L’ora di Arcidiacono

Oscar Eleni fra onde e fantasmi visti dal faro bretone di Tevennec dove ci ha mandato il carissimo Luigi Parodi, cofondatore dei Giganti nel 1966, per trovare un po’ di serena paura e tranquillità. Fine della terra fra ricordi di gente impazzita e poi suicida. Ci serviva una Cayenna del genere dopo aver scoperto l’incompetenza che è in noi, anche dopo cinquant’anni di giornalismo, nel cercare di capire cosa passa nella testa degli attori che vanno in scena per il mistero agonistico dello sport.

Pensavamo che la lotta per l’unica retrocessione riguardasse soltanto Torino, maggiore indiziata, e Pesaro. Hanno fatto due colpi da bingo colorato trascinando nel gorgo anche chi si era illuso di poter già pensare al futuro. La cosa incredibile, dirà Gerasimenko, è che in questo mulinello è finita anche la sua Cantù rifatta troppe volte per poter essere una squadra e adesso si trova sotto braccio con chi annaspa due punti sopra la Torino che ha fermato la serie vincente di Avellino a dodici. Non soltanto Pesaro, ma la Caserta dei troppi infortuni, la Bologna delle facili illusioni.

Dal faro in Bretagna vedi meglio il gruppo delle otto finaliste da cui si sta autoescludendo Brindisi, ma scopri anche il malessere della Milano dove Repesa si trova nella tela del ragno dove lui stesso ha voluto infilarsi, convinto che avrebbe trovato una strada per sfuggire al predatore, alla psicologia dei gruppi costruiti intorno a quello che deve essere il migliore, a prescindere. Negli uffici, sul campo, in palestra. Queste amnesie da Emporio dove non tutto è a posto, in ordine, si erano già notate, ma poi la coppa Italia aveva lavato la “vergogna” dell’Eurolega, almeno fino a quando i sarmati di Trento non sono arrivati a saccheggiare il Forum per escludere Milano anche dalla coppa di riserva, quella che sta diventando la bella Elena rapita dai soldi IMG per la guerra contro i troiani dell’Uleb che si sono attirati l’ira funesta di Baumann, ma anche dei suoi sostenitori. Chi? Gli italiani del Coni che lo vorrebbero favorevole nei confronti della candidatura olimpica di Roma, quelli della federbasket petrucciana che non gradirebbero davvero pagare gli sgarbi delle società ripudiate di Reggio Emilia, Trento e Sassari, non gente ricca come la Milano sposata all’Uleb per 10 anni, che aveva bisogno, che ha certo bisogno dei soldi IMG, nel preolimpico di Torino.

Ci pensa già madama sfortuna a fare diventare verdi i sorci del priorato. Se non recupereremo al meglio Danilo Gallinari, se Gentile dovrà fermarsi per troppo tempo, le cose inizieranno davvero male anche davanti a Messina con il vestito del mago di Oz che sembrava non avere più il Pianigiani pluriscudettato che, persa la Dalila senese, è diventato uno qualunque: bocciato in Turchia, non premiato in Nazionale dove ha fatto quello che poteva perché il convento, cara gente, passa poco o nulla, anche se fanno passare per meravigliose partite come Cremona-Cantù soltanto perché arrivate maldestramente al secondo supplementare fra passettini da ballo in maschera scambiati per brillanti e veloci esecuzioni in schiacciata, come segnala l’osservatorio dell’ultima legione indignata.

Hanno messo Bargnani dove preferisce stare, a bagnomaria sotto le cure sapienti di Calvani e del preparatore atletico preferito, quello che Gherardini aveva portato anche a Toronto e che ora sarà il custode della forza, speriamo pure della velocità, per Azzurra in sogno olimpico. Su Belinelli notizie confuse. Il resto va cercato qui in Italia, ma intanto Gentile è al palo, Cinciarini fermo, con il mistero Arcidiacono, paisà in finale NCAA con Villanova, da svelare se Messina si sarà convinto, vedendolo anche in questo marzo pazzo che il tipo può essere utile. L’idea era venuta già al suo predecessore, anche se la storia dice che i naturalizzati da Pianigiani sono stati affari d’oro per i loro agenti, le squadre che li avevano in libro paga, mai davvero per la Nazionale. Certo non è colpa di nessuno se troviamo esterni, al massimo ali piccole, mai centroni e anche se abbiamo avuto il cuore, la tenacia di un Mason Rocca. Certo l’oriundo c’era anche a Mosca, lo abbiamo avuto per l’altro argento olimpico, quello di Atene, quindi non siamo certo contrari. Anche la storia del calcio ai primi titoli aveva protagonisti nati là e diventati campioni qua. Il problema adesso è metterla insieme per tempo questa squadra e certo Petrucci non farà la guerra alla NBA se San Antonio, come sembra, arriverà almeno sino alle semifinali tenendo lontano il nostro cittì dalla creatura che dovrà fare i primi passi con la coppia Consolini-Dalmonte nella speranza che non debbano mai toccare sul tempo chi è stato male educato per la vita con gli altri e in palestra.

Dal faro vediamo Egidio Bianchi, liquidatore della Mens Sana, sul traghetto che dovrebbe portare la Lega verso un commissioner che possa davvero agire in piena autonomia. Sarebbe ora, ma vediamo come andrà con la scomunica federale perché la fame vien mangiando e, come Baumann, con le coppe anche la Federazione ha capito che la Nazionale illumina, ma il campionato tiene in vita l’attenzione per tutto l’anno. Insomma non si vive soltanto da sindaci al Circeo dove, a dir la verità, sembrano più birichini delle malconsigliate fuoriuscite dal seno Fiba. Attira questo ruolo da sindaco, se Marino ha deciso che è meglio pensare a Brindisi, magari con lui primo cittadino riusciranno a fare anche un palazzo, se Alberto Bucci, dopo aver cercato la carica a Rimini ha scelto per il pesce d’aprile un comunicato dove annunciava che si sarebbe candidato per la sua Bologna, con un logo che era anche geniale BXB , Bucci per Bononia. Marino è stato benedetto da chi sembrava non poterne più del suo pontificato, oh come cambiano certe facce e certe idee quando l’occasione rende il votante insincero; Bucci, invece, è stato duramente sgridato da Walter Fuochi sulla Repubblica perché certo la Virtus di oggi ha bisogno di buon umore, ma anche di passi concreti per il domani di cui non esiste certezza come ha scritto il Labanti sul Corrierone bolognese. Ci è andato di mezzo Tarozzi che fra gli addetti stampa della serie A è quello che lavora davvero di più per informare. Molti suoi colleghi nascondono, si tengono sul semplice, troppo semplice, fanno i pesciolini in barile, aringhe sotto sale giustamente a servizio di chi li paga, ma esiste sempre un dopo.

Cosa diciamo della terna Costa-Feira-Crovetti mandata a Canossa dalla Lega passando da via Vitorchiano? Gente che vale, che ha fatto cose, che sa come fare le cose. Dovrebbero strappare il perdono e riprendersi l’organizzazione del campionato. Meno gli arbitri, si capisce, anche se, dovendoli pagare, avrebbero pure diritto a chiederne il controllo, seppure esterno alla lex.

Seguendo il detto indiano che “A VOLTE SI VINCE, A VOLTE S’IMPARA”, consiglio che dovrebbe ispirare molti allenatori, tanti giocatori, tutti i genitori, vi riproponiamo, prima delle pagelle le PREVISIONI INDISCRETE a quattro turni dalla fine dopo il bagno personale dell’ultima tornata anche se non è vero che todo cambia quando certe squadre peccano: Milano 48, Reggio Emilia 46, Cremona 40, Avellino 38, Trento 34, Venezia e Pistoia 30, Sassari 28 e sarebbero le 8 per i play off. Dietro Brindisi e Cantù da 26, Orlandina, Varese e Pesaro da 24, Caserta e Bologna con 22, Torino ultima a 20.

‘Ma tu ci credi?’, domanda ansioso il guardiano del faro. Dopo l’ultima figuraccia con noi stessi, astenersi dal commento per bestioline di vario genre, considerando anche l’umore arbitrale mai conteggiabile, non tanto. Certo Pistoia ha finito la benzina, Cantù è una Babele senza anima, Sassari ha fatto passi di bimbo per evitare di essere la terza squadra con scudetto sulla maglia a non entrare nei play off come accadde alla Roma bianchiniana che, però, vinse la champions, e alla Treviso rovinata dal caso Lorbek per la gioia stupida di chi non capiva cosa stava davvero accadendo in una società e in una città che hanno fatto storia in tre sport diversi. Ma andiamo con le pagelle alla brace.

10 Al PANCOTTO che sembra stringere già nelle mani il bronzo del terzo posto in stagione regolare. Avanza anche senza Vitali, si prende adesso quello che dopo anni di gran lavoro avrebbe meritato prima. Colpa nostra che guardiamo in superficie.

9 All’ORLANDINA mettendo tutti in vetrina, anche chi si fa squalificare troppo spesso per visite sgradite agli arbitri, cercando di capire e di far capire cosa vuol dire squadra in un posto dove la gente ti ama e ti coccola il giusto. Certo questo Di Carlo si sta prendendo degli scalpi importanti e quello di Repesa vale tanto.

8 A MENETTI perché questa sua Reggio Emilia spesso incompleta resta attaccata ai piedi non tanto veloci dell’Emporio dei peccatori uniti. Ha occhio, pazienza, non la terza componente della legge di Arrigo Sacchi (busdalcul), ma va avanti verso una probabile seconda finale scudetto in carriera anche dovrebbe fare attenzione ai suoi “gioielli” in campo e altrove. Si sarà accorto che dopo ogni intervista al miele battono in testa.

7 A DE RAFFAELE che dopo la sconfitta nel supplementare con la Pesaro disperata non è stato messo alla porta dal sindaco che deve certo aver conosciuto Zamparini, ma anche per questa giustificazione che ci fa capire di essere davvero di un altro tempo: “Nessun passo indietro, gara decisa dagli episodi, nel finale siamo stati poco lucidi”. Succedeva anche prima, succederà ancora.

6 A Beppe POETA perché ogni volta che vorremmo mandarlo al suo paese, per giocare nei campetti come dicono affascinati i suoi agiografi televisivi, tira fuori qualcosa che merita davvero l’applauso. Una forza speciale e bisogna ammettere che non è uguale agli altri. Lo ha capito Trento che lo ama quasi come Forray. Speriamo facciano scopa contro Strasburgo.

5 Ad Enzo ESPOSITO se dovesse mandare tutti al diavolo. Certo avrebbe ragione, ma deve resistere, la sua crescita come eccellente allenatore passa da questi due fiumi che sta attraversando. Il placido rio dei risultati a sorpresa, con la squadra in festa come il Che mentre si allontanava dagli affetti nell’America Latina piena di ingiustizie come un campionato fra ricchi e poveri, ora il fiumaccio pieno di pesci siluro dove una squadra stanca fa fatica a tenersi fuori dai gorghi.

4 A CASERTA che non partecipa mai alle riunioni di Lega. Lo capiremmo se tutte le energie fossero destinate a dare un po’ di sollievo a san Sebastiano Dell’Agnello che per portare in salvo una squadra tormentata dagli infortuni fa già miracoli. Invece non è così e questa Lega, invece, ha bisogno di chi riesce a fare basket di alto livello in posti così difficili ed ostili.

3 A Paolino MORETTI se alla fine di questa stagione non ricorderà cosa gli hanno fatto passare quelli che non facevano niente mentre la squadra andava poveramente alla deriva. La povertà resta, ma qualcosa è stato fatto e anche benino. Lo tenga a mente e non si faccia incantare dai marinai sulla tolda della piroga del Sacromonte.

2 A MELLI e DATOME, che fanno così bene a Bamberg ed Istanbul, se dovessero perdere questo sacro fuoco a contatto con una realtà dove i dirigenti sapientoni e geniali hanno fatto sforzi per non prenderli. Erano disponibili sul mercato, erano pronti, ma… Ecco tenetevi questo furore e non diteci, ogni volta, che l’esperienza all’estero fortifica. Lo sapevamo già.

1 All‘EMPORIO bevuto sul mare di Capo d’Orlando. Il primo posto è garantito, ma certi passi falsi riaprono il discorso del giorno in cui presentarono la squadra del “sogno”: uomini sbagliati, squadra senza equilibrio, modificata, corretta, mai guarita e adesso nel pieno dilemma: Gentile ci sarà ai play off?

0 Alla CITTÀ matrigna di MILANO che costringerà Armani a portare la sua squadra di basket verso Desio dove, solo da poco, hanno ridato agibilità al campo con i buchi. Una o tre partite dei play off, quarti e semifinali, non importa. Il Forum occupato prima dal trio Aldo Giovanni e Giacomo, poi dalla musica. Vergogna cittadina dove, non avendo impianti, è meglio riempirsi la bocca con quelli della Milano Marathon. L’unico sollievo è sapere che là dove c’era il palazzo di San Siro caduto sotto la neve intitoleranno quello che c’è oggi, strada, parco, parcheggio, chi lo può dire, al grande Cesare Maldini che abbiamo davvero amato quando era il Milan, quando non volevano più che lo fosse.

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