La Milano di Carlo Vanzina

Carlo Vanzina è morto e quindi secondo le logiche dei media è pronto per essere rivalutato, come uno dei grandi artigiani del cinema italiano che ha saputo, insieme al fratello Enrico, raccontare in maniera leggera e ironica le trasformazioni del proprio paese e che proprio per questo sarà studiato fra un secolo. Nessuna rivalutazione da parte nostra, invece, che lo abbiamo ammirato in vita e che conosciamo a memoria quasi tutti i suoi film, soprattutto quelli del periodo di grazia che va da I Fichissimi (1981) a Le finte bionde (1989), anche se come tutti i fan amiamo citare le opere di minor successo, su tutte Tre colonne in cronaca, con Gian Maria Volonté.

Carlo Vanzina ha saputo raccontare senza moralismi un’Italia che stava perdendo la sua anima già negli anni Ottanta, descrivendo il carattere nazionale, anzi i caratteri nazionali (dalla grande tradizione della commedia all’italiana avevano preso con intelligenza le maschere), attraverso semplici commedie che tanto semplici non erano: far ridere è infatti molto più difficile che far piangere. Sapeva di autocondannarsi alla serie B, come successo di critica, e lo aveva detto in tante interviste, apparentemente non gli importava ma di sicuro gli dispiaceva che il pubblico non avesse premiato i suoi pochi tentativi di proporre qualcosa di diverso.

Di lui si è detto e soprattutto si sta dicendo di tutto, noi da vanziniani devoti (al punto di avere visto anche le produzioni recenti, purtroppo anche i sequel di Eccezzziunale e di Febbre da Cavallo) vorremmo sottolineare la bravura nel raccontare, loro romani, Milano, con uno sguardo esterno ma al tempo stesso illuminante. In questo senso da vedere e rivedere I Fichissimi (girato in gran parte a Roma), Eccezzziunale… veramente (i Vanzina e Abatantuono hanno reso i caratteri di juventino, interista e milanista come nessuno), Il ras del quartiere (quando Isabella Ferrari era Isabella Ferrari), Sotto il vestito niente (il più anni Ottanta di tutti), Yuppies (‘No scusa, tu la ciuli e io le pago la bresaola?’ è la vera domanda da fare sempre, in qualsiasi contesto), Via Montenapoleone (da sballo la parte con Paolo Rossi e Sharon Gusberti), e I Mitici (con la migliore Monica Bellucci di sempre, anche se è un film di romani in trasferta), mentre di livello molto inferiore sono Squillo e i vari sequel. Alla fine i tanti capolavori di Carlo Vanzina (Sapore di mare, Vacanze di Natale, Vacanze in America, South Kensigton, non stiamo citarli tutti) sono diventati più nostri che suoi, essendo la visione al ‘loro’ tempo diversa da quella dei tempi successivi e mediata da nostalgia, illusioni e delusioni.

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15 commenti

  1. J

    South Kensigton?!? Quello con Enrico Brignano?!?

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  2. Ma anche Elle Macpherson… Fellaini non diminuisce il valore di Hazard

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  3. M

    Per la scomparsa di Vanzina proclamata una giornata di rutto nazionale.

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  4. D

    Cineasta tecnicamente assolutamente mediocre, ha fatto carriera giusto perché era il figlio di (un po’ come il figlio di Maradona, sciacallato come fenomeno per tutte le giovanili per poi finire come lento trequartista nel Cervia del reality).
    Ha avuto il merito di riuscire a raccontare una certa Italia di un certo periodo: i suoi film hanno il merito di riportare lo spirito del tempo, se vuoi capire la filosofia e la atmosfera dell’Italia di un certo periodo devi guardare i suoi film.
    La filosofia e l’atmosfera però, perché la realtà era ben diversa e lui la raccontava sempre in una maniera idealizzata che si adattava alle sceneggiature. Insomma, per dirla alla Franco Rossi per descrivere il Brasile avrebbe preso in esame Pelè anche se il Brasile in realtà era Garrrincha.
    Soprattutto per quanto riguarda Milano, per cui non condivido col giudizio che abbia saputo raccontarla (tranne una sola eccezione, Yuppies, e comunque solo parzialmente), che come tutti i romani raccontava da un punto di vista…………..romano, quindi di chi non ha capito nulla.
    Resta tutto quello che ho detto, per cui sorrido di come in queste ore come al solito l’Italia si stia dividendo tra chi lo descrive come un Ceccherini più longevo e chi lo descrive come un Kubrick incompreso.
    Certo, nei giorni delle magliette rosse vien voglia di farsi venire i lacrimoni di nostalgia rivedendosi in maratona notturna “i Fichissimi”, “Yuppies” e “Vacanze di Natale”: “Guarda che il diretto per Bisceglie è già passato! Ueh, Africa! Ivana, hai visto come l’animale è andato via scodinzolando?!
    E la Boldrini, Saviano, il Codacons, il Moige e Gino Strada mmmmmmuuuuuuti!…

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  5. R

    Pezzo ai limiti dell’agiografia, manco si stesse parlando di Scorsese o Coppola. Capolavori, mah, anyway de gustibus. Qualche filmetto piacevole e poi nulla più.

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  6. t

    Allora se uno filma per due ore uno seduto sul water sta raccontando la condizione umana, dato che un paio di volte al giorno tocca a tutti.

    Ha fatto quando andava bene dei bei spot pubblicitari lunghi due ore. Quando andava male…..vabbe’. Sul periodo “buono”: c’e’ una via di mezzo tra l’occhio della madre e non staccarsi di mezzo millimetro dal punto di vista di un pariolino vuoto e annoiato, pur ammettendo che almeno ha incassato coi suoi film.

    Di certo preferisco rivedere sapore di mare che avengers 8. Ecco non e’ stata colpa sua il declino, il cinema e’ morto una ventina di anni fa, non ha assolutamente piu’ nulla da dire.

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  7. t

    Diciamo che se la produzione si fosse fermata agli anni 80 sarebbe stato meglio.

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  8. M

    L’Uomo Indiscreto apprezza il cinema solo per cosette da Satantango in su…

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  9. Non so se sia peggio la rivalutazione postuma, per senso di colpa, o il disprezzo da studenti di scienza delle comunicazioni con tesina su Kieslowski e la scuola di Lodz. Come se fosse inconcepibile essere un bravo artigiano e basta, senza sovrastrutture.

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  10. Il Maestro Kieslowski Direttore 🙂

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  11. P

    Per un’ecologia dei commenti alle opere di Carlo Vanzina, occorrerebbe che i detrattori consultassero la filmografia sua e quella di Neri Parenti, in modo da non parlare dei film di quest’ultimo come se fossero del primo.

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  12. D

    Si ma si può anche dire che ha girato dei film che restano perché riportano lo spirito del tempo senza per quello farlo passare per “maestro” come si sta facendo in questi giorni…..

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  13. P

    Giustissimo: certi appellativi vanno riservati a pochi nel mondo.
    Anche le critiche vanno benissimo, se minimamente circostanziate (come la tua riguardante lo sguardo troppo idealizzato sulla società italiana).
    Quel che mi fa incagliare le rotelle è il riflesso pavloviano “Vanzina = rutti e scorregge”, che invece deriva dall’opera del cineasta toscano, estimatore del cinema muto ma appassionato di certi effetti sonori, diciamo, da applicare a filoni inventati da altri ed ereditati (Boldi/De Sica ma anche Fantozzi).

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  14. B

    stima certamente e rammarico per la dipartita troppo presto, ma non ingarravano un film dal 1989 (le finte bionde).

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  15. P

    Quando penso che gli anni che ci separano da Sapore di Mare sono ormai il doppio di quelli tra Sapore di Mare e il periodo che raccontava …. mi sento veramente vecchio…..

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