Neymar, Tite e le citazioni

In linea con le altre grandi tradizionali il gioco mostrato finora in Russia non è ancora brillante, ma il Brasile è a livello di singoli la squadra più completa di questo Mondiale, l’unica con eccellenze in ogni ruolo. Non significa che lo vincerà, visti l’esordio con la Svizzera e la fatica fatta per piegare il Costarica nei minuti di recupero, ma che di sicuro può lasciare un segno e aspettare che Neymar salga di tono dopo i tre mesi di inattività ed un premondiale con i giorni contati. Qualcosa ci dice che a fine torneo questa squadra sarà ricordata almeno come il Brasile di Telé Santana del 1982 e del 1986, magari arrivando anche fino in fondo, e quindi bisogna dare il giusto merito a un Tite che in Europa è sottovalutato perché ha vissuto tutta la carriera in Brasile (“Non si è mai confrontato con il calcio europeo”, come abbiamo letto del resto anche di Pelé), a parte due brevissime parentesi ad Abu Dhabi, mentre in patria è considerato uno dei portabandiera del ‘jogo bonito’, che non significa giocare bene ma giocare secondo l’idea stereotipata del calcio brasiliano che abbiamo non solo noi ma anche molti brasiliani.

Va detto che essere arrivato dopo Dunga e il suo fallimento nella Coppa America di due anni fa lo ha aiutato ad avere buona stampa, ma è sotto gli occhi di tutti che Tite non ha mai derogato da alcuni principi base, nemmeno nelle partite in cui secondo i nostri parametri serviva ‘fare risultato’. Tite è poi uno che i risultati li ha spesso fatti, sia quando aveva cattive carte in mano come con il Caxias do Sul sia quando ha guidato il Corinthians portandolo in cima al mondo nel 2012 battendo nella finale di Yokohama il Chelsea allenato da Benitez, con in campo Cech, David Luiz, Lampard, Mata, Hazard, Torres… Il Corinthians di Tite giocava esattamente come il Brasile attuale: difesa a quattro con due laterali di spinta, due medianoni come Paulinho, adesso con lui in nazionale, e Ralf, una prima punta mobile come Paolo Guerrero (la stella del Perù, al Mondiale per grazia ricevuta) e tre giocatori offensivi di grande mobilità e tecnica, per quanto lontani anni luce da Willian (per non dire Douglas Costa, decisivo con il Costarica), Neymar e Coutinho.

Non sempre Tite ha giocato con questo modulo, non lo ha fatto nemmeno con il Brasile, ma sempre ha creduto nei giocatori di talento ed in generale nei giocatori, al punto da coniare (lui, non i giornali) ai tempi del Gremio la definizione di ‘Democracia Gremista’. Niente a che vedere, nemmeno per le implicazioni extracalcio che fanno sbavare gli storyteller, con la Democracia Corinthiana di Socrates e compagni, ma apertura totale al confronto. È anche per le richieste dei giocatori che si è passati dal 4-1-4-1 delle qualificazioni al modulo attuale, ma non bisogna farsi ingannare dalle definizioni e dai tabellini, perché nememmo con il 4-1-4-1 Tite ha rinunciato al secondo mediano, semplicemente lo ha spostato più in alto per aiutare nel pressing. Nella stessa partita con la Svizzera con cui si è aperto il girone, davanti alla difesa c’era il solo Casemiro mentre quasi sulla linea dei giocolieri c’era Paulinho.

Chiaramente l’azione del Brasile del 1982 partiva in maniera diversa, visto che davanti alla difesa c’erano Falcão e Socrates, mentre forse più calzante è il paragone con il 1986 di Alemão ed Elzo: anche in questo caso mancò la fortuna, non il valore. Volendo esagerare nei paragoni, ma non nelle citazioni che Tite suggerisce, in molte fasi la Selecão 2018 cita apertamente il 4-2-4 degli immortali, con una prima punta ben più tecnica di Vavà. Detto questo, magari Tite sarà buttato fuori agli ottavi ma questo non toglie che stia cercando, con alterne fortune, di far giocare il Brasile come tutti si aspettano che il Brasile giochi. In fondo per entrare nella storia, oscurando i beceri cultori della bacheca, bastano un paio di partite. Citazione per citazione, il gesto tecnico di Neymar tipo l’Ardiles di ‘Fuga per la vittoria’ vale da solo tutto il Mondiale, pur rispettando chi si masturba guardando il gegenpressing (che a volte fa anche questo Brasile, peraltro).

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13 commenti

  1. m

    Oddio se il gesto tecnico di Neymar è quello di alzarsi il pallone a mo di foca, lo sa fare chiunque.
    Farlo e determinare assist o gol magari al 90 esimo sullo zero a zero e’ in altra questione.
    Lui L ha fatto sull uno a zero e non ha prodotto nulla.
    Direi che stasera james ha regalato due perle da ricordare

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  2. Argh!!!
    Direttore, il paragone con la pedaleada di Ardiles proprio no!
    Il gesto tecnico è differente, nello specifico poi tecnicamente quello di Neymar è fallo di palla trattenuta…

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  3. Ps: ma nell’82 davanti alla difesa non c’erano Falcao e Cerezo, con Socrates a destra nel trio Socrates-Zico-Eder dietro Serginho?!
    Io li ricordo con un 4231 tipo quello dell’Argentina del 78…

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  4. C

    L’ha fatto meglio Mansiz nel 2002 su Roberto Carlos, ma essendo turco non se l’è cagato nessuno

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  5. Si, anche se ne fece una versione strana coi piedi invertiti rispetto al lato da cui far passare il pallone.
    Quello di Neymar invece è proprio una tamarrata, bloccando il pallone con le caviglie per poi catapultarlo in alto…

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  6. F

    Quello di Neymar richiama vagamente il gesto del messicano Blanco di qualche Mondiale fa (2002?). Solo che lui si portava la palla avanti con le caviglie e la scaricava al compagno. E nel suo caso era pure palla trattenuta.

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  7. A

    La Cuauhtemiña è del ’98! ha compiuto 20 anni in questi giorni!

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  8. A

    edit: la ricordavo moooltooo più spettacolare! ah, il tempo…

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  9. Esatto, anche quello palla trattenuta, ancora peggio perché si portava il pallone in avanti senza catapultarlo da dietro.
    Non ricordavo il nome, peraltro temevo di confonderlo con quello là che giocava un po’ attaccante e un po’ portiere…

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  10. A

    >>>Non ricordavo il nome, peraltro temevo di confonderlo con quello là che giocava un po’ attaccante e un po’ portiere…

    Ed Warner? 😀

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  11. AH ah! No, quel messicano (Campos?! Boh…) funambolo con quei completini color mille evidenziatori…

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  12. A Meno Uno le tamarrate da marciapiede piacciono, peccato che i cartelloni pubblicitari non siano sulla riga laterale, altrimenti potrebbe fare “muretto” per triangolare da solo…

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  13. F

    Jorge Campos. Che all’epoca stava con Daniela Castro, reginetta delle telenovelas e insieme rappresentavano un po’ gli antesignani messicano di David Beckham e la Posh Spice.
    Purtroppo i continui viaggi e gli impegni di lavoro hanno fatto naufragare questa bellissima storia d’amore.

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