Quelli che comprano i giornali sportivi

Ogni giorno acquistiamo con i nostri soldi le versioni cartacee di Corriere della Sera e Giornale, più quelle digitali dei tre quotidiani sportivi e del Sole 24 Ore: insomma, per sostenere l’editoria italiana il nostro lo facciamo e il dovere professionale c’entra poco. Senza stare a fare il pippone sull’odore della carta e cose simili, riteniamo che il mondo si comprenda meglio, per quell’1% che si può comprendere, selezionando invece che andando per accumulo come accade per la lettura sul web. Però se quasi ogni settimana vediamo un’edicola chiudere, restringendo la nostra indagine soltanto a strade in cui passiamo fisicamente, è perché si vendono sempre meno giornali e quindi abbiamo torto o magari siamo solo vecchi. Un calo che non è stato rallentato dalle mitiche copie digitali.

Veniamo al punto, dopo la lettura dei più recenti dati Ads, quelli di maggio 2018. Il primo quotidiano italiano rimane il Corriere della Sera, con 293.270 copie (fra cartacee e digitali) vendute al giorno, con Repubblica stabilmente seconda con 215.676. Rispetto al maggio precedente il Corsera perde l’11,15% delle copie (fa più impressione dire 36.804 acquirenti) mentre il principale concorrente limita i danni con un meno 2,5. La Gazzetta dello Sport perde il terzo posto, con un calo del 17,05% (meno 34.036 acquisti al giorno), a beneficio del Sole 24 Ore che pure è in calo, ma gli altri quotidiani sportivi non possono esultare perché il Corriere dello Sport è nono con 73.932 copie (meno 15,17%) e Tuttosport tredicesimo con 49.672 (meno 16,36%). Per tutti gli altri dati rimandiamo al sito di Prima Comunicazione, noi siamo interessati soprattutto allo sport.

Molto significativo è che il calo percentuale dei tre quotidiani sportivi sia simile, praticamente uguale. Non è quindi questione di vittoria di questa o quella squadra, come gli ‘esperti’ sostengono senza un contraddittorio, anche se i record di tiratura vengono stabiliti quando le grandi vincono o annunciano un acquisto importante. Non è nemmeno questione di qualità, spesso facciamo ricerche su giornali di una trentina di anni fa notando un linguaggio imbarazzante: al netto della nostalgia per alcuni fuoriclasse è meglio oggi, davvero. In altre parole, i lettori persi da A non vengono intercettati da B e viceversa, diversamente da quanto accade per la televisione o lo stesso web: si cambia canale, si cambia sito, ma lo stare davanti alla televisione o al computer è mediamente qualcosa che prescinde dai contenuti e dipende più dalla tristezza delle nostre vite che da scelte consapevoli. I lettori persi dai giornali sono lettori persi per sempre e siccome non è che nell’ultimo anno sia morto il 15% della popolazione è chiaro che la maggior parte di questi abbandoni avvengono per scelta.

Lo sport è intrattenimento, nelle migliore delle ipotesi cultura, ma il calo non è dovuto alla sua scarsa utilità nella vita pratica: vanno male anche i giornali finanziari e quelli locali, quelli teoricamente più vicini ai bisogni della gente (e non sappiamo da cosa vengano sostituiti, visto che siti web e televisioni locali fanno mediamente schifo). Siccome la spesa delle famiglie italiane per consumi è su base annua in aumento (più 1,7%, secondo l’Istat), è evidente che non è nemmeno un problema di soldi anche se molto spesso sentiamo discorsi sul grande peso di questo euro e cinquanta da parte di gente che poi spende senza problemi 5 euro per un bicchiere di birra o 10 per una margherita, senza protestare per i 3 euro di coperto. I numeri sono chiari, le risposte sono basate soltanto su sensazioni: la nostra è che la apparente gratuità del web italiano fin dalle sue origini, con tardiva corsa ai ripari di alcuni giornali che hanno protetto qualche sezione, ha tolto valore al web stesso (i tanti fallimenti pay lo dimostrano) ma anche alla carta. Non è quindi colpa del web cattivo, ma di cattive scelte fatte due decenni fa dai leader dell’informazione.

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Quelli che comprano i giornali sportivi, 8.1 out of 10 based on 9 ratings

17 commenti

  1. concordo e anche di un decadimento qualitativo.
    il giornale serve a formare opinione, se quello che scrive lo fa come quello che urla allo stadio o in strada o in ufficio, allora il giuoco finisce.
    detto da uno che non ha mai comprato giornali sportivi, se non in alcuni momenti importanti.
    leggevo “il Giornale” di montanelli e poi quello del primi feltri. poi basta

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  2. P

    al di la di una naturale tendenza ed una normale evoluzione nei costumi i giornalisti sportivi sono la prima causa con la loro scarsissima professionalità del loro male… quindi per me muoiano tranquilli in fondo a via Palmanova tra campi ROM e topi di fogna rimpiangendo i bei tempi del cafferino in largo Treves….

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  3. A

    direttore, il problema è che i giornali italiani sono “casse di risonanza”, in cui il lettore che sente da sempre una sola campana, vuole sentirsi dire quanto quella campana è bella e figa. Basta pensare ai vari quotidiani sportivi nazionali che non hanno alcuna differenza con un giornale di partito alla “Hurrà Juventus” (ho linkato l’altro giorno il vergognoso articolo sull’inter accrocchio di supereroi Marvel/DC)

    Solo che “oggi” coi forum e con i social, non c’è nemmeno più bisogno di pagare 1.50€ al giorno per sentire tutto ciò: ognuno ormai ha la sua cerchia in cui queste cose ci sono dette gratis.

    PS: Una grande quantità di cattivi scrittori vive unicamente della stoltezza del pubblico, che non vuole leggere se non ciò che è stato stampato il giorno stesso: sono i giornalisti. Il nome coglie nel segno! Si dovrebbe dire: “operaio pagato alla giornata”. (Schopenhauer, parliamo della prima metà dell’800!)

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  4. R

    Direttore mi dica un solo motivo per cui vale la pena comprare un giornale sportivo..

    News non ne possono più avere, firme eccellenti non esistono, di leggere il resoconto di una partita vista e già vista frega a nessuno..e poi si trova sempre al bar sul bancone dei gelati e li basta una sfogliata per leggere i titoli…ormai il loro destino è segnato almeno quanto quello dei giornaletti porno…

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    1. J

      La leggerezza unita alla resistenza del foglio di giornale sportivo colorato non ha eguali per uccidere le mosche. Oltre ad essere utilissimo per lavare i vetri.

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      1. c

        E i salami?! Come cazzo facciamo a incartare i salami se spariscono i giornali?! Qui c’è in gioco la sopravvivenza dell’eccellenza del Made in Italy, gli insaccati!!!

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        1. A

          è una congiura della boldrinah che vuole mettere in atto il piano kalergi!!11!!

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  5. c

    Ogni numero di copie vendute maggiore di 0 è immeritata manna dal cielo: perché uno dovrebbe pagare per avere notizie vecchie (so in tempo reale se CR7 sta cagando in Grecia prima di partire per Torino, mica devo aspettare domani), sentire il parere dei padroni del vapore (opinioni dei giornalisti sparite e poi ognuno di noi pensa di saperne più di loro), spendere dei soldi per un qualcosa che si può avere senza fatica gratis (girano link con centinaia di quotidiani)?
    La tecnologia ha decretato che i quotidiani, soprattutto quelli cartacei, sono… carta straccia.

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    1. A

      >>>girano link con centinaia di quotidiani

      baVbone, peggio dello streaming della champions! Se un giornale non mi interessa, non è per il costo (1.5€ per 20 pagine a colori sono un’inezia) ma per quello che (non) contiene.

      E comunque, quando l’ultimo giornale chiuderà, non ci saranno nemmeno più i link su cui baVboneggiare!

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  6. m

    Onestamente su questo blog e su altri riesco ad avere informazioni migliori di quelle che leggo sulla gazzetta.
    La gazzetta che mi ha accompagnato per 30 anni tutti i giorni è immondizia, oggi. La direzione Monti l’ha veramente distrutta
    Prendo 2/3 volte la settimana il corriere; per la cronaca locale non mi serve quotidiano

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    1. c

      Io leggo la Corriera della Sega quando sono dai miei, giusto per capire quanto i giornalai di regime sono ancora fuori dal mondo: un barometro politico utilissimo.

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  7. P

    che poi la diminuzione della qualità dei contenuti della carta stampata è un trend generalizzato ma in Italia è molto più accentuato… io compro almeno 4 riviste di motociclette al mese a volte anche il doppio e devo segnalare due cose: una prova di moto su una rivista anni 80 sembra un trattato di meccanica e ingegneria rispetto alle 4 puttanate metrosexual fatte con lo stampino che si leggono ora per dare il contentino agli uffici stampa degli inserzionisti; sulle riviste straniere questo (ancora) non succede, ci sono riviste americane ricche di spunti, suggerimenti meccanici e soprattutto critiche ai prodotti (e amici che conoscono il tedesco mi dicono che lo stesso succede in germania) che in Italia non vedremo mai….

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    1. D

      Non ti dico i giornali di bici……..

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  8. R

    Comprare un giornale tornerà di moda, un segno di distinzione vintage, come la resurrezione del vinile.

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  9. A

    Comprare un giornale comunque non vuol dire leggerlo (al di là dei titoli…).

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  10. A

    A proposito di giornali di una volta: ma vi immaginate se un Italia – Germania 4-3 si fosse giocata oggi, che commenti celestiali si sarebbero letti?

    Invece Brera sul giorno del 18 giugno ’70 scrisse:
    « I tedeschi sono battuti. Beckenbauer con braccio al collo fa tenerezza ai sentimentali (a mi nanca on pò). Ben sette gol sono stati segnati. Tre soli su azione degna di questo nome: Schnellinger, Riva, Rivera. Tutti gli altri, rimediati. Due autogol italiani. Un autogol tedesco (Burgnich). Una saetta di Boninsegna ispirata da un rimpallo fortunato.
    Come dico, la gente si è tanto commossa e divertita. Noi abbiamo rischiato l’infarto, non per scherzo, non per posa. Il calcio giocato è stato quasi tutto confuso e scadente, se dobbiamo giudicarlo sotto l’aspetto tecnico-tattico. Sotto l’aspetto agonistico, quindi anche sentimentale, una vera squisitezza, tanto è vero che i messicani non la finiscono di laudare (in quanto di calcio poco ne san masticare, pori nan).
    I tedeschi meritano l’onore delle armi. Hanno sbagliato meno di noi ma il loro prolungato errore tattico è stato fondamentale. Noi ne abbiamo commesse più di Ravetta, famoso scavezzacollo lombardo. Ci è andata bene. Siamo stati anche bravi a tentare sempre, dopo il grazioso regalo fatto a Burgnich (2-2). L’idea di impiegare i dioscuri Mazzola e Rivera è stata un po’ meno allegra che nell’amichevole con il Messico. Effettivamente Rivera va tolto dalla difesa. Io non ce l’ho affatto con il biondo e gentile Rivera, maledetti: io non posso vedere il calcio a rovescio: sono pagato per fare questo mestiere. Vi siete accorti o no del disastro che Rivera ha propiziato nel secondo tempo? »

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    1. D

      Il solito Brera che mischiava le sue due grandi passioni: il calcio e il vino…

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