Settantadue chilometri nel deserto a Ferragosto

Chott el Jerid, sud della Tunisia. Ferragosto, il giorno simbolicamente più caldo dell’anno. Paolo Venturini decide di passarlo tentando una performance mai realizzata da altri prima di lui: attraversare il grande lago salato. Ultramaratoneta di grande esperienza, Paolo ha alle spalle un palmarès di tutto riguardo: 76 km nella Death Valley, 3° nella 100 km dei Faraoni, diverse partecipazioni alla 100 km del Sahara e nel deserto della Namibia. Un innamorato dei grandi spazi desertici, dunque, e nel sud della Tunisia si è messo nuovamente alla prova. In una gigantesca depressione bianca di sale, che riflette e amplifica il calore e la lucentezza abbagliante del giorno, Venturini alle 6.15 del  mattino parte per la sua lunga corsa solitaria, che attraverserà da nord-ovest a sud-est il deserto del Chott, seguito a distanza da un team di medici, psicologi, stampa e logistica generale. E’ presente anche la Tv nazionale tunisina che darà passaggi sull’evento in due edizioni del telegiornale. La temperatura ancora non è proibitiva, anche se inesorabilmente salirà fino a raggiungere i 48°C. L’umore è alto, la motivazione è forte, come anche la preparazione fisica e mentale. Ogni 10 km, check point itineranti fanno servizio ristoro con acqua, sali minerali, gel e datteri, mentre il team scientifico valuta le condizioni e la tenuta psico-fisica dell’atleta con test finalizzati. Tenuta psico-fisica che è ottima, anche quando imprevisti rendono rischiosa l’impresa. Alta tensione. Dopo “solo” 30 km lo staff perde il contatto con l’atleta: una vasta area del Chott nella quale Venturini si è addentrato presenta, sotto una lieve crosta di sale, un fondo vischioso e cedevole che rende il passo della corsa faticoso e dispersivo, l’accesso ai quod difficoltoso, il supporto dei fuoristrada proibitivo. Appuntamento all’estremità dell’oasi Nefta; ma Paolo non arriva, dopo più di due ore di mancato contatto si pensa di allertare la polizia locale, l’elicottero è pronto a decollare. Fine di un’avventura. No, non ancora: un militare lo avvista in lontananza, acqua spugnaggi gel. “20 km senz’acqua a queste temperature, neanche un cammello!”, è la battuta scherzosa dell’atleta. L’umore è ancora alto, i nervi sono saldi, la corsa prosegue, anche se il fisico è un po’ fiaccato. Rilievi, test medici e via, si riparte. Appuntamento alla carcassa di un pullman rimasta abbandonata nel mezzo del niente, al 72° km. Paolo ci arriva stanco, anche se i parametri medici risultano essere buoni; tra i vari, 187 sono i battiti cardiaci che, dopo uno sforzo tale, non sono davvero troppi. Ma un po’ di nausea, dovuta a un principio di disidratazione, e qualche dolore intercostale e ai piedi, dovuto al continuo adattamento a un terreno impervio, fanno decidere che quello è l’arrivo finale. Siamo comunque approdati all’altro lato del grande lago salato, lo scopo è stato raggiunto. “Ho calpestato almeno dieci tipi di fondo diverso, dal piatto-duro al cedevole-melmoso, tutti paesaggi incantevoli e ostili al tempo stesso”, queste le prime parole a caldo dell’atleta, ricco di una nuova grande esperienza che, non solo lui, si porterà per sempre nel cuore.

Silvana Lattanzio, da Chott el Jerid (Tunisia)

 

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16 commenti

  1. Ma perchè?

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  2. S

    Per trovare i propri limiti, per sentirsi soli e felici col proprio cuore e le proprie gambe correndo in spazi infiniti. Inoltre, e stato oggetto di interessanti studi scientifici di mente e corpo. Bello, no? Ciao.silvana

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  3. No dai, davvero… perché?

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  4. G

    Complimenti per l’impresa, idipendente dasl perche’ o il percome dell’impresa.

    Comunque non sei stato l’ultimo ad aver passato un ferragosto ‘insolito’. Per il sottosritto un ferragosto La Spezia-Versilia-Golfo di Baratti e ritorno. 140 km da solo col mio Vespino 1504T. Alla fine i piedi non mi facevano male ma avevo il culo quadrato! 🙂

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  5. C

    Condivido la domanda di Nicola…”perché”?

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  6. Ognuno trova divertimento in ciò che vuole, a volte anche il misurarsi coi propri limiti.
    Inconcepibile per me che ho sempre considerato la “fatica” solo un allenamento propedeutico ad una disciplina sportiva, ma quante cose fa ognuno di noi che restano incomprensibili per il prossimo?!…

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  7. m

    “per trovare i propri limiti, per sentirsi soli e felici col proprio cuore e le proprie gambe correndo in spazi infiniti”
    non c’è bisogno di fare tutto questo, assolutamente

    Personalmente mi piace “soffrire” quando faccio sport e nutro grande ammirazione per gli sport cosidetti di fatica.
    Però ritengo, giudizio assolutamente personale, che in queste competizioni ci sia ben altro. Non vorrei fare della filosofia spicciola, consiglio a chi interessa di guardarsi dei docu sulla marathon des sables

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  8. Murillo, non c’è bisogno di fare tutto questo ma è pur sempre un modo di farlo. Ognuno sceglie in base a gusti e sensazioni, e lo dico io che per la “fatica” fine a sè stessa non ho per nulla simpatia… 😕

    p.s.: mitica la Marathon des Sables!… 😀

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  9. m

    si si infatti, Dane. Non volevo appunto fare della filosofia spicciola.
    concordo assolutamente ognuno può far quello che vuole.
    Il mio commento nasceva dal fatto che fino a non tanto tempo fa avevo stima smisurata verso gli ultramaratoneti non avendone la percezione chiara, e diversamente da Te, essendomi “simpatica” la fatica fine a se stessa.
    Mi sono informato un pò (proprio poco, eh) al riguardo e il mio giudizio è un pò cambiato. Sicuramente sono da ammirare per dedizione, forza di volontà e capacità atletiche.
    Personalmente, solo personalmente, trovo che tali imprese siano belle affascinanti, meditative e
    fino a che non diventano una sorta di masochismo.
    Ecco giusto per dire una banalità: Avere uno psicologo (e in quelle corse ce ne sono sempre) al seguito è per me troppo. Significa che quegli atleti arrivano ad un livello tale di stanchezza, dolore fisico e mentale, alienazione che non sono in grado più di decidere se fermarsi o continuare, E hanno bisogno di un aiuto psicologico. Ripeto per me si supera asticella.

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  10. Sì, sì, su quello siamo d’accordo, per quello dico che la fatica fine a sè stessa mi lascia perplesso.
    Ok le endorfine, anch’io quando riesco ad ultimare una salita difficile, meglio se prestigiosa, poi mi sento bene e dico “cazzo, ce l’ho fatta!”. Ma il bello resta sempre la pedalata, ancorchè in condizioni difficile, non certo il fatto di aver faticato o addirittura sofferto.
    Per questo dico che finchè si prova a raggiungere i propri limiti ok, ma quando si cerca la sofferenza invece lo considero al limite della stupidità (più o meno come i penitenti religiosi…). Come ho detto ho sempre visto la corsa solo come allenamento propedeutico a qualche disciplina (quando poi ho scoperto che fa pure male ho smesso del tutto), mentre la corsa fine a sè stessa mi annoia da morire (a differenza della bici).
    Finchè il tutto invece resta nei limiti della sfida e del divertimento ci sta, come appunto la Marathon des Sables! 😛

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  11. m

    intendevo “soffrire” e “far fatica” finalizzato al raggiungimento di un obiettivo. Quindi abbiamo più o meno la stessa idea.
    La corsa invece a me piace molto ma sono piuttosto limitato. Trovo il nuoto assolutamente noioso.

    tornando al discorso:
    Vuoi raggiungere i tuoi limiti? provare sensazione di libertà con il tuo corpo? correre in spazi infiniti etc.. non occorre organizzare un evento di tale portata, con al seguito tutta quella gente. pubblicizzarla etc.. cercherai anche i tuoi limiti ma cerchi anche altro.

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  12. Ah ok, se ti riferisci alla vanità della pubblicizzazione allora ho capito il tuo discorso… 😉

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  13. Oh, è riapparso Babbo di Minchia e di colpo tutti i post hanno “meno”…..aiutatelo! 😀

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  14. m

    nello specifico mi riferisco a quello. In generale, mi pare di vedere appunto una sorta di masochismo, quasi che la fatica, il dolore faccia superare altro (avevi parlato di penitenti religiosi… siamo su quella lunghezza d’onda).
    Resto cauto nelle considerazioni perchè non si può certo fare di un’erba un fascio e perchè sparare sentenze e giudizi assoluti sulle motivazioni personali lo trovo un pò difficile.
    Chiudo per rendere l’idea. dieci anni fa mi avessero detto ti piacerebbe fare con il dovuto allenamento provare a fare una manifestazione del genere? avrei detto “magari”. Ora assolutamente no. Avrei qualche altra idea per cercare i miei limiti, gli spazi infiniti, il silenzio e blabla..

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  15. S

    Sono quella che ha scritto il pezzo, perciò niente commenti, solo una precisazione: lo scopo c’era e, al pari dello sccollinamento di una salita difficile, era quello di attraversare il Chott da parte a parte, da est a ovest. Corsa finalizzata, quindi, con scopo raggiunto. Comunque grazie davvero dei commenti, mi piace molto che l’articolo abbia dato degli spunti di riflessione. Ciao a tutti,
    Silvana

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  16. P

    ç@Dane: Dane, perdonami la curiosità, ma in che senso farebbe male correre? Al netto dell’usura delle “giunture”, naturalmente. Mi spiego: se faccio due partitelle a calcetto alla settimana e mi faccio 8-10 km altri due giorni, posso stare tranquillo o devo preoccuparmi?
    Se poi vogliamo allargare il discorso alla corsa propedeutica all’attività sportiva e trovare il pelo nell’uovo, mi rendo conto che correre in linea retta per dieci km non serve a molto per chi gioca a calcio.

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