Incarico esplorativo (Canuti era da Inter)

ll giorno dopo Inter-Cagliari è un mercoledì come tanti altri, per lo meno al Champions Pub. Uno di quei posti in cui si rimane giustamente indifferenti rispetto all’incarico esplorativo di due giorni alla Casellati (Mattarella aveva pensato anche a Danny) e a tante altre cose che appassionano i giornalisti del Novecento: antiche scopate di Trump, scopate populiste e quindi da perseguire, le armi chimiche di Assad (ben diverse dal napalm usato in Vietnam), la sintonia fra Salvini e Gino Strada, ma soprattutto i temibili cyber-attacchi dalla Russia e gli eventi collegati al Salone del Mobile. Giornalisti che hanno perso il polso di un paese che non vuole governi, felice perché il 2 e il 3 maggio lo sciopero della scuola permetterà ai ragazzi e alle loro famiglie di fare un bel ponte: qualcuno potrebbe anche pensare di stare via due settimane, da tanto che la sua vita è inutile. E magari al ritorno ci saranno insegnanti costretti per contratto a lavorare 30 ore alla settimana. Bisognerebbe però insegnare 300 ore a settimana per cambiare, almeno nel lungo periodo, la testa di una popolazione che sogna di salire insieme a Diletta Leotta sul tram Sky Q. Giustamente la Svp, che i soliti anti-tedeschi giudicano il più stupido partito italiano, sbagliando (è infatti il più stupido partito del mondo), ha proposto di ripristinare cinque festività soppresse in modo da avere cinque giorni di vacanza in più e quindi più ponti per gli alberghi dei loro elettori, costruiti con i soldi di quei pezzenti degli italiani. Che sono scampati ai campi di concentramento dove buona parte degli elettori Svp li avrebbe voluti collocare ma hanno alcuni decenni dopo avuto la sventura di avere ministri come la Kyenge, una che parla di atto di odio se un vicino di casa si lamenta per la merda del suo cane. 

Tutte cose che nella trumpiana periferia ovest di Milano giustamente scompaiono di fronte al quattro a zero interista contro una squadra di Lopez in modalità scansamento: un quattro a zero che ha riempito gioia il martedì sera e in parte anche le vite di Budrieri, del Gianni, del Walter e del Franco, che hanno seguito la partita al loro solito secondo anello rosso, a poca distanza da un Max che cercava di invitare la Fede a qualche evento del Fuori Salone a cui non era stato invitato lui: del resto perché uno che fa sedie, ma anche uno interessato al calcio, dovrebbe leggere SuperMegaInter.com o qualsiasi altro sito di notizie copincollate? Lei comunque ha già un puntello venerdì in via Tortona con un intrigante e cazzuto designer newyorkese, conosciuto in mattinata su Tinder, un quarantenne molto interessante che l’ha introdotta al concetto di shared house. In realtà un cinquantaduenne di Cesano Boscone che ha perso il lavoro nel 1995 e che da allora vive accompagnando la madre paralizzata a fare le analisi ogni giorno al CD di via Saint Bon, oltre che guardando Telelombardia. Con shared house che nel suo caso significa aver subaffittato una stanza a due spacciatori salvadoregni.

Meglio comunque la convivenza con i latinos e le loro fidanzate nane che quella con Ridge Bettazzi, visto che l’arrogante storyteller di Pinarella di Cervia pretende che sul primo numero di Hidegkuti venga pubblicato un suo pezzo dal titolo provvisorio, con minaccia di diventare definitivo, ‘Storytelling degli storyteller’. Due milioni di righe, scritte in stile Buffa del periodo di Berkeley, in cui i resuscitati Happel e Michels dopo avere seguito una narrazione di Michele Dalai su Luvanor e una puntata speciale (12 ore) di Mister Condò su Agostinelli, si chiedono quale sia stato lo storyteller che meglio abbia saputo spiegare la Grande Olanda degli anni Settanta. All’austriaco è sempre piaciuto Ciro Venerato, mentre Michels pensa che nessuno come Amedeo Goria abbia saputo spiegare i movimenti di Suurbier. Alla fine il verdetto: non possono giudicare perché sono prevenuti, appena leggono il nome Jongbloed chiudono il libro o spengono la tivù.

Sono le due del pomeriggio e Paolo-Wang sta servendo i caffè peggiori mai forniti da Ping: il disonesto grossista cinese non ha ultimamente tempo per il controllo di qualità, preso com’è a seguire gli sviluppi della guerra fra Sky e Mediapro. Gli impiegati della Tuboplast comunque lo sorseggiano come se fosse Kopi Luwak, mentre litigano sul corretto conteggio degli assist di Douglas Costa. L’inizio del Salone del Mobile, ma soprattutto del Fuori Salone, è storicamente per Zhou il momento peggiore dell’anno. L’unico, fra l’altro, in cui è contento di essere in via Novara lontano dalle mode, dalle tendenze, dalle eccellenze, da tutto, in in un posto uguale, nel suo squallore, a come era mezzo secolo fa. I soldi del padre proctologo a Matera sono arrivati e così Mary J. dopo un periodo di difficoltà finanziarie ha potuto riprendere ad uscire insieme ai suoi amici fuoricorso abruzzesi criptogay vestiti di nero che girano solo con il bike sharing o quel che ne rimane dopo che dodicenni maghrebini hanno buttato gran parte della flotta nel Naviglio (facendo la Dybala Mask, anche, ma questo dettaglio è stato omesso dai quotidiani progressisti). Ha bisogno di sangue di gente inutile, Zhou, e questa settimana avrà solo l’imbarazzo della scelta: una aspirante designer di Canazei che si ispira al mondo del burlesque, un architetto della provincia di Cuneo che vorrebbe tutte le case stampate in 3D, un’ambiziosa segretaria di Gallarate che fotografa l’albero multisensoriale alla fine di corso Como, un giornalista disoccupato di Acerra che si sta guardando intorno per organizzare eventi di showcooking, un arredatore di Rovigo che fotografa i murales ispirati a Escher. Ma soprattutto chiunque vada a chiedere informazioni all’Infopoint 5VIE, situato dove una volta c’era lo storico ferramenta Meazza e chiunque visiti il percorso esperienziale di Hyundai presso l’Opificio 31. Che una volta, come suggerisce il nome, era una fabbrica.

In casa Budrieri c’è grande preoccupazione perché Yannick sembra sull’orlo della bocciatura in seconda liceo, nel caso ciò avvenisse qualche suprematista bianco, di quelli che si facevano le seghe con Daisy di Hazzard, potrebbe pensare che la laurea in ingegneria al Politecnico di Dakar valga poco ed è l’ultima cosa che i Budrieri vogliono. Fra l’altro il capofamiglia è sotto pressione anche dei media, perché ieri ha rifiutato cinque richieste di intervista riguardanti la libertà condizionale chiesta da Vallanzasca. Ovviamente in Italia nessuno si preoccupa se viene rimesso in circolazione un assassino condannato a quattro ergastoli più altri 295 anni di carcere, ma si fanno discussioni in punta di diritto come se il problema fosse un paio di mutande rubate in un grande magazzino. Forse non tutti sanno che Vallanzasca progettava i suoi colpi non a Lambrate o al Giambellino, le zone dove era cresciuto, né tanto meno alla Comasina dove operava la famosa banda, ma al bar del Nino, quello che oggi dopo un moderato restyling è diventato il Champions Pub. Inutile dire che l’unico uomo che rispettava lì dentro era Budrieri, anche se l’allora giovane tranviere dell’ATM nemmeno sospettava quale fosse la vera professione di quel ragazzo spiritoso, tifoso del Milan, con il quale spesso discuteva della più corretta collocazione tattica di Zignoli. Poi quando Vallanzasca fu arrestato, nel 1972, Budrieri capì. Non avrebbe più rivisto Vallanzasca, ma esistono intercettazioni di telefonate fra Vallanzasca e Turatello in cui il primo dice al secondo, testuale: “Quel tranviere è l’unico uomo davanti al quale mi sia cagato addosso. Se non fosse stato troppo onesto gli avrei chiesto di entrare nella banda, anche se poi la figa se la sarebbe presa tutta lui”. Vecchie storie, di una Milano certo da non rimpiangere ma con una sua identità, che non aveva bisogno di autoesaltarsi facendo l’affittacamere.

Intanto la bellissima e triste Lifen, ispirata da un bar di Oliena che rilascia gli scontrini in sardo, spiega agli impiegati della Tuboplast (curiosamente pagati in Sardex) che i tecnici di Ping stanno modificando il registratore di cassa in modo da poterli emettere in cinese. Sarebbero in ogni caso ben pochi gli scontrini richiesti dagli spacciatori maghrebini dal passaporto variabile, ormai fusi con l’angolo dei videopoker al punto di sembrare installazioni per il Salone del Mobile. Molto turbati per la vicenda dei due afroamericani dalle scarse consumazioni arrestati da Starbucks, indossano la maglia di Benatia in segno di solidarietà per la sua coraggiosa battaglia contro Crozza e giurano che non berranno mai più caffè Lavazza. Non che al Champions Pub il Lavazza sia mai entrato, ma l’importante era dare un segnale al paese, in attesa di sgozzare gli italiani del bar, che del resto nemmeno se ne accorgerebbero presi come sono a litigare su chi sia superiore tra Seedorf e Montella. Menti acute che da mesi discutono della mentalità internazionale di Sarri e che avrebbero pronta la lista dei ministri entro l’inizio di Torino-Milan se soltanto nel pomeriggio non dovessero analizzare la futura collocazione tattica di Cancelo. Invertebrati che in un paese normale nemmeno avrebbero il diritto di respirare la stessa aria di Budrieri, che però come tutti i grandi uomini nemmeno concepisce l’esistenza della mediocrità e quindi si abbassa, lui che in maglia nerazzurra ha visto giocare Cipollini e Occhipinti, a discutere con chi è convinto che Dalbert abbia grandi margini di miglioramento.

“La partita che ci voleva contro un Cagliari imbarazzante per formazione e atteggiamento, da tavolo all’Hollywood già prenotato. Meno male che la genialata della difesa a tre è rientrata, alla fine tutto in scioltezza anche se solo Brozovic ha giocato davvero bene. Karamoh poco consistente, ha l’atteggiamento strafottente giusto ma non è alla fine che abbia tutti questi colpi: uno come tanti, da Bologna, da Udinese. Mi sono commosso rivedendo Canuti a inizio partita: con i piedi che aveva non potrebbe nel 2018 nemmeno fare la riserva nel Benevento, ma era pur sempre un giocatore di serie A formato nel nostro settore giovanile. Che ai tempi non pensava alle coppette ma provava a dare giocatori alla prima squadra, con un minimo senso di attaccamento alla maglia: non era solo una fabbrica di microplisvalenze da buttare poi nel cesso per il Gabigol di turno. Senza infamia e senza lode, Canuti, però in serie A poteva starci. Voi vi entusiasmate per gli uffici commerciali che Suning apre in Europa o per la sua presenza alla Design Week, vi scannate per le magliette sparate in tribuna tipo NBA, tifate positivo, siete servi senza sapere nemmeno bene chi siano i padroni. Ai tempi dicevo che Canuti non era da Inter, ma ripensandoci oggi darei tutta la mia pensione per rivederlo in campo”.

(35 – forse continua. La versione completa di questa puntata, di cui lasceremo online solo una parte, sarà pubblicata sul libro in uscita a maggio 2018: l’acquisto dell’opera è l’unica fonte di finanziamento della rubrica)

Tutte le puntate rivedute e corrette della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter sono in ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’ insieme all’inedito capitolo finale. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro e unico mezzo per sostenere questa rubrica, il libro è in vendita presso Amazon, la Libreria Hoepli e tutte le librerie italiane che lo abbiano ordinato, dalle Feltrinelli alle altre: per quelle interessate il nostro distributore in esclusiva è Distribook. La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per tutti gli altri tipi di eReader

P.S. Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere. Idee e cazzeggio quotidiano a tema Budrieri sono sulla pagina Facebook di ‘Non è da Inter

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Incarico esplorativo (Canuti era da Inter), 9.9 out of 10 based on 9 ratings

22 commenti

  1. M

    Daisy Duke.

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  2. M

    Direttore, da quando la Megabanca mi ha splittato nella sua zona sto provando in pausa pranzo tutti i ristoranti/pizzerie/trattorie del circondario.
    Al momento il Calafuria è nettamente il peggiore (non ho però provato la pizza)
    Il migliore, si fa per dire, è ANTICHI SAPORI con piatti mediocri ma abbondantissimi e pizze molto gustose e sopra la media con prezzi bassissimi
    Da segnalare anche la pizza di SIGNORI SI NASCE che è decisamente buona mentre la cucina è adatta solo a chi metterebbe la cipolla anche nel tiramisù

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  3. Antichi Sapori buona pizza, nel genere egiziano, e gestori molto simpatici, con odore di cucina hors categorie (se però dopo la pausa lavori in una miniera e non in un ufficio allora va via). Il Calafuria per me è come Tara per Rossella O’Hara, essendo cresciuto in via Gulli non posso giudicarlo ma solo amarlo: composizione etnica e culturale del personale semplicemente strepitosa. Signori si nasce direi nella media, non mi emozionano nemmeno le altre all’inizio di via Forze Armate, mentre la San Michele (egiziana in tutto e per tutto) inferiore agli Antichi Sapori come qualità ma uguale per fritto. Grandi ma non eccezionali le pizze dei Gemelli Diversi (appartenendo io alle élite feci lì, nella gestione precedente targata Lampara, il mio pranzo per la Comunione), posto comunque antropologicamente valido.

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  4. U

    “qualche suprematista bianco, di quelli che si facevano le seghe con Daisy di Hazzard, ”

    Sono un suprematista bianco

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  5. p

    Vip watching in ritardo…….ieri sera un direttore abbronzatissimo visto in tribuna stampa a S.Siro

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  6. l

    Stava chattando con la fede?

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  7. p

    Non so se era con la Fede , ma di sicuro a fine 1 tempo stava chattando🤔

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  8. r

    sì, e le si è presentato come House Exterior Designer che vive tra Milano e le Maldive (da qui l’abbronzatura)

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  9. M

    ” ispirata da un bar di Oliena che rilascia gli scontrini in sardo”

    Il Direttore come sempre fornisce 8344 spunti ma questo mi sta particolarmente a cuore perchè mi permette di parlare
    di una terribile piaga che colpisce la Sardegna e cioè l’utilizzo del sardo da parte di un certo tipo di persone provenienti da un certo tipo di paesi.
    Parlo con cognizione di causa perchè mi è anche successo di finire per caso proprio in questo bar. Ora io pur parlando sempre in italiano
    il sardo lo parlo piuttosto bene e lo capisco perfettamente (quello della mia zona e ovviamente quello del mio paese) ma quando conosco qualcuno che non è della zona e meno ancora quando incontro qualcuno che non è sardo a maggior ragione parlo sempre in italiano.
    I barbaricini e gli abitanti del Goceano invece no: loro devo rompere il cazzo e parlarti sempre nel loro “amato” sardo perchè non devono perdere tempo a farti capire quanto loro siano “i veri sardi tutti d’un pezzo”, perchè la campagna marketing dell’ultimo decennio sta facendo passare il concetto che la vera Sardegna sia quella la. Come se esistesse nello stesso territorio una realtà vera ed una meno vera. E questo sbattendondese altamente del fatto che tu li capisca o meno; questa seconda cosa poi è molto probabile poi perchè i dialetti sardi sono profondamente diversi da zona a zona. Idem quando giocavo contro qualcuno di quei paesi che quando aprivano bocca facevano di tutto per farti sembrare in Namibia.
    Quindi posso dire tranquillamente che aver letto l’articolo relativo a quel bar mi ha fatto incazzare profondamente.

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  10. s

    è sempre così con l’identità. alla fine si arriva all’identità di condominio

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  11. m

    In Friuli capita esattamente lo stesso. Non arrabbiarti.

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  12. s

    azz nel 2018 gli elettori svp vogliono i lager per gli italiani? vabbè è coerente con lo spirito sempre più nichilista di questi post

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  13. Spike
    Se non sono cambiati….
    Dopo l’8 settembre scatenarono una produttiva caccia al militare italiano (a leggere) , militare italiano (alpini per lo più) che avevano mollato le armi per tornare a casa
    Ecco , non sono d’accordo sul partito più stupido del mondo , semmai uno dei più furbi mi Sa

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  14. s

    dopo l’8 settembre. è passato un po’ di tempo.

    stefano non mi sembra tipo da stereotipi, tutto qua.

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  15. m

    L’occasione per MAX
    http://www.calciomercato.com/news/nuovo-corso-per-aspiranti-giornalisti-con-possibilita-di-collabo-91993
    VI EVITO IL CLICK:
    “Presentalo brevemente così che possano leggerlo, chiaramente così che possano apprezzarlo, in maniera pittoresca che lo ricordino e soprattutto accuratamente, così che possano essere guidati dalla sua luce” (Joseph Pulitzer).
    Semplice no? Se vuoi che il giornalismo diventi il tuo lavoro, iscriviti al Corso teorico e pratico organizzato da Cataliotti Football Workshop in partnership con calciomercato.com.
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    Due fra i corsisti saranno selezionati per un prolungato periodo di collaborazione con calciomercato.com (con contratto!).

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  16. Bello! Ma il contratto è a tutele crescenti?

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  17. m

    Devi rinunciare alle tutele crescenti se vuoi aumentare le tue skills. Comunque vuoi mettere la visibilità che ti regala calciomercato.com ? In ogni caso credo che gli sfortunati thegiornalisti, debbano prendersi 5 minuti per leggerlo sto contratto. Mica contiene solo diritti un contratto eh…

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  18. e

    La SVP è un partito furbissimo altrochè, in quanto vive sempre in un perfetto equilibrio tra il “cosa penso realmente dell’Italia” e “cosa mi conviene dire per restare in un contesto democratico”, portando avanti gli interessi di una parte di territorio che da una parte si scaglia contro l’Italia dei pizza spaghetti mandolino ma dall’altra non ha problemi a incassare le ricche prebende che arrivano proprio direttamente dalle casse dei pizza spaghetti mandolino…

    E di certo, chiedere loro dei favori (vedi la candidatura della Boschi…la Boschi!!) non aiuta a dipanare questo fastidioso lato double-face politico, ma anzi lo alimenta.

    E’ però altrettanto vero che il numero dei forestali dell’Alto Adige è leggermente inferiore del numero dei forestali siculi e nessun poltico sembra sapere bene per quale motivo accada…e allora, andiamo avanti così…

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  19. M

    Direttore in questo momento sto gustando i fusilli al pesto nel dehor di Antichi Sapori con affaccio splendido in via Puricelli.
    Una menzione alla cameriera con sguardo da educanda

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  20. Che invidia! Ma ancora non fa abbastanza caldo, alla giusta temperatura l’asfalto di via Puricelli rilascia qualcosa che confina con il balsamico…

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  21. I

    Uno di quei posti in cui si rimane giustamente indifferenti rispetto all’incarico esplorativo di due giorni alla Casellati (Mattarella aveva pensato anche a Danny)
    il genio è nei dettagli

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