Jesus non ci tradirà

Siamo cultori di Ray Allen e di tutti i giocatori come lui tecnicamente puliti (cioè quasi nessuno), ma anche di tutti i giocatori come lui ossessivi e maniacali. La sua routine prepartita prima del classico riscaldamento, che abbiamo avuto la fortuna di vedere dal vivo per tre volte, ha in questo senso moltissimo in comune con quelle di Drazen Petrovic per intensità e di Mike Sylvester per lunghezza. Fra le varie fortune della sua vita c’è anche quella di essere stato protagonista di uno dei pochi film decenti sul basket, He Got Game, storia (del 1998) di un liceale conteso dalle università più famose ma soprattutto storia del suo rapporto con il padre (un Denzel Washington al massimo) e descrizione di ciò che gira intorno a una promessa dello sport professionistico.

La buona notizia è che se ci sarà un sequel dovrà avere un senso, come ha dichiarato lo stesso Allen, reduce da due mesi di pressing del non simpatico Spike Lee. Certo, vedere il campione all’inizio e alla fine della sua parabola avrebbe molto senso, evitando i canoni del film sportivo (scalata-perdita della purezza originaria-sconfitta-riscatto). Del resto anche a Miami i compagni in allenamento lo chiamano Jesus, dal nome del protagonista del film, a sua volta una citazione del ‘Black Jesus’, uno dei soprannomi di quell’Earl Monroe che fu stella negli ultimi Knicks da titolo. quelli del 1972-73: squadra di culto, dove oltre alle stelle presenti in ogni rievocazione (Walt Frazier, Willis Reed, Bill Bradley, Dave DeBusschere) c’erano comprimari come il mazzolatore Phil Jackson, ai tempi (e forse anche adesso, anche se l’hanno più volte accostato proprio ai Knicks) molto lontano dall’idea di allenare, il futuro milanese John Gianelli e il futuro canturino-mestrino Hartorne Wingo. Ma per quasi tutti Jesus è adesso Ray Allen.

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25 commenti

  1. Direttore
    In fin dei conti però il buon Ray ha fatto bene a scegliere di giocare col Prescelto un anno e mezzo fa anche rinunciando a un po’ di denari
    E anche come visibilità della parte finale di una carriera che nell.’ultimo periodo veniva quasi quasi dipinta come la palla al piede di Boston

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  2. A me, Allen sta un po’ qua: quello 0/9 in gara 7 a Los Angeles…

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  3. Diretto, e intanto esce la notizia che Miami-Brooklyn verrà giocato con i nickname dei giocatori sulle spalle. Inutile dire che Ray giocare con il nome del protagonista del film. Caro Leader, lei è sempre avanti.

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  4. @jeremy***: e intanto esce la notizia che Miami-Brooklyn verrà giocato con i nickname dei giocatori sulle spalle.

    ma perchèèèè? e LBJ metterà “the choosen one”?

    operazione più idiota della noche latina con i “LOS SPURS” (e i los locos non li invitiamo?) ROTFL

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  5. @Leonto: Di sicuro ha fatto bene ad andare a Miami, dove peraltro farebbero buona figura anche tiratori di livello più basso rispetto al suo. Il mistero è la resurrezione fisica, sia pure solo quella necessaria ai minuti di qualità e alle chiusure di quarto. @cydella: Fino al 2008 era anche lui con noi perdenti…@jeremy***: Ci leggono, direbbero sui giornali veri. @Andrea87: Perché quelle magliette one shot si stravederanno. Domani proverà a fare qualcosa di diverso anche l’Armani, vendendo le maglie di D’Antoni, Kenney, eccetera, solo nella serata dell’Olympiacos. Quelli in campo invece avranno il loro solito cognome…

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  6. Quella dei soprannomi invece del nome anagrafico è consentita anche dalle federazioni di calcio, ricordo Ibou…

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  7. @Dane: vabbè allora pure tutti i brasiliani e i portoghesi.

    il fatto è che tra un “Ronaldo” e un “fenomeno” c’è un universo di buon senso in mezzo

    E commercialmente non capisco che cosa si possa ottenere, dato che quando compri una maglia puoi già farci scrivere quello che vuoi.

    quindi se vuoi una del napoli con il 10 e sopra “mano de dios” te la puoi fare anche senza che Maradona l’abbia indossata per davvero…

    edit: che poi alcuni soprannomi dei giocatori della A sono aberranti. Te lo immagini un Pirlo con scritto Trilli 21?
    o una Gabidan Fuduro dietro a De Rossi?

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  8. Andrea, è quello che intendevo dire io. I soprannomi per i brasiliani (ma non solo) sono diminuitivi con cui abbreviare i solitamente lunghi nomi (te lo ricordi l’olandese Venneghor of Hesselink o qualcosa del genere?!), ma Ibou era patetico.
    Voglio dire, Chicco per Evani ci starebbe anche, Bubu mi sembrerebbe un po’ da pirla…

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  9. @Dane: E quindi mi chiedo cosa possa portare alla NBA una serata coi nick invece dei cognomi… se uno vuole la canotta di LBJ con scritto THE CHOOSEN ONE non se la può fare già ora?

    Solo che te se la fai tu è un conto, vederlo scendere sul parquet è di cattivo gusto (così come Jesus)

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  10. 😀

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  11. A me pare carina come idea. Anche perchè coi soprannomi gli americani ci sanno fare. Certo, mi sarebbe piaciuto vedere Rodman con un bel The Worm sulla maglietta.

    Poi bisognerebbe distinguere tra i soprannomi che gli sportivi sentono propri e quelli che vengono appiccicati da tifosi e/o addetti ai lavori.
    Maradona, ad esempio, non credo si metterebbe un “La mano de Dios” sulla maglia (al massimo lo abbrevierebbe in Dios) o “El pibe de oro”, ma penso opterebbe per un “El diez”.

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  12. Beh per i soprannomi ce ne sono di carini

    Baggio, Divin Codino
    Del Piero, Pinturicchio
    Rivera, Abatino
    Riva, Rombo di Tuono
    Gentile, Gheddafi
    Rossi, Pablito
    Platini, Le Roi
    Zidane, Zizou
    Zanetti, Totò Riina
    Cambiasso, Bernardo Provenzano

    Ma il migliore resta Boban “Milano veste moda” che non ho mai capito che cazzo centrasse. Quello si fa di crack, pesante.

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  13. Bel film. Materiale per un seguito c’è n’è in abbondanza.
    Mai simpatizzati per Allen, non per demeriti, ma perché nemico giurato del mio idolo al tempo dei bucks.
    Riguardo ai nickname sulla maglie del calciatori, ricordo che i tifosi del manu avevano il sette con scritto dieu

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  14. Beh penso la moglie di baobab fosse patita di pret a porter , e lo vestiva di conseguenza già da calciatore. Comunque molto elegante in campo ma anche fuori

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  15. Ah ah baobab… Il tablet in mano ad un incapace…..

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  16. Allen,della nidiata leggendaria del 1996,è quello che si è conservato meglio.
    Talento purissimo,un pò di fortuna,e tantissima applicazione,ossessiva,per il gioco e i suoi rituali.

    I soprannomi sulle maglie…
    L’Nba serializza un’intuizione che è antica.
    Dai tempi dell’Aba.
    Gervin giocò con Ice sul retromaglia,ricordo un Fly(Williams ndr)per gli inarrivabili Spirits,Pistol Pete colla canotta Jazz a New Orleans,e un Dr.J sulla blusa dei Nets…

    Simone Basso

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  17. “Poi bisognerebbe distinguere tra i soprannomi che gli sportivi sentono propri e quelli che vengono appiccicati da tifosi e/o addetti ai lavori.”

    Esatto, è la discriminante che cercavo di suggerire. Per questo per me era patetico Ibou, come se Del Piero si mettesse “Pinturicchio”.
    Il massimo sarebbe che Baggio si mettesse “coniglio bagnato”…

    “Ma il migliore resta Boban “Milano veste moda” che non ho mai capito che cazzo centrasse. Quello si fa di crack, pesante.”

    Sooprannome dato per l’eleganza del giocatore e dell’uomo, inappuntabile in campo e fuori.
    Comunque con la moglie che c’ha “quello”, che si faccia di crack è il minimo…

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  18. I soprannomi sono una tamarrata galattica, che potevano fare con solo certi maranza.

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  19. in ogni caso se copiamo l’esperimento, prenoto una “New Vieri” e, peccato che si sia ritirato, una “Caramellaio” per fare lo sborone al campetto con gli amici!

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  20. Io quella di Berti

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  21. stanotte al madison 800 partita per King James.
    In carriera vanta Media punti+rimbalzi+assist di 41,6.
    Sesto di sempre se non vado errato. secondo tra i non centri

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  22. per me i soprannomi sulle maglie di gioco sono una roba orrenda.

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  23. Murillo
    Lui si può portarsi scritto The King sulla schiena senza che nessuno abbia a che ridire

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  24. quest’anno comunque MVP a durant. Meritato, ma a James interessa di più prendere il primo posto ad est, e meglio della lega.
    Ora Miami a mezza partita da indiana, in leggera flessione per il rientro di granger, presumo.

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  25. beh sulla sua schiena non ci vedrei male nemmeno un “pan”

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