I Versace hanno fatto bene a vendere?

La vendita di Versace a Michael Kors significa un paio di miliardi per la famiglia del grande Gianni e dal nostro punto di vista un’altra grande azienda italiana che non è più di proprietà italiana, oltretutto in un settore come la moda in cui in teoria saremmo leader. Almeno così ci hanno sempre raccontato gli embedded, magari la Fashion Week di Caracas è più prestigiosa e non lo abbiamo mai saputo. Comunque lo stilista americano ha battuto una concorrenza notevole (fra cui Tiffany) e ha aggiunto un altro marchio ai suoi, dopo il colpo fatto l’anno scorso con Jimmy Choo. Storie che non ci riguardano nemmeno come piccoli azionisti, visto che i Versace non sono quotati né a livello di holding (la Givi: 50% la nipote del fondatore, Allegra, 20% la sorella Donatella, 30% il fratello Santo) né a livello di casa di moda propriamente detta (80% della Givi, 20% del fondo Blackstone).

Possiamo però dire che ci dispiace che questa storia di grande successo e di grande talento, partita dalla Calabria degli anni Sessanta che non era esattamente Parigi, finisca di essere italiana e diventi un marchio come mille altri. La redditività del gruppo non è altissima in proporzione al fatturato, ma l’immagine è molto forte ed il vero patrimonio che non si può inventare è alla fine il marchio. A questo punto l’ultimo grande brand planetario (parliamo di fama mondiale, non di roba per la matrona romana o la sciuretta milanese) totalmente italiano è Armani e non è un caso, visto che il proprietario dell’Olimpia ha più volte ribadito di voler rimanere padrone a casa sua fino alla morte ed in ogni caso ha dato per il futuro linee guida che dovrebbero lasciare il gruppo in Italia sia come creatività sia come proprietà.

Il nostro ‘Di qua o di là’ non è però ‘Versace o Armani?‘, così scontato che lo abbiamo già proposto (con schiacciante vittoria di Re Giorgio), ma riguarda il modo in cui noi pancia del paese dobbiamo accogliere queste notizie che a prima vista non ci cambiano la vita ma che cambiano la percezione dell’Italia nel mondo. Basti pensare a cosa significherebbe una Ferrari di proprietà saudita e con la fabbrica in Inghilterra, per fare un esempio più da canottierati. In estrema sintesi: al di là del guadagno, ma non ci sembra morissero di fame, i Versace hanno fatto bene a vendere?

I Versace hanno fatto bene a vendere?

Guarda i risultati

Loading ... Loading ...
VN:F [1.9.22_1171]
Rating: 8.3/10 (3 votes cast)
I Versace hanno fatto bene a vendere?, 8.3 out of 10 based on 3 ratings

30 commenti

  1. B

    2 miliardi (!?!) con i quali compreranno altre migliaia di appartamenti coi quali fare la vita stra agiata senza nessuna altra preoccupazione. Il latifondismo è il male incurabile della economia italiana. Certe offerte non si possono rifiutare ma si dovrebbero. In altri tempi lo avrebbero fatto.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +5 (from 7 votes)
  2. M

    Vabbè avrebbero potuto fare molto di più riciclando tutta quella plastica…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +7 (from 7 votes)
  3. r

    da uomo della strada mi paiono pure pochi 2 mld…boh

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 0 votes)
    1. C

      Idem, ma non avendo mai fatto valutazioni di società di moda immagino che ci siano delle ragioni. Di sicuro il marchio Versace (ma soprattutto lo stile Versace) almeno nei vestiti da donna mi sembra uno dei pochi riconoscibili, come le cravatte di Hermes, il Fedora o il Burberry.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: -1 (from 1 vote)
  4. Nei loro panni magari avrei venduto anche io… la redditività del gruppo era bassa e la moda non dà certezze, anche se accessori e prodotti collaterali hanno ormai svincolato questi marchi dal successo di una collezione… però non si può ammirare uno che decide di andare in pensione, lo si può capire ma non ammirare… votato no perché nessuna cifra (e maggior ragione per chi è già straricco) vale l’essere padroni del proprio lavoro… o meglio, l’essere giudicati dal mercato…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)
  5. C

    Ho dovuto votare una scelta che non mi rappresenta in pieno, perché è stata un’altra sconfitta per l’economia italiana ma loro come famiglia Versace hanno fatto bene a vendere, in un paese che in maggioranza non tollera il successo altrui e fa di tutto per impedirlo

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +6 (from 10 votes)
  6. E

    Non ho votato e con il mio non voto voglio esprimere la mia più fiera protesta contro lo stravolgimento dello spirito originario del ” di qua o di là”. Introdurre una molteplicità di scelte non mi convince. I sondaggi di Indiscreto devono farci operare scelte nette, per le mediazioni e i compromessi abbiamo le nostre vite.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +14 (from 14 votes)
    1. Hai ragione, me ne sono reso conto nel momento stesso in cui lo proponevo… da domani riprendiamo con la contrapposizione netta…. il problema è che ‘Versace o Armani’ l’avevo già messo….

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +2 (from 2 votes)
    2. B

      vabbè dai è come la flat tax a 4 aliquote.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +12 (from 12 votes)
  7. t

    anche salvini, as usual, ha detto la sua

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)
  8. G

    Un Paese che si crogiola sul falso mito delle PMI merita solo di essere razziato e lasciato a marcire.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: -8 (from 14 votes)
  9. D

    I giornali non ve lo diranno mai (hai visto mai che alla caporedattrice non arrivi più la borsetta omaggio in redazione…) ma il 70% delle mitiche aziende del Made in Italy sono in amministrazione controllata. Quando ho smesso di fare il regista di sfilate c’erano colleghi (e non solo) che venivano pagati a 120 giorni e ho saputo di casi in cui ogni anno veniva pagata la sfilata dell’anno prima.
    Poi ci sono storie assurde, tipo marchi che vanno a fondo dopo la morte del creatore che fa passare la direzione creativa dell’azienda alla sorella che con 4 ville a Miami acquistate dal fratello vive al Grand Hotel et de Milan a 18.000€ a notte.
    Poi va beh, il caso Versace in particolare io non lo conosco, eh?!
    Però insomma…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +10 (from 16 votes)
    1. C

      Mi sa che ho capito di chi parli, sorella la cui prima preoccupazione lo scorso anno fu guardarsi una nota serie tv americana che raccontava gli affari della sua famiglia per vedere lei come ne usciva?

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +4 (from 4 votes)
      1. D

        Eh, non lo so sai, ce ne sono tanti di casi così… 😝

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: +1 (from 3 votes)
      2. z

        Mica sono tutti come i forrester 😁

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: +3 (from 3 votes)
  10. R

    A quella cifra hanno fatto benissimo a vendere, e quando gli ricapitava un’occasione simile, va bene il brand planetario ma i conti erano da lustri tutt’altro che entusiasmanti, con un fatturato piuttosto stagnante. Poi chissà, la vendita magari manderà definitivamente in archivio certe voci che sono sempre circolate su quell’azienda, specie circa gli esordi.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +1 (from 5 votes)
  11. R

    E comunque mettete un warning prima di postare certe foto, mi si è rinfacciato lo spezzatino.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +7 (from 13 votes)
  12. A

    il problema di queste aziende familiari è avere o meno eredi capaci e motivati.
    nel caso di Versace, a occhio (e a naso) mi sembra che gli eredi siano imbarazzanti, probabilmente vendono per evitare di mandar tutto in vacca…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +8 (from 10 votes)
  13. c

    Domanda: ma in un ambito come quello della moda, un marchio lo si può considerare una azienda normale? Se muore Picasso, non è che il figlio di Picasso possa fare le stesse opere. Esistono gli eredi di un artista?

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +9 (from 13 votes)
  14. E

    Per me la risposta al sondaggio è subordinata ad una domanda che andrebbe fatta ai Versaci (cit.), domanda filosofica se vogliamo:

    “hai ancora qualcosa da dire?”

    perchè per quanto posso essere d’accordo con il Direttore (“si capisce ma non si ammira chi va in pensione”), sono ugualmente dell’idea che se non ne hai più allora meglio chiudere il discorso. E questo vale in tutti i settori della Vita. Ergo, piuttosto che proporre cose trite e ritrite e morire per consunzione forse meglio passare il testimone.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +5 (from 5 votes)
  15. D

    Cydella, domanda giusta in principio ma sbagliata nel contesto. Perchè le aziende di moda sono aziende, non più botteghe artigianali. E quindi una volta stabilita un’identità produttiva in teoria è possibilissimo procedere con una produzione di successo se hai abbastanza creatività per creare nuove collezioni e abbastanza talento per uniformarle allo stile della casa.
    Versace ha creato uno stile personale, che univa la tradizione classica della Magna Grecia all’opulenza barocca, sua sorella era la sua prima assistente e collaboratrice, quindi nulla a livello teorico le impediva di proseguire quella produzione così identificabile. A livello teorico…
    Per fare un esempio differente, Gucci il suo culmine l’ha raggiunto con Tom Ford, che più di tutti ha incarnato lo stile di un lusso elegante, elegante perchè minimalista e per nulla eccessivo, eccentrico o volgare. E Tom Ford non era il fondatore di Gucci. I problemi sono sorti quando per sostituirlo hanno pensato di ingaggiare Stella McCartney che a parte un diploma aveva come unico altro requisito quello di essere la figlia di Paul McCartney. Avessero ingaggiato un Ennio Capasa (Costume National) le cose sarebbero state più semplici.
    Per fare un parallelo calcistico, non è che partito Van Basten il Milan ha smesso di vincere. Però per farlo ha avuto bisogno di Weah e Shevchenko. Con DJ Francesco centravanti sarebbe stato oggettivamente più difficile…

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +13 (from 15 votes)
    1. L

      Costume national uno dei marchi preferiti di mia sorella (fa la disegnatrice di borse per alta moda). Dovrei fartici parlare uno di questi gg

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +2 (from 2 votes)
    2. E

      ecco Dane, ho una domanda per te che sei più addentro in queste cose.

      Quale è il senso di nominare una Stella McCartney per Gucci? E soprattutto…chi è che ha avuto il fegato di dire “si, lei è la persona giusta”?

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +2 (from 2 votes)
  16. R

    Sorelle direi che molto più che un’assistente, col fratello gravemente malato è stata lei a dare linfa decisiva alla baracca con la linea versus.

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: 0 (from 2 votes)
  17. N

    Ma la Versace ha fatto causa al chirurgo plastico che le ha rifatto la faccia?

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +3 (from 3 votes)
    1. R

      Era messo meglio Minter dopo il match con Hagler a Wembley.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +4 (from 4 votes)
  18. D

    @Leo: Costume National uno dei marchi migliori nella storia della moda, poi io sono di parte perchè sono per il minimal chic, ma insomma…

    @El Carbayon: se sapessi risponderti sarei praticamente Dio, perchè ti assicuro che anche nello stretto ambiente vicinissimo ai vertici dell’azienda nessuno è mai riuscito a darsi una spiegazione. L’ovvio sospetto è che partito l’ingombrante Tom Ford (ingombrante in senso positivo, visto quello che ha rappresentato in quel periodo sia per il marchio che per la storia della moda: le famose sfilate – ma anche qui sono di parte – con la passerella di petali e quella di pelliccia superarono per partecipanti accreditati quella di Armani. Che è una roba tipo quando l’Italia umiliò gli All Blacks a San Siro costringendoli alla meta tecnica, per dire quale fosse il picco raggiunto dal marchio…) avessero pensato ad un nome altisonante che reggesse l’impatto mediatico confidando che poi lo staff creativo avrebbe comunque supportato la linea (traduzione: vendo CR7 alla Juve, poi metto il figlio di Zidane centravanti tanto poi la Champions continuano a vincermela Modric e Ramos quindi nessuno si accorge della differenza e io vado avanti a vendere magliette col figlio vip…).
    Ma al di là delle illazioni, non ci sono mai state soffiate o conferme, e da questo punto devo dire che se il marchio Gucci ha un pregio è sempre sato quello della monoliticità aziendale, roba che la Juve di Boniperti&Allodi in confronto era l’Inter di Moratti…

    @Rossi: curare una seconda linea (in cui fare il direttore creativo significa sedersi al tavolo e fare l’uomo Del Monte sui disegni di un centinaio di stilisti che disegnano per te) è completamente diverso che reggere le sorti dell’intero marchio. Più o meno come la differenza tra fare l’allenatore della Primavera tipo Galbiati e fare il General manager plenipotenziario alla Allodi.
    Non fosse stata la sorella di quello che è morto ma soprattutto di quello che è rimasto sarebbe stata sotituita come tutto il board della direzione creativa, come accade quando aprte il direttore creativo titolate (vedi Tom Ford – Gucci).

    VN:F [1.9.22_1171]
    Rating: +4 (from 6 votes)
    1. E

      grazie Dane, chiarissimo!

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: +4 (from 6 votes)
    2. R

      Non sono certo un esperto in materia, ma selezionare nel modo giusto su una base così ampia non credo sia uno scherzo. Poi da quel che so fu lo stesso Versace a complimentarsi pubblicamente con la sorella (con cui aveva rapporti quantomeno ondivaghi) per il successo commerciale di quella linea, che fu la sua prima iniziativa autonoma. Poi che in assoluto Gianni sia stato il genio e il deus ex machina della maison è ovviamente fuori discussione.

      VN:F [1.9.22_1171]
      Rating: 0 (from 2 votes)
      1. D

        Ma anche Galbiati era il più stimato allenatore di Primavera in Italia (a livello Vatta, per capirci): da Baresi ad Albertini sono passati tutti per le sue mani.
        Poi in prima squadra ha fatto il vice di Capello, non l’Amministratore Delegato…

        VN:F [1.9.22_1171]
        Rating: 0 (from 2 votes)

Lascia un Commento

Questo sito utilizza cookie tecnici per consentire la fruizione ottimale del sito e cookie di profilazione di terze parti per mostrare pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner acconsenti all'uso dei cookie. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi