Ragazzi invisibili

Oscar Eleni con il fucile le pinne e gli occhiali per risalire la Darsena milanese ed arrivare in tempo ad ascoltare Gabriele Salvatores, l’uomo di Mediterraneo, dei grandi premi, dei grandi film, della grande squadra che va oltre Marrakech e non finisce ad Abatantuono. Argomento il ragazzo invisibile di seconda generazione. Il suo secondo lavoro sull’argomento. Una bella storia per il cinema, una storia interessante anche per questo basket dove se paghi il giusto ti vendono il loculo della finta popolarità, per un movimento che ha deciso di valorizzare la categoria ragazzi invisibili, soprattutto se italiani, cercando un’alleanza fra ricchi e poveri, pochi i primi, moltissimi i secondi, come ormai dappertutto, cercando come si fa nella questua chi poteva spezzare le fragili catene a difesa del portone federale. Come è già successo con gli arbitri, non è stato difficile far entrare Iago dalla porta di servizio. Quei tipi sanno arrangiarsi, camaleonti travestiti che indossano qualsiasi livrea: dirigente, giornalista, persino allenatore per sfortuna di chi li ha incontrati. Li riconoscerebbe anche un bambino, ma il profumo acre dei soldi fa diventare cechi, muti, sordi, come urlava il Burt Lancaster impersonando un ministro nazista in Vincitori e Vinti, quelli che potrebbero fermare l’onda.

Non succede, non accadrà e Petrucci dovrà fare molta attenzione perché sembra isolato come gli Asmat, popolazione della Nuova Guinea che, si dice, non taglia più le teste dei nemici. Lui, il presidente sindaco, resta arroccato nella Gibilterra dei canestri insieme a Tanjevic adesso che girano per le contrade a spicchi i soldatini per trovare il consenso ai 12 stranieri 12, quelli che, regolarmente, passando da casa Sacchetti gli chiedono “Come va con Boscia?”. Lui, Romeo, dicono i soldatini, alza il sopracciglio, fa capire e non capire. Peccato. Noi capiamo benissimo uno come Sacchetti, che sta facendo cose bellissime anche con Cremona. Lo capisci dai progressi dopo ogni fatica, vinta o persa conta poco, lo vedi dalla faccia di certi giocatori. Certo se riuscisse a ridare il sorriso a Fontecchio sarebbe il massimo: lì, fra torroni, torri e tettazze, ha intorno quelli che potrebbero ispirarlo. Da Travis il colonnello che anche con gambe senza l’antica forza sa usare il cervello, poi Portannese che è leone dentro, o, magari, Ruzzier che ha le unghiette per graffiare tutto e la testa per imparare molto. Sì, certo c’è anche Johnson-Odom che sembra proprio divertirsi nel basket di Sacchetti che è poi, come dice nel suo libro, di chi lo gioca.

La giornata dopo zampone e lenticchie ci ha regalato qualcosa di speciale in campionato e specialissimo nell’Eurocup dove Della Valle ha smesso di andare a cercare mulini a vento come contro Cantù, dove Luca Banchi rinforza il concetto di tanti suoi amici senesi, toscani: è il più bravo anche se a Milano lo hanno trattato a pesci in faccia. Ora non vogliamo partecipare a queste gare su chi piscia più lontano. Siamo convinti di avere una buona scuola per allenatori, ma la differenza è sulla qualità del lavoro. Di quella ti accorgi subito, perché se ci sono troppe richieste per avere “rinforzi”, magari scambiando un’ala piccola per una forte, tanto chissenefrega, allora bisogna riflettere: gli allenatori che conteranno sempre, come gli insegnanti di scuola, sono quelli che ti arricchiscono, ti migliorano con il lavoro che sa tanto di miniera, ma è un cammino obbligato che porta al cielo aperto. Non basta convincere la gente parlando prima dell’ingaggio. Importante che tutto funzioni anche dopo. Ma torniamo a Torino dove per vedere la Fiat contro il Bayern c’era Sinisa Mihailovic grande amico di Sasha Djordjevic che, per un paio di mesi, era il candidato a sostituire Ettore Messina sulla panchina azzurra. Certo l’Italia che ama, a Milano ci vivrebbe volentieri, ha una casa, ha tanti amici, gli ha dato due dispiaceri in pochi giorni, però avrà certo capito che Menetti e Banchi sono due allenatori di casa Italia che meritano almeno il rispetto dell’allenatore che ha riportato ad alto livello la Serbia e sta seminando bene in Baviera.

Dicevamo della giornata di campionato del chiaroscuro bolognese, questa volta si parla di Aradori mentre Alessandro Gentile ha mostrato l’altra faccia del suo essere trapezista per il circo del sole, ma anche equilibrista che spesso non trova pace con le sue parabole di tiro, per non parlare della difesa. Sapete che consideriamo Avellino e Sassari le rivali più accreditate per disturbare il viaggio in prima classe dell’Emporio Armani, il bengodi del basket nazionale dove se rompi le scarpe te ne comprano subito un paio nuove, basta ammettere di essere nel paradiso, basta far sapere che chi comanda è illuminato al punto da far luce anche sulle catapecchie delle baraccopoli alla periferia. Al momento sembra che Avellino abbia qualcosa di più, ma la stagione è lunga. Sassari è già passata dalla palude dove tutto sembra andare male, Avellino ci gira intorno, è ancora alla ricerca della verità, anche se adesso quando Filloy sbaglia partita, come a Sassari, si trova pronta un Fitipaldo ispirato, quando aspetta Fesenko può contare sulla saggezza di Leunen. A Sassari non manca molto per far capire a Bamforth che se vuole avrà una mano da tutti. Avellino può credere di essere davvero la seconda forza e non lo diciamo perché abbiamo visto i problemi di Venezia, che certo deve rinforzarsi al centro, ma intanto ha reagito bene, non lo scriviamo dopo aver visto Brescia perdere tre delle ultime quattro partite perché era logico un momento di flessione dopo quello di grande esaltazione. Ora dipende dalla qualità del lavoro che faranno le singole società. Milano avrà avversarie che possano tenerla almeno in tensione. Per il momento Pianigiani ha trovato in Kuzminskas lo scaccia pensieri che gli hanno fatto maledire Jefferson e non amare troppo M’Baye. Ma questo, ci dice radio fantomas, lo avevano preso prima di ingaggiare lui. Oh, finalmente un’altra bella colpa da mettere sul conto spese di Repesa che vive il sabbatico Armani dalle tribune del Cedevita. Indicare altri “colpevoli” dell’incauto acquisto è vietato.

La tredicesima che ha portato la Virtus Bologna fra le otto per la finale di coppa Italia a Firenze ci ha dato una sola verità: Milano sarà la numero uno perché rispetto alle altre due a 20, cioè Brescia ed Avellino, dovrebbe essere l’unica sicura di fare ancora 4 punti. Venezia sarà quarta, Torino a Sassari a seguire. Trento, Cantù e Bologna in spareggio a quota 16 per i due posti che mancano alla sfida della Leopolda. Pagelle digestive dopo aver riso tanto vedendo cosa produce l’intellighenzia del basket, scritto e parlato.

10 A VENEZIA e REGGIO EMILIA perché hanno cominciato bene la seconda fase dell’Eurocup rendendo meno cupo lo scenario di questo basket dove siamo bravi soltanto dentro il pollaio di casa.

9 A SASSARI ed AVELLINO che pur nella strana frenesia di una sfida che diceva tutto e niente si sono preoccupate soltanto dei loro errori, fingendo di non risentire di un arbitraggio che era fotografia del settore, come dimostrato in altre partite della tredicesima.

8 Al grande arbitro COLLINA, che per noi non è certamente un ex, per aver scelto il basket come passione disintossicante, anche se tifando Fortitudo qualche arrabbiatura deve averla presa di certo. Quello che dice ha una misura da vero uomo di sport.

7 A Vanni LORIGA, vecchio compagno di viaggio in tante trasferte sportive, soprattutto per l’atletica, se davvero continuerà i suoi racconti di sport e di basket su Basket Magazine. La speranza che vada anche oltre Civitavecchia e ci porti nell’atmosfera delle Olimpiadi che ha seguito, nella speranza che Monaco , la strage, le fratture, non siano ricordi troppo dolorosi.

6 A Vincenzo ESPOSITO che con pazienza aspetta il risveglio della sua Pistoia, che ora vive il tormento fra le retrocedende, per la maniera elegante con cui, forse, ha evitato una multa federale pesante come quella assurda che vorrebbero farsi pagare dal preparatore atletico di Trento (quanto pensate che guadagni, cari giudici federali?): non ha capito il metro arbitrale a Bologna.

5 A VARESE perché fa venire il nervoso che siano sempre loro i primi a ricordare gli uomini che hanno fatto grande la storia di quella società e di quel basket. Adesso al Campus costruito dai Bulgheroni è stato dedicato uno spazio a Gianni ASTI il grande maestro di molti dei nostri campioni bosini e della Nazionale nel nome della Robur del presidente Trombetta che la sua sala l’aveva già.

4 Ad EUROSPORT per aver stuzzicato l’ironia di chi non crede che siano una grande cosa i 150 mila abbonati al basket player. Inventatevi anche voi cifre fasulle, ma, se vi può bastare, al momento avete la riconoscenza di un mondo che aspettava interlocutori così appassionati. Felici anche che sia migliorata la grafica, come del resto sulla RAI. Resistere, resistere e non diventare arroganti.

3 A Manu GINOBILI perché a quarant’anni diverte ancora il popolo degli Spurs, regala gioia ai suoi allenatori Popovich e Messina, ma in questo modo rende davvero più difficile il ritiro a molti coetanei che sono nel nostro sport.

2 Alla LEGA per l’ultima conferenza stampa, ma in generale per questa ricerca dello sviluppo attraverso il mercato, magari è anche logico, ma siamo convinti che se la qualità degli attori sarà migliorata con il lavoro, riconoscendo stipendi adeguati agli allenatori che non sono in vetrina, allora qualcosa cambierà e andrà meglio anche per i Superboni che si comprano i soldatini insieme alla merenda aziendale.

1 A GALLINARI che sembra davvero in difficoltà nel recupero e a BELINELLI che gioca benissimo per Atlanta, ma dorme in fondo alle classifiche. Li vorremmo più felici nella speranza che sia così anche per DATOME, MELLI e HACKETT. Tornate da noi appena potete. Ne abbiamo bisogno. I soldi? Be’, ci pensa la Lega.

0 A CAPO d’ORLANDO se non capirà le parole di un eccellente allenatore come DI CARLO che si è preso tutte le colpe per la sconfitta interna contro Venezia. Non tutti gli anni può andare bene, non sempre si pesca cosa serve davvero, ma il tempo e i fatti hanno dimostrato che dove c’è passione si recupera in fretta anche avendo uno dei tanti palazzetti italiani che sarebbero fuori legge per i play off del prossimo campionato.

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1 commento

  1. n

    “Se ci sono troppe richieste per avere “rinforzi”, magari scambiando un’ala piccola per una forte, tanto chissenefrega, allora bisogna riflettere”

    Come fischiano le orecchie del “Muto” (cit.)

    🙂

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