Amico è d’autore (intervista a Dario Baldan Bembo)

E all’improvviso, tutta Italia, isole comprese, si ritrovò un motivo da cantare tutta insieme in coro. Intitolato Amico è (inno dell’amicizia), capace di superare i confini nazionali ed entrare di diritto anche tra i cori da stadio, tra il 1982 e il 1983 divenne uno dei tanti successi di Dario Baldan Bembo, organista e tra i primi specialisti Hammond in Italia, nonché cantante e compositore di diversi grandi classici della musica italiana. Lo abbiamo intervistato, ripercorrendo alcune tappe della sua carriera e raccogliendo anticipazioni sui progetti in corso.

Partiamo dalle origini e dalla scoperta della musica…
Di fatto fin da bambino ho avuto il desiderio e la passione di suonare il pianoforte, che avevo in casa e senza il quale, magari, non avrei mai imboccato questa strada. Ero favorito anche dal fatto di avere l’orecchio assoluto, eppure dopo aver frequentato il Liceo Classico mi ero iscritto a Giurisprudenza, visto che mia madre voleva che diventassi avvocato. Senonché ricevetti da un amico di mio fratello Alberto, anche lui musicista, la richiesta di entrare a far parte di un complesso insieme a Ico Cerutti, Bruno De Filippi e altri. Eravamo quotatissimi e venivamo chiamati ad aprire i concerti delle band internazionali che arrivavano a suonare in Italia. Il mio ruolo era quello di tastierista Hammond, che è stato la mia prima vera passione. All’epoca in Italia eravamo solo in tre organisti specializzati e io, non avendo alcuna esclusiva, lavoravo un po’ per tutti, anche per Lucio Battisti suonando in brani come Amore non amore, I giardini di marzo… Dopodiché ho abbandonato la carriera di turnista intraprendendo quella di cantante. Con Bruno De Filippi che mi consigliava di diventare un vero e proprio jazzista anziché dedicarmi alle ‘canzonette’, avendo individuato in me la stoffa per poterlo fare. Mi bastava infatti ascoltare brani di John Coltrane o Miles Davis per impararne gli assoli a memoria.

Come è iniziata la carriera di autore?
Tutto partì da Augusto Martelli che mi chiese una canzone per concludere la colonna sonora di un film, Il Dio serpente, che divenne poi il brano Djamballà. Da lì arrivarono richieste per brani da affidare a Caterina Caselli o Johnny Dorelli, e si sparse la voce di questo organista che scriveva canzoni. Finché non ebbi un contratto con l’etichetta Come il vento e iniziai a scrivere come professione, avviando la collaborazione con Mia Martini, da Minuetto a Piccolo Uomo a Donna Sola, e successivamente componendo per molti altri come Al Bano e Ornella Vanoni, fino all’incontro con Renato Zero per il quale ho scritto una quindicina di canzoni comprese Amico e Più su. Oggi nomi di questo calibro non ce ne sono e non c’è nemmeno più l’abitudine di chiedere i brani agli autori… tutti si scrivono le cose in casa tra di loro, coinvolgendo per assurdo anche ‘il proprio autista’, con la qualità che si è abbassata drammaticamente.

Le canzoni di successo come si scrivono?
È tutto molto semplice, tenuto conto che abbiamo sempre il difetto di mitizzare e dare importanza a quanto riteniamo ce l’abbia. Se vogliamo trovare le origini della sconfitta di Napoleone a Waterloo non possiamo certo dire che aveva mal di piedi, e invece può darsi fosse proprio così… questo per dire che spesso la realtà è legata alle cose più semplici e naturali di quanto si propone invece come mito. Così è successo anche nel mio piccolo. Ad esempio il motivo su cui si basa Aria (del 1975 e primo suo successo da solista, n.d.r.) l’avevo creato registrando qualcosa che avevo in testa su un registratore Geloso, e ho poi ripreso la stessa idea dopo dieci anni, l’ho sviluppata ed è diventata un successo internazionale.

Cosa si può invece dire di Minuetto?
Minuetto è nata inizialmente quasi di getto, mettendo insieme un inizio con un arpeggio che ricorda la musica classica, per poi unire una frase di un arrangiamento alla Billy Joel con il controcanto degli ottoni. A questo punto va detto che in genere quando le canzoni si devono sfogare vanno verso l’alto, come ad esempio O’ sole mio, con gli interpreti che gridano come matti. Io ho ribaltato la cosa, con l’inciso che va verso il basso. Cambiando poi tutto il pezzo nel finale, con un arrangiamento ‘americano’, e un andante completamente diverso. Tra l’altro di recente ho fatto uscire un disco intitolato Io e Mimì dove ho riscritto e suonato i 12 brani fatti per lei affidandoli all’interpretazione di Sabrina Carnevale. Perché non è vero che non si possono ricantare le sue canzoni, ma bisogna trovare un’interprete capace di cantare come lei.

Passiamo ad Autostrada del 1981, un brano lunghissimo e lontano da quelli che sono gli standard imposti dalla discografia odierna…
Mi sono messo alla tastiera, trovando la ‘chiave del pezzo’ da cui dipende poi tutto, l’embrione e il DNA della canzone. Quello che sta sotto, da cui poi consegue tutta la melodia che insegue sempre la chiave iniziale. L’inciso è arrivato di getto tutto in un’oretta di mezzo. Apparentemente semplice ma in realtà complesso nel suo svolgimento. Avrei voluto chiamarlo Viale del Tramonto.

Nel 1982 esce invece l’album Spirito della Terra. Un progetto originale, anche in termini di realizzazione, essendo stato registrato all’aperto, in campagna…
Mi domando come mai nessuno sia andato più a incidere un disco in campagna. Vanno tutti a infilarsi nelle sale di registrazione, che è il modo peggior per registrare. Ho sempre suonato in cantina, a casa. La sala d’incisione è anti idee e anti creatività, è qualcosa di asettico, da ospedale, dove al limite ci si reca per ultimare il lavoro. Per Spirito della Terra siamo andati in campagna convincendo la CGD a realizzare un disco in questo modo. Mi hanno dato tutti del matto, tranne Alfredo Cerrutti allora suo direttore artistico. Si trattava di un progetto presso una cascina con un grande prato, i gazebo, le tende, i bungalow. Una sorta di comunità e da lì è nato il disco, coinvolgendo anche un’orchestra di 40 elementi. Si faceva il bagno nei dintorni, si giocava a pallone nel prato, era un modo di lavorare che prediligo ancora. Nessuno ha copiato l’idea, anche tra quelli che hanno partecipato… peccato.

Veniamo quindi ad Amico è (in origine chiamata Falò) contenuta in Spirito della Terra. Come è stato realizzato questo brano diventato poi anche un coro da stadio in tutto il mondo?
È stato realizzato dopo una pasta e fagioli per 200 persone venute dal paese, mangiata in compagnia di tanto vino rosso. Insieme al coro e a Sergio Bardotti che dirigeva tutti, in piedi su una sedia. Un segnale di allegria che è la spiegazione del suo successo. Qualcosa di non costruito a tavolino, come accaduto anche con altri successi come Soleado, scritta con Ciro Dammico e che, nato come coro, è poi diventato When a child is born, esplodendo negli Stati Uniti e trovando un posto tra i classici di Natale.

Due le partecipazioni al Festival di Sanremo, arrivando terzo con Tu cosa fai stasera nel 1981. Oggi che cosa si può dire del Festival?
Dico solo che di Sanremo parlarne male è facilissimo ma è altrettanto difficile parlarne bene, insomma una via di mezzo. E che una volta uscivano artisti e canzoni che duravano nel tempo. Diciamo che Sanremo è lo specchio dei tempi e quindi se i tempi sono questi….

Quelli dei talent?
I giovani oggi ci sono, ma purtroppo il talent è qualcosa di commerciale, fra il discografico e il televisivo. Bisogna capire dopo un anno che fine fanno. Ne escono successi che durano il tempo della trasmissione, e gli interpreti sono dei ‘fantasmi’, anche bravi, ma supportati da niente. Una volta i cantanti avevano dietro l’autore che scriveva per loro, il paroliere, l’arrangiatore e l’orchestra che li aspettava, e quindi nasceva il disco. Adesso con cosa vengono fatti i dischi?

Quali sono infine i progetti in corso?
Sono 25 anni che non faccio un disco di inediti, ho vissuto molto di rendita su quanto costruito in passato e vivo anche bene. Ma di recente ho avuto una spinta incredibile per rimettermi a fare un disco. Questo grazie a un incontro avuto con dei giovani in occasione di un concorso di voci nuove. A loro richiesta ho cominciato a suonare, il che mi ha fatto capire che anche le nuove generazioni riconoscono i miei brani e la mia capacità di autore. Rispettandomi. Al ritorno a casa avevo in tasca  la loro determinazione, ed ebbi uno scatto d’orgoglio. Ho capito che per gli anziani sono sì un bravo autore, mentre per i discografici un autore bravissimo ma ormai datato: sono miei nemici, Caterina Caselli a parte, vanno in televisione a giudicare senza conoscere nemmeno la musica. Ma ho scoperto una fascia di mercato di giovani che mi ammirano, mi scrivono e che stanno dalla mia parte. Ecco che allora in questo momento sto lavorando a un concept album che si intitolerà Viaggio dentro noi, che uscirà ad aprile anche in vinile. L’idea è quella di raccontare il percorso di Santiago di Compostela, i giovani che vanno alla ricerca di sé stessi abbandonando le comodità. Sarà un viaggio introspettivo sui valori della vita, con l’ultimo brano che si chiamerà Voglia di Dio, con quest’ultimo che alla fine si scopre essere dentro di sé. Ho già fatto sentire il brano di apertura e un commento è stato: “Questa canzone mi ha cantato dentro”. Trovo che sia stata una reazione bellissima.

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30 commenti

  1. Sempre affascinante ricordare i professionisti dell’epoca un cui i dischi si vendevano e quindi occorreva farne sempre di nuovi. Baldan Bembo mi ha sempre dato l’idea dell’autore che in fondo soffre per il successo delle proprie canzoni cantate da altri (tipo Gianni Bella o il primo Toto Cutugno) e che prova a fare il grande salto. Per qualche anno ce l’ha indubbiamente fatta, ma il cantante deve essere anche personaggio, nel bene e nel male. Autore in ogni caso di grandissimo livello: fra le canzoni monumento che ha scritto per Renato Zero metterei, oltre a quelle citate nell’intervista, anche Spiagge…

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  2. Non era cantata da Fiorello?!
    A parte gli scherzi, riassunto perfetto!
    Per quanto riguarda la canzone del titolo, pazzesco il suo carattere trasversale (fatico a ricordare un esempio simile), cantata alle riunioni degli scout e ai meeting di CL così come nei falò sulla spiaggia dei giovani comunisti, fino ad arrivare in barba alla ruffianeria cattocomunista dello spirito della canzone agli ultras di destra negli stadi.
    Tipico caso di canzone più grande del suo autore…

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  3. A

    Pur dando un giudizio positivo, il commento denigratorio non lo fai mai mancare…

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  4. Perché denigratorio?! Pur non trattando compiutamente la materia (come dico sempre agli appassionati del calcio di serie C “seguo solo il grande calcio”, la stessa cosa vale per la musica), appoggiavo il discorso del Direttore sull’autore che soffre per essere oscurato dagli interpreti delle sue canzoni. Sempre come diceva il Direttore però per fare l’interprete bisogna essere un po’ personaggio, con un ciuffo da frocetto e una love story con una collega cocainomane sarebbe andata meglio, il risultato invece è che ogni volta che si cita “Minuetto” venga unanimamente definita come un capolavoro della storia della musica italiana però nessuno che l’attribuisca all’autore bensì all’interprete.
    Dopodiché, il vero colpo mainstream è arrivato addirittura ad oscurarlo andando oltre il valore dello stesso autore/interprete. Un po’ come Gigi Proietti che ha una carriera teatrale pazzesca ma alla fine per il grande pubblico resta sempre quello della barzelletta del contadino che va dall’avvocato…

    Ps: o della Mandrakata…

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  5. A

    Se intendevi come ‘più grande’ la popolarità allora ci può stare… però poi ci metti la ‘Serie C’ e allora ricadi ancora…

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  6. l

    Minuetto è veramente un capolavoro

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  7. f

    A me ogni volta che sento parlare di Dario Baldan Bembo invece viene sempre in mente questa:

    https://youtu.be/hCgX6e7xwi4

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  8. U

    Ma sanremo quando inizia?

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  9. U

    Per dirvi comunque della mia cultura musicale…per me minuetto era di Califano
    🙂

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  10. A

    Il testo infatti è di Califano.

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  11. U

    Alvaro
    nel senso che ignoravo l’avesse cantata anche Mia Martini..senza arrivare alla distinzione tra autore e chi scrive il testo
    Che li veramente siamo alla fisica quantistica spiegata a un bambino delle elementari
    🙂

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  12. @Alvaro: quante canzoni riescono ad attribuire a Baldan Bembo la sciura Pina e Peppino ‘o meccanico?! Coppi è i loro ciclista più grande, Merckx il piu forte.

    Ps: era una metafora sul mio livello di coinvolgimento, serie B va meglio?!…

    @Gobbo: ma infatti Alvaro sta un po’ facendo la punta al MIG (è in trans prepartita), l’autorato come medaglia vale sia per testo che per musiche. In Italia si dà maggior importanza al testo (difatti la sciura Pina dice “l’Inno di Mameli” e non di Novaro anche quando non è cantato…), nel resto del mondo alla musica (perché i testi in realtà non vogliono dire niente e gnegnegnè etc etc…).

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  13. m

    Con la nulla importanza del testo rispetto alla musica con me sfondi un portone aperto.
    Non sai le discussioni che ho avuto su questo argomento riuscendo poi alla fine a fare capire il concetto.

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  14. M

    Infatti al testo danno risalto solo onesti mestieranti come John Lennon , come ad esempio in Imagine. Testo che i settandue miliardi di persone che hanno apprezzato quella canzone hanno sempre considerato secondario. Certo.

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  15. m

    E’ un discorso più complicato rispetto a come l’ho scritto sopra.
    La musica classica non ha testo eppure la possiamo ascoltare e giudicare tranquillamente per la “melodia”, a meno che tu non voglia pensare che il primo movimento della Eine Kleine Nachtmusik si stato reso immortale dalle parole “voi avete un siciliano che…ruba le gomme alle alfa 33″….

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  16. A

    E’ chiaro ma anche un po’ ingiusto che gli autori delle canzoni siano ai più ignoti e si metta sempre in primo piano il cantante. Sull’inutilità del testo non sarei così certo, perlomeno dal punto di vista ‘sonoro’. Non a caso non serve sapere l’inglese per ascoltare e apprezzare una canzone in inglese… però restando su Mia Martini, Almeno tu nell’universo (musica di Maurizio Fabrizio testo di Bruno Lauzi) credo che regga tranquillamente anche senza musica. Così come Minuetto è il tipico caso di brano (e arrangiamento) che potrebbe vivere senza testo.

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  17. m

    Quello che intendo io è che una canzone vive della sua melodia, il testo deve rientrare nella metrica per la melodia stessa.
    Se prendi la stessa canzone in due versioni diverse ne preferirai sicuramente una delle due malgrado il testo sia lo stesso, prendi per esempio The Ghost of Tom Joad nella versione di Springsteen oppure in quella dei RATM, non credo tu possa dire che il testo sia predominante rispetto alla interpretazione musicale.

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  18. “Nulla” è un espressione esagerata, di certo però se si chiama musica e non poesia non mi pare strano che rispetto al testo si dia più importanza alla…………musica!
    Del resto capita a tutti di fischiettare un motivetto, rinunciando quindi al testo, mentre se incontrassimo qualcuno che sotto la doccia o mentre sbriga faccende si mettesse a declamare in parlato il testo di una canzone penseremmo a problemi di autismo. Il che non significa che un testo non conti, anzi (pensiamo al Rap, ma anche al Blues, o Bob Marley, Joan Báez, il Fado portoghese, etc.), ma mi sembra surreale dover specificare quale elemento faccia da stampella all’altro. Non a caso nelle cover transnazionali capita di cambiare il testo ma mai la musica (adesso arriva il fenomeno col caso su un milione direttamente dalla Papuasia…).
    In Italia pare strano perché pesa la tradizione, non a caso l’espressione musica LIRICA contiene una precisazione tecnica. Ironia della sorte, poi, il 90% dei testi italiani potrebbe essere cestinato senza remore in quanto (come spiegato da Axel in discussione passata) sbobba melensa sull’amore tutta uguale.
    L’esempio di qualche filastrocca ruffiana di Lennon (che tra l’altro regge bene anche eseguita melodicamente solo al piano, mentre leggerne il solo testo senza cantarlo sta a metà tra l’elenco del telefono e l’appello scolastico…) è sbagliato e giusto allo stesso tempo: i Beatles davano sicuramente più importanza alla musica rispetto al testo difatti della produzione beatlesiana ricordiamo un’infinità di canzoni e relativi motivetti, della moglie di Yoko Ono che scelse di recitare la parte del guru se va bene tre…..

    Ps: se qualcuno si intendesse di produzioni musicali, potrebbe ad esempio analizzare la differente impostazione fonica (ad esempio nei volumi e nei riverberi) tra dischi & concerti stranieri e quelli italiani…

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  19. m

    A proposito dei Beatles e dei testi…hanno fatto successo cantando “she loves you yeah yeah yeah”.
    E di Hey Jude la parte trascinante è la suite finale dove l’unica parte fonetica è la ripetizione di “na”.

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  20. “Na na na” peraltro testo che richiama alla profondità di taluni concetti di filosofia orientale, chi di noi non ha mai sentito la bidella del liceo recitare mentre puliva i vetri “Miiiiicheeeelle, ma beeelllleee, na na na, na na na, na na naaaaaa!…..Na na naaaaaa!!!…..” in piena funzione ayurvedica?!…

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  21. U

    Poi non c’era anche quella “juve in B”?

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  22. m

    Che sarebbe “gesù crì” nella versione di Nino D’Angelo…

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  23. E

    Concordo sulla prevalenza della musica rispetto ai testi nelle canzoni dei Beatles, però attenzione, anche quell’attacco “She loves you yeah yeah yeah” non è poi così banale, sposta l’attenzione dal tradizionale I love you ad un terzo che narra la vicenda, e all’epoca non era poi una sciocchezza irrilevante questo cambiamento del punto di vista in una narrazione musicale. Prima che mi gettiate i pomodori, non voglio dire che siano stati, quelli dei primi Beatles, dei testi di particolare rilievo letterario (erano ben altre le armi del gruppo), ma certo per un madrelingua inglese il loro effetto dovevano farlo e lo hanno fatto, ci sono molte testimonianze in proposito.

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  24. P

    D’accordissimo. Non si proponevano certo di incendiare il mondo con liriche di denuncia o di ardita poesia avanguardistica, ma sapevano come svincolarsi dal “già detto”. L’utilizzo spinto di pronomi nei titoli e nei testi delle loro prime canzoni non era certo casuale, ma era una tecnica per creare maggiore coinvolgimento in un pubblico già attratto dalla loro freschezza musicale (basta ascoltare qualsiasi disco top 10 inglese del periodo 1960-62 per rendersi conto dello shock provocato dai Beatles in patria).

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  25. C

    Un gruppo che ha scritto Revolution, Taxman, Across the Universe, Baby you’re rich man, In my life, Happiness is a warm gun o LSD… direi che ha poco da invidiare 🙂

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  26. P

    Certo, mi riferivo ai Beatles ante 1965. Anche il valore poetico delle loro canzoni è poi cresciuto con gli anni (mettici anche Eleanor Rigby e I am the walrus).

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  27. P

    Democristianamente, mi sento in dovere di dire che nelle canzoni che davvero sono belle e funzionano, testo e musica non possono fare a meno l’uno dell’altra. Mi rendo conto di aver enunciato un luogo comune alla “Pippo Baudo è un professionista”, ma è proprio così!
    Peraltro, il concetto di “musica” è molto stratificato. Melodia, armonia (gli accordi sotto, diciamo)… e poi, se parliamo di una canzone incisa su disco, anche arrangiamento e produzione (come suona la batteria, l’effetto sulla voce, ecc.)

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  28. SI, e la carne ha sempre bisogno del contorno, tranne che per i vegani…

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  29. E

    Stavo dando uno sguardo a Spagna Gran Bretagna di Davis e dagli spalti si sente distintamente la sezione fiati spagnola che incita la squadra con il coro di Amico è.

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  30. Anche in México è usata spesso, ne ho sentito versioni dal sapore Mariachi pazzesche!…

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