NBA Store e le città tutte uguali

La NBA aprirà fra poco a Milano, in galleria Passarella, il suo primo NBA Store in Europa e la nostra anima liberale-liberista esulta: buon per chi ci lavora e per chi vuole comprare prodotti della NBA senza la freddezza dell’online. E poi non è che per far posto all’NBA Store sfrattino un’associazione di volontariato o di assistenza all’infanzia maltrattata: le attività economiche vanno e vengono a seconda della bravura di chi le gestisce e dell’esistenza di una clientela, bisogna dirlo sia agli estremisti del centro commerciale sia a quelli del negozietto sotto casa. Non stiamo facendo una marchetta pro NBA (nulla contro le marchette, comunque: Indiscreto è gratis avremmo tutto il diritto, forse anche il dovere, di farle), visto che questo tipo di negozio non è fra i primi mille dove vorremmo entrare: a dirla tutta è piuttosto triste anche l’NBA Store di New York, per quanto nobilitato dal nostro infantile entusiasmo dell’essere sul posto.

Cosa stiamo cercando di dire? Una cosa che meditiamo da qualche mese, quando a Barcellona siamo entrati nel negozio ufficiale del club blaugrana per un regalo on demand a un bambino, comprando cose che avremmo potuto comprare originali anche a Baranzate o a Locri. Insomma: le città, o per meglio dire i centri delle città, non hanno più niente di interessante se non per turisti che vengano da zone depresse.  Ma proprio molto depresse. Nel momento in cui puoi comprare tutto online avrebbe in teoria senso differenziarsi, invece le tendenza è nettamente verso l’omologazione. Non siamo più ai tempi in cui chi andava a Londra veniva bersagliato di richieste terribili (il Barbour la peggiore di tutte, per l’odore tremendo di quella giacca, l’Elisabethan Rose di Penhaligon’s la più gradevole) ma pur nello sbattimento aveva almeno l’orgoglio di essere in un posto diverso dal solito e di avere qualcosa da raccontare in periferia.

Se l’NBA Store, comunque la si pensi sull’NBA Store, c’è in pochi posti del mondo, non è invece così per i grandi marchi dell’abbigliamento, dell’elettronica, del food e per i loro numerosissimi imitatori. Una tendenza contro cui non si può ma soprattutto non si deve fare niente, perché il cliente ha sempre ragione: l’esistenza della prostituzione non è certo colpa dell’offerta di prostitute, ma della domanda. Sarebbe però interessante chiedere a un lituano, ma anche a un pugliese, perché viene a Milano a comprare una maglietta dei T-Wolves. Magari glielo chiederemo. Per fortuna una città non è fatta solo di negozi e viaggiare ha quindi ancora un senso, però un po’ meno di prima.

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8 commenti

  1. A

    è un discorso che faccio anche io da anni (per fortuna io e mia moglie godemmo, forse, di San Pietroburgo un attimo prima che diventasse uguale a tutte le altre città e pure il McDonald’s con l’insegna in cirillico era ancora qualcosa di esotico).

    per quanto, se devo essere sincero, noto nell’ambito del food un generale arretramento delle catene a favore della diffusione di locali più o meno furbescamente indipendenti.

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  2. A

    ah, allora non ho trovato solo io deludente l’NBA store di NYC…

    tra l’altro, non ho trovato niente degli Spurs che non fossero le magliette iperscontate dell’anno prima di Leonard! E parliamo di una franchigia su 30 di una lega unica, potevo capire l’away kit del borgo-a-buggiano!

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  3. L

    Io son stato a San Pietroburgo nel 2011 e l’ho trovata bellissima…

    Mi hai fatto venire in mente la mitica frase di un’ottima annata (girato a cucuron, a proposito la Provenza è mozzafiato), quella del c’è il McDonald’s ad Avignon!

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  4. E

    La maglietta degli Yankees che ho comprato per mio nipote a New York (e il cd di 77 dei Talking Heads per me) l’avrei trovata ovunque, pagandola pure meno, però acquistata lì assorbe un incomparabile valore aggiunto di emozioni. Altra cosa sono giustamente gli esempi citati dal Direttore e da alcuni di voi: tristezza infinita o, per citare Tina, second hand emotion…

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  5. t

    “Per fortuna una città non è fatta solo di negozi e viaggiare ha quindi ancora un senso…”

    ecco, direi che quoto questo.

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  6. P

    concordo in pieno, tutte uguali, tutte omologate, con le stesse cose contemporaneamente (perchè una volta parte del gusto era avere anche quel disco o quella videocassetta mesi prima…) paradossalmente, e lo dico da milanese, per fare shopping a volte meglio le città di taglia media, non ancora nell’orbita dei brand mondiali dove deve aguzzarsi l’inventiva del negozio indipendente per offrirti qualcosa di diverso e di poco omologato…

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  7. B

    in effetti non ho mai capito i turisti che a Napoli acquistano da Zara o Bershka (e compagnia bella) i loro ricordi di viaggio.

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  8. t

    Anche le periferie sono tutte uguali, anche i villaggietti di montagna, anche le spiagge.

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