Dietrologia di un seganervi

di Simone Basso

1. Non se lo ricorda più nessuno. Ma il ganzo fu uno dei grandi protagonisti di un periodo, i poco raccomandabili anni ottanta di Moser e Saronni, che significarono per il ciclismo italiano il tempo dell’autarchia quasi totale. In un panorama oberato da una moltitudine di gare, perfetta scappatoia dal frustante confronto con i big stranieri, la degustazione di tutti i piatti veniva servita ai due cocchi del pubblico e della stampa: Beppe e il Cecco, sempre e comunque, in ogni maniera e a prescindere dalla qualità degli avversari. Per quasi due lustri furono pochi i ribelli che osarono contestare il duopolio: prima Gibì Baronchelli e Giuàn Battaglin, poi il simpatico discolo Silvano Contini e il nostro oggetto d’osservazione diretta, ovvero Roberto Visentini da Gardone Riviera.
2. Classe 1957, il ritratto perfetto del corridore italico di quei dì. Talentuosissimo ma zeppo di black out caratteriali, zavorrato tecnicamente dall’inconsistenza agonistica di quel movimento così provinciale. Eppure il gardesano arrivò nei pro, a soli 20 anni, con le stimmate del super: primo iridato juniores della storia, anche campione nazionale della stessa categoria e poi a cronometro nei dilettanti. Un’autentica furia della natura, con la caratteristica inconfondibile dell’arrivo al traguardo con la concorrenza lontana: ‘Roby il solitario’ fu il suo primo nomignolo.
3. Deviando dall’argomento un accenno doveroso al suo alter ego, il compaesano Claudio Cresseri. Militò col Visenta nella stessa squadra, talento simile e follia addirittura superiore al futuro seganervi della Carrera. Innumerevoli le leggende sulla loro rivalità, ma indimenticabile l’aneddoto di una fuga di Caio: in cima ad una salita, con un buon vantaggio sugli inseguitori, si fermò, estrasse un panino dalla tasca posteriore e aspettò i rivali…Il Cresseri abbandonò l’attività quando capì che, per diventare professionista, avrebbe dovuto fare una cosa mai fatta nelle categorie inferiori: allenarsi!
4. Tornando all’altro mattocchio, cioé la versione di successo, i suoi rapporti con il mondo dei grandi furono a dir poco problematici; malgrado la protezione di Davide Boifava, uno che si “innamorò” sempre di fuoriclasse dalle caratteristiche uniche (Battaglin, Roche, Pantani). Il diesse della mitica Carrera-Inoxpran, convinto delle doti di Roberto, per un decennio sfidò i sorrisi ironici dei sapientoni dell’epoca. Il Visentini venne ritenuto troppo bello per le fatiche del mestiere e inadatto caratterialmente perchè benestante. Roby d’altronde ci mise del suo: le sue crisi di nervi, durante e dopo la corsa, furono spettacolose. Una volta arrivò a consegnare a uno sbigottito Boifava un sacchetto, contenente la sua specialissima tagliata in decine di pezzi. Amato da alcuni, odiato da molti, rappresentò un bersaglio facile per i fanatici di un certo tipo di ciclismo. Che talvolta, sulla strada, lo insultarono in modo indegno. La (stoica) capacità di sopportazione del bresciano crollò solamente in un’occasione: quel giorno, dopo uno sputo, non fosse stato per l’intervento di un meccanico si sarebbe verificato il primo omicidio della storia del Giro…
5. Già, la corsa rosa: la sua preferita, la recita che lo vide sempre primattore. Furono anni di Giretti facili, ideati da Torriani per esaltare le doti di Franz e Beppe; percorsi leggeri, privi di salite cattive. A favorirli ulteriormente il regalo di abbuoni assurdi, mezzo minuto, ai vincitori di tappa: fu proprio per quelle simonie che il nostro perse l’edizione del 1983. Infatti, togliendo le bonificazioni, a Udine il biondino dell’Inoxpran si sarebbe vestito di rosa al posto dell’allora campione mondiale Saronni. Il Giro del Guttalax fu però una passeggiata di salute rispetto al 1984 e al 1987.
6. L’anno del Moser eroe dell’ora fu vissuto pericolosamente da Visentini, che peraltro vinse da fuoriclasse una frazione in quel di Lerici, sotto la pioggia battente. Il problema fu che il bresciano disse, senza alcuna diplomazia, la verità: cioè che l’organizzazione aveva favorito in maniera vergognosa il ballerino di Roubaix cancellando lo Stelvio e chiudendo gli occhi di fronte alle spinte e alle scie motociclistiche a favore del conconiano. In Trentino,salendo verso Selva di Val Gardena, il gardesano fu oggetto della simpatia (…) e delle attenzioni delle legioni moseriane e crollò psicologicamente. Per moltissimi il figlio di papà che osò dileggiare l’idolo delle folle aveva solo ricevuto ciò che si meritava.
7. Ma la vicenda che segnò la carriera del golden boy si verificò nella drammatica edizione 1987, quella sì dal punto di vista tecnico degna dei Giri più gloriosi. Il compagno di squadra Stephen Roche, co-leader di una Carrera incasinatissima, orchestrò una singolare insurrezione contro la maglia rosa coadiuvato dalle squadre che lo volevano firmare per il 1988. E con la collaborazione anche di amici italiani come l’iridato Argentin. In una giornata irreale Roby saltò in aria a pochi chilometri dal traguardo, vanificando l’impresa più bella della carriera: la crono di San Marino, quandò con stile inconfondibile aveva divorato il resto dei pretendenti alla rosa, compreso il perfido Stefano. Una frattura al polso, alla penultima tappa, completò l’odissea del campione bresciano.
8. A rinforzare la tesi di un Visentini sopravvalutato arrivarono le partecipazioni sfortunate alla Grande Boucle: da censura totale l’orripilante ’85, con qualche lampo di classe tre anni dopo e con tanti rimpianti nell’edizione storica del 1984. Fu l’ennesima caduta a toglierlo di mezzo da una gara che gli stava dando molte soddisfazioni; chi criticò il comportamento della banda Boifava in quei Tour si dimenticò dell’autentico baratro che, in quella era, ci divise dalla leggendaria corsa d’oltralpe. La combinazione micidiale di tracciati durissimi, uniti all’interpretazione garibaldina degli stessi, creò un cocktail indigesto per corridori abituati a salite da 18 e a ritmi addomesticati.
9. Ma basterebbe ricordarsi del Giro 1986 per inquadrare Visentini nella dimensione giusta: quante volte,sui Gpm più impervi, lasciò sul posto un grande come Lemond? Il Visenta dalla classe purissima, così naturale da apparire agli occhi di Alfredo Martini “bello ed elegante come una porcellana preziosissima”. Quelle tre settimane furono la giusta ricompensa per un talento mai abbastanza apprezzato dalla platea nostrana: merito (?) della demenziale cronosquadre siciliana se l’edizione’86 fu divertente, infatti Roby accumulò un ritardo tale da costringerlo ad attaccare su ogni strappo. Con un polso fasciato a causa di una mini frattura ad una mano (ancora!) iniziò una rimonta spettacolare: la pedalata lieve ed agile, mai scomposto sulla sella. La rincorsa terminò a Foppolo e Visentini portò fino alla fine, senza patemi d’animo, la rosa a Milano: il 2 Giugno 1986, giorno del suo ventinovesimo compleanno…
10. Si potrebbe continuare all’infinito con le zingarate di Roberto. L’inquieto passista ebbe, tra l’altro, la caratteristica singolare di non alzare le mani in caso di trionfo solitario, per la felicità dei munifici sponsor che lo stipendiavano, e la particolarità di rifiutare sdegnosamente il confronto in volata: mai visto prendere in considerazione l’arri
vo in un plotoncino. Fu pure tricolore, nel 1979, dell’inseguimento su pista: una comica surreale perchè, non essendo esattamente un drago a guidare un mezzo con il pignone fisso, zigzagò ad ogni curva. Il Giro del Veneto 1990, dopo un paio di annate declinanti, fu l’ultima corsa di una carriera piena di rimpianti, di sconfitte orribili ed affermazioni esaltanti. Proprio nel bel mezzo della rivoluzione scientifica che pretese di cambiare le regole di uno sport (un mestiere, un’avventura..) bellissimo e crudele. Consoliamoci con il fatto che ai tempi, per il gardesano, il nome Ferrari fosse ricollegabile solo al rombo di motore di un bolide o, al massimo, agli occhi languidi di un’attrice che imperversò nei filmonzi degli anni ottanta. Il Visentini,nell’anno del trionfo rosa,si presentò alla prima corsa stagionale con nemmeno duemila chilometri nelle gambe…
11. Fuggì immediatamente dall’ambiente e cominciò a coltivare un silenzio assoluto, quasi disturbante. Un Salinger, o un Giacinto Scelsi, dello sport: distante, irraggiungibile, intoccabile. Concesse una sola intervista da ex e indugiò, al solito, nel suo antico difetto: disse la verità, scomoda e imbarazzante, senza fare prigionieri.
“Il figlio di papà Visentini, quello che chiamavano fighetto, fa il mestiere di suo padre e suo nonno: prepara i morti. Che è un lavoro duro almeno come quello del corridore. Ma che ha bisogno di una cosa in più: la pietà.”
Simone Basso
(in esclusiva per Indiscreto)
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38 commenti

  1. Ottimo, as usual, detto da un "moseriano". Anche perché si ritrova l'atmosfera di quegli anni Ottanta del ciclismo italiano.

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  2. Pezzo Magnifico,nel ricostruire quell' epoca "Autarchica" e le vicende di uno (con Adolfo Consolini) dei migliori atleti Gardesani . Visentini abita abbastanza vicino a casa mia e confermo tutto quanto riguarda la sua ritrosia a parlare con stampa e giornalisti.
    Grande Simone Basso, del quale ammiro sopratutto gli ottimi pezzi Tennistici (anche se per me Nalbandian resta un po' avanti a Rios,specie nell'albo dei rimpianti dei Non Vincitori Slam ,alla voce "Sprechi Sudamericani, anche Coriaha motivi di lamentazione maggiori di Marcelo..).

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  3. Ciao Simone,
    grande pezzo, scorrevole, pieno di pathos e di appigli per discutere.
    Sulla guerra a Visentin cogli un momento amaro e provinciale al tempo stesso per descrivere il giro. Al tour, cartina di tornasole, sempre figure barbine.
    Due mesi addietro, parlavo con l'ex avvocato di Pantani in centro a Milano, discutevamo di Armstrong. Lui mi diceva che era avanti anni luce, imprendibile.Tutta questione di chi ti cura.
    Italo

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  4. @Kalz:danke,quello fu veramente un decennio particolare.
    Ci torneremo.

    @King Ivan:merci.
    Sul tennis stavo pensando ad almeno tre ritratti.
    La Nalba sarebbe un ottimo soggetto monografico,ma vorrei attendere la fine delle ostilità.

    @Italo Muti:ola Italo.
    Il texano,da ferrarista doc,ha sempre vissuto sulle zone d'ombra dell'antidoping.
    Cyrille Guimard disse chiaro e tondo che il Visenta era,potenzialmente,l'unico corridore da Tour di quella generazione tricolore.
    Non ebbe meno talento dei Roche e Delgado:fosse emigrato in Francia…

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  5. @ Simone: visto che hai citato il grandissimo Greg LeMond, mi piacerebbe sapere il tuo parere su questo ciclista, uno dei pochi tra l'altro che si è esposto e ha denunciato l'uso smodato del doping nel ciclismo. Mi ricordo di una sua intervista nella quale citava come spartiacque il 1991, anno nel quale corridori assolutamente competitivi fino all'anno prima come lui e Fignon cedettero quasi drammaticamente a una nuova generazione di corridori, e secondo LeMond la causa di tale repentino ricambio generazionale è dovuto all'arrivo dell'epo di massa nel plotone.

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  6. @Il Bobone Nazionale:sull'americano ho sempre avuto un'opinione schizofrenica.
    Penso si debba dividere in due la sua carriera:il dopo incidente di caccia,anche per ragioni cliniche,fu incentrato esclusivamente sul Tour e i Mondiali.
    Una mentalità che poi dilagò,ahinoi,negli anni novanta:un ciclismo fatto con il bilancino.
    Il primo Lemond fu invece un regolarista incredibile,con poche imprese ma una continuità spaventosa.
    Penso che,senza quello sparo,avrebbe dominato la seconda parte degli anni ottanta.
    Fu,con Fignon,l'ultimo tappista a correre la Roubaix e il calendario intero.
    Le disgrazie di Laurent e Greg,antichi compagni di squadra nella Renault,mutarono il corso della storia di quel ciclismo.
    Un Roche,per esempio,la tripletta non l'avrebbe mai fatta.
    Epolandia:preferirei non scriverne,ma le meccaniche furono semplici.
    Iniziò in Olanda e in Belgio,ma non seppero codificare un metodo certo:ebbero tanti problemi…
    Poi fu la scuola italiana a precedere tutti.
    La rinascita tricolore partì lì.
    1990.

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  7. Gentile Simone, complimenti per l'ottimo articolo. Potrebbe approfondire la vicenda guttalax?

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  8. @Vitale:thanks.
    La vicenda Guttalax ebbe come protagonista Giovanni Arrigoni,impresario della FIR,ditta di cerchi e di raggi di Curno.
    Avvicinò,alla vigilia della tappa finale,alcuni dipendenti dell'albergo che ospitava la maglia rosa Saronni.
    Chiese l'avvelenamento(?)del cibo in cambio di tre milioni di lire.
    L'intervento di un agente in incognito,avvertito dal cuoco dell'hotel,fermò sul nascere l'iniziativa.
    L'Arrigoni,con la ditta in crisi,avrebbe voluto pubblicizzare un beau geste per fini pubblicitari:sventando all'ultimo momento il sabotaggio.
    L'impresario bergamasco,che forniva l'Inoxpran di Visentini,aveva già firmato un accordo con la Del Tongo del campione mondiale per il 1984…

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  9. Mitica FIR!!!…faceva dei prodotti stupendi, che la gente ancora si litiga sui forum o su e-bay!!!…Apollo, Aria, Vento, Sirius, eran dei cerchi stupendi!…Io conservo ancora gelosamente una Fir a tre razze in vetroresina vendutami da……..bèh, non posso dirlo… 😛
    Comunque non ho mai capito perchè sia fallita, ma se il suo patron aveva quest'idea dell'imprenditoria non fatico ad immaginarlo!….. 😀

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  10. @Dane:dillo pure…
    Nel 1985,al prologo veronese,Battaglin e la FIR preparono per il Visenta una bicicletta speciale.
    Per la crono sperimentaronò una soluzione avanguardistica:una lenticolare "bombata",grassa,a forma di palloncino.
    La Commissione Tecnica bocciò il prototipo.

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  11. gran corridore, il Visenta. idolo per tutti quanti detestevano i furbetti del quartierino Moser e Saronni. Quoto anche sulla rinasciata italiana post 90, lasciamo pero' fuori Bugno, talento immenso e che vinse tanto anche nel 89.

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  12. Simone, non posso, o metterei nei guai chi giurò di non venderla mai (storia delicata di rapporti personali tra DS)… 😀
    La lenticolare bombata l'ho vista ma non mi ha mai convinto, meglio le FIR tradizionali anche se non ho mai amato la campanatura assimmetrica…

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  13. Grazie mille. Nei miei ricordi di ragazzo era rimasto indelebile il coinvolgimento di Visentini o suo entourage… ma negli anni 90 possiamo lasciare fuori Bugno e soprattutto Miguel Indurain?

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  14. Concordo con Vitale: Bugno e Indurain lasciamoli fuori da ogni "sospetto".

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  15. Bèh, Indurain…..

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  16. Dane, non voglio sentire! BABABBABABABBABABABABBABABABABABABABBABABABABABABABBABABABABBABABABABABBABABABABABABABABABABABABBABA!

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  17. la mia era una domanda.. possiamo?

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  19. SI, assolutamente si lasciano fuori!

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  20. Bugno direi di sì, in fondo ha vinto solo quando le sue caratteristiche glielo consentivano…..

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  21. @Junio Claudio,Dane,Vitale,Jeremy:un giorno,quando l'Olivari vorrà chiudere questo spazio,potremmo fare la storia di Epolandia.
    Oggi mi sembra ingiusto infierire contro nonno ciclismo,anche perchè si dovrebbe coinvolgere tanti altri parenti.
    Zia atletica,zio sci,fratello calcio,cugino tennis…
    L'ultimo accenno sulla vicenda lo spendo su un particolare:il primo professionista "testato" in Italia,con gran successo,fu un gregario che emerse prepotentemente dall'anonimato.
    Era il 1989 e da quel momento cominciò una nuova era.

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  22. Simone, assolutamente d'accordo. Una nuova era, in cui si cominciavano a vedere ciclisti che andavano forte sul proprio campo e riuscivano a tenere in maniera incredibile in quello altrui… 😉

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  23. Il diablo presumo. Proverbiale il piattume dei giri italioti epoca Beppe-Cecco, ricordo persino una Cuneo-Pinerolo (?) vinta in volata da Saronni. Se ne lamentava pure il mitologico Mario "parrucchino" Beccia, un Piepoli ante litteram, salvo beccarsi per tutta risposta in diretta tv un "raglio d'asino non sale in cielo" da Torriani in persona.

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  24. @Dane:non solo,anche squadre che pressano per novanta minuti.
    Fondisti col turbo,discesisti che diventano polivalenti,terraioli bladerunner…

    @Freccia di Civenna:bravo,hai centrato il soggetto.
    Sul Giro pensa che quella edizione,il 1982,fu la più selettiva di quel periodo.
    Gli anni magici(?)furono 1977,1979,1981,1983,1984 e 1985.
    L'ultimo fu l'apice dell'anticiclismo:il tappone(?)alpino scollinò sul Sempione e il Gran San Bernardo per arrivare a Saint Vincent.
    Torriani,non contento dello scempio,li fece passare nei due tunnel per evitare i tratti più difficili…
    Dopo 45 chilometri di festival della discesa,in uno sprint a 53,vinse il solito Moser.
    Ed evito di raccontare la "leggendaria" ascesa al Gran Sasso…

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  25. @Simone: "@Dane:non solo,anche squadre che pressano per novanta minuti.
    Fondisti col turbo,discesisti che diventano polivalenti,terraioli bladerunner…"

    Hai ragione su tutto ovviamente, mi son limitato al ciclismo non per "razzismo sportivo" ma perchè secondo me rende più l'idea (anche per i mughini che non vogliono vedere…): scalatori che tengono botta nella crono, cronoman che non si fanno staccare in salita.
    Una comica, come vedere Refrigerator Perry che segna un gol in rovesciata contro la Juve, Maradona che schiaccia in faccia a Charles Barkley saltando dalla lunetta o Michael Jordan che segna un drop da metacampo contro gli All Blacks…

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  26. L'ascesa al Gran Sasso, Diomio me l'ero dimenticata!…da morir dal ridere….. 😀

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  27. Di Visentini ricordo anche un apprezzamento estetico su autoemotrasfusione Moser, del tipo "non voglio ridurmi come lui che a 35 anni ne dimostra 50" o similia. Con una maggior vena diplomatica avrebbe fatto tutt'altra carriera, però i purosangue (nel vero senso della parola) sono purosangue…

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  28. Credo che la Cuneo-Pinerolo fake da me citata sia inarrivabile. Forse era quella che Fantozzi intendeva fare in previsione della Coppa Kobram salendo in bici alla bersagliera.

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  29. Grazie Simone, messaggio chiaro. In cuor mio ho sempre sperato in Bugno ed Indurain. Ero più piccolo e mi sono rimasti nel cuore. Purtroppo la prova del 9 di Dane non è applicabile a Bugno, il quale non ha vinto il Tour solo perchè c'era Indurain…
    A proposito di tutto questo, ma è un caso che la preparazione delle squadre di calcio adesso avviene negli States?

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  30. @Freccia di Civenna:molto divertente,quella frase fa parecchio Visenta.

    @Vitale:non lo so.
    L'unica verità è che,nel foot,l'antidoping non esiste.

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  31. http://www.cicloweb.it/forum/viewthread.php?tid=2624&page=1

    Giro 1987: Il Visenta è campione uscente e superfavorito, la Carrera è uno squadrone e schiera anche S. Roche. Dopo aver vinto il prologo Roberto si supera nella cronoscalata a San Marino e a metà giro è saldamente maglia rosa. La sera in albergo l’ambiente Carrera è raggiante. Boifava si complimenta con Roby e dice “ragazzi, il giro è nelle nostre mani, aiutiamo tutti Roberto a vincere, che poi, come da accordi, lui verrà al Tour per aiutare Stephen a vincerlo, ricambiando il favore.”
    Il Visenta però non è più dello stesso avviso e ribatte strafottente: “..no-no, io a luglio sono in vacanza in Costa Azzurra, con le balle a mollo nell’acqua!…”.
    Il gelo si sparge sulla tavolata e Boifava cerca di minimizzare. Quello che però non minimizza è Stephen Roche, prima chiede chiarimenti e non ottenendoli se la lega al dito.
    Due giorni a dopo l’irlandese fa il diavolo a quattro, attacca e manda in tilt Visentini e tutta la Carrera. Sbanca il Giro, Visenta crolla di nervi, sull’erta finale crolla e il giorno dopo non riparte nemmeno…la sua carriera ebbe una svolta negativa

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  32. nel link qui sotto c'è un bel riassunto della stagione 1987 e da 3'35" in poi c'è il Giro col duello Visentini-Roche

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  33. @Freccia di Civenna:il Visenta fu al solito di una sincerità disarmante.
    Qualche dì prima,verso il Terminillo,andarono in fuga Bagot e Schepers.
    Il primo della Fagor,il secondo fedelissimo della maglia rosa Roche.
    Il belga,sotto gli occhi esterefatti di Boifava,aiutò la fuga;raccontò al diesse che se li stava "comprando".
    In verità erano già partite le trattative per firmare Stefano:le due pretendenti erano la Fagor e la Panasonic.
    Gli olandesi,i più forti oltre alla Carrera,vantavano Breukink e Millar:non attaccarono MAI l'irlandese.
    E quel dì a Sappada si coalizzarono contro Visentini.
    L'anno dopo,nella nuova Fagor,si ritrovarono tutti:Roche,Schepers,Bagot,Millar…

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  34. complimenti per il bellissimo ricordo di un GRANDISSIMO campione!e grazie per esserti ricordato anche del mitico cresseri (che oggi mi dicono abbia l'hobby della palestra e si sia dato……allo strep tease…….)quei 2 diedero un bel da fare a mino denti ai tempi della mariani e cali'!gli aneddoti si sprecano,quello del panino e' famoso…come quello in cui si inseguivano….cresseri in fuga e visenta in maglia iridata dietro ad inseguire,con denti che faceva la spola tra i due.e' stato il piu forte corridore da corse a tappe in italia dopo gimondi a parer mio (dancelli ad esempio dice che era + forte anche di felice!)solo che c'era il dualismo terribile moser-saronni ai tempi e il roberto li in mezzo era stritolato.per questo dico che un giro vinto (e 2 rubati….nel'83 la storia dei cronometri mi e' sempre puzzata tanto……e poi saronni dopo allora non e' piu andato…..mah)per lui vale almeno doppio!forse avrebbe avuto bisogno di un mino denti in ammiraglia,con lui avrebbe corso diversamente.classe sristallina carattere da "artista" e sincerita' ad ogni costo!UN GRANDE

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  35. @Golden Boy:grazie.
    Ma Caio si è messo a fare lo strip tease!?
    Un Roberto in maglia Peugeot o Panasonic,lontano da quell'Italia provinciale,avrebbe potuto anche giocarsi la vittoria in un Tour.
    In fin dei conti,se si escludono Hinault e Fignon(due hors categorie),gli altri (Roche,Lemond,Bernard,etc)li ha battuti senza molte difficoltà.

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  36. cosi' mi dicono fonti ben informate!gli e' venuta la passione per la palestra e a quel che ho capito talvolta fa robe tipo gli addii al nubilato!….si,hai ragione,visenta stesso mi disse un giorno qualche anno fa che lui si riteneva inferiore solo ad hinault!e io ci credo,gli altri come hai detto tu li ha suonati come campane!ai tempi pre EPO erano uomini veri (moser a parte intendo che se non fosse andato da conconi +l'elicottero+le spinte dei tifosi…..ma quando lo vinceva un giro??)purtroppo e' voluto restare con boifava perche' non voleva andare fuori dall'italia neanche a correre,figuriamoci a vivere!ora sembra che sempre piu tifosi parlino di lui,chissa che un giorno non torni in tv almeno per 15 minuti a commentare una tappa….penso pero' non vada da cassani

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  37. @Golden Boy:mi auguro che se ne rimanga in disparte.
    Lo sport italiano,quello dei federali alla Petrucci,non merita gente come Visentini e la Belmondo…
    Mi farebbe molto piacere se leggesse il pezzo;se potessi sporgerlo te ne sarei grato.

    P.s. Cresseri è matto,un altro "grande" di certo ciclismo fu Tomasini,penso che meriti un bell'articolo:prima o poi,su Indiscreto.

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  38. accidenti…stefano tomasini da gandino….quello si che era un'altro originale!e come andava forte!fu campione d'italia junior se non ricordo male.conosco un certo franzoni che correva con lui alla fanini,me lo descrisse come un gran bravo ragazzo dalle grandi doti,solo che come tanti talentuosi era poco incline a certe gerarchie…a un certo chinare il capo sempre e comunque.quello si che sarebbe da farci un'altro bell'articolo,intanto quando vedo franzoni gli chiedo un po' di notizie.l'unica cosa che mi hanno raccontato (non franzoni ma un compagno di corse di tomasini) e' che gli piaceva fare ritiri da solo in malga (qui la fonte non la garantisco pero').riguardo al visenta se lo incontro di nuovo lo indirizzo sul forum

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