Il caso Froome fra politica e asma

Il dispaccio di agenzia sulla non negatività – per eccesso di salbutamolo – di Chris Froome alla Vuelta vinta, si reitera a mo’ di valanga sui media. I tempi digitali (ignoranti) impongono di rincorrere le notizie, eppure – al di là dell’effetto deja vu – il bordone non ci ha colto di sorpresa. L’UCI comunica che l’anomalia è stata riscontrata lo scorso 7 settembre, dalla CADF (Foundation Antidopage du Cyclisme) un organo indipendente francese (…), mentre tutti gli altri controlli (il britannico era stato testato ogni giorno) erano nella norma. Il salbutamolo, ovvero il principio attivo contenuto nel Ventolin, prodotto antiasmatico, non è proibito dalla WADA, l’Agenzia Mondiale dell’AntiDoping, ma ha una restrizione d’uso che arriva a 1600 microgrammi per millimetro nelle ventiquattro ore. Oppure 800 nelle dodici ore: trattasi, più o meno, di sedici puff del prodotto. Froome e il suo organismo lo hanno sforato.

Se l’impatto mediatico è sempre il solito, deflagrante per l’immagine di uno sport relegato a fattoide per la massa, i tempi e le conseguenze del caso sono incalcolabili. La faccenda, assai delicata, passerà alla WADA e a un laboratorio di sua competenza. Laddove testeranno in modo specifico la reazione dell’atleta al salbutamolo: sarà decisiva la concentrazione della sostanza nelle urine dell’esaminato, non la performance in sé. Roba da azzecca-garbugli, ma è contabilità robosportiva: il convento passa questo e noi ci adeguiamo, incuriositi dalle dinamiche complessive. Trattasi del secondo affaire nell’era del (benedetto) Passaporto Biologico: il primo – cinquanta picogrammi al millilitro di clenbuterolo – appartenne ad Alberto Contador nel Tour 2010. Entrambi ci paiono accumunati dall’ombra della politica.

Al netto del risultato finale, che non conta per la platea, il quattro volte vincitore della Grande Boucle potrebbe essere scagionato, multato, se le prove chiariranno una reazione metabolica naturale, o squalificato. Perderebbe il Giro di Spagna e il bronzo iridato a cronometro di Bergen. Nell’ultima circostanza rilevante, cioè Diego Ulissi nel 2014, il toscano venne sospeso nove mesi. Un nome più importante nelle maglie del Ventolin, ma nello sci di fondo, fu Martin Johnsrud Sundby nella stagione 2014-2015: due mesi di sospensione e Coppa del Mondo persa (a vantaggio di Dario Cologna).

Destino curioso quello di Chris Froome, fuoriclasse sgobbone e apolide, diffamato come nessuno in questi anni: vittima, forse, di un puff generoso dell’equipe medica del Team Sky. Uno spruzzo degno di un personaggio di Big Bang Theory, lui che nerd (ma su una bici da corsa) lo è per davvero. Tre anni e mezzo fa, durante una tappa del Critérium du Dauphiné, il keniano bianco usò l’inalatore davanti alle telecamere, in piena mischia agonistica. Il salbutamolo è un beta 2 agonista, broncodilatatore in presenza di un broncospasmo, ed è compagno saltuario di molti sportivi. La lista storica dei cosiddetti asmatici, in una disciplina che si svolge sotto il solleone e la neve, dalla primavera all’autunno, è infinita: Miguel Indurain, Tony Rominger, Franco Ballerini, Jan Ullrich, etc. L’ipocrisia è scandalizzarsi di un puff in più, in un mondo dove – per vent’anni – la regola di vita (e di morte) è stata il rabbocco ematico quotidiano. Preferiamo questo ciclismo, esasperato, un po’ robotico e in riserva, quello del Tramadol e dei TUE, le esenzioni per scopi terapeutici, a quello che – sulla lunga rincorsa degli anni Novanta – di limiti farmacologici non ne contemplava affatto. Rimane un mestiere durissimo, che – al pari di tutti gli altri sport professionistici – non si fa per la salute, ma per denaro e (se resta..) passione.

Punto e a capo. La domanda, che rimarrà inevasa, è se le tempistiche non annuncino un cambio della guardia sulla strada, dopo quello avvenuto nelle stanze. A settembre, strabattendo il presidente in carica Brian Cookson nel ballottaggio, David Lappartient è diventato il nuovo capo dell’Unione Ciclistica Internazionale. Quarantaquattro anni, rampantissimo, il francese succedeva al britannico che rilevò – nel 2013 – una Federazione ai minimi storici in quanto a credibilità e trasparenza. Lappartient, in soldoni, pare il Cavallo di Troia ideale per certificare il dominio di ASO, la società che organizza il Tour e un bel pezzo di calendario (dalla Parigi-Nizza alla Vuelta, passando per la Parigi-Roubaix e la Liegi-Bastogne-Liegi..), sull’universo ciclismo. Che il bubbone scoppi a pochi giorni dalla notizia della partecipazione di Froome stesso al Giro, e che metta in difficoltà la RCS Sport, pensiamo sia una coincidenza.

Lappartient, che ha appena lasciato la poltrona di presidentissimo della federciclismo francese, è un politico di talento: quando parla, manda messaggi non all’interlocutore di turno ma a terzi. In questo evo, più presentabile rispetto al passato ormai remoto, la Francia ha rialzato la cresta e manca solo un tassello al mosaico: lo scalpo giallo. Amaury, con la festa di luglio, ogni anno mette assieme un fatturato di 147 milioni e mezzo di franchi svizzeri: per fare un paragone, il Giro d’Italia chiude a 29 milioni. Ciliegina sulla torta, panem et circenses per tutti, pure per i munifici sponsor ASO, sarebbe un galletto che riporti il movimento all’era (irripetibile, un’illusione ottica) di Hinault e Fignon. Lappartient si spende per una disciplina più umana (sigh), propone dunque l’abolizione in gara del power meter, che misura i wattaggi del corridore, delle radioline, del numero di ciclisti per equipe nelle grandi corse a tappe, nonchè un tetto salariale alle squadre. Pare sempre, senza mai nominarli, puntare il dito contro gli (ex) uomini in nero del Team Sky. Nel bailamme che ha coinvolto Gianni Moscon, nei disegni di Dave Brailsford (il boss della multinazionale inglese) il prossimo mammasantissima da Tour, sulle storie tese – da plotone – con colleghi (francesi), Lappartient ha mantenuto un aplomb imparziale (…): “Moscon non ha niente a che spartire col ciclismo se si comporta in questo modo…”. Non hanno nulla a spartire con Froome e il salbutamolo, ma i piani futuri della nuova UCI – una minaccia o una promessa? – hanno a che fare con la riduzione dei giorni di competizione in due Grandi Giri su tre. Una settimana in meno per Giro e Vuelta, con il Tour che rimarrebbe l’unico baobab intonso: per ridurre le fatiche degli atleti, non per liberare date utili verso corse del mondo nuovo (con dindi freschi).

Il presente, adesso, è una stagione di veleni; aspettando il responso dell’effetto che fa un farmaco da banco, per bambini, su un mostro di resistenza organica e potenza lipidica come il keniano bianco. Uno psicodramma serio ma non troppo, arricchito dalla reazione (imprevedibile) di Sir Dave Brailsford, uno – tostissimo – che potrebbe fare onde (in ogni senso…). La sensazione, sgradevole, è che si sperimenti – per l’ennesima volta – sulla pelle viva di questo sport. Ma ci siamo abituati: la vita è quella cosa che assomiglia maledettamente al ciclismo.

(Pubblicato da Il Giornale del Popolo il 14 dicembre 2017)

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21 commenti

  1. l

    Posso dire Simone che per la prima volta, su un argomento qualsiasi, non mi sei troppo piaciuto?
    Ovvero tutto credibile ed interessante il discorso sul cambio di vento (compresa dietrologia sulle speranze dei galletti), ecc, ma non mi piace il punto di partenza e di arrivo, ovvero il far passare quasi per ridicolo l’accaduto e preso a pretesto per tutto il resto.
    La difesa del ciclismo è sempre buona e giusta, il far passare froome e Sky per i buoni della situazione mi lascia un po’ così…

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  2. r

    Leo idem…l’esenzione terapeutica assomiglia sempre di più alla finestra da cui rientra il doping buttato fuori dalla porta…poi se uno soffre di crisi di asma semplicemente non fa i giri di tre settimane, dato che non è un diritto dell’uomo..

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  3. S

    @ leo, ricca: i buoni e i cattivi, in questo caso, non esistono.
    Magari ci sono i negligenti, i furbi, le iene e gli ipocriti.
    Il Ventolin, farmaco da banco, spacciato come fosse l’epo o il GH è una barzelletta.
    Il salbutamolo non aiuta la performance: cura i broncospasmi.
    Gli effetti collaterali della sostanza sono l’aumento delle pulsazioni, addirittura la tachicardia, e i crampi muscolari: non mi sembra l’ideale per qualsiasi tipo di sport. Che ne dite?
    L’asma da sforzo è una realtà.
    In molte discipline si percorrono migliaia di chilometri all’aperto, con tutti i tipi di clima, respirando polveri sottili e il resto: l’apparato respiratorio ne risente.
    Ci giocano per essere al limite?
    Certo, perchè impedirglielo se rimangono nelle regole?
    Da qualche parte, tra le tante opinioni, si può leggere quella di Carlo Guardascione (il medico della squadra di Ulissi ai tempi, oggi di Nibali).
    Difende il suo atleta e ricorre a un’immagine (divertente): provare che quelle dosi di salbutamolo dopino un organismo è come sostenere che una Panda possa andare a duecento chilometri orari.
    Il problema, drammatico, è mediatico: Froome è già stato condannato.
    Col televoto.

    Booyakasha,
    Simone Basso

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  4. Il salbutamolo non è l’EPO, sono d’accordo con Simone: wattaggi, VAM e grezzi tempi di percorrenza su percorsi confrontabili dicono di due ciclismi diversi, fra oggi e i primi Duemila (I Novanta hors categorie). Quella che l’anno scorso è stata un’impresa di Contador sull’Angliru è avvenuta stando in sella tre minuti in più rispetto all’Heras di quasi vent’anni prima… clamoroso, tenendo anche conto dell’evoluzione tecnologica (al netto dei motorini) delle bici. Poi però ci sono le responsabilità dei singoli e, senza linciare nessuno, se Froome era il doppio oltre il consentito deve avere una squalifica coerente con quella di Ulissi, senza stare a valutare l’importanza del Team Sky nel ciclismo, visto che gli sponsoroni vanno e vengono.

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  5. l

    Simone grazie come sempre per la risposta.
    Io lo metterei nei furbi (non so invece dove metterei il team sky), non nei negligenti ecco…
    Se poi ora di epo non ci si fa più, e così rispondo anche al direttore, e si va più piano di vent’anni fa, dovrebbe essere una vittoria da sbandierare ai quattro venti, e in questo il ciclismo è lo sport che si fa più del male.
    Ma ciò non comporta che se ti aiuti in maniera irregolare in una tappa in cui potevi essere al gancio e vieni beccato è giusto che ti becchi una squalifica congrua.

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    1. S

      @ leo: figurati.
      Il Ventolin aiuta i bronchi, non i brocchi (..).
      Per tornare al caso Ulissi, il medico somministrò sei spruzzi all’atleta: il giorno dopo, le analisi registrarono un quantitativo di venti.
      L’organismo dell’atleta non risponde solo alle sostanze assunte: disidratazione, funzioni renali, ambiente incidono.
      E’ un argomento privo di responso certo.

      Simone Basso

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  6. S

    @ Stefano Olivari: sono d’accordo.
    Soggettivamente, penso sia stata una negligenza medica.
    Oggettivamente, non vorrei essere tra i giudici del caso: ieri leggevo una scheda di un medico e le variabili – soprattutto senza dolo – sono una follia.
    Comunque, chiunque abbia visto l’ultima settimana di Vuelta, notava la tosse di Froome – intervistato – durante il dopo corsa.
    Sui grandi sponsor…
    Il ciclismo italiano paga ancora oggi l’onda lunga della fuga (..) della Mapei.
    Era il 2002.

    Simone Basso

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    1. E

      Simone, ammettiamo pure (voglio fortissimamente crederlo) che Froome sia un asmatico conclamato. E ammettiamo pure che prenda quel certo prodotto non con l’intenzione di doparsi ma di curare la sua asma. Se quel prodotto altera la prestazione, può anche essere una cura contro il cancro ma prenderlo ti mette in una posizione oggettivamente di vantaggio rispetto agli altri. Non capisco che differenza ci sia (differenza sostanziale, voglio dire) con altri prodotti dopanti.

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      1. S

        @ Eleonora Dini: stiamo parlando di un comunissimo farmaco da banco.
        Potrebbe avere – ma non è certo.. – un effetto steroideo (blando) se reiterato in dosi notevoli.
        E’ demenziale paragonarlo al doping che si cerca nello sport professionistico, ematico e ormonale.
        Roba, stile la famiglia dell’epo, che produce artificialmente milioni di globuli rossi…
        La posizione oggettiva è nei titoli dei giornali, mica nelle prove scientifiche.
        Non è casuale che la WADA l’abbia sdoganato (e con criteri generosi..).

        Simone Basso

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  7. t

    Neanche io capisco, ci sono delle regole appunto per evitare di distinguere arbitrariamente fra buoni e cattivi, fra dolo e la nonna che ti mette il doping nei tortellini a tua insaputa.

    Ti viene l’asma da sforzo? Ti ritiri. Se ti viene la dissenteria o un crampo o una crisi di fame ti ritiri, mica ti fai portare dall’ammiraglia.

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    1. S

      @ transumante: penso che la vicenda accelererà una riforma su certi prodotti.
      Mi auguro però che non si torni indietro.
      Perchè quando furono intransigenti con i farmaci da banco, si verificò la più grande diffusione del doping nello sport professionistico.

      Simone Basso

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  8. i

    (cosa darei adesso per sapere cosa ne pensa Danilo Di Luca)

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    1. S

      @ ianluPVO: e lo paghi, bene, te lo dice.

      Simone Basso

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  9. m

    Può essere che l’incidenza dell’asma aumenti facendo sport all’aperto, però la percentuale di asmatici certificati nel ciclismo e nel nuoto ( che non gode del “lodo aria aperta”) è francamente troppo maggiore rispetto a quella della popolazione “normale”, senza contare che anche calciatori fanno sport all’aperto, stando però per meno tempo a contatto con l’aria, anche tra loro ci dovrebbero essere molti asmatici. Invece gli asmatici compaiono dove i controlli sono maggiori e la cosa non mi quadra.
    Se poi ci sono dei limiti imposti e li si superano bisogna pagare, altrimenti togliamo quel farmaco dall’elenco dei proibiti.

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    1. S

      @ merdmann: stare ore in acqua, facendo vasche, non è il massimo per il sistema respiratorio.
      Che poi ci giochino è un’ altra storia: e qui il blando effetto steroideo potrebbe funzionare (..).
      A proposito, Federica Pellegrini è una delle tante atlete – in molti sport – con l’asma da sforzo.
      Nel calcio siamo alla legalizzazione coatta di certi trattamenti: tanto i controlli sono solo interni.

      Simone Basso

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  10. Secondo me i discorsi sono diversi e non ha senso metterlo in relazione o in contrapposizione:
    1) si, il ciclismo è mediaticamente bistrattato, i calciatori godono di un’accondiscendenza che ai ciclisti è negata.
    2) si, i ciclisti di oggi sono molto più puliti di quelli di 20-30 anni fa e soprattutto più puliti degli altri sportivi che una certa fase di ripulitura non l’hanno passata.
    3) si, il nuovo presidente francese dà molto l’impressione di voler fare il Platini (la faccia pulita della politica calcistica secondo molti anti-blateriani che però ha vinto due trofei in casa: uno da giocatore ed uno da organizzatore…).

    Sono cose su cui mi sono dilungato abbastanza anche recentemente. Dopodiché evitatemi la presa per il culo del farmaco da banco che cura solo i broncospasmi, della negligenza medica e del povero asmatico.
    Il ciclismo è fatto anche di cadute, forature e crisi di fame, si perdono gare e giri per motivi come questi. Se c’è un limite nei dosaggi di un certo farmaco da banco bisogna rispettarlo, se hai un attacco di tosse stai dentro i limiti altrimenti saluti tutti ed esci di gara. Succede, spiace, pacca sulla spalla e si entra nella storia degli atleti sfortunati.
    Non vedo il problema, non l’ha mica ordinato il dottore o il consiglio dell’Onu che Froome debba vincere 7 Tour consecutivi.
    Ma parliamo di sto farmaco, che non è Epo e non è un corticosteroide, però prima di limitarci a negare un supposto effetto anabolizzante ragioniamoci sopra.
    Bastano dosaggi di 800ng/ml per ottenere un incremento (che puo’ variare, a seconda dei soggetti, dal 4% all’8%) della potenza massima, del vo2max e (come conseguenza) della sostenibilità dello sforzo.
    E questa viene considerata una somministrazione massiva, allo scopo di definire il valore di 1000ng/ml come dopante.
    Ora, vogliamo parlare di 2000ng/ml?!
    Ed anche della fatica che farebbe un atleta, già di per se super allenato e super dotato (80+ Vo2max ml/min/kg), a migliorare cosi tanto (già +4/8% in più può segnare la differenza tra campione e fuoriclasse, tra perdere e vincere, tra gregario e capitano, etc.) ?!…
    Sono contro la gogna ma gli atleti d’ora in poi scelgano: nel momento in cui hanno un attacco d’asma o di tosse scelgano se scendere dalla bici rinunciando a priori o spruzzarsi a manetta quella roba accettando il rischio di superare le dosi e venir beccati.
    Se però succede si dica “mi spiace, purtroppo stavo male e ho provato il tutto per tutto per non buttar via la gara. Pazienza, sarà per il prossimo anno”, ma mi si evitino vittimismi e code di paglia…

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    1. S

      @ Er Dandy: sono d’accordo quasi su tutto.
      Eviterei i Vayerismi, perchè sembra che solo Froome – nel mondo dello sport – assuma il tremendo (..) Ventolin, visto che i dati sono ballerini.
      Sul sito di Sport Mediaset c’è un medico sportivo che dice – più o meno – quello che scrivevo io in alcune risposte.
      De gustibus.

      Mi metto Meno Uno da solo?

      Simone Basso

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      1. m

        Certo che non è solo Froome ad usare il ventolin.
        Scrivevo sopra che è sospetta la percentuale di asmatici in alcuni sport (casualmente quelli dove si fanno i controlli, e questo non è una colpa del ciclismo, anzi).
        Quindi una volta fissata la quantità massima consentita non si deve transigere.
        Quando sento di atleti professionisti i asmatici mi viene in mente Messi bombardato da piccolo con gli ormoni della crescita, visto che non era in pericolo di vita quel trattamento per me è doping e mi stupisco che non venga usato massicciamente inventandosi diagnosi con percentuali “asmatiche”.

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        1. S

          @ merdmann: non è sospetta, è certa.
          Ma la posologia è una fagiolata: leggi cosa dichiara Guardascione.
          Stesso trattamento, analisi diverse, a volte inspiegabili.
          E’ anche un rischio, se ti testano (sempre).
          Marginal gains…
          Nel calcio i controlli sono teatro kabuki: è un problema degli atleti, non del circo Barnum che li sollazza (dirigenti, media, agenti, tifosi, etc.).
          Amen.

          Simone Basso

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      2. @Simone: sono d’accordo quasi su tutto.
        Tra le rapide premesse che avevo scritto ho dimenticato di precisare che in nessuno sport si può competere rinunciando in toto al doping.
        Detto questo, l’utilizzo diffuso non cancella quanto ho scritto, anzi il punto è proprio la presa in giro di tutti questi asmatici che una volta erano esentati da educazione fisica e adesso dominano lo sport.
        L’andazzo generale non cancella le colpe, anzi le testimonia: non è che se tutti parcheggiano in doppia fila poi possono raccontarmi che si è spento il motore per un guasto, non è che se tutti evadono le tasse possono dare la colpa alla calcolatrice del commercialista andata in tilt, etc.

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  11. l

    La moglie di wiggins non è tra quelle che credono a froome…

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