Masterchef 4, l’anno della gatta morta

Non siamo appassionati di cucina (insieme ad alcuni estremisti islamici siamo rimasti gli unici a considerarla una cosa da donne) e forse proprio per questo apprezziamo quel concentrato di cattiveria pura che è la quarta edizione italiana di Masterchef, in onda su Sky Uno ogni giovedì. Gli chef Cracco e Barbieri, più l’imprenditore della ristorazione Bastianich, sono stati ancora più bravi che nelle edizioni precedenti a tirare fuori da ogni concorrente paure, ambizioni, egoismi. Anche perché rispetto alle precedenti edizioni la caratterizzazione dei concorrenti è molto più marcata, in certi casi al confine della parodia.

La barista Viola Berti, la cui emotività esagerata può piacere e non piacere: Cracco e Bastianich ci sono cascati in pieno, al netto del fatto che tutti stiano un po’ recitando e che la trasmissione sia resa guardabile dal montaggio serrato, in un gioco in cui la competenza in cucina è importante ma non decisiva visto che in molte prove (da quelle di gruppo in esterno ad alcuni pressure test) è più produttivo essere bravi sguatteri che fenomeni di creatività. Viola è la nostra favorita per la vittoria finale, insieme al preciso Filippo e al più fantasioso conte Garozzo. Il segreto del successo di questa trasmissione è semplice: pur essendo televisione Masterchef ha una carica di verità davvero notevole, perché almeno metà dei concorrenti non è lì per giocare o mettersi alla prova, ma per dare una svolta alla propria vita. E questo si nota subito, nelle dinamiche da branco o nelle amicizie interessate. Di certo è difficile piacere a tutti e tre i giudici: Bastianich è fissato con la mancanza di sale, Barbieri con la banalità (gli anni scorsi con il famoso ‘mappazzone’), Cracco con l’impiattamento, ma tutti se la prendono a morte se qualcuno non prende sul serio la cucina e soprattutto le loro figure, uniche autorizzate a scherzare. Autoironia zero, da parte di tutti, ma forse anche questo fa parte del gioco.

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13 commenti

  1. Direttore dalle mie parti si chiamano acque chete.
    Ferme, zitte e timidine in apparenza ma in realtà sotto sotto scorrono ed erodono….

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    1. @ricca: l’acqua cheta rovina i ponti

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  2. Ricordiamoci il detto “gli uomini cucinano, le donne cuociono”…

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  3. Io amo Viola.

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  4. Viola sicuramente di tutt’altra categoria

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  5. Occhio al giovane romagnolo amante della Fettina…

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  6. … per carità era tecnicamente arretrata ma solo a me non è piaciuto il “dagli alla cicciona” della puntata 7/8?

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    1. @Paolo: Oltretutto con la surreale motivazione che fosse fra i concorrenti più deboli… ma la strategia non dovrebbe essere di creare un danno a quelli forti?

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      1. @Stefano Olivari: La strategia sarebbe effettivamente surreale se chi la adotta si sentisse forte e sicuro. Ma potrebbe anche essere che Amelia non sia così sicura di se. In tal caso, il suo ragionamento potrebbe essere stato questo: “io ho la possibilità di scegliere una strategia oggi per oggi, quindi metto in difficoltà i più deboli per essere sicura di salvarmi, poi nella altre puntate saranno altri a scegliere eventualmente strategie alternative”.

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  7. vero direttore, anche tatticamente una caporetto…. ma non mi è proprio piaciuto il tentativo di emarginare una poveretta che era li chiaramente al di sopra delle sue capacità e che malgrado le bastonate ha continuato a sorridere fino (quasi) alla fine a tutti…

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  8. Direttore , lei da i baci della morte…..
    Ho il cuore spezzato per Viola….
    Arguto , ti riprenderai?

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  9. Disastro. Notevole prestazione del “proggetmenage” Filippo, pesantemente perculato dai pescatori di Mazara del Vallo.

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  10. Leonto, lo scopro solo adesso (ho visto solo la prima puntata, poi Coman mi ha chiamato). No, non mi riprenderò. Stasera rivedo la puntata ma è già evidente che siamo a livello di Farsopoli.

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