La voglia di Belinelli

Oscar Eleni dalla cantina segreta di Vinitaly nella bella Verona dove si ritrovano un po’ tutti, dai politici inguardabili, inguaribili, agli sportivi del gomito alto accompagnati da speciali veline per trovare l’angolo degli insensibili dove è stato messo alla gogna l’arbitro inglese di Real-Juventus. Se anche la Gazzagolosa ha dedicato uno speciale alla fiera di Verona, otto pagine che per certi sport sarebbero il bilancio di un anno buono nella visione anche più rosea, vuol dire che non stiamo buttando via il nostro tempo. Se da Omero a Dante, passando per il bardo inglese, da Tolstoj a Truman Capote, si riconosce che l’ispirazione nata dall’ebbrezza ha dato buoni frutti, pur ammettendo che non basta un buon vino, un buon gin, a portarti nelle acque della grande arte. Diciamo che stiamo bene a Vinitaly perché la trincea è ben difesa dalla passione. Amarone e Brunello, spritz a go go, il genio di chi fa il vino amandolo e non soltanto per venderlo come diceva Grigoletti passando dagli amici delle cantine sociali, peccato che in giro si veda ancora tanto lerciume, che i cattivi maestri gironzolino per i padiglioni della degustazione portandoci i venti selvaggi delle bestie che picchiano, insultano, dei neri non per caso, dei bambocci che dai campioni imparano soltanto le strofe indecenti.

Non è vero, come dicono i grilli parlanti e i permalosi che vorrebbero poter dire tutto, anche le cazzate, che dalla poltrona è più facile giudicare, essere severi con chi non si trattiene. Sono scuse per giustificare le cose brutte che avvelenano la vita anche dei campioni, come ci ha spiegato Nino Benvenuti, e allora ben venga il secondo libro di Lorenzo Sani, quello dove “Vale tutto”. Ci si stanca a ripetere sempre le stesse cose, manichini che vanno in panchina con braccialetti ed orecchini, tatuaggi da esposizione che dovrebbero far scambiare tapini del gioco per pirati o guerrieri indomiti. Conigli bagnati che diventano feroci soltanto per far capire che non hanno gradito la sostituzione. Cattivi maestri alla ribalta e poi si vede il bamboccio che mima i gesti del campione amato quando segna, ma lo fa ingozzandosi di patatine fritte, scaricando la borsa alla mamma compiacente. Tutto molto irritante come i campioni dello sport che fanno pubblicità, passi quando si cerca di aiutare gli altri, ma questa smania di essere sempre più ricchi è la fotografia che puoi scattare anche dalla poltrona cari indignati dal fronte del gioco. Un primo piano che dice tutto.

Buttiamoci nel giornaliero del basket che apre i playoff dell’eurolega invidiando i romanisti, gli unici, insieme a quelli della pallavolo, che frequenteranno il grande mondo dello sport europeo, mentre Marco Belinelli, all’inizio della fase vera nel circo NBA, fa suonare le campane di Filadelfia presentando una faccia da giocatore vero al cestomondo dove girano gli stessi tatuaggi ed orecchini del calcio, purtroppo: sarà per questo che i pedatori sono caduti al ventesimo posto e la nostra nazionale di basket mangia sale dalle olimpiadi di Atene 2004.

Sul campionato il tallone della Milano che, lo dice Dondina Pianigiani, ha sofferto tanto contro Cantù, una partita che non dovrebbe mai nascere se il peso delle due panchine è di 20 a 60, perché stare davanti 40’ è difficile. Ohibò. Trovate voi una soluzione per rendere bello il mondo intorno alla casa dei divi, al palazzo dei ricchi. Sembra sempre che i loro infortunati siano più importanti di quelli degli altri, sembra sempre che siano autorizzati a ritirare lo stipendio soltanto perché competono e non sbracano. Da non credere cosa si inventa per passare dalla tribuna dei fieri a prescindere a quella di chi non vuol sentirsi dire che è obbligato a dominare perché ha tutto e di più. Sì, certo, poi capita di perdere contro la Stella Rossa che nella lega adriatica ha lasciato il titolo al Buducnost, di uscire dalla coppa Italia cadendo contro la stessa Cantù toreata a Desio nell’ultima domenica. Soffrendo tentativi di rimonta di una squadra vera, a parte qualche attore che la intossica pur segnando tanto, che, però non va oltre il sesto uomo e qui non basterebbe neppure l’ironia del barone Liedholm per spiegare certe cose come faceva quando si trovava a giocare in dieci contro undici. Ecco, la Milano del Pianigiani è squadra, come lo era la sua Siena dei bei tempi, che potrebbe permettersi di dare 10 e anche 15 punti di vantaggio a tutti gli avversari di questo bar sport che ora ci entusiasma per la battaglia di retroguardia tra le aspiranti ai playoff.

Qualcuno avvisa che dopo il blitz di Capo d’Orlando a Brindisi anche la lotta per non retrocedere farà squittire i programmatori delle dirette televisive che nell’ultima domenica sono rimasti al Sud, Brindisi per il basket ultima contro terzultima, derby di Roma. Alzi la mano chi ha scelto il basket.

Ma torniamo al mondo di mezzo del “grande” basket dopo aver scoperto fra dolori ed orrori che la Virtus è squadra e la Fiat è banda di falsi pentiti, che Pajola ha un futuro, mentre certi dirigenti non dovrebbero averlo.

Trento come montagna felice. Deve essere speciale la primavera da quelle parti se la squadra di basket risale dal limbo ed è ora sicura dei play off, e quella di pallavolo porta alla quinta partita la favoritissima Perugia. Astrologia, dice il mago Forest che brinda felice con un Cartizze alla giornata gioiosa dello sport bolognese. Finalmente un tre su tre per calciatori e cestisti col Pozzecco imbattuto che non deve aver trovato una squadra allenata tanto male se ha potuto riprendere Trieste battuta in casa da Udine dove, chissà perché, c’è qualcuno che pensa di dover sostituire Lino Lardo. In un passato non tanto lontano fecero lo stesso con Boniciolli salvo finire nella brace. A proposito di derby, anche lorsignori avranno notato che al PalaRubini e al PalaDesio c’erano più o meno gli stessi spettatori. Settemila a Trieste, esaurito nella casa della signora Gerasimenko. Il massimo della serie A, il bello della serie A2. In alto i calici, sì anche pensando al furore degli eredi del giudice Viola e dei Versace per quello che succede a Reggio Calabria. Doloroso. Ci dispiace per Calvani, che intanto è andato a vincere ad Agrigento, perché fra Roma, Napoli e questa esperienza è sempre fra le spine di bilanci in rosso. Non lo merita. Giusto che l’associazione allenatori solidarizzi con lui dopo l’apertura dell’inchiesta federale. Ma dai.

Pagelle fra vini polposi avendo scoperto che ci sono bottiglie eccellenti anche sotto i dieci euro, restando indignati con tutti i critici del gusto, quelli che recensiscono i ristoranti e vi fanno sapere la cifra che spenderete aggiungendo sempre bevande escluse. Un premio alla prima recensione dove vi diranno il prezzo ed aggiungeranno che un calice del vino della casa è offerto dalla proprietà.

10 Ad Emilio MARRESE e Paolo MURARO per il docufilm “Tutti al Palazzo” che ci riporta nella grande storia del Pala Dozza di Bologna dove, si spera, la Federazione possa trovare anche la sala per ricordare gli uomini che le hanno dato gloria. A Giuliano MUSI che lavorando anche sulla collezione di Lamberto BERTOZZI ha scritto il libro “ Andavamo al Madison”. Bologna torna capitale, magari serviranno migliori giocatori, ma il resto sembra esserci. Come direbbero Parisini e Porelli, litigando.

9 A Marco BELINELLI, sempre in zona bolognese si deve stare, perché questo suo finale a Filadelfia ci conferma che non basta il talento, serve la testa, serve la voglia di soffrire. Lui lascerà una traccia anche fra i 62 stranieri di queste finali NBA, unico italiano. Da abbraccio accademico.

8 A BUSCAGLIA e CAJA che per strade diverse stanno pilotando Trento verso la montagna sacra, già scalata lo scorso anno fino alla finale scudetto, e Varese verso il Sacromonte dove è attesa da quelli che hanno fatto la storia del nostro basket e della città anche quando non è un giardino e soffre per i suoi campioni che stanno male come il Marino Zanatta impegnato nella difesa più dura della sua straordinaria vita di sport.

7 A MARKOVSKI e MAZZON che diventano titolari della cattedra seconda opportunità: battuti all’esordio come allenatori subentranti hanno vinto tutti e due in trasferta riaprendo lo scrigno dei sogni per chi non è ancora certo dei play off e per chi non sa ancora se si salverà. Astenersi dal chiamare Zamparini.

6 A BERTOMEU se riuscirà a ricucire con il Panathinaikos senza cedere ai ricatti. Allargare a 18 squadre l’Eurolega è una provocazione forte, i giocatori sono già sotto stress adesso con 30 partite, anche se dobbiamo ammettere, come ha fatto il rugby, che i campionati nazionali non possono resistere se le differenze nei budget sono di parecchi milioni.

5 Agli ARBITRI insensibili, come direbbero nel calcio, che hanno diretto le partite dell’ultima giornata. C’è della confusione sull’argomento contatti. Urge chiarimento prima dei playoff. Necessario anche far sapere che nei falli di confusione non si punisce il più giovane, nel caso Pajola, urlando poi alla gente in giro che bisogna proteggere il giocatore italiano.

4 Al pittore SACCO che ha rivitalizzato Bergamo perché ci fa pentire di averlo perso di vista per tanto tempo dopo le arrampicate pesaresi e varesine. Un bel ritorno in pista nella città della Dea e, purtroppo, del volley femminile in crisi.

3 A BRINDISI che ha deciso di complicarsi la vita rimettendo in gioco Capo d’Orlando anche se la squadra del Mazzon che fu del Di Carlo non è così debole come sembra da lontano, soprattutto adesso senza il tramestio di coppa, il vero errore. Di tutti.

2 A Gianmarco POZZECCO se ha intenzione di far saltare i nevi al popolo Fortitudo ricostruendo partite compromesse con un meno 19 dopo il primo quarto. Certo è nelle sue corde, gli piace l’impossibile. Come quando giocava e credeva in tutto, anche nelle cose che non andavano bene.

1 Ad AVRAMOVIC folletto della Varese di artiglio Caja se dovesse fare dei passi indietro dopo aver percorso la difficile strada che fa diventare un tiratore un vero giocatore. Ci è sempre piaciuto, anche se capiamo che spesso andava registrato.

0 A Romeo SACCHETTI e al MENETTI reggiano se soltanto per un attimo saranno sfiorati dall’idea che la stagione stia finendo troppo male. Hanno fatto il massimo con il materiale a disposizione, a Reggio, poi, ne sono capitate di tutti i colori. Per noi restano due generali a cui daremmo in mano gli ori di famiglia. Sempre.

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