Il sano disprezzo di Mentana

Abbiamo seguito almeno dodici ore di #maratonamentana su La 7, dai primi exit poll fino ai commenti pomeridiani riguardanti il discorso di Renzi: non solo per l’importanza di queste elezioni ma anche per la formula quasi ipnotica di Enrico Mentana, praticamente un format sintetizzabile in tre punti. Il primo: in studio quasi soltanto giornalisti e quasi tutti bravi, o comunque con la capacità di farsi ascoltare. Da Marco Damilano a Franco Bechis, da Aldo Cazzullo a Claudio Cerasa, non è che si tratti di personaggi che Mentana ha in esclusiva (anzi: loro, Polito, Padellaro, Travaglio, Gomez e altri ce li sogniamo ormai di notte, essendo ovunque) ma è con lui che funzionano al meglio. In un contesto in cui i politici sono soltanto in collegamento e non possono zavorrare la discussione con i loro monologhi che prescindono dall’intervento precedente. Dettaglio che non è un dettaglio: sono tutti giornalisti della carta stampata, quelli che tutti riteniamo (a ragione) i ‘veri’ giornalisti, per preparazione e pubblico più preparato a cui si rivolgono. Altra considerazione impopolare: un giornalista nella media (ripetiamo: nella media) sa formulare un concetto meglio di chiunque altro, anche magari più competente (cosa che avviene quasi sempre) nella materia specifica. Per questo Mentana non fa parlare la gente e riduce ai minimi termini gli addetti ai lavori. Magari lo farebbero anche altri direttori, se potessero permetterselo.

Il secondo punto è in parte legato al primo: Mentana, da sempre in televisione (prima di creare il Tg di Canale 5 era stato vicedirettore del Tg2), sembra disprezzare i giornalisti televisivi e in particolare i suoi. Un disprezzo mal celato già ai tempi di Mediaset e diventato parte integrante dello spettacolo a La 7. Lo schema Fede-Brosio, nato al Tg4 ai tempi di Mani Pulite,  è qui perfezionato: Mentana chiede ai suoi inviati cose che lui sa già, come per valutarne la competenza, sfottendoli poi in maniera sottile e non sempre compresa dagli inviati stessi. Costretti a portare al microfono come riempitivo personaggi improponibili o semi-sconosciuti, mendicando attenzione da addetti stampa che soprattutto nella sconfitta vedono scomparire tutti i loro leader. La battuta delle 24 ore quando si è vista una calca di microfoni e taccuini per le dichiarazioni di Nico Stumpo di Liberi e Uguali: “Ma se arrivava Obama cosa facevate?”. Uno spirito che salda Mentana al suo pubblico, di base più informato rispetto a quello di altri canali ma che con il popolo bue condivide la scarsa stima nei confronti dei giornalisti. L’unico inviato che Mentana sembra rispettare è Alessandra Sardoni, non a caso l’unica che viene promossa dal campo allo studio. Più equilibrato il rapporto con i sondaggisti e in particolare con Fabrizio Masia che però ha lasciato la collaborazione con La 7 un mese fa e che per Mentana era una spalla perfetta. Una battaglia persa quella con i tecnici: la percentuale di collegamenti con qualche problema audio o video è imbarazzante, da tivù locale.

Punto terzo del format, frutto anche dei rapporti creati in altre sue trasmissioni: lo spazio maggiore, rispetto ad altre reti, dato a movimenti e posizioni che potremmo genericamente definire populisti. Spesso accusato di avere tirato la volata ai Cinquestelle e di avere sovrarappresentato la Lega, Mentana ha dimostrato di avere il polso di ciò che stava accadendo pur senza mai mettere in primo piano la presunta gggente, alla Del Debbio e simili. E lo ha dimostrato anche nel battibecco notturno con Simone Di Stefano, il leader di Casa Pound, che si lamentava dello scarso spazio mediatico del suo movimento, votato poi da meno dell’1% degli elettori. Una lamentela incredibile visto che Casa Pound, l’onda nera e il pericolo fascista (ma anche la grande voglia di sinistra, basti pensare al risultato di Liberi e Uguali) sono state folli invenzioni mediatiche, con il supporto forse in malafede di alcuni sondaggisti.

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15 commenti

  1. l

    Bel post
    Fatto con la giusta rabbia per chi non capisce le peculiarità del suo lavoro, e lontano dal solito applauso al giudizio della gente che spesso usa un po’ per autodenigrarsi.

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  2. e

    Uno dei più bei pezzi scritti su Mentana e la sua maratona.Bravo Direttore.

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  3. F

    Direttore che mi sarebbe piaciuto vedere nel mentana salotto, sicuro che avrebbe portato spunti di interesse e riflessione

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  4. K

    “Ma se arrivava Obama cosa facevate”

    Spero non l’abbia detto proprio così…

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  5. E

    Bel pezzo, anch’io (e altri) siamo rimasti ipnotizzati da Mentana che abbiam fatto bene a consigliare a Jeremy in luogo dell’imbolsito salotto di Vespa (che un po’ come il PD non ha capito un cazxo di cos’è successo…).
    Sui tre punti del format:

    1) verissimo, mi permetto però di contestare due cose: Damilano è insopportabile, il classico radical-chic saputello che tra le righe dà delle teste di cazzo a chi non vota la sinistra, non a caso fa parte della squadra di quell’altro insopportabile di Zoro; il gruppo è composto prevalentemente da giornalisti di area di sinistra o protestataria (grillina o il Fatto, etc.) facendo da contraltare a Vespa (dove si è festeggiato la vittoria di Forza Italia, appena capiscono che Berlusconi non sarà Premier si suicidano…).

    2) Ecco, questa cosa la trovo insopportabile, almeno quanto il Bonolis che chiama freak sfigati davanti alle telecamere per prenderli per il culo. Delle due l’una: o i suoi inviati sono incapaci e allora sbaglia lui a sceglierli o lo fa per fare il fenomeno e questa cosa è volgare. Tra l’altro dimostra anche scarsa solidarietà professionale: la battuta su Obama gli è venuta perché il suo inviato era rimasto tagliato fuori dalla cerchia di cronisti attorno a Stumpo, ma in quel momento il suo inviato stava parlando con lo studio mettendosi in posa davanti alla telecamera e questo onestamente è una chiara indicazione di regia.

    3) si, Mentana meglio di suoi colleghi ha capito dove sarebbe andato il voto, del resto non solo per questioni tecniche è il migliore a fare questo mestiere. Sulla questione Casapound attenzione: Di Stefano è stato un po’ infantile ad imputare lo scarso risultato alla mancanza di ribalta mediatica (soprattutto nel giorno dell’ennesima vittoria M5S) ma non perché invece del suo partito se ne è parlato tanto (grazie al cazzo, è stato demonizzato, gli han dato pure le colpe dei fatti di Macerata, imputabili invece ad altri partiti…). Di Stefano ha avuto ragione nel dire che nessuno gli ha dato spazio per spiegare idee e progetti del suo partito ma non è per questo che ha perso, tra l’altro la scusa era quella che il PD usava per Berlusconi.
    Geniale quindi la battuta di Mentana nel siparietto:
    “Non ci avete mai dato una prima serata dove poter…”
    “Ma che dovevamo fare, farle presentare Fantastico?!…”

    Ps: Krug, l’ha detta esattamente così, ed era un po’ una bacchettata al buco preso dai suoi e un po’ una bacchettata all’agitazione degli altri (ma chi cazzo è Nico Stumpo?!…).

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  6. s

    non c’ è bisogno dei politici perché i giornalisti in studio ne fanno ottimamente le veci…

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  7. m

    “sembra disprezzare i giornalisti televisivi”
    E ci mancherebbe altro, trattandosi di non giornalisti.
    Mi aggiungo al plauso all’ottimo post.
    Vespa, peraltro, si è mosso alla grandissima nell’occasione.

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  8. E

    Mentana disprezza sè stesso…

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  9. e

    El Dandy offre uno spunto altrettanto interessante su Casa Pound: per quanto il piagnulcolare di Di Stefano in diretta notturna abbia fatto sorridere pure a me, effettivamente i giornalisti hanno fatto alla grande figli e figliastri in quanto a trattamento televisivo dei leaders politici.

    Ricorderò sempre, qualche settimana fa, come all’Aria Che Tira (o era Omnibus? boh) fossero previsti da ospiti in due giornate consecutive Di Stefano e Di Maio. Ora, di questi due, uno si è sentito chiedere “mi dica pure un argomento a piacere” (e il leader in questione manco è riuscito a spiegarlo.. .”no perchè il piddì”…), l’altro ha dovuto subire le forche caudine dell’inquisizione (con uno degli intervistatori che parlava delle malefatte di Forza Nuova imputandole a Di Stefano…”guardi che non siamo stati noi a farlo” “eh vabbè ma il succo è lo stesso” maccerto!) riuscendo a spiegare qualcosina del programma nei 5 minuti finali (oddio, il discorso sulla Libia era meglio toglierlo dalla scaletta ristretta, che non ha aiutato…).

    Poi certo, adesso leggiamo Travaglio che ricorda come “il reddito di cittadinanza non si può fare”. Magari sarebbe stato bello chiederlo direttamente ai DiMaii e ai Dibattisti, presenti nelle numerose trasmissioni pre-elettorali di la7 con Travaglio opinionista … ah questa sbadataggine!

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  10. c

    diciamo che la presunta “marea nera” era stata creata ad arte da certa stampa e sinistra per nascondere la completa assenza di programmi politici che non andassero nell’unico verso possibile per loro: la subalternità a Leuropa e ai Mercati.

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  11. I

    e all’immigrazione incontrollata.
    ciao cugino

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  12. C

    Intanto l’economia spagnola cresce sopra al 3%, con – 7 punti di disoccupazione in 3 anni. Viva la subalternità all’Europa!

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  13. R

    Vado controcorrente: bene ma non benissimo. Il giudizio sarebbe stato più alto se ci fosse stato ancora Sechi (fatevi un abbonamento di prova su list e poi mi dite cosa ne pensate): il più lucido e il più preparato rispetto alla compagnia di giro (Stefano Feltri, Sorgi e Polito di un altro livello, Cerasa non pervenuto, Da Milano si sta ancora chiedendo perché a Repubblica hanno chiamato Cerno e non lui).

    Makkox basta e avanza: l’unica vera perla di una trasmissione che reggo al massimo 20 minuti da quando non va più in onda nel format della domenica sera.

    Il vero plus della Maratona (quando le notizie sono reali e non brodo allungato) è la possibilità di approfondire concetti (a volte anche sottili) senza interruzioni o tempi televisivi (alla Floris o Formigli) scanditi da applausi inutili efastidiosi e battute di comici da ospizio.

    Quanto al rapporto con la truppa è doveroso segnalare quanto la redazione del TG La7 sia in pratica una redazione Politica e lui si atteggi a caporedattore che non deve chiedere al Direttore. La macchina funziona per quello. E costa poco, per la gioia del presidente del Torino. Poi lui ha potere di vita e di morte su tutta la produzione editoriale (i servizi di economia sono il vero benchmark delle competenze di Mentana direttore).

    Cerata alla Brosio è funzionale a entrambi. I telefoni e le entrature a Palazzo (visto anche le sue esperienze di categoria) della Sardoni sono imprescindibili per Mentana: senza di lei la maratona al massimo diventa 3000 siepi corsa da uno che mangia polenta e brasato prima di partire!

    Di quella redazione credo che la gran parte siano ancora scelte di Piroso.

    Il gusto per la battuta è insita nel personaggio che, a volte, va anche sopra le righe (il riferimento è a quella su Berlusconi che si ferma a salutarlo incontrandolo per Roma con una delle ex mogli e la figlia).

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  14. r

    ecco, sul disprezzo di Mentana verso i colleghi televisivi/sottoposti
    http://www.lettera43.it/it/articoli/politica/2018/03/06/mentana-maratona-twitter-elezioni/218429/

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  15. A

    Quella di La 7 unica informazione generalista guardabile e ascoltabile. Mentana il migliore proprio perché tiene fuori i politici dallo studio e dà un’impressione di imparzialità, rara altrove. Floris cresciuto nel tempo ma sempre troppo ‘entusiasta’ tra un applauso e l’altro, e inutili siparietti comici. Formigli bravo nelle inchieste ma dà l’impressione di essere piuttosto permaloso e insofferente verso chi non la pensa come lui. Vedi il recente confronto con Minniti.

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