Tutto il male di Federer numero uno

Il ritorno di Roger Federer in vetta alla classifica ATP, a 36 anni e mezzo e a quasi cinque e mezzo dall’ultima sua presenza al numero 1, grazie alla semifinale del torneo di Rotterdam poi stravinto in finale su Dimitrov, può indurci a copiare dalle agiografie già scritte e sarebbe la strada più facile, perché stiamo parlando del miglior tennista di tutti i tempi ben al di là dei numeri (20 tornei dello Slam, 97 ATP in totale più tutto il resto) che non rendono giustizia ai campioni del passato. Perché, va sempre ribadito, fino al 1968 i migliori erano tenuti fuori dai grandi tornei, fino al 1988 l’Australian Open è stato un torneo di media importanza e fino all’inizio degli anni Duemila le differenze fra superfici erano notevolissime, quasi da sport diversi: le tre doppiette Roland Garros-Wimbledon di Borg rimangono tecnicamente più grandi dei 20 Slam di Federer. Lo svizzero è il più grande perché ha attraversato diverse epoche anagrafiche e tecniche, sempre da protagonista e sempre aggiungendo qualcosa ad un gioco già simile alla perfezione: si pensi solo al rovescio coperto, insieme al servizio vero segreto della sua terza giovinezza.

Detto questo veniamo al punto. Uno sport il cui numero uno va per i 37 anni e il cui numero due va per i 32 è uno sport che non sta troppo bene, anche se si inquadra in una tendenza generale che per molti motivi (non tutti scrivibili) sta allungando a dismisura carriere, ingaggi e tempo sulla ribalta. Siamo ben oltre la retorica sul vecchio campione che non si vuole arrendere, che pure è giornalisticamente produttiva: il lettore-telespettore è di solito un tifoso, di solito non giovanissimo né baciato dalla fortuna, il vedere Buffon e Totti aggrappati all’agonismo fino a 40 anni e oltre li tira (ci tira) su, per motivi di identificazione facilmente intuibili. Ma se il più giovane azzurro di Coppa Davis è il trentunenne Fognini e nei primi 22 (siamo italiani, arriviamo fino alla posizione di Fognini) giocatori al mondo ci sono 12 ultratrentenni si capisce che la situazione va al di là di un fuoriclasse che pare eterno.

Con Federer stiamo in ogni caso andando oltre l’immaginabile, perché nemmeno Buffon pensa di giocare meglio del Buffon di dieci anni fa, mentre lo svizzero complici gli infortuni dei principali avversari, la pochezza dei più giovani, la sudditanza psicologica della generazione di mezzo (con Dimitrov, battuto 6-2 6-2 nella finale di Rotterdam, ha quasi scherzato), una programmazione ridotta al minimo e un gioco diventato molto più scarno pur nel suo splendore, sembra in proporzione al resto del tennis più forte rispetto a una decina di anni fa. Onestamente una brutta notizia per il tennis, in cui l’età media delle prime vittorie si è alzata ma non in maniera tale da giustificare l’esistenza di un vecchio, sportivamente parlando, al vertice. Prima di Federer il più anziano numero uno era stato Andre Agassi nel 2003, a 33 anni, e già sembrava qualcosa di incredibile. Poi ogni campione ha la sua storia: Borg si è di fatto ritirato a 25 anni e dopo i 25 McEnroe non ha più vinto Slam, Laver e Connors che nell’immaginario dell’appassionato erano emblemi di longevità hanno vinto l’ultimo Slam a 31 anni. Federer sta insomma riscrivendo la storia, ma con l’aiuto di un presente abbastanza modesto. Se Cristiano Ronaldo, esempio di dedizione assoluta e di cura maniacale del proprio corpo, dice a 33 anni di non essere in grado di fare le cose di qualche anno fa, c’è qualcosa che non torna.

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6 commenti

  1. l

    le tre doppiette Roland Garros-Wimbledon di Borg rimangono tecnicamente più grandi dei 20 Slam di Federer

    Lo può spiegare al primo nadaliano che passa e ciancia di Borg come di un bruguera? Grazie

    Capitolo vecchiaia:
    Brutto per lo sport ma in tendenza con quello che accade negli altri “giochi”.
    Mentre negli sport di prestazione la tendenza è il cielo (a parte caso come Bolt che ha anticipato i tempi di un ventennio), è ormai facile notare che nei giochi c’è una stasi in atto da almeno più di 10 anni. Probabilmente dovuta al fatto che non si gioca più per strada o al giardini? Non
    Però pare lampante.

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  2. F

    Articolo perfetto, in cui l’unico menzionato (borg) rimane l’unico che puo’ competere in termini tennistici con federer..
    Non ho pero’ mai visto laver

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  3. M

    Secondo me una cosa che incide molto è il fatto che negli ultimi dieci anni il numero di tornei ed i montepremi di livello in questi torni
    sono saliti tantissimo. Se prima per vedere il grosso dei soldi dovevi essere stabilmente nella top 3 ora anche un’onesta carriera da
    giocatore da top 20 ti garantisce introiti da 20-25 milioni di dollari in carriera quindi cosa te ne importa di impegnarti per scalzare Nadal
    o Federer o Djokjovic? Se pensiamo che solo gli ottavi dell’Australian Open generavano un introito a giocare di circa 180.000 dollari…
    Questa cosa sta accadendo anche nel calcio così come nel basket etc. Potresti fare anche tutta la carriera senza vincere mai nulla ed avere guadagni che anche solo quindici anni fa si sognavano. Per non parlare appunto dell’NBA in cui 10 milioni all’anno
    non si negano neanche al Gallinari o al Dellavedova di turno, immaginiamoci ad uno che dovrebbe scalzare il Re o Curry o Durant
    e che magari di soldi ne prende già più di loro.

    Ps: i “motivi non tutti scrivibili” valgono per tutti?

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    1. l

      Mauro b. lettura interessante. Ieri chiarugi e brovarone, analizzando la “stagione” di tal gil dias dicevano che un ragazzo di ventanni, scuderia Mendes, ha già al giorno d’oggi, almeno dieci anni di carriera tra Europa e Cina… che fame vuoi che abbia. Però per i grandi campioni questo non è vero. E manco quelli nascono più…

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  4. C

    Forse qualcosa ha inciso anche uno stile di gioco che non è mai stato sinonimo di fisicità. Federer non ha mai vinto perché correva più degli avversari o perché aveva un dritto più potente, anzi in queste due specialità Nadal lo porta a scuola. Se però vinci anche perché hai tocco, riflessi inumani e un’intelligenza tattica sopraffina, beh queste sono qualità che degradano più lentamente rispetto al fisico. Se poi ci aggiungi una tranquillità e una solidità mentale che a 27 anni non avevi ci sta anche che tu possa essere migliore di 10 anni fa…

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  5. b

    Olivari “le tre doppiette Roland Garros-Wimbledon di Borg rimangono tecnicamente più grandi dei 20 Slam di Federer.”
    Leo “Lo può spiegare al primo nadaliano che passa e ciancia di Borg come di un bruguera?”
    Che poi, quel nadaliano dovrebbe, paradossalmente, godere invece proprio del fatto che Nadal sia stato l’unico ad avvicinarsi allo svedese per polivalenza, visto che dal 2007 al 2011 ha tenuto a Londra un livello molto vicino a quello (inarrivabile) di Parigi.

    La considerazione di Olivari è sostanzialmente corretta, però la ridurrei all’osso: vince soprattutto perchè chi dovrebbe naturalmente farlo (i giovani) è meno forte di lui, per vari motivi.
    Ovviamente non è colpa di Federer se gli avversari sono peggiorati (Nadal), pensano ad altro (Djookovic), sono perennemetne infortunati (Murray, Del potro) o vivono nel timore reverenziale (i nuovi) o semplicemente sono più scarsi.
    E’ invece un suo straordinario merito essersi rimesso in discussione perfino nei fondamentali, al di là di eventuali notizie (“si bombava”) che potrebbero venir fuori domani .
    Per questo ci vuole una “fame” per nulla normale.

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