Gli anni di Dražen Petrović, 25 dalla sua morte

Il 7 giugno del 1993, esattamente 25 anni fa, fa moriva Dražen Petrović. Rapportato all’Europa il più importante giocatore di pallacanestro di tutti i tempi, che non significa il più forte anche se la discussione ha cittadinanza all’interno di un girone che comprende anche Cosic, Sabonis, Kukoc, Gasol, Nowitzki, Parker, magari fra dieci anni Doncic. Di sicuro è quello che più ha colpito la nostra fantasia nel momento giusto, quello in cui il fuoriclasse ha l’età per essere il tuo fratello maggiore, non tuo padre e meno che mai tuo figlio. Ne è nata una passione, diventata presto ossessione, che ha spinto a compiere viaggi bellissimi in tanti paesi, a conoscere la sua famiglia e alcuni suoi amici oltre che, fuori tempo massimo, a scrivere la biografia del nostro idolo dopo avere visitato la sua tomba. Riproponiamo il capitolo 14 del libro ‘Gli anni di Dražen Petrović – Pallacanestro e vita’, capitolo intitolato Mozart.

Slavko Šajber

L’epopea di Dražen Petrović con il Cibona Zagabria ha avuto un impatto così forte nell’immaginario collettivo che ci si ricorda a fatica del fatto che il Cibona fosse un’ottima squadra anche prima del suo arrivo. La polisportiva nata nel 1945 come Sloboda (cioè ‘Libertà’) ha cambiato varie denominazioni ma è con il nome di Lokomotiva che si è affermata nel basket jugoslavo. Nel 1969 ha vinto la coppa nazionale con Novosel in panchina e il grande Nikola Plećaš in campo, tre anni più tardi la prima edizione della Coppa Korać sempre trascinato da Plećaš, in finale contro l’OKK Belgrado. Nel 1975 le sorti della squadra di basket si separano da quelle del resto del club, su ispirazione di un grandissimo personaggio come Slavko Šajber. Uomo politico ma soprattutto imprenditore, ebreo croato sfuggito per miracolo allo sterminio nazista (con la fattiva collaborazione degli ùstascia di Ante Pavelić), ritiene che a Zagabria siano maturi i tempi per una grande squadra di pallacanestro che vada a infastidire quelle serbe. Individua in Novosel, diventato nel frattempo allenatore di una nazionale che sta vincendo tutto, l’uomo giusto per il progetto. Ma soprattutto Šajber si adopera per trovare sponsor privati alla nuova realtà, che prende il nome di Cibona dal latino cibus bonus. Cose buone, insomma. La proprietà del club è della città di Zagabria, ma i soldi per l’attività corrente devono arrivare dai privati: un po’ in tutta la Jugoslavia funziona così, anche se per le squadre belgradesi si dice che le grandi aziende siano a livello governativo spesso ‘sollecitate’ ad intervenire. A Zagabria per sostenere la nuova squadra di basket arrivano comunque quattro ottime realtà: Badel (alcolici), Franck (caffè), Voće e Kraš (alimentari di vario genere). La Jugoslavia è ancora uno stato comunista, formalmente socialista, ma non c’è bisogno di grandi analisi per osservare che una situazione del genere nell’Unione Sovietica dell’epoca non sarebbe nemmeno concepibile. I risultati arrivano: nel 1980 la Coppa di Jugoslavia, in finale contro il fortissimo Bosna di quel periodo, coppa vinta anche nei tre anni successivi. E arrivano i campionati: 1982 e 1984, come abbiamo già visto, in finale sulla Stella Rossa. Senza dimenticare la Coppa delle Coppe 1982 e una serie di tornei amichevoli utili a far girare il nome in ambito internazionale. Lanciato il progetto, Šajber si dedicherà soprattutto al calcio diventando presidente della federazione jugoslava e cercando, con un certo successo, di ridurre il numero di partite truccate. Un grande uomo di sport, nemico giurato del nazionalismo non soltanto per la sua storia personale, che uscirà di scena quando si dissolverà la Jugoslavia. Ma il suo impatto sul DNA del Cibona è evidente e durerà anche oltre i giorni di gloria.

Dražen e il fratello Aco

Petrović arriva in un contesto in cui assieme ai quattro compagni di nazionale trova anche Ušić, Čutura e Bečić, oltre al giovane (che comunque ha sette mesi e mezzo meno di lui) centro Franjo Arapović. Dal punto di vista tattico e umano l’unica preoccupazione di Novosel è quella di farlo convivere con Aco: diverso da lui come caratteristiche (nel corso degli anni Aco è diventato più costruttore di gioco che realizzatore), ma con una personalità altrettanto forte e quel senso della competizione, anche fra compagni, che può portare a grandi trionfi come a grandi disastri. Se si va nella prima direzione è anche merito degli altri giocatori, che fin dal primo allenamento si barcamenano fra la leadership emotiva di Aco e quella tecnica di Dražen. Certo è che Aco è l’unico giocatore, fra le migliaia incrociati da Dražen nel corso della carriera, a non essere mai stato in soggezione nei confronti del fenomeno e questo Dražen lo avverte, provando un sentimento ambivalente.

Al di là di queste dinamiche psicologiche, ce n’è abbastanza per dominare in Jugoslavia e fare bella figura anche in Europa nonostante le squadre ‘occidentali’ siano dopate dall’utilizzo di due stranieri e in qualche caso anche di americani naturalizzati. La prima partita di campionato in maglia Cibona è curiosamente contro il Šibenka, ma Dražen non fa sconti: 55 punti, a soli 3 dal record individuale del club detenuto da Plećaš. È ovvio che quel Cibona domini il campionato, con la maggior parte delle partite trasformate in un Petrović show, ma la testa di tutti è alla Coppa dei Campioni dove il turno preliminare con il CSKA Sofia si rivela più duro del previsto: andata ai bulgari di 6 punti, al ritorno più 16 per la squadra di Novosel ma con qualche patema. Il secondo turno a eliminazione diretta viene affrontato invece subito nel modo giusto: in Finlandia contro l’Helsingin Dražen ne mette 36 e la squadra vince di 5, aggiudicandosi anche la partita di ritorno quando ne segna 29 per la gioia di Novosel e dell’allenatore ufficiale, che sarebbe Zeljko Pavličević. Trentatré anni, uomo di Novosel in tutto e per tutto, Pavličević è nel club fin dai tempi Lokomotiva ed ha fatto benissimo nelle giovanili. Ma ciò che conta è la qualificazione al girone finale a sei squadre con Real Madrid, CSKA Mosca, Granarolo Bologna, Maccabi Tel Aviv e i campioni in carica del Banco di Roma. Sulla carta il Cibona, pur avendo mezza nazionale jugoslava, è la squadra più debole.

Bisogna resistere alla tentazione di sostenere che tutte le date siano importanti, ma di sicuro il 6 dicembre del 1984 la storia del Cibona di Dražen volta pagina. Il Real Madrid arriva a Zagabria per la partita d’esordio nel girone: gli spagnoli non giocano granché bene e il Cibona vince 99 a 90, ma non è per questo che la partita è ricordata. Trasmessa in televisione in Spagna e in gran parte d’Italia, diventa il momento in cui Dražen Petrović si trasforma nell’idolo di tutti i ragazzi amanti della pallacanestro dei due paesi che trainano il movimento in Europa, insieme a Unione Sovietica e ovviamente Jugoslavia. Mai successo prima, con un giocatore di un’altra nazione e non americano. Né mai succederà dopo, senza il palcoscenico NBA. Una ricerca su You Tube può spiegare lo stile di Dražen di metà anni Ottanta meglio di un libro: palleggio in crossover, atteggiamento di sfida, palleggio, arresto e tiro pazzesco, assist fulminanti, controllo totale del corpo, al tempo stesso fuoco e tranquillità. Quella sera contro il Real di Lolo Sainz ne mette 44, senza nemmeno forzare, ben supportato soprattutto da Knego.

Va sottolineato che il Cibona ha come avversarie, CSKA a parte, tutte squadre con due americani di valore: Brian Jackson e Wayne Robinson del Real, Kevin Magee e Lee Johnson del Maccabi, Van Breda Kolff e Rolle della Granarolo, Townsend e Flowers del Banco di Roma. Quanto al CSKA, si tratta della nazionale sovietica senza i lituani. La squadra di Novosel perde 81-72 a Bologna con la Granarolo campione d’Italia, che limita (ne fa comunque 31) Dražen mettendo su di lui a uomo Van Breda Kolff. Vittoria in casa 88-77 contro il Maccabi (ancora 31 per Dražen) e sconfitta 89-87 a Roma (Petrović 28). La vittoria 95-77 con il CSKA precede la partita del 31 gennaio 1985, anche questa televista in mezza Europa: al Pabellon de la Ciudad Deportiva il Real Madrid prova a vendicarsi trascinato da un ottimo Fernando Martìn, ma Dražen è in serata di grazia: 35 punti, mai una forzatura, tutti i compagni coinvolti soprattutto quando il Real si suicida mettendosi a zona. Alla fine 89-87 per i campioni di Jugoslavia, un’altra impresa.

Il Cibona tutto autarchico rischia seriamente di andare in finale e a questo punto Novosel decide di prendere in mano la situazione: il 20 febbraio a Zagabria contro la Granarolo ridiventa primo allenatore anche dal punto di vista formale. Pavličević non protesta e del resto nemmeno potrebbe farlo, visto che il club è di fatto di Novosel. Vittoria 96-89, con Petrović a 31 punti. Sconfitta di uno a Tel Aviv contro il Maccabi allenato da Zvi Sherf, dove Berkowitz sta sparando le ultime cartucce di una grande carriera, Banco di Roma travolto in casa 97-83 per arrivare alla vigilia dell’ultima giornata con questa situazione di classifica: Real Madrid 6 vittorie e 3 sconfitte, Cibona 6 vittorie e 3 sconfitte, Maccabi 6 vittorie e 3 sconfitte. Tutte e tre giocano contro squadre demotivate, ma cade soltanto il Maccabi a Bologna. Il Real batte Roma e il Cibona compie l’impresa a Mosca, battendo di 6 il CSKA con una grandissima prova di Aco, che quella sera rimedia alla cattiva ispirazione del fratellino. 7 vittorie e 3 sconfitte mandano quindi il Cibona a una insperata finale: Dražen con 31,4 punti di media è il miglior marcatore della manifestazione, un anno prima di questi tempi si stava allenando da solo in una caserma. Intanto in Jugoslavia, dove continua ad essere capo allenatore Pavličević, quasi si scherza: la stagione regolare viene vinta con 19 vittorie e 3 sconfitte, staccati di 5 vittorie Stella Rossa, Zadar e Bosna. Nei quarti dei playoff viene espletata la formalità contro il Borac Cacak, in attesa della finale di Atene. Dražen Petrović ha venti anni ed è il giocatore più famoso d’Europa, ma non ha ancora alzato un trofeo importante.

Il 3 aprile 1985 quasi 15.000 persone riempiono il Palazzo della Pace e dell’Amicizia di Atene e tutte si aspettano che il Real Madrid faccia tesoro delle due fresche sconfitte. Arbitrano il francese Yvan Mainini, proprio il futuro presidente della FIBA, e il greco Kostas Rigas. Novosel ha i giocatori buoni contati, come al solito, per tutto il primo tempo propone una difesa a zona anche con l’intento di non andare troppo sotto a rimbalzo dove il Real ha Fernando Martìn e Robinson. Si gioca punto a punto, ma la squadra spagnola non riesce a innescare il contropiede che Sainz le chiede: Corbalàn è mezzo infortunato, Jackson è fuori giri e senza il suo tiro da fuori il Real si appoggia troppo sui lunghi. Novosel ordina di attaccarli a qualsiasi costo e a 9’ dalla fine Martìn esce per falli. A quel punto è fatta: la zona viene affrontata male dal Real e Dražen in attacco fa ormai ciò che vuole andando a canestro in tanti modi diversi. Dei suoi 36 punti finali ne segna 26 nel solo secondo tempo, facendo impazzire Lopez Iturriaga e irridendo gli avversari, in particolare Corbalàn. Che dopo ogni canestro segnato da Dražen viene cercato e omaggiato di un ‘Arriba España!’ che se riservato ad altri meno equilibrati del futuro cardiologo farebbe scoppiare una rissa. Sainz ci mette del suo con rotazioni discutibili (ad esempio mettendo Rullan al posto di Jackson proprio quando Jackson si è svegliato), in generale si trova sempre ad inseguire le scelte di Novosel e Pavličević. Il Cibona vince 87-78, alza la sua prima Coppa dei Campioni e Dražen Petrović il suo primo grande trofeo. Altri tempi: i due Petrović, Nakić, Knego e Čutura totalizzano 189 minuti di impiego sui 200 disponibili. Un dato notevole, anche con i trenta secondi ad azione. Ma ciò che conta è che una squadra che nessuno dava fra le favorite è adesso in vetta all’Europa, con un giocatore che tutti le invidiano.

Dopo i festeggiamenti ad Atene e un lentissimo ritorno a Zagabria in pullman, fermandosi praticamente in ogni paese per ricevere omaggi e complimenti, il Cibona arriva a casa a poche ore da garauno delle semifinali playoff con il Partizan Belgrado. Tutti sono a pezzi, tranne Dražen che si è un po’ defilato dai bagordi ed è riuscito non si sa come anche ad allenarsi, ma il primo tempo dice tutto della qualità offensiva di quella squadra: 71 a 53 per il Cibona. Una prova di forza impressionante, tutti sembrano volare e alla fine saranno 51 punti per il solo Dražen. Si vince anche garadue in scioltezza, ma in finale contro la Stella Rossa per riconfermarsi campioni occorre lo spareggio: 119 a 106 in garatre, con 32 punti del fenomeno, poi tutti contenti per le vie di Zagabria. A nemmeno ventuno anni Dražen non può immaginare che questo rimarrà l’unico campionato nazionale vinto in carriera. Come contorno arriva anche la vittoria in Coppa di Jugoslavia, contro una Jugoplastika Spalato dove l’era Kukoč non è ancora iniziata. Dražen è il basket europeo, entra nella fantasia di ogni ragazzo appassionato alla materia come nessuno ha mai fatto prima e mai farà dopo, senza l’ausilio della NBA. I soprannomi per lui si sprecano. Un giornalista italiano, Enrico Campana della Gazzetta dello Sport, lo definisce Il Mozart dei canestri e la cosa gli viene riferita. Mozart. Sì, gli piace. Al punto che Amadeus diventerà anche il nome del suo locale a Zagabria.

(Estratto del libro ‘Gli anni di Dražen Petrović – Pallacanestro e vita’, in versione cartacea in vendita su Amazonsul sito della Libreria Internazionale Hoepli  e in tutti i principali negozi online. Lo si trova anche in tante librerie classiche: la stessa Hoepli, la Libreria dello Sport, le Feltrinelli e molte altre indipendenti. Prezzo variabile a seconda dei rivenditori, ma sempre intorno ai 17 euro. Disponibile anche a 6,99 euro in versione eBook per Kindle di Amazon, per iTunes di Apple (quindi iPad, iPhone, iPod Touch e Mac), per Kobo di Mondadori e per tutti gli altri eReader attraverso la piattaforma di BookRepublic. Distributore in esclusiva di questo e degli altri libri di Indiscreto: Distribook srl).

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Gli anni di Dražen Petrović, 25 dalla sua morte, 10.0 out of 10 based on 6 ratings

76 commenti

  1. m

    Sempre lacrime.

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  2. P

    ” all’interno di un girone che comprende anche Cosic, Sabonis, Kukoc, Gasol, Nowitzki, Parker, magari fra dieci anni Doncic”

    non c’è Dino Meneghin per snobismo o per distrazione?

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  3. Altra categoria dai, già il Direttore è stato fin troppo generoso allargando il gruppo… 😉

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  4. M

    Se non conoscessi il Direttore penserei a snobismo. Probabile distrazione e dimenticanza anche perchè in quella lista
    non può non esserci un italiano visto chia siamo stati per decenni scuola di riferimento del basket europeo.
    Non penso incida la non partecipazione alla NBA visto che neanche Cosic vi ha mai preso parte.

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  5. P

    mah… ovvio che va tutto parametrato alle singole epoche ma a livello individuale se guardo gli Hall of Famers (di Naismith eh) di europeo puro prima di lui inducted solo Cosic (che però spopolò a BYU) e Belov, Petrovic ha anche la parentesi NBA… I premi di Mr.Europa valgono niente? Ok… e allora guardiamo il palmares di squadra….

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  6. U

    Belisario
    non ti bastava trollare con lebron james?

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  7. U

    Capisco quello che ha rappresentato Meneghin per il basket italiano,visto che oltretutto ha fatto parte da grande protagonista dell’epopea di Varese in Coppa,della Nazionale migliore probabilmente e poi della Grande Milano.

    Però se parliamo di giocatori più forti, bisogna anche vedere il talento. Non ho visto Cosic,ma Sabonis,Kukoc e Petrovic sono di un altro pianeta

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  8. Tatticamente Dino un maestro ma aveva molte meno skills degli altri dai

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  9. M

    Si ok posso anche convenire ma che non ci sia ne un Meneghin ne un Antonello Riva neanche all’interno della lista
    mi sembra un pochino forzato. Poi io non sto dicendo che li metterei davanti a tutti così come non ci metterei
    neanche Tony Parker davanti. Comunque per me il miglior europeo all time è Dirkone da Wurzburg.

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  10. Ma anche Corbalan o San Epifanio secondo il tuo metro dai

    Si è perfino pallato l’Arguto

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  11. M

    Ok ok ho spiegato la mia posizione ed ho capito la posizione contraria specie se nella lista dei migliori ogni tempo
    ci sono Gasol e Parker. Quindi resterò in attesa che il Direttore venga a riferire in Parlamento.

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  12. m

    Meneghin (mille faccine con occhi pallati).

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  13. Mi piace Belisario che quando manda a vuoto una trollata rilancia subito con un’altra più grande. Siccome con Meneghin non si è fatto abbastanza scalpore si rilancia con Antonello Riva, fra un po’ arriva a Roberto Premier ma sul lungo c’è speranza anche per Montecchi…

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  14. M

    Non accetto che non ci sia un rappresentante della scuola italica.

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  15. Belisa’, dimmi quando arrivi a Myers che comincio a trollare anch’io… 😀

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  16. M

    Mi dispiace ma non è mai stato un mio modo di approcciare le discussioni e di argomentare e mai lo sarà . A me i flame non interessano.

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  17. “…è che ti disegnano così!…” (quasi-cit.)

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  18. l

    Se spostiamo la discussione sul metro schillaciano forse intendeva Andrea meneghin…

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  19. m

    Prima di Meneghin ci sono anche Solman, Mirza, Kicia, Praja, Jerkov, Slavnic, Korac, Daneu, e chissà quanti altri ne dimentico.

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  20. C

    Beh, no. Non tutti quelli che hai citato. Jerkov prima di Dino no. Avrei da obiettar eanche su Kicia ( per una questione di clutchness)

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  21. Poche cazzate, si sta parlando di più grande o più forte?!
    Se si parla di più grande è Drazen col secondo che parte dal terzo posto, se si parla di più forte solo Sabonis e Dirk sono a quel livello o meglio.
    Evitiamo di tirar fuori mille nomi per allungare il brodo…

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  22. Arguto
    Metti via il libro di Tavcar però ….
    Ah
    Fila di slavi ma manco un russo vedo …

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  23. m

    Non un libro, la Bibbia.

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  24. R

    @Leonto

    Serjei Belov!!!!!!!!!!!!!!!!!

    @Marco

    Tra talebani vi capite al volo 🙂

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  25. En Rav
    Ai servi dell’imperialismo yankee di Indiscreto Monaco 1972 sta ancora lì , diciamolo

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  26. R

    Io avevo appena l’età per comprendere ma in quella finale hanno giocato contro due tra i migliori playmaker della storia del basket mondiale.

    P.S. Per me rapina con scasso, ma McMillen e soci sono stati una banda di polli spaventosi!

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  27. P

    Il Direttore ha detto IMPORTANTE.. e se non è tra i più importanti d’europa uno che ha giocato 12 finali di coppa dei campioni (vincendone 7), secondo giocatore puro europeo ad essere incluso nella Hall of Fame, uno che ha attraversato da protagonista 30 anni di basket europeo… beh allora mi arrendo

    PS1: distinguiamo tra IMPORTANTE, GRANDE, FORTE, e ci metto anche DOMINANTE soltanto in alcuni casi i concetti coincidono…. a titolo di esempio (ovviamente per me ci mancherebbe) il più GRANDE e FORTE è stato Michael Jordan, il più DOMINANTE Kareem… sul più importante boh bisognerebbe essere americani e viverla da dentro, forse Magic per il ruolo di rilancio NBA, forse Chamberlain….
    PS2: non confondiamo Sergej Belov con Aleksandar Belov per piacere…
    PS3: io comunque sono un Sabonisiano di ferro

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  28. E da Sabonisiano lo metti in gruppo con Meneghin?!

    Ps: Evani ha giocato e vinto più finali di Champions di Maradona, Matthaus e Ronaldo messi assieme…

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  29. P

    Dandy veramente io ammiro, e lo dico sinceramente, le tue dotte dissertazioni calcistiche e la tua cultura in materia.. ma qui veramente si capisce che sei in un terreno sconosciuto.. Dino Meneghin NON E’ solo quello che ha giocato a Trieste negli anni 90…

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  30. Paolo, perdonami, io giocavo a mini basket a Milano nei primi anni 80. Puoi capire cosa significhi per un ragazzino della mia generazione un monumento della storia del basket come Meneghin?!
    Solo che qui parliamo del primo Europeo andato in USA a dare schiaffi invece che a prenderli, del primo extrammeregano che ha fatto capire che non c’è bisogno di aver studiato alla scuola ammeregana per essere il numero 1 al mondo, il primo europeo a vincere un anello da stella della squadra e non da comprimario, etc.
    Con tutto il rispetto e l’amore possibile per Meneghin (roba che ancora quando lo incontro ogni tanto negli uffici del CONI a momenti mi viene il magone…), parliamo di una categoria differente.

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  31. M

    Ma infatti l’aggettivo “importante” è scivolosissimo ed ancora più scivoloso andare a trovare l’aggettivo giusto per poi dire che il proprio e personale numero 1 calza a pennello con quel roboante aggettivo.

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  32. Scusa chi starebbe confondendo i due Belov ?

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  33. R

    @Paolo

    Infatti io mi riferivo a quello su cui difendeva Doug Collins a Monaco, non al falegname che ha segnato il canestro della vittoria.

    Trollata, ma neanche tanto: Cosic meglio di Sabonis: il vero inventore del 5 moderno

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  34. la cosa pazzesca di Cosic era la scioltezza con cui faceva tutto. come se fosse una robetta

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  35. m

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  36. C

    “Kukoc con più fisico”. Mah.

    “In NBA i lunghi si verifica questo fenomeno che i lunghi tirano da lontano”. In NBA eh? Mah.

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  37. M

    Che poi dire minibasket è come dire che giocavi a pallabarattolo ma non è che per questo devi avere come
    idolo una lattina di Coca Cola.

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  38. m

    Solo per la precisione Dino Meneghin ha giocato 13 finali di coppa campioni. (Dane salutalo anche da parte mia la prossima volta, era l’idolo della mia infanzia cestistitica ma fondamentalmente la penso come te sul valore assoluto).
    Tavcar rivaleggia con Sacchi (Gobbo non volermene male…)

    P.s.: Dane, a mini basket potresti giocarci anche adesso 😉

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  39. M

    Ormai Tavcar sempre più uscito da una sesta stagione di Breaking Bad.

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  40. m

    Nei panni del Tuco risorto….

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  41. M

    😀 Tio Salamancvar

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  42. m

    Belisario, mettere Antonello Riva nell’elenco dei più forti vale come l’arteriosclerosi di Tavcar….magari avessi messo Ossola o Marzorati…..

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  43. M

    A me Riva (non Gigi) piaceva parecchio. Ma tanto se non c’è spazio per lui o Meneghin mi sa che non c’è spazio neanche
    per Marzorati o Ossola. Bò, poi opinioni. Ma non è un problema se pensi che io abbia un’idea sbagliata.

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  44. U

    Merdmann
    Duettare con Belisario mi sembra gia un ‘adeguata punizione per te.

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  45. Belisario, di solito in questi casi arriva Gobbo a darti del troglodita e noi dal loggione applaudiamo.
    È evidente che essendo nato e cresciuto nel deserto lontano dalle scuole che raggiungevi correndo per 30 chilometri (la metà di quanti ne facessi quando tua mamma ti mandava a prendere l’acqua dal pozzo) avresti potuto rivaleggiare coi keniani alle Olimpiadi ma non puoi capire cosa abbia rappresentato Meneghin e tutta quella Olimpia per la mia generazione nella mia città.
    Se avessi voluto lanciare una gara a chi ce l’ha più lungo avrei raccontato di quando giocavo d’estate a Rab o Zagabria (dove i ragazzini giocano qualcosa di leggermente superiore alla palla barattolo) o quando al liceo passavo molti pomeriggi al Parco Sempione con Mamoli & Ci. (perché a palla barattolo ero perfetto come barattolo ma da 3 non erano in tanti ad avere la mia media…).
    Il mio aneddoto ironico era per rispondere alla velata accusa di non conoscere Meneghin e stoppare l’accusa successiva (che sarebbe sicuramente arrivata di lì a breve) di essere addirittura un anti-meneghiniano. Io ho vissuto quell’epoca in cui a Milano andavano di moda le Burlington a quadri ma la calza più usata dai ragazzi (anche sotto ai jeans) era comunque quella di spugna bianca con le bande rosse sul polpaccio “come ce le ha Meneghin!” (nemmeno l’Olimpia, MENEGHIN!..,).
    Quindi io sono un ignorante, alto come un barattolo, che di basket non capisce un cazzo, che a canestro ha tirato solo al parchetto, ma chi è cosa è stato Meneghin lo so benissimo e non devo farmelo spiegare da nessuno.
    Se poi con tutti i miei handicap riesco a collocarlo nel ranking storico meglio di tutti voi, chi deve preoccuparsi siete voi competenti. Perché uno può anche essere il maggior esperto di calcio del Muro, essere sardo, cagliaritano e adorare Gigi Riva che è stato uno dei più grandi attaccanti prodotti dal calcio italiano, ma se me lo mette in “business class” (cit.) con Van Basten e Ronaldo sta cagando fuori dal vaso.
    Meneghin per me è un monumento europeo assoluto e per noi milanesi conta nella storia quanto Radetzky o Sant’Ambrogio, ma voi riuscite a figurarvelo mentre va in NBA e ammazza di triple l’avversario ridendogli in faccia, domina sotto canestro senza ginocchia oscurando ogni omologo, vince l’anello da uomo franchigia ridicolizzando la boria di quel valletto buttafuori che qualcuno trolla chiamandolo Re?!
    No, perché Petrovic, Sabonis e Nowitzki queste cose han fatto, Meneghin non so…

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  46. m

    Parco Sempione…quanti ricordi…..

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  47. m

    MenoUno, tu sei quello che suonava i bonghi?

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  48. m

    Tornando per un attimo a Nembo Kid di Rovagnate, era un ottimo terzo o quarto violino, ha giocato da protagonista (giovanissimo) in una squadra vincente in cui però le stelle erano altre.
    Non appena la stella sarebbe dovuta essere lui si è sgonfiato.
    Meneghin era il mio idolo (a Varese non da quei bizzarri di Milano), è stato dominante negli anni 70 in cui è stato uno dei primi lunghi (neanche tanto, 2 metri scarsi) a passare ben la palla, arrivando però negli anni 80 era sempre un ottimo giocatore di immensa personalità con un deficit fisico verso gli altri lunghi (non saltava un foglio di gazzetta) a cui poneva rimedio con la sua intelligenza.
    Però Petrovic, Sabonis e Kukoc sono davanti a lui nella mia personale classifica.

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  49. F

    no no, aspetta riva era, giovanissimo, il primo violino della squibb cantu’ (marzorati, riva, bariviera, flowers e boswell)
    credo abbia vinto non una ma due coppe campioni a cantu (di cui una storica contro milano, gobbo…agevola il solito fillamtino)

    poi il riva di milano era un altro e non era piu’ il primo violino, ma ragazzi il riva di cantù non provate a toccarmelo
    (poi il mio idolo è sempre stato marzorati eh)

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  50. m

    Si, due coppe (da protagonista).
    Intendevo dire che messo in mezzo ad altri forti (anche in nazionale) faceva il suo (forse libero mentalmente), quando ha dovuto trascinare lui (non solo a Milano ma anche a Cantù) si è perso.

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  51. F

    tornando invece al basket slavo

    mirza delibasic, kicanovic e dalipagic
    non credo di aver visto altri più precisi al tiro dalla distanza (a parte drazen)

    poi delibasic era tanto altro

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  52. U

    https://youtu.be/Rrlb9Bn1YS0

    A gentile richiesta agevoliamo

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  53. @Meno Uno: va bene, Meneghin in NBA avrebbe schiacciato in faccia a Jabbar, Malone e Olajuwon…

    @Merdmann: 2,04m, ce lo avevo scritto sul diario di scuola…

    @Fantomaz: i Balcani ne hanno prodotto tanti, l’Italia pur essendo uno dei movimenti cestistici che ha caratterizzato la storia del basket europeo ha avuto picchi inferiori.
    In fondo anche nel calcio non è andata molto diversamente…

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  54. Dandy
    Con tutto l’affetto possibile che ho per il calcio è lo sport yugo non possiamo paragonare la produzione di talenti di basket e calcio nello stesso lasso temporale

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  55. C

    Io ho adorato sia Riva che Meneghin, ma idolatrato Walter Magnifico, conterraneo.
    Riva era una forza della natura, ma non era uno capace, per caratteristiche tecniche e carattere, di essere il fulcro di una squadra.
    Dino era uno straordinario agonista, difensore, genio dei blocchi e del tagliafuori, buon passatore ma con un repertorio offensivo ridotto all’osso, anche perchè saltava a livelli di Wes Unseld. In NBA Dino sarebbe finito a fare il lavoro sporco dell’ enforcer.
    Separliamo di talento e soprattutto carattere non possiamo dimenticare Nando Gentile.
    A livello di talento tecnico/atletico forse mai espresso a pieno, non dimenticherei Ricky Morandotti.

    A livello Europeo, Parker non può finire fuori dal quintetto, secondo me. A meno di non considerarlo americano, e ci può stare.

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  56. t

    Infatti, se si considera Parker francese tanto vale considerare D’Antoni italiano..

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  57. @Leonto: cosa c’entra la produzione di talenti?! Io sto parlando di picchi assoluti, di quelli candidati al titolo di goat et similia. L’Italia è una delle scuole calcistiche storiche di riferimento ma di quel livello ha avuto Meazza e Rivera, punto. Nel basket è stata più o meno la stessa cosa…

    @Capbabac: per me, anche considerandolo francese, Parker non ha il peso storico della trimurti…

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  58. C

    Infatti parlavo di quintetto. Parker è stato fondamentale in almeno due degli anelli Spurs.

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  59. Dandy
    Io dicevo che se nel basket la yugo aveva prodotto molti più talenti in relazione all’Italia (da cui le classifiche dotte che stiamo sciorinando) nel calcio secondo me non era applicabile la stessa teoria
    In merito al goat , beh già averne due o tre e tanta cosa perché stringi stringi credo solo le sudamericane possono vantarne di più

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  60. Leonto, il mio parallelo tra discipline si riferiva all’Italia ovviamente. Movimento calcistico tra i più importanti della storia alla pari di Argentina, Brasile, etc. ma con meno nomi assoluti nella fascia da GOAT (Meazza e Rivera, punto; già i due Mazzola, Riva, etc. sono un gradino sotto, poi ci sono Baggio, Del Piero, Totti…..rido….) rispetto (come dici anche tu) ai sudamericani ad esempio: Pedernera, Di Stefano, Leonidas, Pelè, Garrincha, Maradona, etc.
    Ecco, per quanto riguarda il basket italiano credo sia lo stesso: una grandissima produzione media di grandissimi atleti d’alto livello, senza però quella fascia dei goat che gli slavi hanno prodotto in maggior quantità, più di tutti, pure più di russi, lituani, spagnoli, etc. (non entro nel merito delle motivazioni, magari è semplicemente una coincidenza, nel calcio la Francia non ha mai prodotto un centravanti come Weah, per dire…).
    Quindi Meneghin enorme con un posto indiscutibile nella storia del basket europeo, ma Petrovic o Sabonis sono nell’Olimpo e giocano a dama con Zeus e Afrodite…

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  61. P

    boh continuo a non capire…
    “Rapportato all’Europa …. il più importante giocatore… che non significa il più forte”
    se non è importante uno così non capisco… ovvio che ADESSO ci sono giocatori diversi che se la giocano alla pari in NBA ma non è questo che si intende… uno che ha duellato per 30 anni (con successo e da protagonista) in area con gente che va da Andreev a Sabonis passando per Tkachenko, unico non americano e non slavo, con riconoscimenti anche individuali di livello assoluto e mondiale, quando il centro del basket era anche il centro Assoluto del gioco mah..
    ripeto un conto è forte un conto è importante e non sempre sono la stessa cosa… per chiarire MENNEA è stato Forte per i successi e i record ma è stato IMPORTANTE perchè unico a remare con costanza contro americani super atletici e bombati di oltrecortina….

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  62. Paolo
    Ti riferisci a Valery Borzov come bombato d’oltrecortina immagino perché non c’è n’erano altri
    Domando a Italo un parere , perché credo che quantunque figlio del soviet ne avesse stima

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  63. L’esempio di Mennea è perfetto. Ecco, Mennea è Petrovic, non Meneghin…

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  64. P

    errore.. Mennea E’ PETROVIC E MENEGHIN

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  65. c

    Petrovic è stato il più importante, non il più forte né il più dominante, perché ha aperto un’epoca. Il wrestling è Hulk Hogan nell’immaginario collettivo perché ha aperto nuove frontiere (anche solo comunicative), nonostante Brock Lesnar lo ammazzerebbe. Credo sia questo il concetto.

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  66. Si, il concetto è quello.
    Dopodiché per me è stato anche il più forte e il più dominante assieme agli altri due…

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  67. M

    Dane dimentichi che per andare a scuola dovevo ogni mattina attraversare un ponte tibetano.

    Il fatto è che il basket di certa parte geografica è più romanzabile e romanzato. Coppi ha vinto meno di Merckx ma nessuno si sognerebbe di dire che gli fosse inferiore ma di sicuro è più romanzabile. Viene da pensare sempre che certi campioni siano cresciuti
    in mezzo a condizioni svantaggiosissime e di fronte ad avversità agli altri sconosciute e poi arrivano
    altri elementi a cementarne il mito. Come Kurt Cobain ed Eddie Vedder, Eddie Vedder sarà per sempre il Ginone Bartali della musica bravo bravissimo ma nessuno metterà mai una maglietta con una sua presunta frase. Mi sembrano similitudini molto centrate, vediamo cosa ne pensa piùuno.

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  68. Ma che stai a di’?!
    Coppi è stato il più grande ma Merckx il più forte, quindi Coppi È inferiore a Merckx.
    Poi certo che alcuni atleti vengono romanzati ed altri meno, poi c’è il discorso che lo sport non si fa coi se e coi ma, intervengono fattori esterni etc.
    Ma posto che le caratteristiche individuali sono state ben descritte da Merdmann, qui si parla di Sabonis che mangiava in testa all’NBA e senza i problemi alle ginocchia chi sa cosa sarebbe stata la sua carriera, Nowitzki che ha vinto l’anello da stella e non da comprimario, e Petrovic che è morto 29enne quando era nel terzo quintetto NBA (che percezione avremmo di Nowitzki se fosse morto nel 2007?!) e ammazzava di triple avversari da All Stars Game.
    Petrovic ha appena fatto in tempo ad essere Petrovic in un era in cui gli europei in NBA facevano gli sguatteri, lui è stato il primo ad aver l’ardire di andare in USA (dove ai giocatori europei riservavano il posto macchina ad 1km dal palazzetto…) e dire “adesso vi faccio vedere come si gioca a basket”, ha aggredito l’NBA invece che subirla (anche per indole caratteriale: il pallone dietro al culo di Olajuwon, l’aeroplanino che fdce incazzare Ewing, etc.), e questo da europeo puro e dopo aver dominato l’Europa, non da europeo cresciuto in USA magari con una borsa di studio.
    Tutti i vari Nowitzki, Gasol, etc. discendono da lui e non ci sarebbero stati probabilmente senza di lui.
    Questo gli dà un’importanza storica assoluta che il pur grandissimo Meneghin onestamente non ha…

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  69. C

    Più uno pensa che diventare un’icona e far fantasticare il popolo è molto più facile se muori giovane, che ti chiami Cobain, Hendrix, JFK, Che Guevara o Petrovic. Ovviamente una base di grandezza ci vuole.

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  70. M

    Perfetto Calvin.

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  71. M

    No vabbè mi ero perso la similitudine che ha chiamato in causa Hulk Hogan per far capire che
    Petrovic è stato il più importante. Similitudine con uno non-sport in cui praticamente non c’è una cosa
    che sia vera e che viene fatta subito dopo aver richiamato il Pietro nazionale. Però guai a mettere in mezzo Meneghin e Antonello Riva.
    Forse ha davvero ragione il Direttore, l’Uomo indiscreto in realtà è ua donna. 😀

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  72. Se pensate che Petrovic sia mitizzato perché è morto giovane mi sa che non sapete nulla di lui o non ci avete capito un cazzo.
    E l’aggravante è che voi sareste i competenti, bbbrrrrrr……

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  73. C

    Certo perché Hendrix era un chitarrista di merda e JFK era un presidente odiato da tutti, peggio di Nixon.

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  74. Non lo so, non mi intendo di musica…

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  75. U

    Ho finito ieri di rileggere il libro del Direttore.
    Di tutte le stronzate dette credo che la piu grossa sia quella del Petrovic mitizzato perche morto giovane.
    Era un giocatore spaziale,con una personalita pazzesca (nel bene e nel male..non era un santo e nel libro lo si dice chiaramente) e con una capacita e volonta di migliorarsi incredibile nonostante fosse nato con un talento per il basket enorme.
    Era gia un mito da vivo

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  76. Una settimana senza internet e mi sono perso una delle discussioni più interessanti (per i miei giusti personali) nella storia di Indiscreto. Mi metto in pari gradualmente con le risposte.

    @Paolo: Meneghin di una cilindrata tecnica inferiore ai fenomeni citati, con i quali può competere però per importanza storica visto che è stato il leader della più forte squadra europea di club di tutti i tempi (qui la discussione sulla Varese anni Settanta penso non possa nemmeno cominciare, anche se su Indiscreto il confine fra mito e sopravvalutato è sottilissimo) e il primo italiano davvero professionista ‘dentro’. Non che prima di lui in serie A non prendessero soldi, ma Meneghin è stato il primo ad essere considerato dal pubblico generalista alla stregua di un grande calciatore.

    @Mauro Belisario: di sicuro il movimento italiano è stato fra quelli leader in Europa per decenni, per qualità e anche quantità di buoni giocatori (in certi anni inferiori soltanto alla Jugoslavia unita) prodotti, ma il fuoriclasse assoluto è un’altra cosa, se non vogliamo inflazionare questa espressione. Un discorso che si potrebbe applicare oggi alla Germania del calcio, per dire: magari fossimo a questo livello nella pallacanestro (o nel calcio), ma questo a livello storico non trasforma Thomas Müller in Beckenbauer, anche se i Mondiali e le Coppe dei Campioni li hanno vinti entrambi.

    @Marcopress: hai citato un talento smisurato (Delibasic), giocatori molto caratterizzati (Korac, straordinaria macchina da punti, era tecnicamente normale) e di complemento (Jerkov è stato nella nazionale giusta al momento giusto), nessuno leader come Meneghin. Siamo sempre lì: i fuoriclasse sono pochi, solo se devi vendere un prodotto allora devi urlare che una partita è un instant classic.

    @RavEn: ho visto dal vivo solo il Cosic professore del post alto, non il suo predecessore superatleta pre Brigham Young di cui spesso parla Tavcar, per me davvero impossibile scegliere fra lui e Sabonis. Ma il lituano fino al 1986, quindi fino ai suoi 22 anni e al primo dei tanti infortuni, era potenzialmente come impatto in zona Russell-Chamberlain (è bar ma nemmeno tanto, visto cosa ha fatto nella NBA giocando da vecchio e da fermo, praticamente dalla mattonella) e con molta più pallacanestro dentro rispetto a loro. In un giorno di stanca proporrò un ‘Pau o Marc?’.

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