Masterchef Italia 5, più personaggi e meno cattiveria

Al netto degli spoiler, questa sera su Sky sapremo chi ha vinto la quinta edizione di Masterchef Italia. Avendole seguite tutte, pur sapendo zero di cucina e detestando chi ne parla in continuazione (comprendiamo quindi chi pensa la stessa cosa di chi parla di calcio), ci sentiamo di dire che questa è stata la peggiore nonostante l’entrata in scena del quarto giudice, Antonino Cannavacciuolo divo multimediale e personaggio pop (di culto la figuraccia a Sanremo sulla cottura dell’uovo alla coque) almeno al pari di Cracco, Barbieri e Bastianich (l’unico giudice non chef, infatti è anche l’unico a non prendersi sul serio).

Questa edizione si è caratterizzata per la distanza enorme fra giudici e concorrenti: quasi nessuno dei venti finalisti è sembrato all’altezza dei migliori delle scorse edizioni, per creatività ma soprattutto per teorie e tecnica. La sensazione è che la produzione abbia puntato più che mai sulle ‘storie’ e non sulle reali prospettive dei partecipanti di avere un futuro in una cucina importante. In questa edizione salveremmo, come prospettive, soltanto la già eliminata Rubina, e due dei tre finalisti, l’antipatica (dopo un po’ i pianti e le tragedie personali smettono di generare compassione) Alida e il geniale Lorenzo, macellaio vicentino che si è presentato quasi come un ragazzo di campagna ma che si è tirato fuori con fantasia anche da situazioni difficili. Per il resto tante, appunto, storie. Quella di Lucia, la sindacalista bresciana (con Bastianich che le ha subito chiesto ‘Ma quindi sei comunista?’). Quella di Giovanni, filosofo con ostentazione di citazioni. Quella di Sylvie, designer di moda francese come uno si immagina siano le designer di moda francesi. Quella di Marzia, farmacista finto-svampita. Quella di Maradona, globe-trotter libanese. E così via, ma senza uno che avesse qualcosa in più dello stupire gli amici a cena.

In questo contesto i giudici hanno avuto buon gioco nel prendersi tutta la ribalta, in ogni puntata: le nostre preferite quella al Motor Ranch di Valentino Rossi e quella del room service. Con le parti anche scambiate: Cracco è diventato più comprensivo, Barbieri più cattivo, Bastianich è entrato di più nel merito dei piatti mentre Cannavacciuolo alla fine ha tirato le sue pacche un po’ come Jimmy Fontana doveva sempre fare Il mondo. In generale toni più bassi rispetto al passato e meno umiliazioni riservate ai concorrenti, con sputi o piatti gettati nella spazzatura. A dirla tutta anche un po’ di stanchezza, per un copione con poche varianti: lo schema funziona (certe puntate hanno avuto quasi il 5% di share, per un canale pay un dato clamoroso) sempre, ma i campioni sono stanchi e privi di guizzi.

Non sappiamo chi abbia vinto (la trasmissione è registrata), abbiamo soltanto letto spoiler di seconda mano, ma di sicuro per tutto il percorso fatto Alida e Lorenzo sono i più meritevoli, mentre Erica (fisioterapista, la più ‘casalinga’ nelle sue trovate) è troppo spesso riuscita a salvarsi grazie al fatto di essere la meno peggio in un ballottaggio. Fra le mille trasmissioni di cucina Masterchef è quella in cui la cucina è chiaramente un pretesto, intercettando un pubblico a cui della ‘ricetta’ frega meno di niente pur apprezzando ingredienti mai sentiti prima (anche se il quarantenne curioso-benestante micio e macho dovrebbe conoscere i percebes). Di qui il suo successo, che finora ha mascherato il declino.

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9 commenti

  1. davvero l’edizione più triste.

    ok, l’elemento narrativo è stato sempre prevalente su quello strettamente tecnico (delle cinque finali, forse solo in una ha vinto il concorrente potenzialmente più vicino all’idea di una cena in ristorante e non di una buona preparazione per gli amici in taverna), ma qui il copione, al quinto anno, è stato scritto con la medesima voglia degli sceneggiatori fancazzisti di “boris”.

    con due veneti in gara e avendo seguito qualche comparsata nei quotidiani e nelle radio locali, dove magari tra le righe inconsapevolmente si parla un po’ più a ruota libera, risulta evidente che il vincolo di segretezza non riguarda tanto e solo lo sviluppo delle puntate, ma anche il meccanismo del montaggio.

    la mia impressione è che, a partire dal risultato (reale?) delle prove, si costruisca poi intorno una storia. sinceramente può rubina aver presentato carne cruda senza accorgersene? non è che elementi personali (dario televisivamente troppo ciccione o la gravidanza in fieri della stessa rubina) o scelte di campo (penso a viola 2015 che si rifiutava di assaggiare i piatti di carne) determino poi chi eliminare più che l’assaggio dei piatti?

    rimane una trasmissione scritta bene e godibilissima.

    non sono però sicuro che intercetti così tanto il pubblico generalista.

    mia suocera (modello nonna/zia con seicento portate a pasto, iniziate a preparare da due settimane prima. e se per scherzo dici, prima del tris di dolci, “ma come, oggi non ci sono i carciofi fritti?”, la fai cadere mortificata in depressione) non guarderebbe nemmeno un secondo: si considera mediamente più brava di tutti i presenti, anche se difficilmente supererebbe mezza prova. non sa cos’è una salsa bernese, non sa se quello che prepara è un souffle o un gateaux, ma crede che il mondo viva bene solo con piattoni di tagliatelle al ragù.

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  2. Miglior trasmissione televisiva da Telefono giallo.
    Rubina ha vinto da mesi, ieri l’incoronazione delle due stelle.
    Non si capisce perché registrino con così tanto anticipo.

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  3. @Andrea: è un finto reality, come tutti. Mia madre E’ più brava mediamente di tutti i concorrenti, e se la tira anche meno….

    @Marco: ah ecco, Telefono Giallo…..in effetti il livello è quello……

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  4. Ma il dottorino sadico che ha vinto due anni fa che fine ha fatto?

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    1. eccolo qua il dottorino sadico che rubò la vittoria al grande barese almo 😉

      http://tvzap.kataweb.it/foto/160825/masterchef-italia-che-fine-hanno-fatto-gli-ex-concorrenti/#15

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  5. Anche io la vedo per puro divertimento, specie per i siparietti italo-slang di Bastianich, per quanto tristemente ammorbidito rispetto agli epici “vuoi che muoro?”. Quanto ai piatti, ad eccezione di quando tocca alla pasticceria, difficilmente mangerei qualcosa.

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  6. I reality in differita non hanno senso, anzi è un controsenso rispetto al nome. Il problema è che la diretta totale è difficile da gestire mentre se devi raccontare una storia hai bisogno di registrare, tagliare e montare.

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    1. Alvaro, stai demolendo un secolo di storia del documentario.
      La verità è un’altra e cioè che tutto dipende dalla buonafede: o è un vero reality o non lo è, e quelli televisivi in Italia non lo sono mai…

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  7. Dopo Napo e i suoi butoon de paiass masterchef non ha piu senso

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