Il calcio di Jimmy il Fenomeno

La morte di Jimmy il Fenomeno è stata a malapena ricordata sia dal cinema sia dal resto del mondo. Quattro giorni fa a Milano pochissime persone per il funerale di un uomo che forse è esagerato definire caratterista, visto che i caratteristi sono stati l’architrave della commedia all’italiana. Però non sapremmo come altro definirlo. Di sicuro Luigi Origene Soffrano, suo vero nome, era entrato nel cast di oltre cento film di serie B, C e anche D soprattutto fra gli anni Settanta e Ottanta, più come elemento di sorpresa, di rottura, di disturbo, che come maschera. Ma anche il più giovane dei lettori di Indiscreto sa chi sia stato Jimmy il Fenomeno, non fosse altro che per le sue apparizioni a Drive In e la riproposizione a notte fonda di buona parte dei film in cui faceva il bidello (L’insegnante al mare con tutta la classe), il cameriere (Acapulco, prima spiaggia… a sinistra), il venditore di pappagalli (Pierino torna a scuola), comparendo per pochi secondi e pronunciando di solito poche parole incomprensibili.

Gli ultimi 15 anni della sua vita, conclusa a quota 86, sono stati difficili fra problemi finanziari e di salute, al punto di sognare il sussidio della legge Bacchelli, ma in quelli precedenti non gli era andata in fondo malissimo in relazione al talento. Pur non sapendo fare sostanzialmente niente era riuscito inserirsi nel mondo dello spettacolo, rimbalzando fra Milano e Roma, ed era conosciuto da tutti, facendo favori di vario tipo a questo o a quest’altro. Difficile nel suo caso separare la realtà dalla leggenda, ma che sia stato scoperto da Totò, come lui spesso ha raccontato, è verosimile visto che il grande attore sul set di Gambe d’Oro (Jimmy faceva il tifoso del Cerignola, di cui Totò nel film era presidente) lo trattò con simpatia e lo presentò a vari registi.

Era arrivato a Roma da giovane con il mito del cinema, tipico dell’Italia del dopoguerra, e il suo settore era lo spettacolo. Era però anche un grande frequentatore di sportivi e soprattutto di feste di sportivi, e anche per tutti gli anni Novanta della Lega Calcio. Ed è lì che abbiamo avuto occasione di parlargli, chiedendogli retroscena sui nostri film preferiti ma cavandogli molto poco. Perché Jimmy frequentava qualsiasi riunione di Lega, con qualsiasi pretesto? Intanto perché era bene inserito in quel contesto di presidenti e di gente ricca, fin dagli anni Sessanta: Angelo Moratti lo considerava un portafortuna e lo voleva in tribuna alle partite dell’Inter, così la clientela si era in breve allargata a serie A e B. Lui, tifoso del Foggia, era diventato un portafortuna di professione per chiunque lo pagasse, con amicizie davvero insospettabili (Boniperti, fra le altre, ma anche Berlusconi lo aveva in simpatia) ed il cinema che alimentava la sua popolarità calcistica. Non era un tifoso di professione, come il famoso Serafino, ma uno che dalla situazione guadagnava non poco: evidentemente gli investimenti sono stati sbagliati, visto che ha vissuto negli ultimi tempi prima in albergo e poi in una casa di cura.

Negli anni Novanta il suo periodo d’oro nel cinema era quasi al termine, così si riciclò in un settore importante come quello della fortuna, cioè la sfortuna. Dargli dei soldi non assicurava le vittorie, ormai era chiaro, ma non darglieli facilitava le sconfitte: così si diceva. Alla sua sola vista tutti i presidenti e i dirigenti presenti una banconota da 50 o da 100mila lire la tiravano fuori con grande velocità, non fosse altro che per non averlo appiccicato addosso: Moggi e Galliani erano abbastanza lesti in questa operazione. Di tutti i frequentatori della Lega soltanto uno aveva il coraggio di dirgli di no, ed era Antonio Giraudo, ma non si può dire che i suoi guai di qualche anno dopo siano stati colpa di Jimmy. Personaggio comunque incredibile, maestro dell’arte di arrangiarsi e unica presenza fissa della commedia all’italiana a non avere un fan club né a correre il rischio di essere rivalutato da qualche critico snob.

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5 commenti

  1. R

    Ricordo anch’io Galliani premiarlo con un cinquantino prima di una riunione di Lega. Ne deduco quindi che le sue esibizioni al Drive in come portachiavi-portafortuna umano a stampo calcistico erano anche autobiografiche in un certo senso.

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  2. M

    Così a occhio , sapendo poco o niente di lui, mi sapeva di uno a cui fosse impossibile non voler bene.

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  3. L

    Antonio Ricci è stato l’unico a farne il necrologio sul corriere, sbagliando però il nome

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  4. P

    Mi faceva tenerezza nei primi anni 2000 quabdo si aggirava tra i tavoli dell Ibiza sempre distinto in giacca e cravatta. Si sedeva ai tavoli, quattro battute e poi gli si allungava qualcosa in finta segretezza a salvaguardare un briciolo di dignità

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  5. D

    A me ha sempre fatto pena, come tutti i freak sfruttati dalle persone “normali” (vedi Bonolis).
    Personaggio suo malgrado, che alla fine era adorato solo dal pubblico del “ma che ce frega ma che c’emborta” perché brutto, incapace e talmente ignorante da far sospettare addirittura qualche ritardo mentale.
    Ricordo verso la fine del millennio una sua intervista in cui si lamentava poraccio del fatto che non lo chiamassero più per lavorare, era passata la moda della commedia demenziale italiana e lui non era adatto allo zelighismo radical-chic.
    Mirabile nella stessa intervista il momento in cui bacchettò l’intervistatore reo di averlo presentato come comparsa e non come caratterista, roba da chiedergli di porgere il gomito…

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