Un uomo che ha vissuto, le scelte di Riccardo Fogli

L’arte non ha nessuna certezza… non si misura in chili, e la creazione include la possibilità che tu non sia capito o che tu abbia scritto delle inutili cazzate. Questa considerazione è contenuta in Un uomo che ha vissuto, l’autobiografia di Riccardo Fogli scritta con Tommaso Labranca (ultimo suo lavoro) e completata con Luca Rossi, uscita di recente per Sperling & Kupfer. Una considerazione che fa riferimento alla risposta dei discografici all’ascolto di Matteo, un concept album del 1979 e pubblicato solo 20 anni dopo in edizione limitata. Una produzione uscita dagli studi di registrazione sei anni dopo aver lasciato i Pooh (ai quali fa più volte riferimento come ai ‘miei fratelli’ e che occupano una parte del libro, quella che a noi sostanzialmente è interessata di meno) anche a causa della sua relazione con Patty Pravo quando era già sposato con Viola Valentino, e alcuni tentativi da solista non del tutto riusciti fino al primo successo di Mondo del 1976.

Operaio alla Piaggio, gommista, capellone, e amante della corsa fin da bambino (la maratona però scoperta in età adulta), con la paura di restare in panchina quando voleva invece vivere e sentire tutto. La storia di Riccardo Fogli parte da Pontedera e segue la strada dell’epoca delle balere, dei club e della vera gavetta, tra prime band e amori, con incontri fatidici come appunto quello con i ragazzi che sarebbero poi diventati i Pooh, di cui divenne bassista e voce. Ma torniamo a quel disco, Matteo, rifiutato. Di fatto la sua mancata pubblicazione portò poi anni dopo alla vittoria del Festival di Sanremo del 1982, con un classico come Storie di tutti i giorni, accompagnato sul palco da un chitarrista elettrico e un sorriso un po’ forzato su un racconto certamente non felice. Cosa sarebbe successo se infatti fosse uscito, spiazzando il pubblico o magari stregandolo?

E invece piano piano arrivano gli anni del Fogli che assapora di nuovo il grande riscontro di pubblico, con canzoni come Che ne sai, Malinconia, Compagnia, Ti amo però e appunto Storie di tutti i giorni, frutto della collaborazione con Maurizio Fabrizio e Guido Morra. È il momento dello smoking, per qualche stagione suo marchio di fabbrica, idea nata un po’ per caso e (per capire il contesto) con il guardaroba rinnovato – racconta Fogli – grazie a degli anticipi sulle royalties… e sette milioni di lire di debiti. Fino all’importante brano Per Lucia, uno dei nostri preferiti, portato all’Eurofestival del 1983, poco ricordato in Italia e molto di più all’estero dove comincia a scalare le classifiche e inserirsi in quel ristretto giro di nomi italiani che sfondano oltre la cortina di ferro. Intanto Riccardo Fogli più avanti decide di fare scelte non semplici a livello di repertorio, spesso portate sul palco dell’Ariston, come Io ti prego d’ascoltare o Romanzo, ricordate nelle pagine tra varie considerazioni personali (i rapporti, la nuova moglie conosciuta per caso, i figli), e il piacere di lavorare la terra e vivere con poco fino agli studi superiori da ragioniere completati da privatista solo di recente.

E i Pooh? Certamente, se ne parla tanto nel libro, un capitolo che si è riaperto pubblicamente di recente con l’ultimo tour insieme, a sorpresa, ma che secondo noi non deve distogliere l’attenzione dalla storia di Fogli come interprete e artista solista. Che va considerato come tale. Fosse rimasto con i suoi ‘fratelli’ la storia sarebbe stata diversa per lui e la band? Il libro non fornisce ovviamente la risposta definitiva, anche se è necessariamente affermativa. Ma non per questo migliore, per chi alla fine è da sempre in corsa, sempre a metà.

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3 commenti

  1. Lo smoking trovata di marketing geniale, che però l’ha automaticamente fatto diventare ‘vecchio’ anche quando vecchio non era. Mia preferita del Riccardo Fogli solista è ‘Sulla buona strada’, in radio la mettevo sempre (forse per questo solo D.J. John ha avuto meno successo di me).

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  2. Sulla buona strada pezzone anni ’80 dall’arrangiamento totalmente sintetico. Dal libro si evince che non ha avuto vita facile per riagguantare il successo e comunque si è portato dietro una certa fatica generale per restare a galla e trovare la strada giusta. Si percepisce una certa malinconia di fondo ma anche la tranquillità raggiunta. Da romanzo la storia con la giovane moglie figlia di suoi fans. Tutto sommato da solista ha fatto bene, e non è detto che con lui anziché Red Canzian i Pooh avrebbero avuto successivamente lo stesso successo.

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  3. malinconia l’unica canzone imparata con il flauto a lezione di musica alle medie..

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