Il pomeriggio di Roma-Dundee

Il tre a zero della Roma contro il Barcellona è stata la più grande rimonta nella storia del calcio italiano in Coppa dei Campioni-Champions League. Non l’unico tre a zero, ma l’unico ‘necessario’ per non essere eliminati, ribaltando il quattro a uno dell’andata. Una volta tanto il termine ‘impresa’ non è quindi usato a caso, perché quella della squadra di Di Francesco è stata un’impresa e non certo un miracolo visto l’andamento della sfida, anche quella del Camp Nou. L’attualità di Dzeko, De Rossi e Manolas, in gran parte casuale (Manolas era stato ceduto allo Zenit e Dzeko al Chelsea, prima che cambiassero idea all’ultimo secondo, il greco anche oltre), ha quindi superato la storia, pur gloriosa, di Roma-Dundee United anche se il fascino della prima partecipazione alla massima competizione europea rimane nella memoria e Pruzzo non era inferiore a Dzeko, senza metterci a fare tutti gli altri confronti diretti che, ma con l’effetto nostalgia siamo di parte, secondo noi premiano la Roma degli anni Ottanta.

È vero che quella partita era la semifinale della Coppa dei Campioni 1983-84, ma il peso specifico dell’avversario scozzese non era nemmeno paragonabile a quello di un Barcellona che non sta vivendo bene il dopo Neymar ma sta comunque per vincere in scioltezza il suo venticinquesimo campionato spagnolo, il nono di un’era Messi (meglio, Messi-Iniesta) condita anche da quattro Champions League e mille altri trionfi. Insomma, una squadra che ha avuto una serata sbagliata ma che rimane fra le migliori del mondo. E quel Dundee United? Nessun campione, nemmeno in rapporto alla storia del calcio scozzese, ma diversi buoni giocatori: il regista Bannon, i difensori Gough e Narey (autore del gol al Brasile a Spagna ’82), l’attaccante Sturrock. Anche se il segreto di quella squadra iperdifensiva, arrivata in vetta all’Europa a forza di difese eroiche, era Jim McLean, assistente di Jock Stein al Mondiale del 1982 e grande motivatore di giocatori di seconda fascia. Anche grande urlatore di insulti a bordo campo, cosa non sempre gradita agli avversari (e al ritorno Sebino Nela lo ripagò in stile Nela). Per dare un’idea delle differenze di budget, basta confrontare i premi per la qualificazione alla finale: 15 milioni di lire a testa per i romanisti, l’equivalente di circa un milione per gli scozzesi.

L’unico problema per Liedholm fu l’assenza di Falcão nella partita di andata, a causa di un infortunio. Ma si pensava che la differenza di cilindrata fosse sufficiente per ridurre il ritorno dell’Olimpico a una festa. Invece il primo tempo in Scozia fu terribile, con la Roma brutalizzata dal pressing del Dundee United nonostante fosse in formula iper-offensiva, con Bruno Conti a centrocampo insieme a Cerezo e Di Bartolomei, Chierico esterno più Graziani e Pruzzo di punta. I gol arrivarono però nel secondo tempo, opera di Dodds e Stark (con la collaborazione di Tancredi), e trasformarono una semifinale sulla carta morbida in un grosso problema. Eppure la fisicità del Dundee, che fece invocare l’antidoping al presidente romanista Viola (l’antidoping comunque c’era, all’epoca partiva proprio dalle semifinali), non era certo una sorpresa.

Nel ritorno dell’Olimpico, il pomeriggio del 25 aprile di 34 anni fa, Falcão fu della partita ma incise poco. Il Dundee United fu meno aggressivo che al Tannadice Park e con un ritmo più umano la superiorità tecnica dei giallorossi venne fuori tranquilla. Tancredi in porta, Nappi, Righetti, Nela e Maldera a centrocampo, Cerezo, Di Bartolomei, Falcão e Conti a centrocampo, Pruzzo e Graziani in avanti. Sullo zero e zero gli scozzesi ebbero un’occasione enorme con Milne, poi a metà del primo tempo un colpo di testa di Pruzzo su calcio d’angolo battuto da Conti mise la partita sul binario giusto. Prima dell’intervallo raddoppio del bomber (controllo di petto e tocco alla Gerd Müller) e al 12’ del secondo tempo il gol del definitivo tre a zero: rigore fischiato da Vautrot per atterramento di Pruzzo e Di Bartolomei a segno con la solita sicurezza. Gli 80mila presenti gioirono, anche se in maniera non paragonabile a quella post Barcellona: comunque alla fine ci fu una mini-invasione di campo, che all’epoca non destò scalpore ma oggi sarebbe inimmaginabile e non soltanto in  Champions League.

Tutti iniziarono a sognare la coppa nella finale da giocarsi proprio all’Olimpico, il 30 maggio, contro il Liverpool. Non sarebbe andata bene e peggiore sarebbe stato il lascito della partita con il Dundee United: la Roma era sì più forte degli scozzesi, ma Viola aveva avuto la bella idea di assicurare il passaggio del turno facendo avere 100 milioni di lire all’arbitro tramite un intermediario, il direttore sportivo del Genoa Spartaco Landini, che a sua volta si era rivolto ad un altro intermediario, tale ‘Paolo’ (Giampaolo Cominato). Un tentativo di corruzione che passò in cavalleria, per avvenuta prescrizione, ma che rimane una macchia su quella partita al contrario dell’arbitraggio di Vautrot che, estraneo ai fatti (i soldi non gli arrivarono mai), arbitrò bene, annullò un gol a Bruno Conti e assegnò alla Roma un rigore nettissimo. Vecchie storie, Roma-Barcellona è stata e rimarrà di tutt’altro livello.

 

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24 commenti

  1. s

    roma liverpool in semi. il popolo lo vuole

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  2. M

    Vabbè http://storiedicalcio.altervista.org/blog/inter_liverpool.html. Una delle più grandi, dai

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  3. M

    Il popolo vi dice non fate altre cazzate, romanisti. Già alla Juve siete costati oltre 40 morti

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  4. C

    Cerezo, Di Bartolomei, Falcão e Conti

    Con un centrocampo così oggi fai 100 punti in Serie A

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  5. p

    Che ricordi ….Io e il mio amico Gianluca (compagni di banco – 3°elementare- ) nel mio soggiorno improvvisando una curva sud con tamburi . Per i tamburi utilizzammo un secchio di plastica azzurro sbiadito . Pomeriggio caldo e spettacolare . E al termine della partita giù in cortile a giocare a pallone fino a sera . Sarà sicuramente l’effetto nostalgia ma quelle stagioni anni 80 erano meravigliose

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  6. A

    Considerazioni extra calcistiche. Si giocò alle 15.30 (impensabile oggi per le televisioni, anche se era un giorno di festa), esultanza contenuta di Martellini, cordialmente compassato e senza le sceneggiate delle voci odierne, giocatori che giocavano (e bene) e non facevano i fotomodelli in campo, fortunatamente ancora digiuni da quelle pose ed esultanze ridicole che servono a promuovere il prodotto. Pruzzo magnifico, Conti fuoriclasse assoluto.

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  7. U

    . “Si giocò alle 15.30 (impensabile oggi per le televisioni, anche se era un giorno di festa)”

    La Roma giocava sempre in coppa alle 14,30 o 15,30

    Per la gioia di mio padre “tanto son tutti statali e all’una son già fuori dall’ufficio”

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  8. j

    Aldila dei soldi completamente sbilanciati di oggi, la vera rovina della competitività moderna è stata la liberalizzazione degli stranieri per squadra. Anche con la pioggia di miliardi odierna ci sarebbe molto ma molto piu equilibrio e molti piu club in molti piu paesi resterebbero competitivi. Oltre ad avere campionati nazionali di ben altra caratura.

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  9. M

    E’ infatti necessario mettere dei tetti ai singoli salari dei giocatori ed al monteingaggi delle singole squadre. Cosa che non avverrà mai, never, jamais.
    Anche se la cosa migliore sarebbe ancora oggi quella di limitare il numero di stranieri. Cosa ancora più impossibile per ovvie ragioni.

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  10. A

    due cose balzan subito agli occhi: la durezza-pesantezza dei palloni e di come il retropassaggio al portiere cambiasse le dinamiche di gioco. Col senno di poi era un modo per dare più chance alla squadra più debole.

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  11. E

    Esatto, la Roma giocava spessissimo nel primo pomeriggio, ricordo un turno di UEFA contro il Colonia di Littbarski, Fischer e Schumacher (ve lo immaginate, oggi, tre giocatori del genere che non siano in qualche top club europeo?) giocata mi pare addirittura alle 14.30. Pruzzo immenso, senza il fallo da rigore del portiere sarebbe stata tripletta, ma Conti era impressionante e impossibile da paragonare a qualche calciatore di oggi: svariava indifferentemente a destra e sinistra, crossando sia di prima che dopo un dribbling da fermo o in corsa…

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  12. j

    Il concetto di Top Club era ben diverso, al massimo c’erano le squadre di prestigio con una storia ma poi i giocatori forti erano sparsi dovunque, anche perche i soldi li acchiappavano comunque in una squadra emergente.

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  13. E

    Ottima osservazione. Tra l’altro è il motivo per cui odio il concetto stesso di top club.

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  14. r

    ecco, riallaciandomi al discorso fatto sul muro, il giro palla richiesto oggi ai difensori nasce anche dal fatto che non c’è più il passaggio al portiere (che la blocca)

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  15. s

    il popolo è stato accontentato

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  16. m

    “e Pruzzo non era inferiore a Dzeko”
    Tutto giusto tranne questo.

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  17. F

    sbagliato, pruzzo non era inferiore a dzeko, ma proprio per niente

    pruzzo era inzaghi prima di inzaghi

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  18. M

    Una delle più grandi, dai! http://storiedicalcio.altervista.org/blog/inter_liverpool.html

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  19. p

    Ricordo anche la bellezza del pallone bianco che usava solo la Roma , le reti della porta di color nero a S.Siro e all’ Olimpico , le porte “tonde” di Torino e i pantaloncini “rigorosamente bianchi” delle squadre della perfida albione ……

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  20. b

    Pruzzo era diversissimo da Dzeko, ma sostanzialmente migliore.
    Se avesse avuto Dzeko metà della tigna del Bomber di Crocefieschi il giudizio sarebbe stato diverso.

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  21. b

    I paragoni tra la qualità delle due rose invece manco iniziano, come quelli sul manico.
    Le differenze le vedo nel contesto: quella Roma stava dove doveva stare, di diritto tra le prime 4; questa è una felice intrusa che però ha seminato il percorso di cadaveri eccellenti.
    Nella storia dello sport a volte va meglio alle seconde (e il sorteggio è un segno del destino).

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  22. M

    Pruzzo con le difese e le regole di adesso farebbe 40 gol a stagione , non scherziamo . Dzeko nel 1984 l’avrebbe vista in cartolina. Se pensiamo che Van Basten (Van Basten) è arrivato al massimo a 25 gol in campionato in A.

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  23. C

    Ma chi culo di piombo? Con i crossatori che ci sono oggi in serie A? Ti vedo un po’ troppo ottimista.

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  24. A

    Basta guardare le foto delle figurine Panini d’epoca e confrontarle con quelle di oggi per capire di cosa stiamo parlando… e di come si è ridotto il calcio. Pruzzo (e Martellini) tutta la vita, anche se Dzeko comunque ha fatto la differenza. Dimostrando che decidere di restare a Roma è stata la scelta giusta…

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