The Program, Armstrong rimane un modello

Tutti conoscono la parabola umana e ciclistica di Lance Armstrong: dall’operazione al cervello e ai testicoli con chemioterapia ai sette Tour de France vinti, passando per un doping organizzato in maniera perfetta e finendo con l’assurdo ritorno che ha riacceso i riflettori su di lui portandogli antipatie e testimonianze contro. Perché mai il campione americano, interpretato da un Ben Foster molto credibile, è stato trovato positivo all’antidoping (però c’è almeno un caso, il Giro di Svizzera 2001, in cui la positività fu insabbiata, per non parlare del Tour del 1999), ed in definitiva è stato rovinato dalle rivelazioni di chi per anni ha condiviso il suo modo di essere e di barare: Landis, Hamilton e tanti altri. Il film di Stephen Frears, appena uscito nelle sale, è basato su tre libri di David Walsh (L.A. Confidentiel, From Lance to Landis e Seven deadly sins) ed è dichiaratamente colpevolista. Non che Armstrong sia innocente, anzi l’essersi messo da solo nelle mani del dottor Ferrari gli dà un grado di consapevolezza superiore a molti altri dopati del ciclismo, ma il regista si dimostra incapace di collocare la sua carriera in un contesto, quello degli anni Novanta e dei primi Duemila, dove la regola era proprio l’aggiramento delle regole. Tanto è vero che l’UCI cancellando i Tour di Armstrong non li ha assegnati a Zulle, Ullrich, Beloki, Kloden, Basso, eccetera, dando implicitamente la patente di dopati, soltanto più furbi degli altri, a tutti i campioni dell’epoca. Decisione in ogni caso folle, che ha penalizzato la minoranza onesta, trattata mafiosamente dagli Armstrong e da altri sceriffi del gruppo: si pensi all’impatto mediatico di una maglia gialla riassegnata al settantesimo della generale…

Se la ricostruzione sportiva lascia un po’ a desiderare, le immagini di corsa da fiction sono bene alternate a quelle originali. E la psicologia di questo Armstrong da film è molto interessante, anche se del texano vengono ignorati gli inizi prima da nuotatore e poi da triathleta: insomma, un campione vero e non un turista americano diventato Superman grazie all’Epo. Che poi il fisico di Armstrong sia profondamente cambiato dopo quattro cicli di chemioterapia può essere dimenticato soltanto da chi invece esaltava le vittorie ‘tecniche’ dei nostri. Addirittura da Frears viene ignorato il Mondiale di Oslo del 1993, una delle poche grandi vittorie che gli sono rimaste insieme alla Classica di San Sebastian e alla Freccia Vallone, perché ottenute prima del tumore e da pulito o, come viene mostrato nel film, con un doping artigianale e nemmeno paragonabile a quello delle corazzate (anche italiane) dell’epoca. Insomma, si parte già a tesi ma il film poi si sviluppa bene perché dell’era Armstrong vengono mostrate non tanto le vittorie o il doping, ma la necessità della gente, di tutti noi, di credere in qualcosa.

L”Armstrong della fondazione, del Livestrong, delle conferenze, delle decine di milioni di dollari raccolte per la ricerca e di tutto il resto era un Armstrong vero, che ha dato speranze a migliaia di persone: cose leggermente più importanti dell’assegnazione di un Tour a Zulle o Basso. Frears ha comunque un’ottima mano (fra i tanti suoi film nostro preferito è My beautiful laundrette) e pur seguendo con precisione le tracce di Walsh (il giornalista irlandese del Sunday Times è uno di quelli veri, non soltanto per questa inchiesta) riesce a distinguere i piani. Il ciclista ha barato ed è giustissimo che gli vengano tolte le vittorie nel periodo incriminato, anche tenendo conto del contesto. Il simbolo invece era un simbolo con una sostanza dietro ed uno che ha fatto del bene all’umanità più di Ullrich, Pantani e Contador. In tre anni dall’anticamera della morte alla vittoria nel Tour, una lezione che rimane e che sarebbe stata tale anche con una partecipazione pulita al Tour arrivando ultimo. E la vittoria di Limoges dedicata a Casartelli, dopo una finta tappa di vero lutto, rimane una delle emozioni più forti mai date da questo sport. Conclusione? Film da vedere, perché è una grande storia e perché non mette d’accordo nemmeno con se stessi.

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122 commenti

  1. Frankiee: quando vedrò Philippe Gilbert vincere 15 Tour di fila ti darò ragione. Anzi no, verrò a parlarti della tremenda tenuta mentale di Gilbert.
    Perché visti i rispettivi “piazzamenti nelle classiche del nord” (cit.), credo che col tuo metro 15 tour per Gilbert siano assolutamente spiegabili tecnicamente.
    La chiudo qua con una battuta… 😉

    p.s.: sei tu che non cogli la mia di ironia. Tra l’altro, con la tua di ironia, mi hai dato ragione anche se non te ne sei accorto. 😛

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    1. j

      Gilbert ha più talento in un unghia che Armstronz in tutta la sua tracotanza. Vorrei solo ricordare alle anime belle che Armstronz era uno che correva praticamente solo il Tour e le corse organizzate dalla cricca che lo sosteneva. Già un Giro d’Italia o una Vuelta poteva risultare rischioso, sia mai che qualche banda rivale gliela volesse far pagare. Una merda senza limiti, da qualsiasi punto di vista la si guardi.

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      1. g

        io aggiungerei anche il fatto che lui e la sua cricca, un anno, non mi ricordo quale, si adoperarono per tenere Pantani fuori dal Tour.Un Pantani che lo aveva battuto l’anno precedente sul ventox e a plateaude Beille, mi sembra.
        Armstrong non voleva Pantani al Tour, perche era l’unicocorridore che poteva far saltare il banco, con il suo talento in salita..
        Basterebbe questo episodio e quello di Simeoni per certificare il grado di mafiosita’ di questo elemento qua….

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    2. f

      Per me, e ovviamente posso sbagliarmi, non ci siamo coi paragoni tecnici. Armstrong non è mai stato in grado di vincere volate di gruppo o di essere un cacciatore di classiche completo come Gilbert ( e per la verità non ne possedeva la classe)
      A quei tempi il Gilbert della situazione poteva essere Bartoli, che sì ha provato a correre un Giro in proiezione classifica e ha anche preso la maglia rosa, ma vuoi perché si è reso conto di non essere all’altezza sulle salite più dure, vuoi perché avrebbe dovuto sacrificare una stagione almeno solo in preparazione per una corsa di tre settimane, vuoi perché vinceva già tanto nelle corse di un giorno, l’esprerimento è fallito.
      Lo stesso Jalabert che pure ha vinto una o più Vuelta, ha provato senza successi sia al Giro che al Tour… diventando perfino campione del mondo a cronometro…
      Ribadisco che Casagrande mi sembra un profilo più simile all’americano.
      Comunque riguardo al discorso Pantani che leggo sparso sulla discussione ritengo più che plausibile che se non fosse stato buttato fuori dal Giro, i Tour di Armstrong sarebbero molti meno.
      Detto questo, riscrivo per l’ennesima, era comunque un sistema marcio. Tutto. E tutti. Il medico di cui Armstrong ha voluto l’esclusiva era il preparatore di questa Gewiss https://www.youtube.com/watch?v=D3rZphEtzSM , il quale era l’allievo (fisicamente, non idealmente http://www.biscuittinmedia.com/wp-content/uploads/2012/05/Conconi-Ferrari-Moser-1987-620×372.jpg ) del preparatore della Carrera in cui correva Pantani, di cui ci sono tutti i dati tranquillamente rintracciabili in internet. Per limitarci al villain e all’eroe romantico….

      p.s. no, non colgo, nemmeno con una seconda lettura. Saranno le mie limitate capacità mentali…
      Assurdo comunque sminuire un successo che gli stessi Bartoli, Jaja o Gilbert hanno rincorso per una carriera intera

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  2. U

    Eleonora
    Ahahah salvati finche sei in tempo

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  3. m

    L’intervento di Niccon definitivo. Si scrive evidentemente in un sito di talebani. Non da oggi, unica imprecisione del direttore.

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  4. p

    L’Armstrong guarito dal cancro e che torna a correre e addirittura a vincere è (quando ancora corre ed è solo sfiorato dal sospetto) sicuramente, come dice il direttore, un eroe (di cartapesta, cinico e calcolatore) che ispira molte persone. E’ un testimonial mondiale (fuori Europa di Pantani probabilmente si sapeva poco) e propaganda certamente un messaggio positivo per chi (la stragarande maggioranza) segue il ciclismo senza annusarne i retroscena o per chi (immagino soprattutto negli USA) comincia a seguirlo proprio grazie alla storia di Armstrong. Allora diciamo che Armostrong ha fatto del bene preterintenzionalmente. Non gliene fregava probabilmente una cippa (o magari un pochino si, questo può saperlo solo lui) ma nonostante tutto lo ha fatto. E’ più il bene o il male che ha fatto al mondo in genere? Che reazione hanno avuto tutti quelli che in lui hanno creduto e poi hanno scoperto la verità che stava dietro al personaggio? E se qualcuno grazie a quell’esempio di cartapesta è riuscito a vincere la sua battaglia (non necessariamente contro il cancro) lo mettiamo nelle attenuanti generiche per Armstrong? Sappiamo bene come siano importanti i simboli , spesso anche quelli che dietro hanno poca o nulla sostanza.
    Però, penso anche un’altra cosa e cioè che pure Pantani ha fatto qualcosa di simile, al di là del decidere di farsi di coca e andare a fighe anzichè presenziare a cene di gala e interpretare pubblicità progresso, direttore. Perché il Pantani che si sfascia sulla strada svariate volte e ritorna in gara a vincere fa il bene del mondo esattamente come l’Armstrong guarito dal cancro che ritorna in sella e si mette la maglia gialla a Parigi.
    E ripeto, che sto parlando del valore simbolico che i due hanno rappresentato e non delle colpe più o meno grandi, delle coperture più o meno estese di cui hanno goduto o di quello che usando solo il loro talento avrebbero potuto raggiungere rispetto a quanto hanno raggiunto più o meno fraudolentemente.

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  5. m

    Paper definitiveggia a sua volta. Il buon senso incenerisce sempre Taliban.

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  6. A

    1) Non ho letto tutti i commenti, ma ho visto il film lunedì e mi è molto piaciuto.
    Come detto la ricostruzione storica delle gare, sopratutto quelle antecedenti la malattia, è fin troppo semplicistica e la tappa di Limoges per me è stata volutamente tenuta fuori per incattivire di più lo spettatore medio che non conosce queste storie e tutti gli scandali degli anni seguenti.
    2) Lo stesso Armstrong, nella famosa intervista da Oprah, si definisce un bullo rispetto al gruppo e sa benissimo che la sua storia è qualcosa di enorme.
    È difficile dimenticare i Mercì Lance sulle strade del Tour, rivedere quelle immagini è un pugno nello stomaco, e ancora oggi la sua storia è esempio di rinascita e di ritorno ad una vita normale (lo dico per esperienza personale) e sarà vana speranza, ma ci si attacca a tutto quando serve; in Italia, molto ma molto in piccolo c’è Sintini, ma Armstrong lo conosce il mondo intero.
    3) Del personaggio mi ha sempre colpito il fatto che pur di vincere (l’ossessione è quella, non fare i soldi, questi vengono dopo per me) non ha esitato a mettere di nuovo a repentaglio la sua vita dopo essere sopravvissuto per miracolo: un’ambizione sfrenata che fatico ad immaginarmi, figurarsi comprenderla o giustificarla.
    4) Del film mi è molto piaciuta la ricostruzione di Landis, personaggio chiave dell’accusa.
    Mosso probabilmente non solo dalla vendetta per essere stato fatto fuori da Armstrong al suo ritorno nelle corse, ma anche perché schiacciato psicologicamente dalla morale della comunità amish; almeno mi piace pensare che in parte possa essere andata così.

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  7. @Jeremy: dici che son stato stretto coi 15 Tour?! Vabbè io e te siamo di parte, avrei dovuto dire Boonen e sarei stato più credibile…

    @Frankiee: non vinceva le volate perché non ne era all’altezza, dopodiché che non ci siamo coi paragoni tecnici cerco di fartelo capire da un po’ perché parliamo di due Armstrong diversi evidentemente: io parlo di quello pre-tumore che ti invito a riguardare (magari rileggendo le descrizioni tecniche che ne facevano allora gli addetti ai lavori), tu di quello post-tumore (che per quanto mi riguarda è Robocop che fa Wrestling in un cartone animato 3D).
    A parte gli scherzi, non ho citato Gilbert come somiglianza stretta ma come esempio di campione con molto più talento che però non vince un Tour perché non può.
    Figuriamoci sette…

    Ps: si, mi sono accorto che non hai colto, ma non fare così che poi ti danno del vittimistico: a volte è solo questione di non capirsi o di spiegarsi male. Ma aveva risposto anche Leonto, onestamente, comunque Gilbert un mondiale l’ha vinto oltre a “qualche piazzamento nelle classiche”…

    @Marcopress: sei l’ultimo qua dentro che può distribuire patenti di talebano, a Niccon comunque aveva risposto Krug.
    In ogni caso è pieno di gente che ha avuto un tumore però non è andata in giro a rapinare banche sperando di cavarsela contando sul pietismo di polizia e magistratura e aprendo onlus per scroccare lasciapassare morali dai mujaedin…

    @Paperoga: scusate, ma quante persone ha guarito Armstrong, esattamente?! No, perché sembra quasi che le persone le abbia operate lui o girasse tra le corsie a cambiare cateteri…certo che qualcuno può aver pensato “se ce l’ha fatta lui magari posso farcela anch’io”, dove il “farcela” va inteso come “avere il colpo di culo” visto che una vera cura per guarire il tumore non è ancora stata scoperta (tantomeno dalla sua Fondazione), ma questo non può essere un merito visto che non era il suo obiettivo, visto che non gliene fregava niente, e visto che la Fondazione come detto aveva più funzione pubblicitaria e di propaganda nella sua idea.
    Per me il male resta maggiore del bene, soprattutto perché non possiamo giudicare facendo finta di non sapere quello che sappiamo…

    Ps: è sono buono a non distinguere tra chi sa oggi è chi sapeva già allora…

    @Ataru: guarda, a me quella dell’aver messo in pericolo la sua vita mi fa ridere quasi come quella sulla tenuta mentale. Se ha messo in pericolo la sua vita è stato per essersi bombato di tutto con la scusa della malattia a causa della malattia.
    O vogliamo raccontarci pure che l’ha fatto per la Fondazione e per convincere la gggente malata a non mollare mai?!…

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    1. f

      Per essere precisi Wikipedia mi suggerisce : più giovane vincitore all-time di un Mondiale, più giovane vincitore del dopoguerra di una tappa al Tour ( immagino pre-Sagan ma non saprei) , una Freccia, 2 volte secondo alla Liegi, San Sebastian ( ai tempi una delle 10 prove della Coppa del Mondo) e Limoges.
      Tutto prima dei 25 anni, non proprio il profilo di un ronzino… ( per dire un palmares che Bettini a 25 anni si sognava )
      giustamente la sua vicenda essendo Armstrong il personaggio più mediatico di sempre nel ciclismo, è quella che arrivata con l’impatto maggiore, ma di fatto è soltanto la punta dell’iceberg di un epoca in cui quasi tutti i risultati andrebbero cancellati con una riga.
      Epoca in cui ronzini (veri) si scoprivano califfi e campioni diventavano nullità assolute nell’arco di una stagione… la stessa epoca di Pantani, Jimenez, Vandenbrouke, Zanette e va dicendo
      Il che non lo assolve in nessun modo, ma non fa nemmeno di lui “il mostro generato esclusivamente dal doping massiccio e sistematico” ( i link che ho postato dovrebbero dimostrare che il doping sistematico e coperto ” ai vertici” era prassi anni già quando l’americano debuttava) ….
      D’altra parte a spargere queste esagerazioni, buone per il pubblico generalista, sono gli stessi che dicevano che Armstrong era un ragazzone, che aveva un fisico da football ecc e che nemmeno si interrogavano sul come e perché un marcantonio vero come Joan Museeuw potesse vincere un Mondiale con un profilo altimetrico per scalatori con una fuga di coppia di un centinaio di chilometri…

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    2. p

      Armstrong non ha guarito nessuno operandolo o dndiogli il siero di lunga vita.
      Armrstrong all’inizio degli anni 2000 era per molti un eroe positivo, il paladino che guarisce dal cancro (di culo), ritorna in bici e vince.
      Armstrong era un eroe di cartone, alcuni lo sospettavano già negli anni 2000, molti altri no.
      Qualcuno ha preso a modello l’Armstrong senza macchia e senza paura e ha vinto la sua piccola o grande battaglia (non necessariamente contro il cancro).
      Armstrong non ha alcun merito in questo non avendo pensato nemmeno per un momento alle ricadute positive per gli altri che la sua storia poteva avere (ma questa è la mia supposizione sulla base di quello che so dell’Armstrong pubblico, magari nell’Armstrong privato c’è un 1% che questa cosa ci teneva, boh?)
      Armstrong è probabilmente il più grande delinquente sportivo che sia mai esistito.
      E’ più il male che il bene che Armstrong ha fatto al mondo in genere (al mondo sportivo ha fatto solo male).
      Armstrong non è mai stato, nè mai sarà, un uomo da portare come esempio di comportamento
      Credo che tutte queste cose possano convivere e che nessuna sia in contraddizione con le altre.

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  8. Lasciatemi carosellare di la Ataru

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  9. U

    Francamente io non ho mai capito,ne capisco tuttora,quale importanza possa aver avuto la figura di Armstrong per chi si trovava a combattere un tumore.
    Da quel che ho vissuto,fortunatamente non io sfortunatamente da vicino, sono altre le figure che possono spingere a non mollare,anche se penso che piu che altro sia l’istinto di sopravvivenza a guidarli.

    E ,soprattutto,puoi avere tutta la forza di sto mondo e seguire tutti gli esempi che vuoi ,ma se non hai il colpo di culo (come cinicmente ma correttamente dice Dane) puoi farci poco.
    Altrettanto cinicamente gli dico “bravo”se la sua fondazione ha regalato soldi alla ricerca per far si che non si debba piu parlare di colpi di culo

    Da sportivo non appassionato di ciclismo ricordo che all’epoca il mio stupore per uno che faceva una sola corsa l’anno stravincendola mi sembrava assurdo

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  10. U

    Visto che l’argomento e delicato chiarisco ulteriormente l’argomento “colpo di culo”.
    Avendo la fortuna di conoscere un medico /ricercatore che ora si appresta a ricoprire un importante carica nella citta di krug ,so benissimo quali siano gli sforzi e quale imponente lavoro ci sia dietro. E ho imparato che chi si occupa di questo molto spesso ha motivazioni che vanno oltre al “e il mio lavoro e devo farlo bene” (che gia e tantissimo).
    Purtroppo pero la materia e talmente vasta che i “buchi” di conoscenza sono ancora molto ampi per cui bisogna avere anche la fortuna,nella sfortuna,di capitare in quei pochi spazi coperti dalla conoscenza.

    Scusa eh Gene…
    🙂

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  11. A

    Rugbista,
    si è bombato per vincere, acclarato.
    La stessa motivazione di chiunque si dopi, da Armstrong al runner quarantenne.
    Nell’americano stupisce come il pensiero “doping causa della malattia” non gli sia mai passato per la mente o se l’ha fatto è stato scacciato via in un attimo per tornare a doparsi più e meglio di prima.
    Certo, è impossibile dire cosa ha causato il cancro, perché quasi sempre sono una serie di fattori, però qualche dubbio sulla tua condotta di vita istintivamente ti viene.

    Gobbo,
    non so se hai letto il libro di Sintini.
    Lui dice chiaramente che puoi metterci tutto l’impegno e la forza d’animo che vuoi, ma la malattia uccide lo stesso; mentire su questo è da criminali.
    Però ci vuole anche l’esempio positivo, sopratutto ci vuole quando le cure sono finite e ce l’hai fatta, perché guarire e tornare a condurre una vita normale sono due cose molto diverse.
    Almeno questa è la mia esperienza personale, indiretta per fortuna, ma vissuta a fianco di una persona che ha superato un linfoma e anche la recidiva.

    Sulla fondazione: senza rimandarmi a link vari, ma i soldi raccolti come li hanno spesi?
    Sostegno alla ricerca? Aiuti alle famiglie per le cure e l’assistenza? Limousine per Armstrong?
    Perché alla fine è vero che non erano soldi suoi, ma non è automatico che sarebbero stati raccolti da altre fondazioni o enti di ricerca e come dicevano gli antichi in questi casi: pecunia non olet.

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  12. @Frankiee: brocco o gregario non l’ho detto io, tantomeno ronzino, quindi non serve che mi sciorini Wikipedia. Io ti ho solo detto che per una questione di caratteristiche gli sarebbe stato impossibile vincere 2 Tour (mi son svegliato buonista: uno può capitare, in caso di tracciati particolarmente adatti o di annate particolarmente scarse come concorrenza…) figuriamoci 7, quindi a cosa serve che continui a farmi sciroppare nomi di ciclisti a dir poco sospetti quando ti ho detto due volte (tre con questa) che il “dopato in un mondo di dopati” non è in discussione?!
    Dire che “in fondo erano tutti dopati” oppure limitare la questione del wrestling al solo doping è a dir poco superficiale.
    Per il resto la precocità del Mondiale significa poco viste le caratteristiche che appunto ha una gara come il Mondiale, anche senza stare a fare esemi contraddittori (Owen a 18 anni pareva Gerd Muller e poi s’è scoperto valere Miccoli…), per questo nemmeno ti rispondo su paragoni che azzardi con ciclisti che al netto della questione doping erano fuoriclasse dal punto di vista tecnico che con Armstrong non hanno nulla a che vedere (Pantani come scalatore era un fuoriclasse, già spiegato 200 volte come il suo tic-toc sia da mostrare ai ragazzini delle scuole, e Bettini…..no, vabbè, non puoi aver nominato Bettini…..dillo che ti è scappato finchè sei in tempo, perchè Santa Graziella Protettrice dei Ciclisti in questo momento sta presentando una mozione per la tua nuclearizzazione alla Corte di Zeus, se abiuri per tempo prometto di mettere una buona parola per te in nome della frequentazione di Indiscreto…).
    E’ il terzo post che chiudo con una battuta, per sdrammatizzare e dire che tanto non ci incontreremo mai e non è un problema visto il diritto al dissenso. Quindi chiudiamola qui, ma evitami però le premesse del tipo “non ero tifoso di Armstrong e mi stava pure sulle balle” perchè davvero mi smebra uno di quei disclaimer “lasciapassare” del tipo “premesso che non ho nulla contro i froci…”.
    Ad majora.

    @Gobbo: grazie per aver chairito il concetto di “culo”, che Meno Uno già pensava stessi svilendo il concetto di scienza medica…

    @Paperoga: ah, ecco…così già è diversa…

    @Ataru: 1) mah, con tutto il male che posso volergli il pensiero che gli sia venuto il tumore per il doping non ha mai sfiorato nemmeno me. Se la cosa viene smentita per i calciatori anni 70 non so quanto possa valere per Armstrong, vista l’abissale differenza di statistiche.
    Certo, così fosse sarebbe divertente rileggere l’appiglio del “più giovane mondiale di sempre”, con la metafora sui due giocatori di poker che già sta tornando fuori così…
    2) Ecco, appunto, è pieno di gente che “assiste”, senza menarsela tanto, senza finire sulle copertine e senza lucrarci in maniera diretta o indiretta…
    3) Quello che sappiamo di certo è che ai fondi raccolti da tali Fondazioni (che tra l’altro come ricordato da Zanirato consentono piacevoli sgravi fiscali…) viene fatta la tara delle spese atte a sostenere la baracca. Spese che spesso sono superiori alla raccolta finale, succede anche con realtà più istituzionali figuriamoci le Fondazioni private…

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  13. A

    Rugbista,
    nessuno potrà mai dimostrare il nesso di causalità doping-cancro, ma io parto da un ragionamento terra terra, anche perché non ho competenze mediche di alcun tipo.
    Ai vari fattori ambientali che aumentano il rischio tumore (carni rosse, conservanti vari, inquinamento atmosferico ecc), credo si possa aggiungere l’assunzione di medicine senza giustificato motivo, a maggior ragione se questo uso si dimostra sistematico.
    Personalmente conosco più di una persona che in seguito ad una grave malattia (tumore, infarto e simili) ha radicalmente cambiato il proprio stile di vita, o per lo meno cercato di orientarlo in senso più salutista.
    Armstrong, senza nemmeno porsi il dubbio, torna dalla morte e come prima cosa che fa? Va a cercare il dr. Mengele del doping!
    Ok che il nesso di causalità non è dimostrabile, ma almeno un dubbio o una piccola esitazione sono davvero il minimo

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    1. Sono assolutamente d’accordo, difatti non ti contestavo mica.
      Dico solo che (a differenza ad esempio del caso calcio-sla) la statistica è così bassa (quanti precedenti ci sono oltre ad Armstrong?! Fatico a farmene venire in mente) che nemmeno a me (che di Armstrong penso il peggio è possibile, non so se si è notato…) è venuto in mente di dare per scontata l’origine del tumore (come ad esempio facevano gli ignoranti del barsport all’epoca: “Per forza gli è venuto il tumore, col veleno che prende!…”).
      Dopodichè precisavo che se veramente la malattia gli fosse venuto per esagerate somministrazioni di sostanza strane ci sarebbe da riprendere questa discussione da capo e rivoltarla come un calzino alla faccia di Meno Uno, sulla tua domanda in merito all’opportunità di correre dal dottor Mengele il discorso è duplice: da una parte se non viene dimostrato il nesso di casualità non vedo problemi, dall’altra la scelta rientra nella personalità del tipo su cui credo ci siamo abbondantemente espressi…

      p.s.: tra l’altro lessi ai tempi un articolo, su cui magari qualche medico che frequenta questo sito potrebbe chiarire, che diceva come le sostanze di cui abusava Armstrong per bombarsi (con la scusa della malattia) da una parte sono appunto tra quelle usate per curare quel tipo di malattia e dall’altra hanno appunto l’effetto collaterale di procurarla (la malattia) in caso di abuso. Un bel rebus…

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