Il veleno di Praljak (Ranocchia non è da Inter)

Il giorno dopo Inter-Chievo è un lunedì come tanti altri, per lo meno al Champions Pub. Nell’ultima settimana i giornalisti del Novecento, nostalgici della nobile politica dei Gava e dei Cossutta, hanno spiegato ai loro lettori piccolo borghesi che il vero pericolo per l’umanità sono quattro teste rasate che leggono un comunicato, oltre ovviamente alle fake news per cui sarà giustamente reintrodotta la pena di morte. Tutte le professoresse di lettere deportate da Foggia a Vimodrone aspettano con ansia, quasi come la Botteri e Rampini, la testimonianza del generale Flynn mentre qui da noi, in via Novara, nel trumpiano paese reale, si sta discutendo soltanto della vittoria nerazzurra contro la squadra di Maran, un cinque a zero che ha dato un senso alla domenica e forse anche le vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito tutto dal loro solito secondo anello rosso, a poca distanza dalla tribuna stampa dove il Max si è perso tutti e tre i gol di Perisic perché con la Fede stava recitando la parte dell’uomo che ascolta, non di quello che vuole soltanto scopare, al di là del fatto che di solito il Max non scopi né ascolti.

L’inviata di Nerazzurrecontaccododici.net., che sogna di fare la conduttrice a Sportitalia e forse ci riuscirà, era in lacrime perché nel rich kid californiano aveva creduto davvero. Invece dopo averle dato appuntamento davanti al Calafuria, che poteva anche essere un segno di snobismo progressista (il recupero delle periferie, il multiculturalismo, la Milano fuori dai giri di moda), l’ha portata a cena proprio al Calafuria chiedendole se potessero fare una margherita in due perché gli avevano clonato la carta di credito (non che avesse mai avuto una carta di credito). Il problema di base è che si tratta di un quarantacinquenne residente in via Primaticcio, al piano terra di un condominio anni Cinquanta, di quelli con i balconcini in ferro scrostato, insieme alla madre la cui pensione costituisce l’unico reddito di famiglia: lui, presidente del fan club lombardo dei New Kids on the Block, non ha ancora abbandonato il sogno di diventare il frontman di una boy band, ma soprattutto è un milanista che crede nell’esistenza di Yonghong Li. Dopo il due a due di Brignoli ha mandato un messaggio alla Fede dicendole che era finita, pur non essendo mai cominciata, perché doveva pensare (lui) alla propria carriera, ma in realtà aveva soltanto finito il credito della scheda di Wind. Così anche oggi, mentre il mondo brucia e soltanto leader come Piero Grasso possono salvarlo, nella populista periferia ovest di Milano il parlare di calcio è l’unica cosa che tenga attaccati alla vita.

In casa Budrieri tutto scorre come al solito, sereno. Ieri sera a tavola, mentre Budrieri si ingozzava di sofficini scaduti per finire in fretta ed arrivare il prima possibile al Champions Pub per Sampdoria-Lazio, l’Erminia ha criticato la figura di Heidi Hepworth, la donna inglese che ha lasciato marito e nove figli per scappare con un trentenne gambiano: “La capisco, ma ha pensato soltanto a sé stessa, mentre io per la famiglia ho sacrificato la mia carriera e anche i miei sentimenti”. Cercava di far sentire in colpa Budrieri e di intuirne i suoi pensieri, magari per scatenare un raptus di gelosia nei confronti di Yannick: non poteva immaginare, nemmeno dopo oltre mezzo secolo di vita insieme, che il marito in quel momento stesse pensando a un 4-2-4 dei sogni, con Ambu ad affiancare Icardi. Ispirata dal gesto del generale Praljak, fra l’altro amico del marito (quando faceva il regista voleva assolutamente lanciare Budrieri come stella della tivù jugoslava, vista la nota simpatia del pubblico locale nei confronti degli italiani), l’Erminia tramite un medico (ingegneria come seconda laurea) conoscente di Yannick si è procurata una fialetta di cianuro e l’ha sciolta nel bicchiere di aranciata Guizza, rigorosamente sgasata, che Budrieri è solito bere durante i pasti. L’uomo l’ha trovata un po’ aspra, ma non tanto peggio della Guizza normale, e dopo un rapidissimo, per la temperatura inferiore a quella di Ekaterimburg, passaggio nel cesso è andato al bar.

Durante la partita è ovviamente arrivata la solita telefonata da Langley, con la squillante voce di Frank, ancora soddisfatto per come la Juve aveva impacchettato Sarri: “Budrieri, disturbiamo? Stavi scopando?”. L’ex colonna dell’ATM, pur stizzita per essersi persa le indicazioni di Giampaolo a bordocampo, ha risposto con educazione: “No, il settimo giorno mi riposo anche io”. Risate maschiliste dalla Virginia, roba da spogliatoio di calcetto del giovedì sera. “Quanto sei cazzuto, Budrieri… senti, ti parlo io perché Kevin dopo il gol di Brignoli si è messo in malattia: sai, uno dei nostri migliori agenti in Italia ha rubato un pacco di certificati di una ASL di Cosenza, già pronti per gli insegnanti deportati a Induno Olona”. Budrieri, da uomo concreto, è venuto subito al punto: “Cos’avete scoperto oggi? Che ho sparato anche a J.R.?”. Risate anche di Kevin, che per un attimo ha dimenticato il mercato di Mirabelli. “Grande Budrieri… lo sanno tutti che è stata Kristin. Oh scusa, ci stanno chiamando: volevamo solo dirti che ci prendiamo un anno sabbatico, fra poco ci vediamo. Vogliamo studiare la cultura italiana e anche usufruire delle opportunità offerte da Sky Q”.

Intanto la bellissima e triste Lifen, con il volto segnato dalle botte dei vecchi Tong inferociti perché Pecoraro Scanio è andato a Taiwan per candidare l’arte del pizzaiolo napoletano a patrimonio dell’UNESCO (non è uno scherzo, i Tong è dai tempi della Lunga Marcia che non scherzano), spiega ai dipendenti Tuboplast in coda alla cassa che ormai siamo nel 2017 e verranno rilasciati scontri soltanto per i pagamenti in bitcoin. Ibrahim, Nabil e gli altri spacciatori maghrebini dal passaporto variabile stanno prendendo in considerazione l’idea di iscriversi a ‘Liberi e uguali’, anche se non c’è bisogno dello ius soli perché quel che resta dell’Italia si suicidi. Di sicuro la scomparsa di un paese potenzialmente perfetto importa poco agli ultimi italiani rimasti in periferia, meritevoli di essere sgozzati mentre leggono il centesimo articolo in quattro giorni sulla grinta che Gattuso è capace di trasmettere. Menti acute che passano le giornate a discutere delle statistiche di Sarri nei confronti diretti con le grandi ma saprebbero organizzare un’Olimpiade entro sera se soltanto Milano 2032 puntasse su di loro (del resto Roma 2024 aveva Malagò e Montezemolo). Invertebrati che non si meritano Budrieri, che quando sente frasi tipo ‘Ranocchia è rinato dopo la cura Spalletti’ fa quindi benissimo a gettare a terra la Gazzetta dal titolo ‘Inter Boooom’ e gridare loro in faccia il proprio disprezzo. Anche se lui che in nerazzurro ha visto giocare Minaudo e Matteo Ferrari non dovrebbe scendere allo stesso livello di chi pensa che l’Inter sia una creazione di Steven Zhang.

“Una delle rare partite che abbiamo iniziato bene, con il Chievo tranquillo a 20 punti in modalità ristorante più discoteca non ci sono stati problemi. Però sono proprio le partite che la Juve ammazza subito, con voi popolo bue a elencare luoghi comuni come ‘Lo scudetto si vince contro le piccole’. Ingiudicabile il centrocampo di riserva, con caratteristiche troppo diverse dai titolari: Brozovic dopo cinque giorni di monastero potrebbe essere per sabato una buona mossa, lo metterei al posto di Borja Valero, con Vecino e Gagliardini. Quanto a Ranocchia, è un discreto difensore che come tutti quelli che giocano in serie A in una difesa a tre sembrerebbe più forte che in una difesa a quattro come quella di Spalletti: non ci vuole uno scienziato per capirlo, certo che avendo sulle fasce Maicon e Roberto Carlos tutti giocherebbero con la difesa a tre. Adesso Ranocchia è un’alternativa, senza che voi incompetenti gridiate al miracolo: come titolare non è certo da Inter”.

(15 – forse non continua: la versione completa di questa puntata sarà pubblicata sul libro in uscita a maggio 2018).

Tutte le puntate rivedute e corrette della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter sono in ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’ insieme all’inedito capitolo finale. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro e unico mezzo per sostenere questa rubrica, il libro è in vendita presso Amazon, la Libreria Hoepli e tutte le librerie italiane che lo abbiano ordinato, dalle Feltrinelli alle altre: per quelle interessate il nostro distributore in esclusiva è Distribook. La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per tutti gli altri tipi di eReader

P.S. Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere. Idee e cazzeggio quotidiano a tema Budrieri sono sulla pagina Facebook di ‘Non è da Inter‘.

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Il veleno di Praljak (Ranocchia non è da Inter), 10.0 out of 10 based on 4 ratings

2 commenti

  1. I

    il cameo su Praljak veramente di livello altissimo.

    “Ispirata dal gesto del generale Praljak, fra l’altro amico del marito (quando faceva il regista voleva assolutamente lanciare Budrieri come stella della tivù jugoslava, vista la nota simpatia del pubblico locale nei confronti degli italiani), l’Erminia tramite un medico (ingegneria come seconda laurea) conoscente di Yannick si è procurata una fialetta di cianuro e l’ha sciolta nel bicchiere di aranciata Guizza, rigorosamente sgasata, che Budrieri è solito bere durante i pasti. L’uomo l’ha trovata un po’ aspra, ma non tanto peggio della Guizza normale, e dopo un rapidissimo, per la temperatura inferiore a quella di Ekaterimburg, passaggio nel cesso è andato al bar.”
    applausi

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  2. G

    “Budrieri, disturbiamo? Stavi scopando?”. L’ex colonna dell’ATM, pur stizzita per essersi persa le indicazioni di Giampaolo a bordocampo, ha risposto con educazione: “No, il settimo giorno mi riposo anche io”.

    Vintage…

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