Pochi operai e troppi maggiordomi

Oscar Eleni dalle tenute di Nevio Scala, cuore geniale, lottatore per il vivere e lasciar vivere, cercando insieme a lui antichi vitigni scomparsi come la Recantina, il Corbinona, l’ansia della Turchetta e della Pataresca. Grazie al Crosetti di Repubblica abbiamo riscoperto un uomo di sport, un grande del calcio, come giocatore e, alla guida del Parma, come allenatore. Ci ha ricordato che viaggiare con quella squadra era bellissimo. Merito di chi la guidava. Si stava bene col Nevio come con Bagnoli, il Trap o, magari, con Gigi Radice per non mettersi a piangere ricordando Nereo Rocco. Quelli sapevano cosa era la passione, agli affari davano il giusto valore, erano professionisti e avevano a che fare con gente dal folto pelo sullo stomaco anche allora, sicuramente non avrebbero voluto maggiordomi in squadra, anche se era utile averne qualcuno a disposizione capace di correre e recuperare per i santi abatini, per gli artisti, gli architetti, come diceva un giorno il grande cestista Cosic ad un compagno che si rifiutava di fare soltanto l’operaio.

Pensi a ieri e diventi nostalgico come don Nevio, ma almeno non ti contraddici dall’oggi al domani e non puoi far finta di vedere cosa fa un ex nunzio incazzato per toglierci l’ultima luce: prendete il regno Ferrari dalle qualifiche al dopo gara. Abisso. Pensiamo ai sogni che erano stati fatti per Tortu e, magari per la Vallortigara. Il giorno dopo caccia a chi aveva sbagliato di più fra allenatori e genitori. Non parliamo del calcio nell’effimero dell’estate, dai paroloni del precampionato alle parolacce dopo due o tre partite. Ancelotti mago di Oz a Posillipo, lui sì che ci sta fra la gente, non quell’orso che c’era prima, ma adesso si fa una gran confusione perché la memoria è sempre corta.

Stupirsi adesso che siano le casalinghe, di Voghera o di Biassono poco importa, a governarci, è la solita autorete di un Paese che si indigna se trattano male i nostri campioni, o presunti tali, ma poi, davanti alla sconfitta se la prende, come a Monza, con chi è stato più bravo. Nessuna vergogna, basta un selfie. Passare alle casse vuote per seguire Aristotele che ci ha fotografato tanto tempo fa: l’individuo separato o è bestia o è dio. Ma il rischio è di essere bestie al servizio di un dio qualunque. La somma degli egoismi, vi direbbe qualsiasi allenatore, rende fragili e deboli rispetto al potere dispotico. Per questo la Juventus è la Juventus e l’Armani può essere dominante nel basket nazionale anche si parla a sproposito di imperio biancorosso nell’ultima stagione dove Golia ha preso anche qualche sassata. Certo non mortale, da noi.

Il precampionato dovrebbe servire a cercare squadre, cacciando a pedate gli egoisti. Non succede e allora pacchia per chi ha il potere. Il presidente del Coni, passando sotto gli archi di fuoco del gran premio d’Italia a Monza ha mandato un messaggio da condividere se poi chi comanda farà davvero lo stesso: “Prevalga la passione sugli affari”. Eravamo pazzi per la Fontana alle olimpiadi del freddo, adesso le stanno togliendo quello in cui credeva, o almeno così ci dice con la stessa voce che usa la Pellegrini per tenerci in ansia adesso che forse ha deciso di nuotare altrove. Strano paese questa Italia dove comanda chi nega quello che ha detto un minuto prima. Nello sport sembra anche peggio e la vera morte è la libertà di parola concessa a pupazzi che hanno il solo merito di portare magari uno sponsor e non pretendere un gettone di presenza.

Friggiamo aspettando il mondiale di volley, anche se chi comanda ha già messo le mani avanti parlando di progetto per le Olimpiadi del 2020, più fiduciosi per gli uomini che giocano in casa rispetto alle donne che saranno in un altro fuso orario.

Mentiremmo se vi dicessimo che siamo pure in ansia per la Nazionale di basket per il secondo anatema in fotocopia di Romeo Sacchetti che dopo la provaccia trentina di Azzurra contro la sua Cremona si domanda dove è la voglia. Ah saperlo. Il primo Messina, portato alla Nazionale dai successi virtussini nell’era dorata del porellismo, dopo aver visto certe facce, certe prestazioni, si lamentava di non poter avere potere coercitivo (volgarmente multe ai gaglioffi) verso certi lavativi. Siamo allo stesso punto e lo avrà capito anche Petrucci che smania per Azzurra, apre il cielo solo ai santi che ci credono, anche se su Datome critico addolcisce dicendo che sarà presidente ma sbaglia a criticare i fibaioli, ma poi scopre che per le “finestre” Fiba aperte sul burrone dei luoghi comuni, siamo alla ricerca della scusa qualunque per di saltare la convocazione come accadeva per il militare obbligatorio. Ci fu un tale che sfidò Gamba sull’argomento. Sta ancora volando.

Non è tempo per processare, ma è chiaro che una riflessione andrà fatta: chi paga i giocatori, cari signori degli anelli che state in cima alle Federazioni? Ora ci si può sacrificare per convincere il tuo allenatore di club a darti più spazio, basta che a fine mese arrivi lo stipendio, ma in nazionale sai già che se le cose andranno male sarà colpa dell’allenatore, in questo caso part time, dei compagni egoisti. Speriamo che qualcuno pensi davvero anche ad Azzurra pur temendo di fare la fine del santo gabbato subito dopo la festa della qualificazione perché al Mondiale ci vorrebbero andare tutti, non per amore di Azzurra ma perché gli agenti vendono bene il pacchetto campione e maglia della Nazionale. Al momento molti la mettono in secondo piano. Riabilitazioni? A casa. Allenamenti duri. In privato. Primo, ma anche Paratore o Gamba hanno mille ragioni per chiedere il tribunale vedendo calpestare il loro credo sulla Nazionale come faro.

Confessiamo di aver fatto pace nell’agosto dei solitari con l’audio televisivo, grazie a Magrini per il ciclismo, Roggero e Baldini nella grande atletica, anche se pure loro si eccitano per il “campione nazionale” che è solo un inganno della mente capace di generare poi le scene degli orchi al Tour, a Monza, negli stadi del pallone che si sentiva redento dalla “scelta” di Ronaldo, un campione certo, ma uno che ha vinto tanto avrebbe dovuto almeno rendere onore all’ex compagno Modric, votato dai colleghi come migliore dell’anno. Sì, è vero, votavano pure i giornalisti, ma insomma non tutti sono maggiordomi.

Aspettando le giornate polacche di Bologna, prima il calcio poi il basket, fortunatamente abbinato al memorial Porelli, vi diremo alcune cose sul basket d’estate che fanno più notizia di certe partite, anche se adesso tutti dicono di essere pronti a negare a Milano il triplete nazionale, sapendo di mentire. Crediamo in un movimento che organizza feste del basket minore come il torneo triestino dedicato a Don Marzoli della repubblica dei ragazzi, sui campetti di Punta Sottile e del Lazzaretto. Ci sarebbe piaciuto vedere la faccia del circolo dei negativi che vorrebbe convincere Petrucci a liquidare Gregor Fucka dopo la sua vittoria nel torneo sloveno dove c’era la grande Europa con i ragazzini. Cara gente abbiamo vinto ultimamente con la under 14 e con le ragazze dell’under 16. Sul dopo nessuno ci sa dire cosa succede. Per Gregor, dicono, ci sarebbe un posto come allenatore delle giovanili alla Fortitudo. Magari. Brava Bologna che offre a prezzi scontati per abbonati Virtus e Fortitudo gli ingressi per il venerdì 14 contro la Polonia. La città torna ad essere viva almeno nel basket e il Pala Dozza avrà il museo del basket che diventerà casa della gloria per chi vi è stato ammesso. Sarà la nostra Versailles con la musica che arriva dalle nuvole al posto dei giardini.

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3 commenti

  1. R

    Leggo di un Olimpia già ingiocabile che seppellisce di triple tutto quello che si muove, nonostante sia priva del califfo Nedovic.

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    1. t

      basket d’agosto (piú o meno)
      🙂

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