Maledetto volley

Oscar Eleni dal santuari degli elefanti di Kanchanaburi, vecchio Siam, per chiedere a Paul Barton, che suona per i pachidermi nell’oasi protetta, se avesse voglia di venire a strimpellare nel Bel paese a cui adesso piacciono i bruti e le bruttezze. Veramente Barton dovrebbe suonare per tanta gente da queste parti, cominciando dagli ultrà razzisti che fanno a botte per natura, non certo per l’onore della maglia che i loro presunti idoli barattano sempre e volentieri per un contratto migliore. Altrove. Tutta una finzione questo amore e questa fede. Segui il denaro, dicono i grandi investigatori, e troverai i tuoi idoli di cartapesta che vanno a festeggiare con i vincitori mentre i loro compagni, vinti sul campo, se ne tornano tristi a casa. Qui da noi i signori dello sport sono tipi che non verrebbero ammessi nei peggiori bar di Caracas.

La quaresima senza calcio di serie A non ha dato certo maggiore spazio agli “sport minori” sempre proposti in base a quello che portano nelle case dei media, un po’ come nei teatrini televisivi dove fingono di saperla lunghissima quando c’è il mercato delle vacche che il calcio ha allungato di un mese. Tanto non perde spazio. Non ha la vocazione masochistica del basket, ad esempio, che per stare dietro alla programmazione RAI si è mangiato tanti spazi facendo giocare alle 20.45 Varese-Bologna, in una giornata che chiudeva il girone di andata e dove anche i capiredattori più crudeli avrebbero dato credito ai soliti costretti a prendere schiaffi da chi comanda oggi, con la sicumera dei geni che sono soltanto pelouche da salotto, e da chi si è annoiato sentendoti chiedere spazio per uno sport che ama nascondersi nella notte.

Notte infernale passata a maledire quelli della pallavolo che il loro partitone al Forum di Assago, prestato per l’occasione, in attesa del Palalido dove trafficano da 7 anni dando sempre la colpa all’amianto, sapendo di mentire, lo hanno giocato alle 18. Oltre 12 mila spettatori. Ci hanno dato pure l’incasso, vicino ai 100 mila euro, che il basket nasconde sempre, salvo poi battere il tamburo di latta per dirci che sono aumentati gli spettatori, una cosa fisiologica se in serie A, diciamo a caso, arriva Trieste che può portarne 7000 al Pala Rubini, eh sì voi in Tivvù lo chiamate con il nome dello sponsor, ma a noi piacciono le arene dedicate ai veri campioni, al posto di Capo d’Orlando.

Maledetto volley che cammina anni luce davanti a questo basket dei piangina, persino la Milano ricchissima si lamenta sempre perché gioca troppo, perché non è sempre al meglio, per stanchezza, si capisce, mai un dubbio su eventuali errori. Magari lo avessimo in tanti uno come Lucio Fusaro, ex giocatore, allenatore, uno diventato abbastanza ricco per essere il presidente della squadra di pallavolo che Milano fa giocare fra Desio e Busto. Questo milanese sessantunenne con un budget di 2 milioni e mezzo di euro contro i 25 Milano della Milano Armani che è il quinto budget della famosa eurolega dei ricconi, anche se spesso non sembrano tali, ha un settore giovanile fortissimo mentre l’Olimpia, che in passato vinceva tanto con i talenti allevati in casa, non sarà nemmeno presente nella farsa finale di Firenze chiamata pomposamente Next Generation. Questo Fusaro, contrariamente a chi voleva il balocco Palalido per giocare alla guerra navale coi poveri del sistema, se finalmente riuscirà ad entrarci per il mese di marzo ha intenzione d’investire 400 mila euro per creare un Campus sportivo e scolastico per i giovani delle periferie. Purtroppo ne ha parlato ad voce alta prima di avere tutte le concessioni e, con i tempi che corrono, vedrete che ci saranno cacciatori pronti a saltare sul carro, urlando ‘anche noi abbiamo bei progetti’. Maledetto volley dove la gente canta e balla tutta insieme, dove c’è cultura del lavoro, ma anche ricerca del meglio. Titic e titoc, ecco cosa dicevano al basket scherzando sui tre tocchi. Adesso valli a prendere. Ne avrebbe avuto bisogno anche l’atletica del povero Giomi che ha promesso di lasciare dopo Tokio, un presidente federale che deve fare tutto con lo stesso bilancio dell’Olimpia basket, con i soldi che a quelli del calcio servono per andare a prendere un giocatore dove il presunto campione ha problemi esistenziali perché non aveva il caviale garantito a pranzo e cena.

Suona, caro amico degli elefanti e, speriamo, pure degli orsi che non hanno più strumenti per fare davvero opinione, perchè se dici qualcosa che irrita il padrone lui scatena la servitù che nega persino un posto al tavolo di lavoro. Il basket che sogna il Mondiale in Cina con l’ipocrisia di chi specula sull’ignoranza, un Mondiale dove non andrà lo sloveno magico Doncic che ora incanta la NBA perché la sua nazionale è esclusa, come quella montenegrina del Vucevic che si è mangiato D’Antoni e Houston nella notte dove il barba Harden ha fatto un bel 1 su 17 col tiro da 3. Cosa dovrei dire io, urla Pianigiani, dopo l’1 su 10 di James a Trieste, ma lo sbandieratore della Lupa è uno che vorrebbe essere sempre al centro della tavolata, adesso che ha trovato chi lo descrive come uomo dei miracoli. Be’, se hai già il pane e i pesci che gli altri non potranno mai avere non è difficile, né a Siena né a Milano, lui deve sempre lasciarci nel dubbio che la sua macchina per il tiro da tre sia davvero la rivoluzione.

Ci viene in mente Andrea Bosco, eccellente giornalista veneziano, che una volta intervistando Rocco, in collisione con Viani, rispose così sull’invenzione del “catenaccio” poi chiamato Vianema in onore dell’Al Capone (Brera dixit, come ci ricorda Bosco) di Nervesa: ”Gipo sostien che xe sta lu. Mi credo de esser sta mi. E forse neanca mi. El primo xe sta Gino Ballarin: de Mira”. Eh, ma cosa stai parlare di Rocco a questi genietti con la lavagna, gente che, come ci ricorda sempre il caro amico veneziano non potrà raccontare storie di campo e di vita sofferte come quelle di Nereo e Gipo: “Erano botte e anca to mare putana e un gran spudarse. Ma co rispetto”. Ecco, qui il rispetto è per chi urla di più, chi calpesta belle storie, chi non ha memoria e anche avendola finge di essersi dimenticato chi eravamo e chi siamo, come diceva il difensore di quelli sull’Amistad.

In questo clima si è chiuso il girone di andata. Trombettieri, fate sapere al mondo che Milano ha perso una sola partita. Record, accidenti sono i più bravi anche quando devono soltanto giocare e viaggiare allenandosi così poco. Non siamo sorpresi e non vi diremo che lo avevamo detto il primo giorno della nuova stagione. In Italia per allenarsi, in Europa per combattere con i pari peso e farsi strada. Una posizione logica che lorsignori trovano scomoda, ma forse hanno ragione perché se Milano perde due volte in fila in Europa, prendendole due volte persino da Bayern Monaco, chi è stato cacciato dalla squadra proibita, dopo aver cercato di minarne le mura, fa dire in giro che forse non c’è più sintonia fra chi guida e chi deve andare con lui senza allacciarsi le cinture. Balle. I giocatori professionisti possono essere esempi meravigliosi, ma anche cazzoni tremendi, mercenari alla ricerca del soldo più che del successo. La stessa cosa la diranno in tanti altri posti, soprattutto nella Bologna a tre teste dove Pino Sacripanti ha trovato a Varese, forse, la vera Virtus ora che dovrebbe sapere bene chi sono gli uomini e gli ominicchi con la Vu nera.

Tabellone di coppa Italia servito nella notte. A Nord Milano troverà Bologna per farci ricordare un mondo che davvero non c’è più e che queste due incarnano in maniera tanto diversa. Dalla stessa parte intrigante sfida Cremona-Varese. Due bellissime storie. A Sud Venezia avrebbe avuto guai con Sassari se Vincenzo Esposito non avesse perso il Bamforth luce del suo attacco. Avellino e Brindisi è vera sfida sudista. Hanno meritato questo onore. Chi vincerà? Secondo voi Milano ha dei rivali? Non pensiamo. L’avete detto anche l’anno scorso, dice il coro stragista, poi Cantù fece fuori l’Olimpia per la gioia dei ser biss alla corte. A proposito, avrete notato che le finaliste della coppa Italia del 2018 sono fuori dai giochi? Peggio, stanno in fondo. Torino in guai grossi, Brescia sempre in zona rossa. Pagelle della giornata che ci ha dato le finaliste per Firenze 14-17 febbraio. Alleluia brava gente.

10 A Julio VELASCO che nella illuminante intervista a Veltroni sulla Gazza, pagata con lo 0-3 contro la Milano del Giani a cui ha detto soltanto Grazie, ci ha fatto venire il magone per la serie “Cervelli d’Italia” che Alfio Caruso ci fece fare per il Giornale. Oggi, come allora ecco il messaggio del grande argentino anche per i sapientoni del basket nostrano: “Giocare di squadra non è un imperativo etico, ma una necessità, soprattutto adesso che stiamo perdendo tutti i valori della convivenza”.

9 A Vincenzo ESPOSITO non tanto per la sua bella stagione, ma per quello che sa esprimere come uomo. Dopo la vittoria contro Cantù il suo pensiero era soltanto per Bamforth, primo a capire che era perduto proprio come capitò a lui nella finale scudetto vinta contro Milano da Caserta.

8 A Toto BULGHERONI, il più vicino in tutto al FUSARO della pallavolo Milano, e Andrea MENEGHIN per il viaggio nel tunnel dei successi varesini fatto per gli ascoltatori di EUROSPORT che resterà nei tempi il grande padre per figli scellerati.

7 A BONICIOLLI se, incontrandoci, sputerà per terra sapendo che per vigliaccheria non abbiamo guardato il suo esordio vincente a Pesaro. Ci faceva star male, per lui e per Torino. Odiamo le retrocessioni se ci rubano una Fortitudo, una Treviso, una Caserta. Nostalgie. Ipocrisie.

6 A DALMASSON perché questa Trieste neoporomossa intriga davvero. Bravo lui, bravo Ghiacci. Grazie alla città come diceva Joyce, anche se adesso non sembra più quella che amavamo davvero.

5 A TRENTO, non tanto per essere rimasta fuori dalle finali di coppa Italia, ma per la tolleranza verso giocatori, italiani e stranieri che dopo una partita come quella contro Brindisi dovrebbero essere accompagnati subito al confine.

4 Al MORASCHINI espada che ha dato a Brindisi l’estasi e il tormento alla sua ex Trento perché quando lo trattiamo troppo bene poi fa il “numero uno che tende a zero”. Ora gli diciamo che a Trento è stato bravo, ma non sempre. Capirà?

3 A Curtis JERRELLS, uno dei giocatori che più mandi giù e più si tirano su. A Milano lo amano per lo scudetto di Banchi dopo la carestia. A Siena lo maledicono per aver rovinato il sogno. A Trieste si chiedono perché doveva prendersela proprio con loro che avevano dato rifugio al Dragic incompreso(?) a casa Armani.

2 A TORINO che ormai sta sul fondo di tutte le graduatorie, sgradita a troppi, perché si è accorta tardi che servirebbe una bonifica della società prima di tutto il resto.

1 Alla LEGA per aver sprecato come un tiro libero decisivo la domenica senza calcio di campionato, accettando di mandare in scena la partita che dava il tabellone per la coppa Italia quando ormai c’era nebbia ed era tutto scuro.

0 Alla PALLAVOLO perché col pienone ad Assago ha spiegato bene cosa vuol dire lavorare per il proprio sport, certo così al povero Petrucci non resta che staccare il telefono perché dai suoi geniali interlocutori al massimo riceve telefonate per sapere chi mettere a “guardia” degli arbitri, una categoria che migliora nel fisico, ma non nella psicologia e nella conoscenza tecnica.

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5 commenti

  1. K

    “anche se adesso non sembra più quella che amavamo davvero.”

    Cos’è cambiato secondo lei? A me sembra sempre la stessa (e non è un bene per una città che vive nel passato).

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  2. t

    Giungono sussurri clamorosi da via Borgonuovo…
    Eleni sa nulla?

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    1. R

      Mah, già accaduto che sia uscito dalla porta per rientrare dalla finestra l’anno successivo.

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      1. t

        vero, ma quella volta fu solo di facciata. A Portaluppi con potere decisionale non ha mai creduto nessuno.
        Comunque aspettiamo e vediamo. E incrociamo le dita.

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  3. m

    Non ho capito nulla. Ma il titolo è mirato.

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