Il Sì censurato di Gigliola Cinquetti

Manca poco più di un mese al fatidico referendum costituzionale, ricorsi permettendo. Su Indiscreto se ne è già parlato ampiamente quindi non intendiamo riaprire la discussione. Il tema però ci riporta indietro fino al 12 e 13 maggio 1974, quando si tenne la consultazione sul divorzio, che raggiunse un’affluenza elevatissima e la vittoria del no all’abrogazione della relativa legge, che prevalse soprattutto nel Centro Nord. Quell’anno l’Italia partecipava allo Eurovision Song Contest con Gigliola Cinquetti che, sul palco del The Dome di Brighton, in Inghilterra, portava in gara la canzone intitolata , firmata Corrado Conti-Daniele Pace-Mario Panzeri-Lorenzo Pilat. Un titolo e un testo (l’avverbio di affermazione veniva ripetuto ben 14 volte) che avrebbe potuto influire, almeno così la pensavano ai piani alti della Rai, sull’esito della consultazione referendaria tanto che la gara tenutasi il 6 aprile venne trasmessa, rigorosamente in bianco e nero, un mese dopo in differita. Da notare che la messa in onda era prevista comunque il 7 per via dei provvedimenti di austerity in vigore in quel periodo che imponevano la chiusura delle trasmissioni, con deroga, alle 23. Altro che la televisione 24 ore su 24 odierna, che toglie tempo ad altre attività serali e notturne.

cinquetti_stampaI giornali dell’epoca annunciarono il ‘forfait forzato’ della Cinquetti dai media nazionali, con La Stampa che il 31 marzo titolava in prima pagina “Il Sì vietato alla Cinquetti” raccontando come “La decisione rientra in una serie di provvedimenti presi dalla Rai per garantire un’informazione obbiettiva in vista del referendum”. Così recitava il comunicato stampa diffuso all’epoca dalla tv di stato e riportato dal quotidiano torinese: “Anche se il testo non contiene alcun elemento che sia pro o contro il divorzio la canzone presenta un titolo, “Sì”, che nella sua reiterata ripetizione avrebbe potuto prestarsi ad interpretazioni controverse”. Gigliola non fu però l’unica vittima della censura referendaria. Come si legge nello stesso articolo infatti furono rimaneggiati anche altri programmi. “È stato sospeso in anticipo il ciclo «Parliamo tanto di loro», dedicato ai rapporti quotidiani tra genitori e figli. Le puntate riprenderanno in autunno. Con lo stesso criterio è stata rinviata «Naturalmente », una rubrica domenicale già annunciata, e che sarebbe dovuta andare in onda domenica scorsa. Il tema trattato (confronto tra famiglie di città e famiglie di campagna) avrebbe potuto suscitare qualche polemica. Si è inoltre saputo che domenica scorsa, durante la replica della sesta puntata di «Davide Copperfield», sono state cancellate dall’audio alcune parole di un dialogo tra un signore e sua moglie. Motivo: il marito restituiva alla moglie la sua libertà”. Dopo aver letto queste righe ci chiediamo quali, tra canzoni e serie televisive, dovrebbero essere oggi censurate per non influenzare il voto italiano. E soprattutto se le persone arrivano veramente a scegliere di votare per una parte dopo aver sentito un sì o un no, pur del tutto avulso dal contesto, emesso da un’ugola d’oro (o magari urlato in qualche talk show televisivo).

Gigliola CinquettiPer la cronaca la Cinquetti, in splendida forma e all’epoca molto popolare in Europa essendo già stata vincitrice dieci anni prima della manifestazione continentale con Non ho l’età, si piazzò al secondo posto dietro agli Abba di Waterloo e davanti agli olandesi Mouth & MacNeal. Medaglia di legno per Olivia Newton-John, che rappresentava il Regno Unito. , in inglese e con il titolo di Go, raggiunse in ogni caso la Top 10 britannica. Versioni del brano ne furono incise anche in spagnolo (Sì), francese (Lui) e tedesco (Ja), mentre in Italia la canzone fu per lo più bandita ancora per qualche tempo, per essere finalmente liberata a referendum compiuto. Dovesse capitarvi di sentirla oggi per radio sarebbe il caso di segnalarlo a chi di dovere… sia mai che influenzi il voto.

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Il Sì censurato di Gigliola Cinquetti, 9.3 out of 10 based on 10 ratings

6 commenti

  1. «Davide Copperfield»?! Ma c’era ancora il Duce?!… 😀

    p.s.: quando parli di ugola d’oro scherzi, vero?! 😛

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    1. A

      Della Cinquetti sempre apprezzato il modo di cantare. Non particolarmente moderno, se paragonata alle urlatrici odierne, ma in ogni caso brava interprete Tra le mie preferite la sua versione di Dio come ti amo e Alle porte del sole.

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  2. Episodio che non conoscevo, molto interessante ed indicativo di come quella tivù ‘garbata’ (lo diciamo anche ricordando Luciano Rispoli) rimpianta da chi era giovane all’epoca fosse in realtà uno strumento di censura (in questo caso a 360 gradi, in altri più mirata) notevole. Mi ricordo invece come nella realtà quotidiana se ne parlasse tantissimo, forse è stato il referendum che in Italia ha appassionato di più a prescindere dalle posizioni.

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    1. A

      Non stento a credere che quello sul divorzio, forse al pari del referendum sull’aborto, fu tra i più sentiti e discussi.
      Si tratta di quesiti semplici, direttamente afferenti la sfera individuale del singolo cittadino, sui quali chiunque può farsi la propria opinione senza difficoltà.

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  3. m

    Ma Olivia Newton-John non è australiana?

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  4. A

    È nata a Cambridge e poi da piccola andata in Australia (in effetti ha quella cittadinanza). Ad ogni modo il regolamento prevede che un cantante possa comunque rappresentare un Paese diverso dal suo. Caso eclatante ad esempio quello di Celine Dion che vinse per la Svizzera nel 1988, cantando in francese.

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