Anche per il calcio Bergoglio santo subito

Dopo mesi di attesa, è arrivato il giorno dell’amichevole papale, quell’Italia-Argentina da disputare nella Città Eterna, sotto l’occhio vigile e bonario (benché fisicamente assente dalla tribuna vip dell’Olimpico: forse perché sa che razza di imbucati si troverebbe intorno…) di Franciscus, al secolo Jorge Mario Bergoglio, argentino di Baires e tifoso sfegatato del San Lorenzo. Sfumata la possibilità di vedere il sommo pontefice direttamente allo stadio, le due selezioni nazionali sono state ricevute in Vaticano, al cospetto del vescovo di Roma. Quindici minuti di udienza, ricevendo oltre duecento persone, cui ha rivolto parole non proprio rivoluzionarie (ma i suoi ascari dicono di sì), improntate a quel buon senso cristiano che, pur condivisibile sotto il profilo degli ottimi propositi, spesso costituisce forma rituale astratta e consolatoria, assai distante da una qualsivoglia prospettiva d’intervento pragmatico sulla realtà. Come leggere, altrimenti, frasi del tipo “Ai dirigenti dico: non fate perdere il carattere sportivo al calcio business. Questo atteggiamento garantisce le famiglie allo stadio e scoraggia la violenza“? Quando mai dei cambiamenti strutturali nella società umana sono avvenuti sulla base delle buone intenzioni o dei buoni sentimenti?

Al teatro (ché di teatro sempre si tratta, in un mondo a doppio filo legato alla sua rappresentazione) non si sono certo sottratti calciatori, allenatori, dirigenti, ché italiani e argentinos “una faccia, una razza” lo sono davvero, tutti nella contrizione esibita al ricevimento del severo monito dell’hombre blanco. Che non si lascia scappare l’occasione per rimembrare i tempi in cui tifava, dal vivo, per il suo San Lorenzo, quello che compì el milagro nel 1946, forte del Terceto de Oro Farro-Pontoni-Martino, in grado di spezzare la dittatura a due del calcio porteño e argentino. Il teatro è tale che la parte in commedia non deve stonare e giù, quindi, con le petizioni di bontà perorate a destra e a manca, forti delle recenti e pie dimostrazioni a suon di codici etici a intermittenza e bizzarre dichiarazioni di lealtà (Buffon, lo stesso che afferma tranquillamente di poter mentire a un arbitro pur di assicurarsi un risultato: eh, ma la sincerità è un valore, non bisogna essere ipocriti…). Il gioco, del resto, è un altro, svolto per intero sul piano della propaganda e della rappresentazione.  La realtà dei fatti è solo un’ottimistica, trascurabile quisquilia, che non deve assolutamente turbare la narrazione lisergica cui sottoporre il parco buoi di acquirenti e forza lavoro, la massa che deve prima produrre, poi consumare. È l’allucinazione, suggerita e potenziata tecnologicamente dalla fantasmaticità dell’immagine digitalizzata nella trasmissione video, il supremo piano (ir)reale su cui fondare il tutto. Un presidente americano, non a caso attore, lo ha dimostrato e più volte dichiarato apertamente: “Facts are stupid things“. Ciò che conta veramente è quello che vi si costruisce sopra, intorno, la fiction. Ecco, quindi, un papa che si porta il bagaglio a mano, sale in autobus, predica contro gli sprechi, fingendosi (ma senza esserlo: è un papa!) uno del popolo, riuscendo a convincere, con la pura forza d’un buonsenso ostentato, di far parte di quello stesso popolo che non mancherà di recitare il mantra “San-to su-bi-to!” non appena egli avrà modo di passar a miglior (?) vita. Viviamo d’esibizioni, nell’ostinata ostensione di atteggiamenti, sentimenti, emozioni, incapaci d’intuire il diaframma che separa la performance dal sangue reale, giocando, anzi, sulla con-fusione dei due piani, come se nulla fosse, come se fosse naturale. Anzi: giusto ed emozionante. In fondo, Bergoglio, non siamo noi a notarlo per primi, è una versione modificata e corretta di Wojtyła (un altro ex attore, un caso?), un Wojtyła 2.0, e il calcio, non siamo noi a notarlo per primi (rassegnamoci: non notiamo mai niente per primi), è uno tra i più potenti vettori simbolici del nostro tempo. Tutto questo, senza tirare in ballo i precedenti ambigui del gesuita più influente nell’Argentina degli anni Settanta, o il confronto con il papa emerito (adorato in carica, salvo accogliere finalmente il populismo del suo successore: tranquilli, un San-to su-bi-to non mancherà nemmeno per lui), cose che sfuggono effettivamente alle nostre possibilità di analisi.

Resta, piuttosto, il sospetto che questo papa sia davvero quello che i tempi chiedono alla Chiesa: rappresentazione, simbolo e icona. Sbagliava, forse, il Pasolini corsaro (tifoso del Bologna e ala sinistra di tutto rispetto sui campetti di Roma e dintorni) quando sottolineava la distanza insanabile tra la religione cattolica e il neocapitalismo della rivoluzione antropologica: sbagliava, forse, perché non ne poteva intuire la capacità di rinnovamento nell’apparente tradizione, nella sciente e amministrata simulazione, conscia dei grandi insegnamenti che la storia del Novecento ha impartito in fatto di comunicazione di massa.E non è, quindi, un caso che l’autentico erede del ponteficie vicino a Solidarność provenga da quel bizzarro laboratorio politico che è (stata, e tuttora è) l’Argentina. In fondo, la commistione populista di Bergoglio ci pare davvero in debito con la tradizione del peronismo, in particolare quello della  prima fase, sospeso tra ottimismo e malafede, che verrà spazzato via col sangue nei primi anni Settanta. Ma cosa importa, da oggi i giocatori saranno tutti più buoni, e batteremo le mani consolati e partecipi. Che… Que viva italia! Qua viva Argentina, carajo!

Igor Vazzaz e Samuel Clementi (per gentile concessione degli autori, fonte: ReLoco Sport)

 

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64 commenti

  1. c

    Le parole del padre e’ come se io avessi detto che Agnelli mi aveva detto che lasciava tutto a me: mi avrebbero indigato al volo.

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  2. @leo
    Il capo dei gesuiti e’ anche chiamato il papa nero, perche’ i gesuiti vestono in tale colore.
    La profezia e’ di malachia, 1140, e il papa nero implicherebbe la fine del mondo
    Adolfo Nicolas e’ il capo dei gesuiti, ma non e’ il papa.
    Take a breath

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  3. f

    @Dane ma il cambiamento non lo si fa in 2 mesi… Io mi limito a guardare qualche passo avanti nel modo di pensare da parte di Papa Francesco e mi sembra già tanta roba. Sarà vero cambiamento? Non lo so, nel senso che solo il tempo, solo i fatti, solo la maniera in cui tali parole verranno recepite da veacovi e cardinali (il male assoluto della Chiesa…) ci daranno una risposta… Per ora mi limito a dire (è da qui che siamo partiti) che è pura superficialità banalizzare così come è stato fatto nell’articolo i primi 4 mesi del pontificato di PF.

    @CDT: perfetto il nuovo fronte che hai aperto… L’ingerenza della chiesa in “politica” è un qualcosa che va combattuta senza se e senza ma anche dall’interno… Ecco: la critica che si può e si deve fare alla Chiesa va fatta su questioni concrete come queste e non partendo dal gossip

    Poi ho letto da qualche parte che la Chiesa sarebbe istituzione conservatrice: vero!
    Ma qui c’è un grande equivoco di fondo: la Chiesa si rifa al Vangelo e lì non c’è scritto nulla di conservatore… Anzi, siamo al progressismo spinto, roba che vescovi e cardinali sarebbero dannati senza neppure passare per il via… Ecco, da cattolico “contestatore incazzato” mi piace illudermi che Papa Francesco riporti la Chiesa alle sue origini: al Vangelo….

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  4. M

    @francesco1974: però c’è il solito problema, seme di tutti i mali del mondo: i soldi. Gesù Cristo predicava la povertà, anzi la gioia nella povertà. Non mi immagino che le gerarchie ecclesiastiche e gli interessi che si muovono a quei livelli possano fare altrettanto.
    Detto questo, da divorziato e da cattolico disilluso, ho apprezzato quello che ha detto papa Francesco.

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  5. M

    poi questo filmato me lo rende simpatico.

    http://www.youtube.com/watch?v=9uYSYRpmCuw

    “dammi la maglia!”
    “eh? uh cazzo un bambino da baciare…ecco fatto, ora levati”
    “e passami sta cazzo di maglia! (secondo 0:17)”

    poi riprende un certo aplomb, ma si percepisce che ci tiene 😀

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  6. f

    MV: concordo! Forse non mi sono spiegato bene ma il concetto che esprimi su soldi e povertà è più o meno lo stesso che volevo esprimere io…

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  7. @francesco1974:
    “Ma qui c’è un grande equivoco di fondo: la Chiesa si rifa al Vangelo e lì non c’è scritto nulla di conservatore”.
    Si. Il problema è che si rifà al Vangelo ma non lo pratica. Pratica invece con sistematico rigore tutta la sovrastruttura politica e temporale con cui lo ha coperto, di fatto neutralizzandone il messaggio e il significato. Sovrastruttura che è, giustappunto, conservatrice. E senza la quale, oggi, la Chiesa come istituzione crollerebbe; magari per risorgere tra due secoli purgata, ma oggi crollerebbe. Ecco perché anche il migliore dei Papi non può non dirsi conservatore.
    Siamo tutti abbastanza lucidi, credo, da non raccontarci ancora la storiella che il cattolicesimo è una religione progressista e quasi “socialista”, giusto? Se invece possiamo prescindere dall’applicazione pratica alla realtà allora fatemi un fischio, ché vi abbuffo le palle con Marx e il sol dell’avvenire; mica perché ci creda eh, giusto per vedere l’effetto che fa. 🙂

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  8. f

    Cdt: “pienamente d’accordo a metà”…. La Chiesa (per fortuna) è fatta anche di una base che è veramente e nei fatti vicina ai più deboli, vincina a chi soffre o che più banalmente offre “valori positivi” in tante aree in cui perdersi è fin troppo facile… Queste non sono “storielle” è la realtà di tutti i giorni… Son fatti mi sembra…

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  9. @francesco1974:
    Si. Come è un fatto che proprio gli uomini di Chiesa che più si rifanno al Vangelo all’interno della Chiesa hanno da sempre vita durissima, venendone ignorati, osteggiati o esclusi. Da monsignor Romero, che l’idolo delle folle Wojtyla ha ignorato per vent’anni preferendo prendere il the con chi i monsignor Romero li faceva accoppare, al parroco della mia parrocchia che fu fatto trasferire da quattro beghine per le quali aveva idee troppo progressiste. Figure che non a caso vengono percepite come qualcosa di molto diverso, addirittura lontano, dall’istituzione cui appartengono. Se invece per “base” intendi la base dei credenti, mi perdonerai ma non ho intenzione di infilarmi in un ginepraio e sul cattolico italiano medio, pur conoscendo molte realtà che svolgono un lavoro assolutamente degno del massimo rispetto, preferisco astenermi. E del resto, qui stiamo parlando dell’istituzione. Pure in Unione Sovietica i cittadini mica erano Stalin o Berja.

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  10. @Murillo: l’articolo non è affatto banale, perchè nella sua presunta banalità denuncia il ridicolo della situazione: è banale dire che il Papa non è uno del popolo perchè è appunto il Papa?! Appunto, e allora che cazzo vanno avanti a blaterare di struttura orizzontale, Bergoglio uno di noi, il lavaggio dei piedi, etc.?!…
    Ragazzi sveglia, il concetto è semplice: il 90% delle baggianate spacciate dal Vaticano è stato smentito nel corso della storia (dal sole che gira intorno alla terra alla datazione di Erode…), quindi come cazzo si fa ancora a credere in un’istituzione che in nome di quelle baggianate ha ostracizzato, esiliato, processato, condannato, ucciso, bruciato vivo, raso al suolo, etc.?!…
    Oh, io sarò un “anticlericalista da operetta” (cit.) come mi è stato detto qua dentro, ma agli indios del sudamerica non è ben chiara quella faccenda del messaggio di pace…

    @Francesco1974: la Chiesa si rifà a Bibbia e Vangelo. Perfetto, libri scritti millenni fa (hai presente in che epoca si è mosso il Conte di Cagliostro?! E dovremmo credere alla storia della camminata sulle acque…), poi prendiamo per il culo i nostri nonni che hanno una mentalità arretrata: quindi se si modernizzano ammettono che le sacre scritture dicono un sacco di minchiate e crolla il castello, se restano conservatori fanno la figura degli arretrati e perdono consensi. La loro soluzione quindi da sempre è di (far finta di) aggiornarsi ma senza ammettere di aver sbagliato onde evitare che crolli il castello.
    Una normale società a fini di lucro, come si evince dalla buffonata dell’errata datazione del Giubileo pur di non disturbare l’indotto generato: hai visto mai che ci saltino tutte quelle prenotazioni…

    @Cuor di Tenebra: eh, cosa vuoi, ogni tanto anche gli snob devono scendere a patti per farsi comprendere…

    @Spike: sicuro non abbia più tutto questo potere?! No, perchè io com’è finito il referendum sulle staminali me lo ricordo…

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  11. Difficile smentire, eh?! Più comodo il rating dietro le quinte…

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  12. m

    @dane
    si ribadisco è banale dire che il Papa è uno del popolo, banale e scontato.
    Qualsiasi capo di una qualsiasi organizzazione non può essere a livello degli altri componenti dell’organizzazione.
    Per questo è un’affermazione banale. Come il tono dell’articolo. Non sto dicendo falso, lo trovo superficiale
    Allora se l’attuale papa non porta scarpe di prada, si porta la borsa e si muove in autobus, manda un messaggio, che magari alle persone più acculturate della media e disincantate può sembrare una ipocrisia, ad altri, meno eletti, questi possono sembrare gesti significativi. tanto più che il predecessore era un teologo distante.

    Poi per la terza o quarta volta ripeto che non ho difeso il Vaticano. Eventualmente difendo o critico le persone.
    Personalmente tendo ad avere rispetto di quasi tutte le istituzioni. Avere rispetto, condividendo poco o niente, non significa “credere”.
    “credere” è un’altra cosa.
    Con questo chiudo da parte mia la discussione.

    E i -1 non sono certo i metterteli, se a me ti riferivi.

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  13. No, Murillo, non mi riferivo a te nè a agli altri con cui fortunatamente si riesce a discutere, che siano più o meno in disaccordo col sottoscritto.
    Come ti ho detto la banalità sta nel messaggio cattolico (ma dai, ma c’è bisogno di leggere in un libro scritto non si sa da chi migliaia di anni fa per credere in certi valori?!), per il resto ribadisco: se il papa non può essere “uno di noi” allora la si smetta di spacciarlo per tale (ti rendi conto che hai parlato di “capo”?!).
    Per quanto mi riguarda trovo banale anche il “avere rispetto di quasi tutte le istituzioni”, perchè di quel passo si arriva a portar rispetto pure per il regime dei talebani, il consiglio degli anziani della tribù, l’Inquisizione spagnola, la mafia, il Partito Nazista, etc…
    Distinguere tra persone e Vaticano è accessorio, il Vaticano è composto da persone, peraltro tra le più false e disoneste vista la malafede con cui prendono per il culo migliaia di boccaloni: oh, ma è possibile che chiunque sia il Papa son tutti in piazza a scandire l’ovazione?!…
    Come se i tifosi si presentassero alla Malpensa indipendentemente dal fatto che arrivi Ronaldo o Quaresma!

    p.s.: ops…

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  14. m

    1)il papa è il capo della chiesa cattolica, certo.
    il messaggio cattolico è rivoluzionario, per quei tempi e anche per quelli odierni.
    La sua messa in pratica, ovvero come si è “costruita” la Chiesa è un’altra cosa. E purtroppo a poco a che vedere con il messaggio cattolico.
    2) Distinguere tra persona e istituzione (e non mi riferisco al Vaticano, nello specifico) è assolutamente centrale, non accessorio.
    3) ho parlato di “quasi” tutte le istituzioni, proprio perchè avresti tirato fuori casi limite. O magari per te non lo sono 😉 . Io mi riferivo ad esempio allo Stato italiano di cui sono parte e rispetto i suoi funzionari, i suoi amministratori e classe dirigente. Per scendere ad un livello pratico rispetto le forze dell’ordine in quanto tali, magari disprezzo la singola persona che mi trovo di fronte.

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