L’assassinio di Gianni Versace e la quotidianità gay

Troviamo profondamente ingiusto che muoiano le persone di talento, come Gianni Versace e poche centinaia di altre in tutto il pianeta. Gente che ha qualcosa da dire e da dare, non subumani che si trascinano stancamente verso la pensione sperando che la loro squadra vinca o in un colpo di mercato del presidente. Per questo L’assassinio di Gianni Versace, seconda stagione di American Crime Story e attualmente in onda su Fox Crime (viste le prime due puntate, in totale saranno nove) ha avuto buon gioco nello sfruttare il dispiacere di noi spettatori medi per la morte assurda, a soli 51 anni, dello stilista calabrese. Ucciso a Miami, davanti alla sua splendida villa, da un ragazzo ossessionato dalla sua figura e dalla sua fama, Andrew Cunanan. Che probabilmente lo aveva anche incontrato di persona in un locale gay di San Francisco, qualche anno prima, ma certo non ne era un intimo amico come si vantava di essere.

La serie non è autorizzata dalla famiglia Versace, ma è più che rispettosa nei confronti dello stilista (interpretato da uno strasomigliante Edgar Ramirez) e della sorella Donatella (Penelope Cruz le è decisamente lontana, ma come atteggiamento è credibile). Finora centrali sono stati però Cunanan (Darren Criss), gigolo per omosessuali e tanto per gradire anche serial killer (prima di Versace altri quattro omicidi), e Antonio D’Amico, fidanzato di Versace con il quale comunque la coppia era apertissima. Una vida loca ben impersonata da Ricky Martin: in generale oltre alla scrittura abbastanza asciutta è quindi il cast a fare la differenza, in una storia già ben conosciuta e con i punti controversi che non sono stati chiariti nemmeno ad oltre vent’anni di distanza. Il tocco di coraggio, visto il politicamente corretto di solito obbligato, è la rappresentazione cupa, promiscua e violenta (anche solo psicologicamente) della quotidianità omosessuale, vista con gli occhi di poliziotti non progressisti.

Chiunque sia passato per Ocean Drive, anche molto tempo dopo i fatti, non può non essere rimasto colpito dal turismo macabro di fronte a Casa Casuarina, la inconfondibile villa di Versace oggi non più della famiglia e riconvertita a ristorante gourmet con annessi appartamenti di lusso. Facile l’associazione mentale con i dementi che fotografano il tunnel de l’Alma a Parigi, dove in quell’estate 1997 morì anche Lady Diana, fra l’altro amica di Versace e presente al suo funerale milanese. Certo è che Versace con la sua morte prematura è diventato un’icona anche oltre il mondo degli appassionati di moda, trascinando quindi tutto ciò che lo riguarda. Anche il suo assassino e anche le serie tv sul suo assassinio. Con il senno di poi sarebbe ancora vivo, essendo più giovane del relativo (target molto diversi) rivale Armani, ma quasi ogni crimine con il senno di poi sarebbe evitabile.

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