Non ci avete fatto niente (per ora)

Oscar Eleni dalla parigina rue Blondel, trasversale dei grandi viali, cercando un modo per entrare nella “stanza della rabbia” inventata da due mattocchi simpatici e attrezzata per lo sfascio in quello che era uno dei più famosi bordelli della città luminosa. Si chiamava “Alle belle pollastre”. Ci andavano scrittori e scrittrici: Henry Miller, Anais Nin. Adesso entri e sfoghi la tua rabbia sfasciando tutto quello che ci hanno messo i nostri psicanalisti da strada. Ne avevamo bisogno perché non ci piace davvero il basket così come ce lo vogliono far vedere adesso in Italia, governato dal satrapismo di chi butta via soldi per stranieri, nella maggioranza dei casi, incapaci e senza riconoscenza. Peccato che sia così proprio nella stagione dove siamo televisivamente appagati da Eurosport e, in piccola parte, Sportitalia che regala la A2 ( ne avessero in A1 di atmosfere come quelle per un Fortitudo-Triste, Verona- Fortitudo, sì certo le Aquile contribuiscono). E Sky? Be’ la ritroviamo per le Nazionali, bravo De Rosa, brava la Ress per il capolavoro difensivo di Crespi contro le svedesi. Come sapete sotto il loro cielo nella cittadella a Rogoredo mangiano licheni e bevono soltanto quello che arriva dalla NBA, anche se sanno tutti che le cose serie si avranno soltanto quando farà più caldo, ma, per fortuna, da loro, nei palazzi c’è aria condizionata, non come da noi dove persino un padrone che è pure sindaco deve chiedere la deroga federale per giocare anche l’anno prossimo dentro la polenta soffocante del Taliercio con la sua squadra campione d’Italia.

Ma torniamo alla stanza della rabbia leggendo quello che ha scritto Crosetti sulla Repubblica: ultras sempre padroni delle stesse curve pallonare, più feriti, più risse, più agguati, carrozze di treno sfasciate, autogrill saccheggiati. Intorno un gran silenzio e purtroppo non ci basterà cantare insieme a Meta e Moro l’inno della vera pace, questo bel messaggio che ha vinto a Sanremo. È vero che non ci hanno fatto niente, tolto niente, neppure questi del basket. Ma, ci viene da dire e pensare che bisognerebbe aggiungere un bel “per ora”.

Non sarebbe neppure così perché nel basket anche le bombe a pagamento non sono roba da pacifisti. No, cercano lo scontro, vogliono tormentarci e una bella mano gliela danno anche i giocatori italiani che dai mercenari imparano prima di tutto a strafottersene, come direbbe Montalbano. A Torino è successo il peggio, ci hanno lasciato il fegato un eccellente allenatore come Banchi, un grande del nostro basket come Recalcati che la sua monografia su Giganti, grazie a Giulia Arturi, l’ha avuta prima di Messina che troviamo adesso nelle edicole mentre a San Antonio non si sentono più tanto bene vedendo Golden State e Houston andare al largo. L’ambiente ha incassato. Un po’ come fa il calcio quando arrivano sulla scena i Cellino. Pallone avvelenato dove i congiurati cercano di pugnalare il Malagò perso nel vento olimpico coreano. Per fortuna ha lasciato sul posto gente come Artorius Fabbricini. Nel basket vorrebbero pugnalare il Petrucci, ma adesso non ha più neppure l’impedimento della vita dura di un sindaco al Circeo.

Cari baskettari, gente di un altro sport, il vostro, ricordatevi che il nostro era proprio uno sport di squadra ad ogni livello, con una Lega propositiva e una Federazione che riusciva persino ad ascoltare, stiamo cercando a Firenze una stanza per lo sfascio. Avremmo chiesto ai Briganti, se non si mangiasse così bene e dove certo la prima cosa che ti viene in mente non è quella di sfasciare i piatti di portata.

Già, Firenze. Il basket al bivio d’inverno. Sosta attesa da chi è nei guai e non sapremmo davvero dirvi chi si salverà fra Pesaro e Capo d’Orlando. Fra chi cerca sempre nei cataloghi soluzioni che dovrebbe trovare con il lavoro in palestra, avendo il coraggio di ammettere di essere colonia dei più ricchi e quindi di partecipare per non mandare in vacca tutto, sperperando soldi ed energie in finti ristoranti alla moda, sai ci hanno chiamato i ricconi, invece di organizzarsi per belle colazioni al sacco nella speranza di trovare talenti fisici, con la certezza di poterli anche educare al buon basket, allo sport serio dove si diventa bravi in palestra, cercando d’imparare e non facendosi portare l’acqua dal paparino, la sacca dalla mammina, vivendo nel gruppo e non con le cuffie o nascosti dietro un tatuaggio che dice il falso, cuffie che intontiscono, telefonini che sono trappole sociali da dove si esce spesso a pezzi. Sosta premio da dove dovrebbero uscire ancora più belle Varese, Reggio Emilia e Trento, le tre squadre del momento che non vedremo a Firenze.

Ci è piaciuta tanto la reazione di Reggio Emilia, ci piace tantissimo il Della Valle che gioca e non racconta bugie a se stesso. Sta tornando a fare paura la Trento che Buscaglia deve assolutamente tenere barricata, perché non è detto che resterà fuori dalle otto come in questa coppa Italia. L’anno scorso andò benissimo. Certo aveva l’uomo del fosforo con Craft, ma lui è uno di quelli che può contare con Meta e Moro “Non mi avete fatto niente”, certo aggiungendo per ora, perché qualcosa di male glielo volevano fare.

Vogliamo parlare della Varese di Artiglio Caja che gli sciamani conoscono con il nome indiano di Torito slalomista. Si è fatto lo scalpo delle grandi mentre fuori scoppiava il tumulto e Coldebella, che sul campo non le ha mai risparmiate a nessuno, cercava di far capire a chi non vuole farlo, per ignoranza, malafede, che non è proprio facile battersi in un campionato dove il tuo budget è la metà dello stipendio elargito da altri ad un singolo giocatore (fonte Gazzetta). Anche a loro, per ora, non è stato fatto niente, non è stato tolto niente. Chiedete alle vittime dello tsunami Attilio e quando vedi la felicità dell’Avramovic, battezzato alla stessa fonte dei figli di Pozzecco, mentre fa il record contro Brescia capolista, allora torni a sperare e ad aver voglia di sfasciare di meno nel vecchio bordello delle pollastre.

A Firenze ci saranno le migliori della prima fase di un campionato dove la padrona finge di essere soltanto una colf. Profilo basso, è la moda evasiva. Si è visto a Brindisi cosa può fare Milano se il fantino, il Dondino Pianigiani, usa la frusta e non il piumino della saggezza che ha incantato il rettilario: guardiamo al futuro, accidenti diranno quelli che con le sue briciole farebbero due stagioni; alla coppa Italia raccoglieremo i frutti della prima semina, be’ certo se hai tutte quelle materie prime a disposizione e un parco trattori da guerra del grano. Niente da dire. A Firenze lui e Milano quelli da battere, anche perché non può rimandare visto il cammino claudicante in eurolega. Insomma deve fare almeno come Repesa, anche se a Gelsomino non ha portato fortuna, be’ se sbagli così tanto non è che devi prendertela con il destino, pensando che il Banchi felice principe ereditario a Siena ha poi trovato nella coppa le tagliole che hanno portato al divorzio.

Tutti contro Golia. Ma non è che Avellino abbia pochi mezzi, è un’altra squadra che va in elicottero come il suo proprietario, un bel gruppo, allenato saggiamente, costruito mirabilmente. Chi potrebbe mandare ai lavori forzati Pianigiani e Sacripanti? Venezia di sicuro, ma questo Daye da 2 su 10 sembra davvero un estraneo, certo lo si sapeva, ma la speranza era di sbagliarsi. Intanto dovrà vedersela con Torino che dovrebbe essere ricostruita dagli stessi che l’hanno fatta come una Babele di egoismo. Per Avellino l’impeto ed assalto della nuova Cremona con Sacchetti uno e bino, perché alla fine della coppa, lui, per la verità potrebbe essere già libero la sera del 15, dovrà andare a Treviso per spalancare le finestre di Azzurra.

Il venerdì della coppa aprirà i cancelli del cielo per un derby Milano-Cantù a porte aperte e difese come nelle ricette di chi ama il caviale e le pernici: quando basta. A Milano meno che a Cantù. Intrigante il confronto in gramaglie fra Brescia e Virtus Bologna. Vengono da due viaggi dove sono scivolate dalla parte sbagliata. Per Brescia uno strano risveglio varesino. Per Bologna il ritorno sui sentieri dove mangiare troppo in fretta, non risparmiare acqua è già costato tanto. Farsi riprendere 14 punti a Sassari ci ha detto che in casa Sardara le cose stanno tornando a posto mentre per Ramagli ricomincia la strada verso la stanza della furia sapendo che i guai muscolari di Aradori potrebbero essere un vero problema. Pagelle scritte vestendosi da Drughi anche se l’Arancia Meccanica è nelle mani di altri damerini del sistema, gli stessi che tossiscono alla notte cercando medaglie olimpiche vestite bene.

10 Alla MILANO “sportiva” dove torna il sole della Merla: vincono tutte, scontato il successo nell’hockey in line, meno gli altri a parte l’Armani, bene la pallavolo, bene le due del calcio. Cosa hanno in comune? Nessuna di loro ha una casa dove si trova bene, aspettando la chimera Palalido: Assago il basket, Monza il volley, San Siro sembra soffocare almeno una delle due. Magari trovassero una punta, un accordo e un assessore che li capisca.

9 A COLDEBELLA e a VARESE, quella che CAJA sta facendo volare, perché ci voleva forza per resistere, non sentire. Certo mandare nei matti Milano, Brescia, Venezia e Cantù ci dice che non abbiamo ancora visto tutta la luna bosina così bella e così povera.

8 Alla gente di AVELLINO che sogna di riavere la coppa vinta nel 2008 con BONICIOLLI per aver offerto alla buona volontà federale lo spot che serviva: tutti in piedi per il canestro del panchinaro Sabatino. Vi dice niente?

7 A Marco CRESPI per non essersi soltanto leccato le ferite dopo le botte di Azzurra femmina contro la Croazia, arrivando a trovare la formula per ottimizzare con la difesa il patrimonio di un movimento con un campionato mascherato e nascosto.

6 A BELINELLI che trova sempre un buon rifugio nella NBA ambiziosa dopo il crepuscolo di Atlanta, al GALLINARI risanato che forse riuscirà davvero a portare i Clippers ai play off.

5 Alla STELLA ROSSA BELGRADO che per due volte ci ha detto che la nostra squadra più ricca non può battersi contro la loro formazione meno nobile degli ultimi anni. Una dolorosa scoperta.

4 Alle MULTE per cattivo funzionamento degli apparati elettrici, del Var, dell’acqua calda negli spogliatoi. Nessuna delle nostre società è padrona degli impianti, ci vanno tutti in affitto. Dopo il danno le beffe.

3 Ad Awudu ABASS se cambierà atteggiamento perché ha resistito bene al gulag della panchina dove sembrava davvero dimenticato dal coraggio altrui, ha giocato in maniera eccellente a Brindisi entrando dopo aver visto i califfi andare a meno 14, sembra pronto per servire Sacchetti e Azzurra come nelle prime due partite. Non cambi. Canti con noi: non mi avete fatto niente, non mi avete tolto niente.

2 A FIBA ed EUROLEGA che continuano a farsi dispetti e adesso questa grana con il Panathinaikos potrebbe aprire la voragine e far saltare in aria tutto. Peccato.

1 A DIANA e RAMAGLI se dovessero farsi incatenare dall’ultima uscita prima della coppa Italia. Li abbiamo apprezzati in questa prima fase, quando sono andati bene, quando hanno scoperto che il male esisteva, ora non si deprimano.

0 Alla TORINO che nasconde nella confusione di una ricostruzione da lego dei balocchi il primo successo in serie A del suo giovane assistente GALBIATI. Certo Pesaro è un pattino alla deriva, ma intanto tornare al successo è stato importante. Ora tenga chiusa la porta degli spogliatoi.

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