Schillaci meglio di Vialli per sempre

Il Mondiale fa emergere come nessun altro evento la schizofrenia di media e tifosi, confondendo il valore di intere carriere con quello che si riesce a combinare in dieci giorni, magari da infortunati o con compagni non all’altezza. Così il festival del Messi perdente, dimenticando le prestazioni di Higuain, Palacio e Rizzoli nella finale di 4 anni fa, ci ha ispirato una riflessione così modesta che l’avevamo già scritta. Ma non avendo trovato il link la riproponiamo…

La riflessione è la seguente: alla vigilia del Mondiale del 1990 le pressioni su Vialli non erano molto diverse da quelle che aveva in Brasile Neymar o adesso Messi, fatte le debite proporzioni. Era un giocatore di status molto inferiore a Messi e Neymar, ma era anche l’uomo copertina di un’Italia iper-ottimista dove Baggio non era ancora pienamente esploso e dove non c’erano blocchi di questo o quel club. Eppure quel Mondiale Vialli lo fallì, nonostante un discreto inizio (fece l’assist a Schillaci contro l’Austria), con il punto di svolta psicologico del rigore sbagliato contro gli Stati Uniti e un infortunio che si trascinò per tutto quel mese, rientrando nella semifinale di Napoli. Quattro anni prima Bearzot lo aveva inserito nella spedizione in Messico senza crederci troppo, quattro anni dopo Sacchi con la complicità di un altro infortunio non lo avrebbe chiamato per USA ’94 nonostante Vialli fosse di sicuro adatto ai suoi schemi. Poi sappiamo tutti cosa ha fatto e vinto Vialli con Sampdoria, Juventus e Chelsea, inutile sguainare Wikipedia.

Quello del 1990 fu il Mondiale di Schillaci, che ne fu capocannoniere e che grazie a quei 6 gol arrivò secondo nella classifica del Pallone d’Oro di quell’anno, dietro a Matthäus. Ad alto livello però la carriera dell’attaccante palermitano si può ridurre al primo anno alla Juventus, con Zoff allenatore, seguito da due stagioni difficili, con Maifredi e Trapattoni, prima di passare all’Inter e di starci più tempo da infortunato che da sano. Infine la pensione dorata in Giappone. Stiamo parlando di un attaccante tecnicamente limitato, una volta si diceva di categoria (ma anche nelle serie minori vissute a Messina giocò bene solo un anno, quello con Zeman), che nei suoi giorni migliori era letteralmente posseduto ed aveva la grande capacità di farsi trovare in movimento da chi gli doveva passare il pallone.

Alcuni di questi giorni migliori furono al Mondiale italiano, per motivi assolutamente casuali: lo scazzo di Carnevale con Vicini, il siluramento di Mancini, la crisi di Vialli, la fiducia intermittente in Baggio, Serena visto solo come arma tattica. Tutta gente, crediamo ne sia convinto anche Schillaci, più forte di lui. Eppure fra cento anni qualcuno saprà chi è stato Schillaci, ma nessuno nemmeno sospetterà dell’esistenza di Vialli. Il Mondiale è ingiusto, ma è la differenza fra essere un’icona pop e uno semplicemente forte. Per questo leggere di crisi del modello tedesco, del modello spagnolo, argentino, eccetera, per un torneo preparato male e giocato peggio, è abbastanza ridicolo. Al punto che vi risparmiamo il ‘Di qua o di là’ fra Vialli e Schillaci.

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17 commenti

  1. g

    Direttore, lei qui sta disquisendo da altro punto di vista su quella che è , secondo me, l’essenza del calcio e dello sport in generale, vale a dire l’imprevedibilità del caso, l’evento non pronosticabile a tavolino che spariglia le carte. Se lo sport fosse una scienza esatta, sai che palle, ben venga un cigno nero ogni tanto.

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    1. D

      Mah, il discorso è più che altro quello di non prendere in maniera scientifica risultanze da un torneo balneare…

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  2. M

    Però è anche vero che i mondiali per Messi sono quattro ormai ed idem sono parecchie
    le coppe America. Sommando tutte le partite giocate credo che saremmo attorno al campionato e mezzo, un lasso di tempo utile
    per definire lo status di un giocatore o quantomeno la sua incisività in quel dato/dati torneo/i. Non è che può essere sempre colpa di Palacio, Higuain,Rizzoli.

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    1. Non dico con il VAR, ma con un guardalinee sveglio il Mondiale 1986 di Maradona sarebbe forse finito ai quarti, nel 1982 non giocò meglio di Messi 2018 e nel 1990 fece qualche prodezza da fermo. Poi lui aveva il carisma e Messi no, ma il suo Mondiale Messi l’ha visto passargli davanti nel 2014

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      1. D

        Discorso ineccepibile, quello che non capisce Belisario è il concetto di fondo: se nasci Weah, di Mondiali puoi giocarne anche 10…
        Su Maradona che col Var esce aiquarti boh…..ma quante ne ha fatte di mano de dios?!
        Giusto ricordo del 90, comunque qui la prodezza non la fece esattamente da fermo:

        https://youtu.be/wu0FfcdZQ18

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        1. M

          Quello che non capisci tu è che si possono dividere i giudizi parziali senza dare per forza in assoluto della pippa o del goat a nessuno. E cioè dire ad esempio che Messi soffre le competizioni in cui a fianco a lui non ci sono Iniestaxavisuarezrakiticpuyol ma giocatori a) meno forti perchè non puoi fare mercato visto che sono nazionali e b) giocatori coi quali non ti alleni spesso quindi devi avere l’intelligenza di riuscire a tirare fuori il meglio da te e dagli altri quando con questi devi fare tutto e subito.
          Van Basten ci riusciva, idem Romario, idem Ronaldo (non avevi mai la percezione che in nazionale la loro forza fosse depotenziata). Messi ci riesce sino ad un certo punto così come Raul o Figo per fare degli esempi centrati. Il problema è che quando il miglior giocatore gioca così male influenza inevitabilmente tutta la squadra. Ecco che il concetto di leadership è molto più efficace e dannoso se mancante di quanto pensiamo.

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          1. D

            Ma infatti, Weah mancava di leadership, altrimenti vedevi la Liberia…

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            1. M

              Ho parlato di Liberia? Non buttare in mezzo nazioni dalle quali nessuno pretende nulla di più che una eventuale miracolosa qualificazione (alla coppa d’Africa verosimilmente).

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              1. D

                Butto in mezzo quello che voglio, visto che tu non riesci capire che il tuo discorso non è sbagliato: è solo che non c’entra un cazzo con l’articolo del Direttore, punto. 😉

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                1. M

                  Sono chiavi di lettura diverse. Non siamo qui per fare l’esegesi delle comunque sacre parole del Direttore (sacre perchè provengono da Lui ovviamente ). Quindi se non riesci a uscire dalla mera e futile interpretazione non è colpa mia.

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                  1. D

                    Ah, ma allora a sto punto parliamo anche di fusione a freddo o Raffaella Carrà…

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  3. C

    Pensa quanto ci costò Schillaci in semifinale messo costantemente in fuorigioco dalla difesa argentina.

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    1. D

      Beh li fu tutta la squadra ad andare in pappa, facendosi terrorizzare più dal nome dell’avversario che altro…

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      1. C

        Quando c’è Zenga tra i pali
        l’Italia è fuori ai mondiali
        Caniggia gol di testa
        tutta Firenze in festa

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  4. m

    Impeccabilissimo direttore.

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  5. R

    Secondo me tra 100 anni di Schillaci fregherà un cazzo a nessuno. O solo ai nipoti di Ridge Bettazzi forse.

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    1. A

      al contrario, sarà per sempre l’emblema della magia dei mondiali, il signor nessuno brutto, sporco e ignorante che si trova nel posto giusto al posto giusto e arriva a tanto così dal fare la storia! “Schillaciano” non lo abbiamo coniato mica per caso

      “C’è un portiere di 1.85, due difensori di 1.92 e poi c’è lui… un siciliano di 1.75, ma per tre settimane dove c’è la palla c’è lui!” (Buffa cit.)

      poi magari io parlo così perchè Schillaci, come mirabilmente illustrato da Aldo Giovanni e Giacomo, è stato davvero “il gran visir di tutti li terùn”: un eroe per tutti quei meridionali che all’epoca vivevano lontano da casa!

      Agevolo il filmato d’epoca:
      https://www.facebook.com/andrea.smedile.9/videos/vb.1554164635/10201852001812419/?type=3

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