I delfini del Cannibale

di Simone Basso
1. Sulla strada nascono le amicizie, si materializzano i nemici,si consumano i tradimenti. Se il ciclismo è teatro shakespeariano, il Mondiale è il Macbeth. Un Bignami delle edizioni più controverse non può che cominciare con i cugini transalpini. Quando la rassegna si disputava in piena estate, fino al 1994, i francesi rimediarono parecchie delusioni. La colpa, tesi esposta anche da Fignon, era degli estenuanti circuiti a pagamento post Tour e, soprattutto, dei suoi strascichi polemici. La scena madre di questa teoria fu il Nurburgring’66, quando Poulidor e Anquetil lasciarono fuggire un incredulo Altig. Quel dì Jacquot mancò la sua grande occasione perchè non offrì (…) nulla al suo rivale, reduce dalla beffa di Aimar alla Grand Boucle. Anche Pou Pou perse un’opportunità: quella di vincere (in futuro) il Tour alla Thevenet ’77, cioè con l’aiuto concreto di mezzo plotone.
2. Se i belgi del periodo aureo avessero corso senza divisioni interne, il Mondiale si sarebbe trasformato in una gara sociale. Invece i vari clan emersero puntualmente quasi ad ogni contesa. Il potere assoluto apparteneva al Cannibale, che più di una volta si preoccupò (?) dei suoi delfini: quando al Montjuich (1973) trionfò Gimondi,chiese all’emergentissimo Maertens di tirargli la volata. Ma,stremato, non la effettuò e Freddy fu beffato dal grande campione bergamasco. Avrebbe vinto per dispersione se solo avesse potuto sprintare per conto suo: la verità è che Felice ed Eddy condividevano lo sponsor della componentistica (la Campagnolo). L’iride alla concorrenza (la Shimano), e per giunta di un connazionale, non entusiasmava il fuoriclasse fiammingo. Che l’anno dopo, a Montreal, si prese la rivincita: Maerten a qualche giro dalla fine era ancora con lui, ma una borraccia al Guttalax lo indusse alla resa. Yvoir 1975, altro serial fiammingo: il più forte era De Vlaeminck, ma venne boicottato scientificamente dai “merckxisti”. Capì tutto un altro fuoriclasse, il tulipano Kuiper, che colse l’attimo e lasciò al gitano un secondo posto beffardo.
3. E gli azzurri? Valkenburg’48 fu il punto più basso della rivalità tra Coppi e Bartali, un esempio clamoroso di sabotaggio reciproco. Gli anni di Moser e Saronni potrebbero occupare un capitolo a parte, ma l’edizione con il retroscena principe (per far capire l’antifona) rimane Duitama’95. Una bella fotografia delle rivalità interne di due squadroni. Quel dì, su un percorso cattivo, il capitano era Chiappucci dopo una serie di disavventure mondiali (Benidorm’92 su tutte). Quando il Diablo cadde in discesa, Pantani (per consentirgli un recupero più agevole…)ordinò a Piepoli di forzare sulla salita. Morale della favola: il Pirata “ringraziò” il varesino per lo sciopero di Les Deux Alpes al Giro’94 e rimase da solo contro l’armada spagnola. Toreri, in teoria, tutti per Indurain che fu fregato da uno scatto di Olano prima dell’ultima ascesa. Al traguardo Miguelon, costretto a proteggere la fuga del connazionale, precedette il Panta con lo sprint più inutile della sua carriera. Olano,con una impeccabile scelta di tempo, l’aveva fregato. (fine seconda parte-continua)
Simone Basso
(in esclusiva per Indiscreto)
Link alla prima parte

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16 commenti

  1. Gran bel pezzo di post anche questo!

    Sulle grandi faide fiamminghe del tempo che fu, da ex bambino-tifoso dell'imperatore di Herentals non posso non ricordare la "beffa di Ronse". Un paio di anni fa quando su Internet ho trovato il video di quella stramaledetta volata per un pelo non sono scoppiato a piangere in pieno open-space.

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  2. Simone, credo che la vittoria italiana dello scorso anno meriti un capitolo a parte. Ti do il titolo: Quando gli spagnoli ballan…

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  3. @Kalz:grazie.
    Pensa anche al "povero" Benoni che si bruciò,in cento metri di buio morale,una carriera promettente…
    Prima o poi,Rik II passerà su questi schermi.

    @Jeremy:hai ragione su tutta la linea;sulla vicenda ci sarà un accenno domani.
    Concretamente:il clan Valverde ha boicottato il poker d'Oscarito.
    Che aveva le stesse gambe di Verona 2004 e avrebbe vinto in carrozza.
    Alla sera,in albergo,son volate parole grosse.
    Quest'anno,se L'Embatido vuol vestire l'iride,il buon Alejandro dovrà essere generoso:la Caisse d'Epargne scucirà parecchi soldi per ammansire Freire.
    Che ha,dalla sua parte,una delle (inter)nazionali(?)più forti:la Rabobank…

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  4. Se non ho capito male negli anni in cui ho seguito indiscreto (e filiazioni) il Direttore e Simone Basso non sono giornalisti. Mi chiedo in quale baratro siamo sprofondati perché una tale qualità e quantità di scrittura dello sport, ma anche della vita, non dia il giusto riconoscimento a queste persone, mentre sarebbero giornalisti
    professionisti molti cialtroni di stampa e tv. Ogni limite ha una pazienza…

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  5. Vitale, Stefano lo è. E' che si vergogna di dirlo…:)

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  6. E Simone (che ha imparato a metter gli spazi dopo le virgole… :-D) si è rifiutato di diventarlo… 😉

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  7. In mezzo a tanti fratricidi, è giusto far notare come Indurain, nel '95, non accennò minimamente l'inseguimento a Olano, all'epoca pompatissimo dagli spagnoli come suo erede (si sbagliavano di grosso).

    Ricordo gli ultimi km, corsi da Indurain con un'espressione delusissima e incazzata in volto – ma neanche un accenno di tirata, neanche esplorativa del tipo "meglio non stargli troppi secondi dietro, non si sa mai: magari crolla da solo".

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  8. Ragazzi, a me il Mondiale fa impazzire……ha il pregio della tattica esasperata come nelle corse a tappe ma l'immediatezza delle classiche…..l'ultimo Mondiale di Bettini mi fa godere al ricordo quasi come l'ultima Libertadores del River…..'azz, mi sta già salendo l'adrenalina!….

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  9. Aggiungo un'ovvietà su cui Simone avrà in canna un quasi-romanzo: Gap 1972, Basso che supera Bitossi di un'incollatura. Forse non un fratricidio, visto che Bitossi sarebbe stato comunque raggiunto dal gruppo… forse… uno degli esiti più spettacolari di un campionato del mondo. Commovente
    video
    su iutiùb.

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  10. Mi pare che il Direttò abbia detto più volte che il suo mestiere sia il sito calciatori.com, ma mi sembra che per la qualità degli scritti in questi anni debba essere una firma importante di qualche quotidiano. L'attesa per il suo svegliarino (anche se non si chiama più così) per tutti noi è paragonabile ai corsivi dei grandi (a me piace su di tutti Mura). Voglio dire che mi suona strano e preoccupante che non viva (magari anche bene) di articoli e libri.
    Simone Basso stesso discorso bastano questi 2 articoli (ma vista la varietà dimostrata sul muro non è solo ciclismo)

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  11. Scusatemi per i precedenti OT…
    Tornando in argomento, gentile Simone affronterà l'argomento del guttalax Saronni Visentini?

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  12. Troppo buoni, tutti…purtroppo non ne sono ancora uscito di mia volontà, per mancanza di alternative, ma presto potrei essere accompagnato alla porta…aspettiamo il web 3.0 per una risposta definitiva.

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  13. @Vitale:ti ringrazio per le parole che hai scritto.
    Lo so che l'Olivari scrive bene(secco,preciso,mai retorico,mai banale)ma in certe redazioni si annusa la paura del giornalismo di qualità.
    Il loro unico impegno è la beatificazione del baraccone che li sponsorizza…
    Sto meditando una monografia sull'impareggiabile Visentini.
    Sul caso Guttalax fornirò materiale ad un amico inglese per un'inchiesta.
    Torneremo sull'argomento!

    @Nick:ottima…

    @Dane:questa è tratta da un libro di Luigi Chierici.
    Tour 1948,Impanis in fuga durante la Tolosa-Montpellier;un'azione poderosa.
    Il cittì belga era Karel Steyaert,indiscusso santone di quel ciclismo.
    Un'autorità,proprietario di una scuderia di cavalli da corsa ed editore di un quotidiano.
    Ambrosini e Chierici lo cercarono tra le macchine del seguito,per chiedergli ragguagli sul numero del fuoriclasse fiammingo.
    Riuscirono,dopo veri tentativi,ad affiancare la sua vettura.
    Iniziarono a chiamarlo attraverso i finestrini,ma non rispose.
    Solamente quando iniziarono a bussare diede segni di vita.
    Stava dormendo.
    Ambrosini chiese d'Impanis.
    Risposta di Steyaert:"Perchè c'è Impanis in fuga?"
    "Si,ha tre minuti di vantaggio".
    Il giorno dopo su L'Equipe:"Capolavoro di Steyaert, Impanis solo a Montpellier".
    No comment…

    @Jack Torrance:Miguelon fu,sempre e comunque,un autentico signore.
    Un grandissimo.
    Gap per Cuorematto Bitossi,un Bettini di quei dì,fu veramente crudele.

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  14. Cmq la cosa più incredibile che ho mai visto ai Mondiali di ciclismo (e forse nella storia dello sport) accadde ai Mondiali di Lisbona del 2001: Gibo Simoni all'attacco sulla salita del Monsanto, stacca Ullrich, Virenque e tutta la compagnia, scollina con una quindicina di secondi sugli inseguitori, mancheranno sì e no cinque km, per il Gibo sembra fatta, potrebbe realizzare una storica doppietta Giro-Mondiale, dietro non c'è accordo…io son metaforicamente già in piedi sul divano…un italiano e per di più uno scalatore che sta per riportare la maglia iridata in Italia dal Bugno di Benidorm 1992…quand'ecco il capolavoro all'italiana: tale Paolo Lanfranchi (noto per aver vinto una mitica ed emozionantissima Saluzzo-Briançon al Giro d'Italia 2000 davanti a Tonkov, Pantani, Simoni, Casagrande e Garzelli avendo via libera sulla discesa dell'Izoard…insomma il classico guastafeste!) si mette in testa a tirare affinchè Paolo Bettini possa disputare la volata, dove verrà poi battuto da Oscar Freire! Per fortuna Bettini si farà perdonare in seguito con una carriera stratosferica e con due autentiche perle dal punto di vista del coraggio e della condotta di gara come furono le due vittorie di Atene 2004 e Stoccarda 2007!

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  15. @Simone, una mezza idea di mettere giù qualcosa sul fattaccio tra il grande Rik e Benoni ce l'ho anchio da tempo, ma non ho concretizzato e per motivi inperscrutabili mi sono fatto prendere dal buon Vittorio Adorni.

    Visto che domenica si correrà a Mendrisio come dimenticare il 1971 con il testa a testa Merckx-Gimondi. Li rivedo affiancati spalla a spalla sull'ultima salita, senza che nessuno dei due volesse cedere neanche un centimetro all'altro.

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  16. @Simone, parte del fascino del Mondiale è anche quello: non c'è mai una tattica che funziona o una startegia che va a segno!… 😀

    p.s.: fammi fare un po' il talebano: altro che Oscarito, senza le liti spagnole vinceva ancora Bettini… 😉

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