Sacchetti biodegradabili (Sabatini non è da Inter)

Il giorno dopo Fiorentina-Inter è un sabato come tanti altri, per lo meno al Champions Pub. Negli ultimi giorni i giornalisti del Novecento, gente che vedeva strategia della tensione e servizi deviati anche dietro le scelte tattiche di Chiappella, hanno spiegato al loro pubblico piccolo borghese che deve esultare per la Bonino che grazie al tarocco di Tabacci si presenterà alle elezioni.  Un pubblico che secondo i suoi media di riferimento dovrebbe indignarsi per qualche euro in più all’anno per i sacchetti biodegradabili conteggiati a parte, ma non per concessioni autostradali per pedaggi che aumentano secondo criteri sconosciuti, concessioni i cui contratti sono addirittura secretati perché il popolo bue deve plaudire all’esclusione punitiva di Nainggolan ma continuare a credere nei Benetton. Secondo i grandi editorialisti, forse troppo impegnanti a montare le catene da neve, non è ancora il momento di manifestare sotto l’ambasciata iraniana: forse secondo loro la ragazza di Teheran che si toglie il velo è meno coraggiosa di Boldrini o Mogherini che se lo mettono. Un paese turbato da Juventus-Torino senza telecronaca ma non dall’avere deputati come Massimo Corsaro, un paese che scopre con disappunto che in montagna a volte nevica e trova normale una manifestazione di musulmani, nel centro di Milano, in cui si inneggia al massacro degli ebrei. Da sterminare sarebbe in realtà il finto amico della filiale che ti propone una pensione integrativa, chi si fa cinque chilometri di coda per entrare all’outlet di Serravalle o chi ritiene di difendere la Costituzione grazie alla piattaforma Rousseau, gente che ha visto cinque minuti di Bolle su Rai Uno e adesso sdottora di danza, gente che sostiene che l’allenatore abbia sbagliato tutto premettendo però di non avere visto la partita.

Qui da noi in via Novara, nel trumpiano paese reale, si sta invece discutendo soltanto del pareggio nerazzurro contro la squadra di Pioli, un 1-1 che ha tolto un po’ di senso all’Epifania e forse anche alle vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito la partita al loro solito bar, grazie a un Ping un po’ spiazzato dai bandi 2018-2021 per i diritti televisivi della A: che Sky si prenda tutto o che ci siano vari operatori per lui poco cambia, vorrebbe soltanto saperlo in anticipo per ordinare le nuove schede tarocche. Di sicuro sono stati più attenti del Max, che per SuperMegaInter.com ha dato 8 in pagella a João Mario ma che soprattutto ha cercato di ricostruire un rapporto con la Fede, che ha raggiunto in anticipo sul previsto il milione di follower su Instagram ed è riuscita a Courmayeur ad avere uno sconto del 37% sulla grolla grazie a due selfie davanti all’insegna del locale: l’inviata di Nerazzurrecontaccododici.net non ha seguito la partita, ma ha letto il risultato sull’Apple Watch di un maestro di sci cresciuto nel mito di Zartolin (sostiene però di essere fluido). Di certo Max fa parte del passato del giornalismo, a soli 31 anni, mentre nel futuro c’è un Ridge Bettazzi che nella sua cameretta di Pinarella sogna un canale di Sky totalmente dedicato agli editoriali di Bucciantini sugli allenatori toscani e i loro segreti: non certo i medici del ciclismo, come dicono al bar, ma la finocchiona e il gusto per la battuta. Così anche oggi, mentre il mondo brucia, nella periferia Ovest di Milano il parlare di calcio rimane l’unica cosa sensata da fare insieme all’investire i propri soldi in coca e mignotte.

Sono le due del pomeriggio e Paolo-Wang sta servendo pochi caffè ai pochissimi falliti che stanno guardando Torino-Bologna, mentre pensa alle possibili 50 quotazioni del 2018 all’Aim. Gli impiegati della Tuboplast sono assenti, essendo stati bloccati dalla neve nella loro casa di Cervinia (in realtà sono a Vimodrone dalla zia, dove si sono presentati con panettone Balocco e tombola senza tre numeri, inghiottiti dal cane), e soltanto lunedì scopriranno che Tosoni, prendendo spunto da un’illuminata azienda di Sarnico, ha deciso di contenere il costo del lavoro in un euro all’ora a persona. Il quarto manager più pagato d’Italia, conteggiando anche le stock option, detesta il Torino ma sta studiando con attenzione Urbano Cairo, la cui RCS sta proponendo ai collaboratori in scadenza di contratto un accordo definito ‘contratto a griglia’. Ad essere grigliato è il contratto stesso, visto che in pratica contratto a griglia significa essere pagato per singolo articolo. A proposito di Tuboplast, Mariella a Capodanno ha guardato Amadeus, rinunciando al pur allettante invito di José Luis (ogni donna italiana, secondo un’inchiesta di Cosmopolitan, sogna di essere rapita da un portinaio nicaraguense di estrema destra), per poi raggiungere Tosoni in Engadina, in uno scannatoio di Zuoz. Il loro rapporto sta crescendo e va ormai al di là del sesso. Materia che appassiona sempre meno, in particolare uno Zhou che ieri sera non era al Champions Pub ma ha commesso l’errore di uscire con Mary J, incontrando i soliti fuoricorso pescaresi gay, che per tutta la sera sino lamentati dell’aumento a 2 euro del biglietto ATM, oltretutto a partire dal 2019. Gente che ride quando migliaia di quindicenni maghrebini scavalcano il tornello facendo la Dybala Mask e che evidentemente non ha mai preso un mezzo pubblico al di fuori di Milano, gente che fra qualche anno effettuerà con gioia il tradizionale salto che nei paesi islamici gli viene riservato. Zhou ammazzerebbe loro, i maghrebini senza biglietto e, già che c’è, anche tutti quei milanesi o pseudotali che su LinkedIn fanno le congratulazioni a sconosciuti per un nuovo incarico da servo con denominazione anglosassone, perché da cosa nasce cosa, tutti quelli che “La camicia bespoke è un momento esperienziale”.

Per i suoi ottanta anni, compiuti oggi e stracelebrati dai media ormai specializzati in ricorrenze, Celentano ha gradito gli auguri soltanto di Budrieri. Non è infatti un segreto nemmeno per quelli del Champions Pub che l’ex colonna dell’ATM, di sette anni più giovane rispetto al Molleggiato, ancora adolescente era stato uno dei maggiori talenti del Clan oltre che pupillo di Adriano, interista come lui (ma riteneva Sarti un bel portiere, al contrario di Budrieri), che lo preferiva nettamente a Ricky Gianco e soprattutto a Don Backy. Le ragioni della rottura non sono mai state chiare, il giornalismo musicale è più omertoso di quello sportivo, ma certo è che la simpatia (soltanto simpatia, perché il giovane musicista della periferia ovest era sempre stato correttissimo) nei confronti di Budrieri da parte prima di Milena Cantù e poi di Claudia Mori abbiano influito. Alla fine il tempo guarisce tutto e Celentano ha capito la scelta di vita di Budrieri: l’offerta dell’ATM era troppo allettante e il progetto di una famiglia insieme all’Erminia mal si conciliava con la vita disordinata dei cantanti. Di quell’esperienza rimangono Il Ragazzo della via Gluck (originariamente Il Ragazzo di via Novara), Azzurro e Una carezza in un pugno, che Budrieri non poté firmare in quanto non iscritto alla SIAE (è notizia di poco fa che Soundreef dopo FedeZ e Ruggeri punti proprio a Budrieri) e che quindi di fatto regalò a Celentano, Paolo Conte e Gino Santercole. Bei tempi, con una Milano al tempo stesso popolare e creativa, dove non c’erano eventi ma c’era vita.

Intanto la bellissima e triste Lifen, con il volto tumefatto perché i vecchi Tong hanno voluto festeggiare la sentenza di Torino che ha assolto uno che picchiava la moglie perché se lo si fa ogni tanto non si può parlare di maltrattamenti, spiega che il rilascio degli scontrini sarà bloccato per protesta, “Fino a quando il governo italiano non tasserà gli over the top della rete”. Budrieri è triste, Marina Ripa di Meana stava male da anni ma la morte è sempre la morte: l’aveva ben conosciuta durante il suo periodo romano di cui colpevolmente non abbiamo mai parlato, anche perché di pittura capiamo poco. Di certo negli anni Settanta i suoi quadri avevano vinto un concorso per dipendenti dell’ATM e un entusiasta Bonito Oliva lo aveva inserito nel filone della Pop Art italiana (era specializzato nel dipingere confezioni di Oro Saiwa), così un gallerista romano aveva provato a lanciarlo e per qualche mese il tranviere in aspettativa visse la vita degli Schifano e dei Franco Angeli, che per lui letteralmente impazzivano. Bei tempi. Adesso è reduce dal pranzo dell’Epifania, due sofficini scaduti, una fetta biscottata iposodica e una pesca con ancora attaccato l’adesivo del prezzo (trucco di quelli astuti, ma davvero astuti, fra gli utenti Simply), e sta leggendo i titoli della Gazzetta senza avere la tentazione di fare lo stesso con gli articoli. Lì dentro a nessuno frega dei saldi, ma forse sarebbe meglio stare in coda per il centesimo maglione che pronunciare frasi come “Di sicuro Sabatini sa come muoversi nel difficile mercato di gennaio”, che nemmeno un giornalista sportivo ormai scriverebbe più. Quegli invertebrati, che passano le giornate ad analizzare i movimenti di Calhanoglu e non hanno creato un fondo di investimento da 500 miliardi di raccolta solo perché il denaro è volgare, non meriterebbero in regalo la competenza di un uomo come Budrieri. Se l’Italia fosse un paese vivo il gesto di gettare a terra la Gazzetta che titola ‘Icardi re mogio’ provocherebbe come minimo nuove Cinque Giornate, ma quelle menti acute sono troppo impegnate con il replay del gol di Niang. Uno che in maglia nerazzurra ha visto giocare Calcaterra e Civeriati non dovrebbe abbassarsi a discutere di calcio con chi crede agli arbitri italiani migliori del mondo, ma alla fine anche Budrieri si abbassa.

“Il commento sta tutto nella difesa con cui abbiamo chiuso la partita, Nagatomo-Santon-Skriniar-Dalbert, e stiamo parlando di un reparto che ieri ha fatto onestamente il suo, almeno fin quando c’è stato Ranocchia. Spero che João Mario prima sulla destra e poi spostato alla cazzo di cane sia l’ultimo messaggio di Spalletti alla società e che fra due settimane gli trovino qualcuno di normale, non dico di fenomenale, per cambiare le partite. Potevamo perdere cinque a uno e abbiamo fatto sembrare Pioli, uno non da Inter, la reincarnazione di Michels. Ma sinceramente ho poca fiducia, perché la filosofia dei direttori sportivi è quella di far lavorare gli amici facendo dieci operazioni da dieci milioni, non di vincere facendone una da 100. Insomma, non vedremo né adesso né a giugno mettere 50 milioni per Chiesa, ma sarà tutto un arrabattarsi fra prestiti, scambi, eccetera. Nel presente però basta poco per difendere il quarto posto, chissà se Sabatini sarà capace di fare quel poco. Il problema di base è che questi cinesi non hanno un’idea di calcio, diversamente non avrebbero ingaggiato Capello e Brocchi, ma a questa si aggiunge che Sabatini ha tante conoscenze ma un orizzonte piuttosto limitato. Discreto dirigente per chi vuole sopravvivere in serie A facendo plusvalenze, ma certo non da Inter”.

(22 – forse non continua: la versione completa di questa puntata sarà pubblicata sul libro in uscita a maggio 2018)

Tutte le puntate rivedute e corrette della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter sono in ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’ insieme all’inedito capitolo finale. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro e unico mezzo per sostenere questa rubrica, il libro è in vendita presso Amazon, la Libreria Hoepli e tutte le librerie italiane che lo abbiano ordinato, dalle Feltrinelli alle altre: per quelle interessate il nostro distributore in esclusiva è Distribook. La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per tutti gli altri tipi di eReader

P.S. Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere. Idee e cazzeggio quotidiano a tema Budrieri sono sulla pagina Facebook di ‘Non è da Inter‘.

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Sacchetti biodegradabili (Sabatini non è da Inter), 9.8 out of 10 based on 12 ratings

5 commenti

  1. C

    Larger than life

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  2. I

    Di quell’esperienza rimangono Il Ragazzo della via Gluck (originariamente Il Ragazzo di via Novara), Azzurro e Una carezza in un pugno, che Budrieri non poté firmare in quanto non iscritto alla SIAE (è notizia di poco fa che Soundreef dopo FedeZ e Ruggeri punti proprio a Budrieri)
    il volo del fuoriclasse

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  3. I

    Zhou ammazzerebbe loro, i maghrebini senza biglietto e, già che c’è, anche tutti quei milanesi o pseudotali che su LinkedIn fanno le congratulazioni a sconosciuti per un nuovo incarico da servo con denominazione anglosassone, perché da cosa nasce cosa, tutti quelli che “La camicia bespoke è un momento esperienziale”.
    come dargli torto

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  4. s

    almeno Angelillo sarà stato da Inter? R.I.P.

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  5. t

    Il presidente dei Dallas Maveriks Mark Cuban sui direttori sportivi: “Il loro lavoro non è quello di farti vincere, ma di mantenere il loro posto di lavoro. Ho buttato via una barca di soldi prima di capirlo” Sembrava parlasse di questa Inter. .

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