100 lavorano esclusivamente con il pecorino.
    Non è che nessuno gli abbia impedito di consorziarsi.
    Nessuno gli ha impedito di creare cooperative e quant’altro.
    Per esempio nella mia provincia i vini Santa Maria La Palma che sono certo di qualità eccelsa, forniscono comunque dei fatturati attorno ai 25 milioni di euro annui. Sempre con un organizzazione di tipo cooperativa.
    Per esempio si era pensato per gli allevatori di realizzare un altro formaggio, che si chiama Fiore Sardo ( per chi è stato in vacanza nell’isola e magari l’ha visto/assaggiato) e doveva essere la versione meno costosa e tutto per sostentare direttamente gli allevatori.
    problemi anche lì, solo per mettersi d’accordo.
    Questa protesta è una follia, è una guerra contro il presente.
    Il tutto condito da molta invidia sociale, ignoranza, mancanza proprio di capacità cognitive.
    Io da sardo mi vergogno profondamente e sono addolorato anche che esistano ancora personaggi del genere e discorsi del genere contro il PADRONE ecc ecc….

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  3. f

    https://www.youtube.com/watch?v=Q2-K-HWkiU0

    se avete voglia ascoltate questo subumano.
    Il termine “mangioni ” nei primi secondi…..
    Tutto è di una tristezza assoluta….

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  4. A

    good point frankiee.
    nei grandi media nessuno fa poi notare che:
    . tutto ruota attorno a sto pecorino romano, ma non posson produrre anche altri tipi di latticini?
    . in francia han una varietà infinita di formaggi e di taglia più piccola, han saputo dimostrar più sagacia e il settore infatti funziona meglio.

    intanto paga tutto pantalone fino al redde rationem d’una bella patrimoniale che quella di Amato in confronto era uno scherzo…

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  5. B

    “Il tutto condito da molta invidia sociale, ignoranza, mancanza proprio di capacità cognitive.” il motore della politica italiana oggi.

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  6. m

    Biro non ha niente da scrivere su come vengono trattale, nel frattempo, le pecore che quel latte producono?

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  7. Frankiee, se ti può consolare nel Quebec la mentalità non è affatto differente…

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  8. b

    Tani,l’agricoltura è sussidiata in tutto il mondo, per ragioni profonde e antiche. Magari i nostri hanno troppi premi e pochi incentivi, e in fondo stanno bene così. Il caso dei sardi è limite, ma mica isolato. Loro hanno avuto l’intelligenza di fare casino in mondovisione.

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    1. Interessante questa storia: https://www.history.com/news/government-cheese-dairy-farmers-reagan

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    2. A

      parliamo di pastori, in questo caso sardi che vivono zone dell’entroterra dimenticate da dio… non potete certo aspettarvi spirito d’iniziativa degni della silicon valley…

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  9. b

    Si, questo è noto perchè eclatante. Poi c’è tutta la storia del protezionismo agricolo e dei premi in USA, che farebbe invidia all’URSS dei bei tempi.
    E la situazione per forza dovrà peggiorare, visto che le campagne si spopolano e in qualche modo bisogna trattenerci le persone.

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  10. C

    Il tema è 100% commerciale e 0% filosofico.

    La domanda di formaggio nel mondo è in crescita e in Italia sappiamo produrli bene, quindi non esistono scuse per cercare di spillare (ulteriori) soldi pubblici oppure per urlare contro qualche lupo cattivo (anche se il problema dell’italian sounding in questa storia c’entra eccome, ma questo vale per tanti altri prodotti…).

    Il Pecorino Sardo vale come kg venduti circa un decimo (!!!) rispetto al Pecorino Romano.
    Cominciamo a ragionare da questo dato e vediamo subito qual è stato in questi decenni lo squilibrio a livello di capacità commerciali fra gli imprenditori caseari delle due regioni.

    I pastori sardi sono legati mani e piedi alle vendite del Pecorino Romano.
    É semplicemente arrivato il momento che prendano in mano le leve che regolano l’accesso al mercato. Se non ci sono imprenditori caseari validi in Sardegna – ma non è così, anzi, solo che se ne sbattono delle logiche territoriali e fanno le fabbriche in Romania – è il caso che qualcuno dica ai pastori che l’unica strada è quella di diventare produttori loro stessi.

    Non più il vecchio e cinico “mangino brioches” ma un modernissimo e liberista “le facessero loro le brioches”.

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  11. f

    Coffe, non ho capito bene l’intervento. Il pecorino fatto in Sardegna è il pecorino romano. Si tratta di una denominazione. Tipo che in Sardegna si produce il 90 % del Pecorino romano.
    L fabbiriche in Romania producono,credo ma sono praticamente sicuro, formaggio grattugiato per mercati esteri.

    E’ un argomento su cui bisogna informarsi un attimo in maniera approfondita perché comunque il Movimento Pastori Sardi è stato molto bravo ( o fortunato) a tirare l’opinione pubblica dalla sua parte.
    E’ da tanto che si dice ” si facciano loro le brioche”, tant’è che le hanno fatte.
    Solo che poi magari all’ufficio marketing hai un allevatore, o non hai ufficio marketing. Per dire eh

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  12. C

    Sui dati relativi alle quantità prodotte ho scritto infatti una grande stronzata e chiedo scusa.
    Ricordavo un numero che si riferiva in realtà a un’altra cosa (1 a 10 è la proporzione delle vendite fra denominazioni Sardo e Romano, non fra i volumi di Pecorino prodotti da Sardegna e Lazio).

    Il Pecorino Romano è prodotto al 95% da caseifici situati in Sardegna.
    Chiuso il discorso delle brioches e dei pastori che devono produrre. Il mio ragionamento si basava su numeri errati.
    La commentite social fa brutti scherzi…

    Rimane in piedi però a mio avviso la questione commerciale.
    Ma è normale che i caseifici sardi vendano poco e niente del formaggio con denominazione Pecorino Sardo (questo sì 1 a 10 rispetto al Romano)?
    Perché non è stato valorizzato?
    Quanto è stato finora per sviluppare questo marchio e questo prodotto?
    Solo un po’ di soldi pubblici per sponsorizzare la maglia del Cagliari?

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  13. D

    Frankiee, premesso che sono ignorante sul tema (mi hanno solo dato un paio di nozioni alcuni amici che lavorano al ministero), mi spiegheresti perché riunendosi in consorzio i pastori sardi avrebbero evitato i problemi?
    Domanda puramente tecnica ribadendo la mia ignoranza, quindi cerca di spiegarmelo come se io spiegassi a te la differenza tra giocare con ÇaPanoglu&Suso ali invece di Evani&Donadoni…

    Ps: in tutto questo leggo che parte della crisi sarebbe dovuta a francesi che vendono il pecorino Bella Italia. Mi chiedo come mai non abbiamo ancora schierato i carrarmati a Ventimiglia ma presumo che qualche ciucciacazzi europeista del Muro avrà sicuramente una spiegazione convincente. Io comunque fossi i sardi comincerei a produrre Champagne…

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  14. G

    Figurati se non si buttava pure su questo
    https://twitter.com/matteosalvinimi/status/1097143890547798016?s=19

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  15. f

    @dane : in realtà non risolverebbe il problema. Anche perché i pastori/allevatori si sono già consorziati e ci sono anche alcune cooperative. Il problema è che però pare che loro siano obbligati a lavorare solo con determinate aziende ( = leggi Pinna per es. e poche altre) a cui addirittura stanno impedendo di aprire il caseificio.
    Invece quelle aziende non hanno esclusive, né usano latte estero, ma semplicemente sono più organizzate efficienti ecc nel libero mercato,.

    Il fatto è che sapendo che solo Pinna fattura una 50ina di milioni di euro, più altre aziende con fatturati simili, i pastori hanno iniziato a sovraprodurre latte ( non trasformato, non so se pastorizzato) sicuri di trovare un acquirente sicuro.
    L’azienda però si è tutelata legando il prezzo del latte al prezzo di pecorino.
    Quindi in pratica i pastori si trovano di fatto ad iniziare la “produzione “senza sapere quanto il latte gli verrà pagato.
    Anche perché ne producono quantitativi enormi.

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    1. D

      Bel casino, mi arrendo perché non ci capisco niente.
      A me comunque è stato detto anche che furono i pastori sardi ad abbassare al minimo il prezzo del latte perché se lo potevano permettere mentre la concorrenza no è così erano sicuri di riuscire a strozzarla, e adesso che le parti si sono invertite restano fregati.
      Ovviamente non so se sia vero, la riporto solamente, per quanto mi fidi abbastanza della fonte…

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  16. G

    https://twitter.com/Presa_Diretta/status/1094902325192413184?s=19

    Sarà come si dice che il prezzo del Pecorino Romano/Sardo si è abbassato, ma io qui 250 grammi di Pecorino Romano DOP lo pago quasi 5 sterline…

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