L’amica geniale, il marketing di Elena Ferrante

Di ‘L’amica geniale’, la fiction di cui stasera Rai Uno trasmetterà le ultime due puntate, abbiamo sentito prevalentemente parlare bene. Ma non riusciamo a capire il perché, avendola seguita con attenzione: è la millesima storia familiare, oltretutto di più famiglie (i Cerullo, i Greco, i Sarratore, i Solara, eccetera), con recitazione sotto il livello di guardia ma con in più qualche astuzia di marketing per essere venduta all’estero. Favorito dall’ambientazione, la Napoli nell’immediato dopoguerra (le due protagoniste sono nate nel 1944), Saverio Costanzo spinge sul pedale del neorealismo ed in certi punti (su tutti quello in cui Melina innamorata pazza di Donato Sarratore cade per strada, tipo la Magnani in ‘Roma città aperta’) il confine fra citazione e trash scompare. Speriamo che i libri di Elena Ferrante (‘L’amica geniale’ inteso come romanzo è il primo di una quadrilogia) siano meglio, visto che non li abbiamo letti e non possiamo quindi nemmeno tromboneggiare facendo confronti.

Tornando alla fiction, la storia ha due protagoniste: Lenù (Elena Greco, che poi è anche la voce narrante) e Lila Cerullo. Entrambe di umili origini, con Lenù che è più timida e meno brillante dell’amica-rivale ma che ha la fortuna di avere una famiglia leggermente meno peggio, che con un po’ di fatica la fa proseguire negli studi. La parte appassionante della miniserie è quella della scuola vista come riscatto sociale e di fatto unica strada per uscire da una vita simile alla sopravvivenza: nell’Italia degli anni Cinquanta era davvero così e un atteggiamento del genere è in parte rimasto nei confronti del Liceo Classico. Che in quasi ogni città raccoglie i figli della sua parte ‘bene’, o almeno la maggior parte di essi. Interessante, rispetto alla poetica di Rai Uno, il disprezzo assoluto che anche le quasi pezzenti Lenù e Mila nutrono nei confronti del popolo, che per loro non è una romantica astrazione ma una realtà rappresentata in primis dalle loro stesse famiglie, dove il problema non sono solo i soldi ma una serie infinita di piccole sottomissioni che alla fine creano una grande sottomissione. Lila coglie con chiarezza questo aspetto fin dall’infanzia, Lenù ci arriverà crescendo.

Con buoni ingredienti, a cui aggiungeremmo un’amicizia non stereotipata fra le due ragazze, il risultato è però purtroppo medio-basso. Abbastanza credibili le protagoniste, mentre sono tagliate e recitate con l’accetta, in zona sceneggiata, quasi tutte le figure maschili. La storia va avanti banalmente in maniera cronologica, evolvendosi con l’età dei personaggi, buttando lì i soliti riferimenti storici (quante volte abbiamo visto l’arrivo del televisore in casa?) e usando molti schemi delle soap: non a caso rimane la voglia di vedere come va a finire, e senza tante seghe mentali il segreto di ‘L’amica geniale’ è soprattutto questo. Una ben riuscita operazione di marketing editoriale, a partire dal mistero intorno alla figura di Elena Ferrante, in televisione più che guardabile ma assolutamente da Rai Uno. Per quel pubblico che negli anni Cinquanta sognava il riscatto sociale ma evidentemente non l’ha avuto, se sta guardando queste fiction.

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L'amica geniale, il marketing di Elena Ferrante, 8.0 out of 10 based on 4 ratings

8 commenti

  1. P

    Direttore, da esperto mio malgrado di fiction di Rai Uno (mia moglie potrebbe fare a meno del telecomando: quando sceglie lei è “1 fisso” come negli ospizi) devo in parte contraddirti.

    Rispetto al livello medio delle fiction Rai qui ci eleviamo. Vivaddio, i dialoghi sono nella lingua che si parla nel luogo in cui è ambientata la vicenda, e non in quell’insopportabile “attorese” che dona inflessioni pararomanesche anche ai tirolesi di “un passo dal cielo”. Le scenografie sono curate, lo sporco è sporco, le case dei poveracci sono da poveracci e non è passato un misteriosi filippino a mettere a posto.
    Tutti requisiti minimi, certo, ma io che mi sono sciroppato l’insciroppabile posso affermare che sono grandi conquiste.

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    1. C

      Conosco un buon divorzista.

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      1. P

        C’è anche l’altra faccia della medaglia: un po’ di partite di bassa serie A e della Nazionale se le becca.

        Com’è il numero del divorzista?

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        1. D

          Paolo Jeff, la mia bella è una bravissima divorzista, specializzata in difesa dei mariti, ed ovviamente odiata dalle mogli di mezza Milano.
          Mi suggerisce dalla regia che nella tua situazione puoi strappare casa, alimenti e danni biologici…

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    2. Sono d’accordo sul livello medio un po’ più alto della fiction di Rai Uno, ma credo sia merito della storia (senz’altro più profonda del Paradiso delle Signore) più che di come è girata. Non sono invece d’accordo sulla bellezza del linguaggio per così dire originale, qui sottotitolato: è un artificio nell’artificio., come nei film di John Ford far parlare gli Apache in dialetto Apache. Credo che nessuno si offenderebbe se gli attori recitassero in italiano, possibilmente senza inflessioni (dovrebbero aver studiato)…

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      1. M

        Direttore questa è una cosa che mi manda ai matti
        Nella fiction di Gianni Morandi, mi pare l’isola di Pietro, che si svolge a Carloforte, un attore su cinque (così, random) parla in sardo.
        Gli altri tutti in attorese…

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  2. A

    uno potrebbe scrivere “La fiction rai è rimasta indietro di 40 anni” se non fosse che fino a 40 anni fa uscivano i vari Sandokan, Cuore, Le avventure di Pinocchio, Marco Polo ecc… che erano dirette e recitate decisamente meglio di ‘sta roba!

    Insomma, invece che andare avanti, siamo tornati indietro…

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    1. D

      La deriva è cominciata quando il nazionalpopolarismo televisivo ha cominciato ad adattarsi alla tv spazzatura.
      Le protagoniste disprezzeranno il popolo come ha percepito il Direttore, ma mai quanto il sottoscritto…

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