La Milano che non merita Pinketts e Labranca

La recente scomparsa di Andrea G. Pinketts ci ha colpito anche per questa sua frase struggente che riguarda Lazzaro Santandrea, protagonista di molti suoi romanzi: “Un poeta che deve decidere se accettare un lavoro d’ufficio o continuare a seguire il proprio obiettivo. Tutto si fonda sul contrasto tra aspirazione, talento e vita di tutti i giorni. Se il protagonista vedrà fiorire la pianta di aspidistra vedrà allo stesso tempo sfiorire i propri sogni”. Il racconto della discrasia tra ambizione e realtà, pur nella diversità di genere letterario, lo accumuna con un altro grande scrittore ed intellettuale, scomparso di recente, come Tommaso Labranca. La definizione stessa di Trash da parte di Labranca si basa, appunto, sull’emulazione fallita.

Nati a meno d’un anno di distanza, entrambi a Milano, la sorte li ha fatti crescere in una zona centrale come Porta Venezia per poi stabilirsi più in periferia, il Giambellino per Pinketts e Pantigliate per Labranca. Entrambi battitori liberi, lontani da un’intellighenzia che spesso storceva il naso di fronte alla loro ironia e al non essere irregimentati come molti altri. Li accumunava anche l’amore per il calembour, presente in quasi ogni titolo di Pinketts, basti citare “L’assenza dell’assenzio” fino al labranchiano Antonio Maniero, protagonista di “78.08”, uno dei libri più belli dell’autore di “Anima mia”. Li accumuna, purtroppo, la morte prematura che, gioco del destino, li ha fatti mancare a ridosso di due feste comandate come Ferragosto e Natale.

Infine, avevano come tratto comune una grande gentilezza, pur avendo Labranca un carattere spigoloso che lo rendeva avverso alla mondanità mentre Pinketts era un animale da bar gaudente e sorridente. Milano ha perso due grandi scrittori che l’hanno amata e raccontata in maniera mirabile. Peccato che questa città, quando ce n’è stata l’occasione, abbia preferito invece premiare manager ammanicati, artisti di serie c, architetti discutibili e cuochi.

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2 commenti

  1. M

    La rilevanza di un articolo non si misura in base ai commenti che vi sono sotto però mi dispiace vedere che nessuno ha detto niente su di lui. Io lo conoscevo pochissimo ma per quel poco che lo conoscevo mi stava simpatico e mi sembrava una persona acuta ed intelligente . Mi dispiace che se ne sia andato così giovane.

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  2. M

    Per qualche anno abbiamo condiviso lo stesso parrucchiere, Benito, in piazza Bolivar…
    Grande milanista Benito, anche lui passato a miglior vita, che ascoltava e faceva ascoltare ai clienti, commentandolo, il traffico su Isoradio

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