Giornalisti per hobby

Le news sono commodities, raccontano in cialtronese le concessionarie di pubblicità per giustificare la loro incapacità. Sarà anche per questo che i giornalisti non vengono più pagati, dalla maggior parte dei committenti, mentre quei pochi illuminati tendono a pagarli sempre meno in modo da poter sostenere le note spese di inviati che fanno viaggi transoceanici per copiare dalla televisione. E poi magari si lamentano perché la redazione viene spostata in periferia (la periferia, orrore!). Dai ieri sul web circola una nota con i compensi dei collaboratori della Gazzetta dello Sport, rivisti ovviamente al ribasso. In pratica un articolo di apertura per l’edizione nazionale, cioè quello principale o unico in pagina, verrebbe retribuito 50 euro lordi (a prescindere da dove venga scritto, dalla tazza del cesso o dopo mille telefonate e spostamenti), mentre una notizia in breve per le edizioni locali viene pagata 8. In mezzo una casistica affollata, con tendenza alla miseria. Questa nota ha scatenato ironie e indignazioni, in quello che poveretti prestati al giornalismo continuano a definire ‘popolo del web’, ma anche qualche commento interessante come quelli di Giovanni Capuano e di Carlo Gubitosa (fra l’altro è sul blog di Gubitosa che abbiamo appreso del documento). La situazione reale del resto dell’editoria italiana è molto peggiore di quella dei collaboratori Gazzetta, questo possiamo aggiungerlo senza timore di smentita (e magari producendo le fatture), ma in merito non abbiamo un’opinione corporativa. Semplicemente la maggior parte delle persone non dà alcun valore alla qualità di ciò che legge, ammesso che legga, mentre quella parte di pubblico davvero interessato ad informarsi non ha numeri tali da sostenere tutte i giornali, i siti, le radio e le televisioni ora esistenti. Per decenni la fortuna dei giornalisti sono stati i demonizzati editori ‘impuri’, cioè gente che tiene in vita giornali in perdita solo per sostenere politicamente altri e più lucrosi affari. Senza queste stampelle il giornalismo in un paese in cui si legge poco ha ovvie difficoltà. Meglio fare altro (magari anche niente) e scrivere per hobby, quando e se ne abbiamo voglia. Una situazione ben delineata dal tariffario, che identifica involontariamente il collaboratore tipo: studente universitario con genitori disposti a mantenerlo fino ai 30 anni, prima di sbatterlo fuori di casa. Chi è oltre questa età, cioè quella limite dell’adolescenza secondo gli antichi Romani (altro che i 18 anni, non siamo in Svezia…), farebbe bene a pensare a un lavoro serio. O comunque a un lavoro: prodotto/servizio, più o meno di qualità, in cambio di un compenso. Il resto è indignazione, magari da parte di chi non compra un giornale da anni.

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13 commenti

  1. Quando scrive queste perle me lo manda sempre duro Diretùr!
    ..nient’altro da aggiungere, solo applausi, soprattutto per la chiosa finale…
    Essendo della “nuova” generazione metterei solo una postilla a latere, conoscendo un minimo la situazione…ovvero i teneri ma debosciati tentativi di ragazzi nei loro mid-20s nel provare inopinatamente Quella Strada pagandosi prima diecimila euro di sedicenti Master per poi, dopo uno stage non retribuito di sei mesi fuori sede (solitamente son ragazzi di provincia cresciuti nel “mito” dei giornalisti di StudioSport o Sky Calcio, visti irraggiungibili) passati a scrivere veline o a montare highlights della serieB, trovarsi di nuovo per strada ma con diecimila euro in meno (e qui si ritorna ai genitori di cui nel pezzo).
    Eeeeeeh ma fa curriculum…..
    …sììì, credici…
    Ossequi.

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  2. A me fa ridere le tariffe ‘un tanto al chilo’ per cui sei pagato di più a seconda di quanto scrivi. Un poco capisco a ratio, ma non è che se io scrivo un pezzo più lungo sia per forza più interessante di uno più breve.

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  3. Articolo perfetto, non c’è altro da aggiungere, grande Olivari.

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  4. @Bubba Chuck: Ti basta poco! Ma leggi imbottito di Levitra? Intanto complimenti per esserti salvato, forse tuo malgrado, in tempo. Il problema non sono i master, perché chi paga 10mila euro per il nulla merita di essere truffato, ma quelle situazioni fra stage e collaborazione saltuaria che fanno sempre sperare nel ‘da cosa nasce cosa’. E, per citare l’immenso Toto Cutugno, ti ritrovi che hai già 30 anni…@Gatto Gattoracca: Sì, come se fossero tutte traduzioni. Intendiamoci, molti pezzi ‘dall’estero’ e di costume lo sono, così come le mitiche curiosità, quelle che fanno la gioia del deejay. Un’occhiata distratta a Mashable.com può far risparmiare molto tempo nella settimana successiva…

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  5. @Bubba Chuck: Domenica sera, mentre andavo con il kiddo all’allenamento serale, parlavamo di cosa gli piace fare da grande.
    Io, da padre conservatore: ” Ascolta kiddo, penso che la cosa piu’ importante e’ non spreccare 4 anni di universita’ per un diploma che non ti porta da nessuna parte. Cerca una professione che prima puo garantirti il pane, poi se vuoi, vai in giro a fare il fenomeno’
    Lui:” Il mio sogno sarebbe lavorare nel mondo dello sport. Come giornalista televisivo, come agente, come manager, qualsiasi cosa, basta che sia qualcosa che io adoro”

    Io: ” Ho capito. La prossima volta che andiamo in Italia ti faccio parlare con un po’ di amici…”

    Lui: “Dad, Canada is not Italy!”
    Io: Fuck you, kiddo! 😀

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  6. Stefano, una curiosità, ma gli “opinionisti” delle tv locali vengono pagati? Non mi riferisco a ex calciatori o giornalisti di testate che collaborano, ma ai vari Pompilio, Aicardi, sosia di Lapo, assicuratori, avvocati, meccanici tifosi…

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  7. @Tani Rex: Un padre che parla con suo figlio! Che padre moderno! @frankmorris: La risposta è semplice, in questi ultimi anni addirittura semplicissima: nel 90 per 100 dei casi no, questa è la politica di quasi tutte le tivù locali (in Lombardia fa eccezione, credo, Telenova) e anche di alcune nazionali.

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  8. beh se Crepet a “Porta a porta” lo pagano 700 euro lordi a puntata…

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  9. Tani,

    “Ascolta kiddo, penso che la cosa piu’ importante e’ non spreccare 4 anni di universita’ per un diploma che non ti porta da nessuna parte”

    Azz! Pure in Canada?!

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  10. Ho appena letto che, a seguito di questi articoli, Enzo Iacopino, presidente pro tempore dell’Ordine Nazionale dei giornalisti, si è indignato e, via facebook, sta pubblicando i vari tariffari che via via vengono spediti dai giornalisti free lance.
    Iniziativa lodevole, soprattutto alla luce del fatto che, parole sue, si sta esponendo molto.

    Ma, da completa ignorante della questione, mi domando: ma il Presidente (pro tempore) dell’Ordine dei giornalisti è possibile che scopra una cosa simile da un post pubblicato su un blog e poi rilanciato dal passaparola sulla rete?

    Quali sono precisamente i compiti dell’Ordine dei giornalisti?

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  11. 6 anni da pubblicista scarsamente retribuito, fortuna che ho trovato un lavoro “serio’ poi..

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  12. Sono dell’opinione pche chiunque voglia fare il giornalista (sportivo e non) e pensa che scrivendo articolotti per la Gazzetta (o anche per Corriere, Rep e gli altri)li fara’ diventare giornalisti, stannno sbagliando cosi’ tanto che si meritano le due lire che gli vengono passate (probabilmente con moltissimo ritardo, tra l’altro – li il vero problema per me). Anche con il pezzo dell’industriale TV in perdita per due decenni in mente, non capisco come qualsiasi persona adulta al giorno d’oggi possa non aspettarsi cambiamenti nella maniera di lavorare, nella maniera di fare un mestiere, o di vivere. Ho conosciuto tanti giovani wannabe giornalisti che parlano di cambiamento, social qui, social li, e tutto quello che vogliono e la tessera e una scrivania con il loro nome. Vuoi qualcosa che non esiste piu’? Allora per due lire di vendo l’illusione che un giorno lo avrai. Ci sono cosi’ tanti modelli diversi, cosi’ tanti giornalisti giovani e non che sperimentano, vivendo come possono stannno contruendo questi modelli, che ho poca compassione con chi pensa di seguire modelli di lavoro superati.
    Per coincidenza sul mio twitter stream mi e’spuntata un citazione di Darwin, che penso sia condivisibile: “It is not the strongest of the species that survive, nor the most intelligent, but the one most responsive to change.”

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  13. @Stefano: ahahah no almeno quello lo lascio alle generazioni prima della mia…ci sarà almeno UN motivo per “godere” dell’esser giovani! 😀
    E danke cmq.. 😉

    @Tani: no! fuck You brò!! 😀 and tell Elano I love him so much! 🙂

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