Addio Radwanska, ultima donna del tennis

Il fisico ha dato lo stop a soli 29 anni, ma da un po’ anche la testa non era quella dei tempi belli: Agnieszka Radwanska lascia il tennis giocato e con lei migliaia di appassionati non necessariamente polacchi lasceranno il tennis guardato. Sì, perché la ex numero 2 del mondo (lascia da 75), posizione raggiunta dopo la finale di Wimbledon 2012 contro Serena Williams, è stata probabilmente l’ultima tennista di alto livello a basare tutto sul tocco di palla. Non avendo e nemmeno volendo avere una cilindrata fisica da uomo di serie B, come troppe colleghe, la Radwanska è riuscita ad avere un’ottima carriera e a farsi ricordare per un tennis personalissimo (i colpi di controbalzo, mentre è accovacciata, sono culto puro) ed in ogni caso basato sul pensiero.

Quello che dovrebbe essere il tennis femminile per farsi guardare, anche se le ATP Finals in corso a Londra (le più brutte della storia) lo stanno rivalutando. Tutte le giocatrici oggi ai vertici giocano di pressione, in progressione, o sono estremiste della difesa come Kerber e Wozniacki: è quindi logico che i media si concentrino su quelle che fanno più notizia fuori dal campo, dalla Williams (attuale numero 16 WTA) alla Sharapova (29), o su quelle più carine e vendibili pubblicitariamente a prescindere dai risultati, tipo Giorgi (26) o Bouchard (88). La tattica, il gioco, la mano, non interessano ed è assurdo perché avendo velocità inferiori questa dovrebbe essere la cifra stilistica del tennis, per non dire dello sport, femminile.

Il politicamente corretto ha poi portato i premi dei tornei femminili quasi alla pari di quelli maschili, nonostante i telespettatori globali degli eventi WTA siano un terzo rispetto a quelli degli eventi ATP (statistica compilata dalla BBC), e questa situazione è accettata sempre meno dai giocatori, che la pensano esattamente come Ray Moore ma non possono dirlo per non perdere sponsor e buona stampa. Non stiamo dicendo che con dieci o venti Radwanska l’audience del tennis femminile sarebbe come quella del maschile, visto che spesso il personaggio conta più del gioco, ma l’attuale stile prevalente sta facendo scappare anche il pubblico degli appassionati.

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