Chiamami col tuo nome, estetica anche etero

Forse Luca Guadagnino vincerà l’Oscar, ma difficilmente il suo Chiamami col tuo nome sarà un grande successo nelle sale cinematografiche di Riyad o anche solo di Novosibirsk. Uno dei tanti buoni motivi, e nemmeno il più forte, per non vivere a Riyad o a Novosibirsk… Ne parliamo perché in mezzo a tanti piagnistei sulla crisi del cinema e alla retorica sulla bellezza del grande schermo si tratta dell’unico film degli ultimi mesi che non ci abbia fatto pentire di essere usciti di casa. Non spoileriamo scrivendo, visto che lo hanno fatto tutti, che si tratta di una storia d’amore omosessuale, ma anche bisessuale, fra un diciassettenne italiano, Elio (Timothée Chalamet) e un universitario americano, Oliver (Armie Hammer), ospite della famiglia di nell’estate 1983 in un posto imprecisato della Lombardia, quasi certamente nel cremasco.

Guadagnino crea un clima da Finzi Contini, al di là della diversa collocazione storica e geografica: intellettuali poliglotti ed ebrei, che passano da romanzi rigorosamente in lingua originale su vecchie edizioni a scoperte archeologiche (il padre di Elio è anche il professore di Oliver). Oseremmo dire che alcune parti della casa e alcune scene citano chiaramente il film di De Sica, ma forse è una fissazione. Veniamo al punto: se al posto di Elio ci fosse stata una ragazza saremmo qui a parlare di lolitismo, corpo delle donne, stupro, eccetera, visto che nella finzione Oliver dovrebbe avere 23 o 24 anni. Due uomini invece fanno cadere, chissà perché, queste barriere mediatiche. Punto due: non è un film per e sui gay, perché Elio e Oliver sono uomini a cui piacciono altri uomini. La differenza viene chiaramente sottolineata da Guadagnino, mostrando un’altra coppia questa sì gay e anche l’evoluzione di Elio verso il gaysmo, con camicia d’ordinanza. Il tenere il piede (diciamo così) in più scarpe non è piaciuto ai duri e puri, probabilmente gli stessi che si indignavano per la canzone di Povia.

Punto tre: il padre che intuisce tutto prima ancora che nasca e incoraggia il figlio a seguire i propri sentimenti e inclinazioni è fantascienza oltre Asimov. E ancora più fantascientifico è che un figlio, anche etero, parli di questi argomenti con il proprio padre (nel 1983, poi). Punto quattro: non osate dire che le scene di sesso fra due uomini vi infastidiscono. Potreste essere accusati di omofobia, di omosessualità repressa, di fascismo, anche insieme. Nessun critico ammetterebbe mai di avere chiuso gli occhi di fronte a certe scene, ma noi non siamo critici cinematografici, scriviamo quello che vogliamo e su Indiscreto in definitiva non ce ne frega niente se non di rispettare la legge italiana. Detto questo, l’opera ha ingredienti con cui si fallisce raramente: l’età della formazione e delle sue possibilità, il tempo sospeso dell’estate, la casa come luogo dell’anima. Non un capolavoro epocale, ma un film che colpisce e dà ancora un senso al cinema come del resto quasi tutti i precedenti di Guadagnino. Dura mezz’ora di troppo, tassa da pagare alla sceneggiatura di James Ivory, ma la sua estetica ha qualcosa di ipnotico e va al di là dei discorsi omo o etero. È cinema.

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36 commenti

  1. c

    “Il padre che intuisce tutto prima ancora che nasca e incoraggia il figlio a seguire i propri sentimenti e inclinazioni è fantascienza oltre Asimov. E ancora più fantascientifico è che un figlio, anche etero, parli di questi argomenti con il proprio padre (nel 1983, poi).”

    A Crema, poi, sarebbero state legnate rotanti, facciamo i seri.

    Non ho ancora visto il film, ma mi hanno detto che al cinema a Crema è inguardabile, dal momento che la gente è tutta impegnata a riconoscere i posti.
    Altre scene surreali riferite: mangiano i tortelli cremaschi crudi, giocano a briscola chiamata senza bestemmie. Neanche un ubriaco.

    Occhio alla perestrojka, sempre girato a Crema, gli dà 6 giri di pista.

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  2. G

    Bella recensione, il motivo per cui vengo su Indiscreto.

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  3. m

    Direttore, buongiorno.

    Quasi d’accordo su tutto.
    Qualche osservazione, per esempio.
    1. Le scene di sesso tra due uomini mi annoiano e mi hanno annoiato anche stavolta: sarò un fascista che nel giochetto di Repubblica è risultato leggermente a sx di Pietro Grasso (il che dimostra o che il giochetto di Repubblica è veramente scemo, o che la mia testa va da una parte e il mio corpo dall’altra, e sono accusabile non di fascismo ma di omosessualità repressa). Mentre passavano sullo schermo mi è venuto in mente che fosse tutta colpa di Kechiche: fu lui che 4 anni fa sdoganò queste scene di sesso estenuanti con La Vita Di Adele. Per inciso, anche allora mi annoiai: evidentemente sono proprio gaio; e/o represso (meno male: temevo di essere fascista). Anch’io ho trovato il film troppo lungo di mezz’ora; ma poi, ripensandoci, capisco che per dare il senso di un amore che sboccia facendosi largo a fatica tra incomprensioni/repressioni quel tempo lì ci vuole. Solo, ecco: Guadagnino è capace di filmare (lasciar scorrere davanti all’obiettivo) la natura (come in Io Sono L’Amore): mi hanno annoiato meno quelle sequenze lì, e per me poteva sfruttare di più questa sua capacità, per arrivare a tanto minutaggio.
    2. Non è che i protagonisti siano proprio cremaschi: sono dei ricchi borghesi che hanno una villa in campagna in provincia di Crema; questo spiega le incongruenze con il cremasco medio riferite a/da Cydella. Cremasche sono le donne che vengono a servizio … ma si sa che la plebe ha sempre registrato e basta le “eccentricità” dei “signori”. Anzi, l’incongruenza che mi ha fatto più ridere è quando spunta la battuta: «Noi non siamo ricchi» … noi non siamo ricchi?!? Ma guardati attorno, ragazzo: secondo te, una famiglia che possiede una seconda casa così non è ricca?
    3. Anche secondo me quel papà lì è fantascienza, a non mostrare neanche un turbamento mentre fa il suo discorso al figlio. Ma non mi sembra che sia il figlio ad andare a cercarlo, è il papà che prende l’iniziativa. Asimov è il padre, non il figlio.
    4. Effettivamente non mi viene in mente molto cinema che illustri amore tra ragazza solo quasi maggiorenne e giovane uomo appena entrato nella maggiore età: Toh: Sognando Beckham, ma si parla di più di 15 anni fa; o Io Ballo Da Sola di Bertolucci, andando ancora più indietro (per stare nel genere flirt estivi ma non sotto l’ombrellone). Però io ho la memoria di un pesce rosso. Altri utenti di Indiscreto ne ricorderanno altri. Immagino sia perché le città sono piene di ragazze 16/17enni innamorate di 23/24enni (ecco, Armie Hammer è un po’ troppo adulto per risultare credibile come studente): non è un caso strano su cui immaginarci un film. Ma di lolitismo & stupro & corpo delle donne parleremmo (perché «saremmo qui a parlare» si riferisce a noialtri utenti di Indiscreto, vero? No, perché altrimenti faccia qualcosa per questo suo senso di accerchiamento) con una differenza di età maggiore.
    5. Infine: non De Sica, ma Visconti. Ci sta pure (come in Io Sono L’Amore) la nipotina del fratello a decorare gli interni (e si sa quanto sia importante la decorazione di interni in questo film), e probabilmente il Cito Filomarino in aiuto regia fa parte della stessa schiatta (ma qui chiedo a Dane, più esperto di famiglie nobiliari milanesi).

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  4. Credo che le scene di sesso, con qualsiasi combinazione di genere, non aggiungano mai qualcosa ai film. Nella migliore delle ipotesi sono pseudopoesia estetizzante, nella peggiore un pretesto per tenere agganciati i bavosi (ma preferiamo You Porn). Comunque Guadagnino è bravo, come dici, a lasciar scorrere e tutto è cinema… con l’accetta invece sono tagliati i pochi non borghesi del film, quasi sempre chiamati per nome come si fa con i servi e quasi sempre presenti in funzione delle seghe mentali dei padroni. Nemmeno le donne, a dirla tutta, ne escono benissimo: esseri che aspettano pazientemente che l’uomo decida da parte stare.

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  5. a

    Buongiorno Direttore,

    concordo sua opinione sulle scene di sesso – un film di per sé potrebbe anche non averne bisogno se fatto bene! e portare all’allusione di quel momento; – nell’ultimo decennio posso dire che nei film si tende a lasciar poco spazio all’immaginario nelle scene di sentimento tra due persone, che tutto deve essere talmente trasparente che spesso si cade nella volgarità e nella noia.
    Ma come dice giustamente lei, spesso “è un pretesto per tenere agganciati i bavosi” (e sono tanti).

    @ michael gilhaney – La ragazza del mondo di Marco Danieli a quanto pare manca al tuo elenco, come anche Blue Jay non uscito nei cinema ma distribuito da Netflix – per parlare di amore tra ragazza quasi maggiorenne e giovane uomo.

    Alla prossima

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  6. U

    Già mangiare i tortelli cremaschi è surreale…

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  7. c

    Siamo da Oscar, fattene una ragione.

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  8. 1) giudizio personale negativo per tutti i motivi che cita il Direttore: realtà fantascientifica, retorica ruffiana, idealizzazione della realtà, spocchia endemica, radicalchichismo endemico.
    2) anch’io odio le scene di sesso, anche perché sono sempre slegate dalla storia e partono di punto in bianco, senza alcuna logica. Sorta di “fegatelli” (questa la capiscono solo i montatori video…) nella sceneggiatura che per tale motivo appaiono posticci. Non capisco mai se è fatto per accontentare i bavosi o solleticare il romanticismo del pubblico femminile…
    3) non ho capito cosa intende il Direttore nella frase in cui distingue i gay dagli uomini a cui piacciono altri uomini, in ogni caso questo film dimostra che l’omosessualità è ancora un problema morale per gli stessi omosessuali che nel 90% dei casi faticano a gestirla…

    Ps: si Michael, ma non credo che la cosa abbia influenzato il film, onestamente…

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  9. P

    I fegatelli li ho capiti, anche se so montare a malapena i Lego. C’è il trucco: guardavo “Boris”.

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  10. U

    “Siamo da Oscar, fattene una ragione.”

    beh si..in effetti non capita tutti i giorni di vedere gente che mangia i tortelli con dentro il mostaccino

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  11. t

    Altro che crisi, il cinema e’ bello che morto, sepolto, riesumato e risepolto.

    L’avete detto pure voi che anche questa e’ un’accozzaglia di cose gia’ fatte, viste, riviste, stracopiate.

    Rientra nella categoria di film che cercano l’oscar: la la land, i film di inarritu, e pattume vario.

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  12. m

    Già, e del resto, anche quella pittura lì: morta e sepolta! Adesso c’è la fotografia, no? Che poi: da Cimabue in avanti sono tutte cose già fatte, viste, riviste e stracopiate.

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  13. Mozione d’ordine per Gobbo che trolla sui tortelli cremaschi che sono FAN – TA – STI – CI !!!

    Ps: tra l’altro Crema vanta anche il Salva che è al momento secondo il sottoscritto (quindi secondo la voce di Dio) il Barolo dei formaggi.

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  14. A

    Visto ieri, film bellissimo, tanta cura dei particolari e Guadagnino è bravissimo nel raccontare una storia in sé banale.
    Anche a me in alcuni momenti è tornato in mente Il film di De Sica

    1) Lolitismo? Vero l’attore americano sembra più grande dei 24-25 anni che immaginiamo (infatti ne ha 31), e nei fatti ha il ruolo di educatore sentimentale per Elio.
    Anche in The Dreamers lui è uno studente e lei è addirittura vergine, per parlare di un film d’autore.
    2) È il film di un amore estivo, per quanto particolare, in età giovanile: un amore totalizzante, il padre lo spiega bene nel monologo finale.
    3) Il padre, ma anche la madre, sono irreali, come irreale è Elio che a colazione racconta a Oliver e il padre di aver quasi fatto sesso (la prima volta? non si direbbe) la sera prima, almeno con quella indifferenza più da birra con gli amici che confidenza con un genitore.
    Ma immagino che, oltre 30 anni fa, anche invitare a cena una coppia di “checche” di quel livello fosse poco comune.
    Oliver infatti al telefono parla di riformatorio, se lo avesse saputo suo padre.
    4) Scene pruriginose non ne ho viste e sinceramente non ho mai avuto il desiderio di distogliere lo sguardo. Tutto è raccontato con estrema delicatezza, anche le scene etero e senza indugiare eccessivamente.

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  15. A

    Grazie -1
    P.S. Ho sperato che ad un certo punto facessero vedere i 10 mila di Cova ad Helsinki, ma è passato di sfuggita solo un giovane Beppe Grillo.
    P.P.S. In effetti famiglia troppo colta, io mell’87 le siepi di Panetta le ho viste sulla TV della casa al mare con mio padre 🙂

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  16. A

    davvero brutto, per certi versi è un film di fantascienza (non trovo altra definizione per un contesto dove le donne parlano pochissimo, soprattutto la madre del ragazzino).
    Labranca direbbe che trionfa l’estetica Kawaaii: tutti belli e ben pettinati, ricchi, ben vestiti, belle case, auto pulitisime e senza un graffio, le piante rigonfie di frutti, in un’Italia ordinata e per nulla caotica e quindi irreale, la scoperta archeologica tipo Amaro Montenegro, l’Italia di provincia dell’83 per nulla turbata da due maschi omo travolti dalla passione.
    alcune cose sono poi al confine del ridicolo tipo il treno dell’anteguerra coi sedili di legno nella scena dell’addio o la famiglia ebrea che è di default ultra progressista.
    La trama ha dei buchi di sceneggiatura e nessun colpo di scena (tipo nella gita fuoriporta il bagno di realtà con la provincia retriva non sarebbe guastato), i personaggi attorno ai due protagonisti sono delle macchiette senza alcuna profondità (la pochezza dei dialoghi è imbarazzante).
    Però rispecchia lo stereotipo di un’Italia Felix che tanto piace agli americani e che ha sancito il successo anche de La grande bellezza: il patrimonio artistico millenario, l’amore per la cultura, il buon cibo, i ritmi lenti e contemplativi. Mancano giusto la pizza e il mandolino…

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  17. “Però rispecchia lo stereotipo di un’Italia Felix che tanto piace agli americani e che ha sancito il successo anche de La grande bellezza: il patrimonio artistico millenario, l’amore per la cultura, il buon cibo, i ritmi lenti e contemplativi. Mancano giusto la pizza e il mandolino…”

    Andrea, sai che, una volta da questa parte dell’oceano, quel stereotipo ti viene naturale. Anche a me che l’Italia l’ho vissuta per 12 anni, nel bene e nel male. Caxxo se mi manca quel stereotipo!

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  18. t

    Ah la pittura non e’ morta? Nominatemi tre dipinti che sono diventati icone, che sono conosciuti da tutti, fatti negli ultimi 50 anni.

    Eh ma gli incassi di avenger 7.

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  19. m

    Transu, stai trollando sapendo di trollare, vero?

    A parte che non è che un’arte sia morta quando non ha più mercato di massa. Vabbe’, Donaldone tuo la pensa così e infatti arriva al massimo ai paesaggi innevati di van Gogh (allusione, allusione).

    Ma:

    1. Sto per un attimo fuori dai 50 anni, ma non di tanto. Parliamo di «vitalità», e limitandomi ai miei preferiti: guardare dal vivo quello che hanno dipinto Mark Rothko e Josef Albers per me è sufficiente per sapere che i loro colori sono vivi, li si può sentire vibrare e pulsare da tanto che sono vivi. Non sto parlando di William Congdon, eh? Sto parlando di due pittori le cui creazioni si possono vedere riprodotte un po’ dappertutto e sono fonte di ispirazione, quantomeno inconscia, anche per grafici e pubblicitari.
    2. Ma poi, sta cosa dei 50 anni, l’hai sparata a caso, o è per escludere gente che quanto a «iconicità» (non dico talento, beninteso) sta sotto solo Leonardo da Vinci? Ti dice niente un certo Andy Warhol? E Man Ray? Sono abbastanza «conosciuti da tutti»?
    3. Ma volendo proprio stare dal 1968 a oggi, Francis Bacon qualcosa ha fatto in tempo a dipingere, prima che tu decidessi che il tempo limite fossero gli ultimi 50 anni. Ma soprattutto: non solo 3 dipinti, ma il 10% delle opere di Keith Haring e di Banksy sono conosciute visivamente da (e icone riconosciute per) qualsiasi bimbominchia del globo. Abbastanza conosciute da essere già riprese, rimasticate e riproposte da gente che dipinge nel 2018, con l’ironia di chi sa che gli spettatori riconosceranno il riferimento all’originale.

    Però io non mi interesso di arte contemporanea, eh? Mi sono limitato a reagire mettendo lì i primi quattro nomi che né io né te possiamo far finta di ignorare (né qualsiasi utente del sito di cazzeggio autodefinitosi «colto»). Altri lo potrà fare meglio e con più preparazione.

    Ok, stavi solo trollando consapevolmente.

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  20. Sì, Michael, e poi Gustav Mathieu, Schnabel, etc. però è come se qualcuno sostenesse che il calcio è finito e tu gli citassi Rivera e Beckenbauer… 😉

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  21. a

    Ciao Transumante,

    ti sei dimenticato del grande Salvador Dalì: non è abbastanza conosciuto per essere preso in considerazione?
    Famosi la sua Madonna di Port-Lligat o La Stazione di Perpignant

    Lo sai che nell’ultima sua fase artistica, iniziò a introdurre innumerevoli illusioni ottiche che diventeranno poi fonte di ispirazione per Andy Warhol citato dal medesimo come una delle principali influenze per i suoi quadri pop art?

    Nah, non ci avevi pensato!

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  22. c

    Torniamo alle cose importanti: i tortelli cremaschi e il salva sono buoni, ma per noi superiori, come si evince dai vostri commenti, sono la normalità. Vado a casa dei miei e mia mamma non sa cosa far da mangiare: “Cià, dai, ti faccio i tortelli cremaschi.”… “Vabbeh, però cheppalle!”.
    Il salva lo mangiamo prima dei pasti, giusto per spizzicare.

    PS: a Cremona cosa mangiate? Le nutrie?
    PS2: qualcuno ha mai mangiato la nutria?

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  23. Va beh, adesso….nun t’allarga’! 😛

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  24. j

    Non per difendere il camerata transumante che magari con 50 anni ha tirato dentro gli ultimi ruggiti ma se ci atteniamo a 30-40 anni (che mi sembra comunque un periodo abbastanza indicativo come lunghezza temporale) faccio fatica a ricordare un artista iconico produttivo, da semi ignorante. Toh Basquiat.O Bansky, che comunque non possiamo trattare come “pittura”. Quindi si la pittura è morta come espressione artistica iconica. Facciamocene una ragione. E non credo sia infatti un caso che oggi le opere dei secoli precedenti acquistino ancora piu valore perchè è chiaro che siamo a livello di mining perché di nuova produzione non c’è una fava.

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  25. Aura, scusa, ma che c’entra Salvador Dalì?! È uno dei caposcuola del Surrealismo che è un’Avanguardia Storica (come Impressionismo, Espressionismo, Cubismo, etc.), mettere Dalì negli ultimi 50 anni è come dire che la Liberia produce ottimi giocatori perchè Weah è ancora vivo.
    Poi, cerchiamo di mettere tutto nella giusta prospettiva: Warhol è uno di quei fenomeni divenuti in breve clichè, è un Butragueño, non un Van Basten. Bansky tremendamente sopravvalutato, Basquiat ok ma con tutti i suoi limiti.
    Transu l’ha sparata alta ma non è andato lontanissimo dalla realtà, anche perchè è cambiato proprio il ruolo sociale dell’arte pittorica rispetto ad altri arti figurative (la massaia di Voghera conosce Caravaggio e Picasso anche se magari fatica a collegarlo ad una loro opera, mentre Bansky o Basquiat non sa manco chi sono…) e soprattutto la funzionalità della pittura (almeno dall’Arte Povera in poi – quindi anni 50 – che ha portato le “installazioni” ad affermarsi come sintesi tra pittura e scultura).
    Alla fine, al netto di qualche cane sciolto (tipo Keith Harring) il più grande segno lasciato in ambito figurativo è quello dei graffitisti newyorkesi fine anni 70 inizio anni 80: Lee, Rammelzee, A-One, etc. (a cui comunque anche lo stesso Keith Harring è in un qualche modo collegato…).
    Il resto è nicchia da aaaahhhhh, la Tauromachia!….

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  26. Sto con Jer e Transu.
    Sarà una degenerazione del mondo culturale, ma di Guttuso,Dalì,Picasso etc, si parlava sui giornali di massa e godevano di notorietà universale. Onestamente oggi non mi viene in mente nessun pittore in attività. Il che non significa per forza che la pittura sia morta (magari da qualche parte c’è un novello van Gogh che diventerà famoso post mortem) ma di sicuro non è la forma d’arte protagonista nel mondo moderno. Se vai per strada e fermi delle persone chiedendogli il nome del primo artista in attività che gli viene in mente, credo che nessuno citerà il nome di un pittore.

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  27. No, Guttuso no, ti prego…….

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  28. c

    Voleva dire Gattuso.

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  29. Dane , non sto discutendo il valore dell’artista, parlo di quanto fosse sulla bocca della gente e quanto quindi fosse attuale il suo lavoro.
    Attuale nel senso che se ne parlava. Poi sul fatto che fosse un Nek o uno Springsteen non discutp

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  30. Messa così hai più ragione, resta il fatto che comunque per Guttuso “l’essere sulla bocca di tutti” dipendeva più da questioni di tessera politica e di gossip, ecco…..vederlo sulla stessa riga di Dalì e Picasso mi è suonata un po’ come “Brasile terra di famosi grandi centravanti: Careca, Romario, Ronaldo, JUARY!!!…” 😀

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  31. Però Juary ha vinto la Coppa Campioni mentre Careca e Ronaldo no 😀

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  32. Esattamente come Guttuso è più famoso di Mathieu… 😀

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  33. U

    Noi i tortelli cremaschi li usiamo come esca per le nutrie

    Il salva mi dicono sia ottimo invece per far abboccare i siluri

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  34. Ma piantala! 😀

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  35. m

    «Vi amo, o voi tutti, che siete in questo bar» (cit.): uno spara lì 2 minchiate il martedì mattina, paga la consumazione e se ne va; torna il venerdì e trova che è partita la discussione sulla pittura contemporanea.
    Trovo interessante l’osservazione di Paperogha su Dalì e Picasso; ma con la mia vecchia (che conosce Dalì almeno al livello di Aura Dafne), una volta andai a vedere “I Funerali Dell’Anarchico Pinelli” e buttai lì un ignorantissimo: «Ricorda un po’ “Guernica”» … e lei si rabbuiò accusandomi di voler come al solito fare sfoggio di cultura elitaria … quindi anche Picasso la casalinga di Voghera boh, non sarei così sicuro (Guttuso no, per certo).
    Però forse la casalinga di Voghera del 2118 saprà parimenti chi sono Banksy ed Haring se quando era alle superiori glieli han fatti studiare (Banksy ed Haring, Dane, non hanno giocato ai tempi di Rivera e Beckenbauer; Transu ha detto che dopo il paròn il calcio è morto e io gli ho citato Maradona e Messi, quest’ultimo tremendamente sopravvalutato e quindi il calcio è morto).
    Ho in generale l’impressione che ci stiamo spostando verso una cultura diffusa più attraverso la condivisione di “icone” che attraverso lo svolgimento di un discorso scritto (la discussione sul tema di italiano l’abbiamo già fatta). Vale a dire: per l’educazione delle masse attraverso delle immagini c’è sempre grande spazio, anche se per dipingere non si useranno più i pennelli e le bombolette ma i pixel. Bill Viola indica che la pittura è morta?
    Poi, per l’approccio materico alla cosa, chi può dire? Chi avrebbe potuto dire, 20 anni fa, che ci sarebbe stata tutta ‘sta mania hollywoodiana per maglia e uncinetto? O 10 anni fa, che il praticare i fornelli sarebbe diventato così trendy? Magari tra 10 anni ci saranno in TV canali dedicati e contest tra pittori coi pennelli.
    Ma Banksy mi è ancora pittore.
    Vado.

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  36. Michael, come al solito alzi polvere nella frenesia di agitare il lapis rosso. Il paragone non era sincronico ma in parallelo (il jazz ha compiuto in un secolo il percorso che la classica ha fatto in un millennio): la comunicazione visiva si muove più veloce del calcio, quindi Harring resta Rivera (che tra l’altro ha lasciato nel 79 eh?!).
    Cosa saprà la casalinga di Voghera nel 2118 non lo sappiamo, ma Bansky non ce lo cagavamo nemmeno a Brera.
    Te l’ho già detto: installazioni, videoarte, etc. la pittura è proprio morta dopo il paron, e se dici che i pixel sostituiranno i pennelli dai ragione a Transu…

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