Conoscere prima di Wikipedia

E’ meglio una cultura media di nessuna cultura, per questo i fratelli Fabbri sono stati importanti per l’Italia rispetto alla maggior parte dei ministri della pubblica istruzione succedutisi nel corso dei decenni o ai vari intellettuali di corte (quelli che si chiedono perchè la gente non legga e chiedono sussidi). Il pretesto per ricordare una grande casa editrice ci arriva dalla morte a 85 anni di Rino Fabbri, il più giovane dei tre fratelli (gli altri erano Dino e Giovanni, solo Giovanni è ancora in vita) che nel dopoguerra ebbero la geniale idea di portare le enciclopedie nelle case delle famiglie normali, attraverso il sistema delle vendite a fascicoli. Dopo aver dato solidità alla Fabbri Editori con testi scolastici venduti capillarmente, il boom arriva nel 1958 con l’enciclopedia Conoscere. Che con i vari aggiornamenti era attuale ancora negli anni Settanta (metà dei nostri compagni di classe alle elementari ce l’aveva) ed ebbe anche una coda negli Ottanta con i 19 volumi di Le ricerche di Conoscere, quando ormai l’azienda era stata venduta ad Agnelli (adesso è della RCS, ma è rimasto giusto il marchio). Anche se fra i tantissimi progetti di successo quello che più ha fato soddisfazione ai Fabbri è stato senz’altro quello de I Maestri del Colore, fascicoli indipendenti fra di loro (ma raccolti in libroni dal dorso austero, la nostra cantina ne è piena) riguardanti la storia dell’arte. Qualche bambino può avere usato Conoscere per le mitiche ‘ricerche’ che venivano assegnate nell’era pre Wikipedia, di sicuro non più dell’1% dei possessori ha mai letto nella sua totalità I Maestri del Colore. Ma la cultura è anche questo: sapere almeno che quella certa opera esiste.

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17 commenti

  1. A

    CONOSCERE ce l’avevo anche io ereditata dalla gioventù di mio padre e fino alle medie la utilizzavo tranquillamente (poi passai alla ENCARTA su CD-Rom ed infine Wikipedia…) cioè fino all’anno scolastico 2000/01!

    effettivamente era una bella enciclopedia, sobria e completa, ma qui forse la memoria di bambino alle prese con quei volumoni austeri che facevano puzza di muffa un pò tradisce il ricordo…

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  2. Conoscere e I Quindici, i fratelli poveri di Utet e Treccani, in quegli anni riempirono le case degli italiani. Anche grazie ai venditori porta a porta. Altri tempi.

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  3. Io devo molto alla Fabbri, per quanto riguarda la passione per la lettura e i libri. E non solo io, spiego.
    Per l’angolo del chissenefrega un’amica di famiglia aveva la sorella che lavorava alla Fabbri, quindi potendo acquistare libri a forte sconto me ne regalò uno bellissimo per il primo Natale in cui sapevo finalmente leggere (su uno degli argomenti di maggiore interesse per il sottoscritto), da qui (per me che vedevo nella lettura un mero impiccio scolastico) scoppiò la mia passione per la lettura che portò la suddetta a sfruttare la mia dipendenza regalandomi libri per tutti i Natali di lì a seguire.
    Diciamo quindi che ogni protagonista del racket che abbia incassato anche solo 1€ dal sottoscritto (pure il Direttore, per dire…) deve qualcosa al primo pusher che mi adescò così giovane.
    I volumi di Conoscere (nel mio caso nella mitica rilegatura rosso mattone…) ovviamente a casa mia non potevano mancare (come non mancavano i Quindici grigi con titolo colorato a seconda dell’argomento o le Garzantine Blu col logo tematico), così come ovviamente non potevano mancare i Maestri del Colore che mi accompagnato dalle scuole medie all’Accademia di Belle Arti passando per il Liceo Artistico: Direttore, credo di potermi vantare di appartenere a quell’1%, sebbene l’abbia pagata cara fermandomi appena dopo le equazioni e prima dei limiti.
    L’altra settimana sfogliavo davanti alla tv il volume su Egon Schiele, uno dei miei preferiti…

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  4. e

    ok, direttore, qui si dà la stura al fiume dei ricordi. mio nonno mi portò al cinema, alla fine del primo tempo fecero una promozione di una enciclopedia (“le fonti del sapere”) e io e mio nonno ci lasciammo convincere all’acquisto. “le fonti del sapere” e “conoscere” (che aveva mio cugino) li ho praticamente consumati a forza di letture e di ricerche scolastiche. così si è formata la mia cultura di base e un metodo di apprendimento e memorizzazione che ancora oggi utilizzo quando preparo le lezioni universitarie per i miei studenti in facoltà, 40 anni dopo quell’enciclopedia. ci sono ancora i nonni di una volta?

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  5. No, non ci sono più. Oggi regalano ai nipoti playstation e cellulari per la prima comunione.
    Comunque Eleonora, per esperienza del passato, fai una cosa, precisa subito che sei un uomo e ti sei loggato per sbaglio con l’account che tua moglie aveva dimenticato aperto, altrimenti mi mandi in corto circuito mezzo Muro e parte la stupidèra… 😛

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  6. @Andrea: E’ una sensazione strana, ma Encarta mi sa di antico molto più di Conoscere…effetto Jumpy…@Ceccotoccami: Nella mia prestigiosa biblioteca non mancano nemmeno i Quindici. C’erano varie edizioni, io avevo (ho) quella in cui ai volumi 3,4 e 5 c’erano le biografie di personaggi famosi… il racconto del miglio di Roger Bannister potrei recitarlo a memoria…@Dane: Dei Maestri del Colore era respingente il formato, ma ammetto che i raccoglitori davano molti punti a quelli di Semeraro e Grappeggia…@eleonora dini: Più che altro mancano i nipoti… oltre che i venditori di libri porta a porta di una volta. Negli ultimi trenta anni mai nessuno ha cercato di vendermi un libro a casa: citofonate per tutto, ma libri mai.

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  7. Direttore, sì, come formato molto più comodi i “Classici dell’Arte” della Rizzoli, dei Quindici il mio preferito era “la vita intorno a noi” (credo fosse il 7° e di colore verde, ma non son sicuro…) visto che parlava prevalentemente di animali (così scopri il tardigrado e altre meraviglie), riguardo i venditori di libri sono stati sostituiti dalle telefonate dei commerciali telefonici.
    L’unica che ancora ci prova è la Utet, che per colpa di mio padre che comprò un’Enciclopedia della Musica 30 anni fa ancora mi perseguita: l’ultima volta per il volume celebrativo dell’Unità d’Italia…

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  8. C

    Non ricordo il nome dell’Enciclopedia che avevamo noi a casa. Rilegatura azzurrina con qualcosa di bianco. Comunque non la divoravo….

    Parliamo invece dei venditori.
    Quelli si’ che erano campioni del mestiere. Quelli sapevano raccontare, certo, era una verita’ tutta loro, parzialissima ma tangibile. Avevano un odore.

    Oggi ci chiamiamo “commerciali”, abbiamo l’Audi A4 se portiamo regali e mazzette oppure una Opel Astra Sw se dobbiamo girare col catalogo.

    Non sappiamo più ascoltare, troppo intenti a leggere il Blackberry, non quello che ci viene scritto ma proprio il display.
    Non sappiamo parlare se non attraverso il linguaggio da libretto di istruzioni che ci tramandano in power point i nostri capi.

    Insomma, siamo figli del nostro tempo: non sapremmo vendere alla vicina di casa le melanzane del nostro orto.

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  9. A

    Io ricordo bene l’Enciclopedia Italiana delle Scienze della De Agostini. Miei volumi preferiti Meccanica e mezzi di trasporto… Per le ricerche se non sbaglio usavamo anche dei fascicoli con fotografie da ritagliare.

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  10. “Il libro delle ricerche”, con allegati i fascicoli con le figure del volume da ritagliare!… 🙂

    P.s.: ragazzi, volete provare una botta di nostalgia?! Aprite e sfogliate un atlante geografico anni 80….. 😛

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  11. A

    @Dane: Dane lo sospettavo che eri un sentimentale che ti manca la cara vecchia Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche! 😀

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  12. Ah sì, certo!… 😀

    P.s.: la Germania ragazzi, la Germania!… 😕

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  13. A

    @Dane: quale Cermania? quella est coi suoi bei donnini coi baffi?

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  14. Esatto… 😀

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  15. C

    Avuti I Quindici, ancora nella libreria della mia camera a casa dei miei. Avrei voluto Conoscere come quasi tutti i miei compagni di classe ma per qualche motivo rimasto tuttora oscuro mia madre si è sempre opposta.
    Poiché le famose “ricerche” scolastiche si limitavano ad una mera attività da amanuense (con wikipedia il copia e incolla è solo più veloce) almeno le mie erano diverse rispetto alle altre.

    Agnelli comprò la Fabbri per aiutare l’amico (o meglio la cattiva abitudine) Fabbri. Amicizia non esente da commenti caustici del tipo «Bella macchina, ma che sedili di merda» come la volta in cui Fabbri lo passò a prendere con la sua Rolls (a cui poi fece sostituire i sedili con due sedie Luigi XVI) oppure «Beh potevi farti meglio» quando Fabbri ricordava di «essersi fatto da solo».

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  16. In che senso la cattiva abitudine?!

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  17. C

    @Dane

    A uno che gli chiedeva se il tale fosse un amico, Agnelli rispondeva: «Non è un amico, è solo una cattiva abitudine»

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