Fratelli di tallio (Perisic non è da Inter)

Il giorno dopo Juventus-Inter è una domenica come tante altre, per lo meno al Champions Pub. Nell’ultima settimana i giornalisti del Novecento, nostalgici della nobile politica degli Altissimo e dei Tatò, hanno spiegato ai loro lettori piccolo borghesi che il 50% di loro ha come prima paura quella del ritorno del fascismo, ma il 99% degli interessati non se ne era accorto. Tutti gli insegnanti in aspettativa sindacale retribuita e i loro studenti medio borghesi sono pronti a eleggere come loro leader la prima giornalista che asserisca di essere stata molestata da Trump ma qui da noi, nel paese reale, si sta discutendo soltanto del pareggio nerazzurro contro la squadra di Allegri, uno zero a zero strappato con i denti ma che ha comunque dato un senso al sabato e forse anche alle vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito tutto dal loro solito bar, grazie alla scheda tarocca fornita da Ping, che mostra cinquecento canali, come se alla gente vera interessasse qualcosa oltre al calcio, alla cucina e alle serie.

Per una volta il Max non si è perso alcun gol, facilitato da fatto che non si sia segnato, ma certo della partita ha visto ben poco, preso com’era a chattare con una Fede che dopo la delusione del rich kid ha deciso di uscire da Tinder ed affrontare la vita reale, come di solito consiglia chi non conosce la vita reale. L’inviata di Nerazzurrecontaccododici.net., che sogna di fare la giornalista del Tg4 e forse ci riuscirà (in fondo basta dire ‘gelicidio’, ‘immigrati’, ‘pensionata truffata’, ‘fine settimana da bollino nero’ e ‘stupro’, a volte anche nello stesso servizio) ha letto su Cosmopolitan che non bisogna accontentarsi e quindi a Max non la farebbe vedere nemmeno dipinta: un po’ per il presente del trentunenne web giornalista interista e molto per il suo futuro a medio termine, ottimisticamente da collaboratore di Deliveroo o da venditore di capsule compatibili, sognando un tranquillo posto da floor manager. Così anche oggi, mentre il mondo brucia ma quasi nessuno in Italia, e sicuramente nessuno al Champions Pub, saprebbe dire in quale continente si trovi Gerusalemme, nella populista periferia ovest di Milano il parlare di calcio è l’unica cosa che tenga davvero attaccati alla vita insieme alle pubblicità di Intimissimi e ad eredità che si stanno pericolosamente assottigliando.

Sono le due del pomeriggio e nessuno chiede caffè a Paolo-Wang e a uno Zhou incattivito dal millesimo articolo-marchetta letto sul modello Milano: produrre è ormai passato di moda (“Un po’ come la figa”, la notazione non peregrina del Gianni), l’importante è partecipare ad eventi dove non si capisce bene chi paghi il buffet, mentre per l’affitto si rimane in attesa del bonifico del padre avvocato leccese o della madre sarta di Jerago con Orago, fieri di mantenere in vita eccellenze come la facoltà di scienze della comunicazione e le pennette fredde degli happy hour. Per i pochi avventori del Champions Pub il finale di Chievo-Roma è senz’altro più interessante delle discussioni sui regali di Natale o soprattutto su dove si andrà a Natale, se a casa della sorella o della zia. Tutti sperano che questo periodo insensato passi il più in fretta possibile, con cinque inutili maglioni in più, manco vivessimo sull’Himalaya, di quelli che in periferia hanno un processo di infeltrimento più veloce. Ibrahim, Nabil e gli altri spacciatori maghrebini dal passaporto variabile, ma dall’italianità che esploderebbe orgogliosa (Nabil si è fatto tatuare Silvio Pellico su un polpaccio) non appena approvato lo ius soli, stanno discutendo della decisione di Trump di spostare l’ambasciata USA a Gerusalemme, ma non esiste argomento che interessi di meno gli italiani del Champions Pub.

Falliti che non si meritano un leader cazzuto come Budrieri, che durante Rijeka-Milan è stato di nuovo fatto oggetto di un attentato al tallio. Yannick è infatti da diversi mesi amico su Facebook di Mattia Del Zotto e seguendo le indicazioni del ragazzo di Nova Milanese si è procurato una ventina di bottigliette, pagandole con la carta di credito di Budrieri, carta che Budrieri nemmeno sa di avere: faceva parte del pacchetto Gold Investment che la SuperMegaBanca gli ha fatto sottoscrivere anni fa, con le carte che sono state attivate dall’ingegnere-podologo. Somministrargli il tallio nella Guizza non ha funzionato, così l’Erminia l’ha iniettato nelle spinacine AIA scadute e scontate del 110% (in pratica chi le prende riceve il 10% il valore nominale della spinacina) che gli ha proposto giovedì sera. Un Budrieri piuttosto tranquillo, che in testa aveva soltanto i nuovi schemi di Gattuso e soprattutto la biografia di Ambu che vorrebbe come regalo di Natale sotto l’albero (se l’Erminia avesse fatto l’albero, chiaramente), ne ha mangiate quattro e poi è corso subito al cesso che, complice una temperatura toccata soltanto una volta a Omsk sotto il regno di Ivan il Terribile, gli ha bloccato la digestione e lo ha fatto star male per tutta la notte. Assistito amorevolmente dall’Erminia (“Crepa, fallito impotente di merda”, continuava a mormorare la donna anche se Budrieri ha pensato stesse dicendo il rosario) e da Yannick, che forse si è reso conto che le accuse di suprematismo bianco erano esagerate, Budrieri è stato davvero male e credendo di morire ha voluto ricordare il momento più bello della sua vita, quando in un pomeriggio del 1987 al Champions Pub, che allora si chiamava Bar del Campione, entrò Civeriati a comprare una scatola di fiammiferi (il Nino ovviamente non l’aveva) e si mise discutere con Budrieri dei massimi sistemi del calcio: mezz’ora emozionante, al termine della quale la futura stella del Pavia e del Vicenza gli disse che con un allenatore come lui avrebbe vinto il Pallone d’Oro.

La colonna dell’ATM si è poi ripresa e sabato pomeriggio ha voluto aspettare Juve-Inter godendosi un pirotecnico Cagliari-Sampdoria insieme al Gianni, insoddisfatto per il pompino figinese delle quattro (con Budrieri al seguito, nella Maserati brandizzata Vuitton, che alla fine si è messo con il travesta a discutere del Gremio: secondo Alex gli schemi di Renato sono stati copiati da Bolchi, mentre Budrieri sostiene che Arthur sia tagliato su misura per l’Eredivisie) e per le scelte di vita della figlia: Ilaria ha deciso di rimanere a vivere con lui, durante tutto il periodo universitario: il giovane architetto etiope liberal-democratico che frequentava si è rivelato essere un quarantaseienne sposato con nove figli, sette dei quali già mezzofondisti dopati.

La visione della partita è stata interrotta dalla solita telefonata da Langley: “Budrieri, scusa, interrompiamo una tua soddisfacente scopata?”. La puttanata di Viviano ha regalato all’ex ragazzo prodigio del socialismo milanese (Craxi ha sempre preferito lui al superficiale Martelli) l’ispirazione per la risposta: “No, ragazzi. Per me il sabato niente sesso, per solidarietà con il popolo ebraico. La vostra kefiah potete infilarvela nel culo”. Risate maschiliste di Frank e Kevin, prima di venire al punto: “Senti Budrieri, avrai sentito di quella cazzata di Biden che ha detto dei russi che hanno aiutato Lega e Cinquestelle, anche al referendum…”. L’uomo che Romy Schneider preferì ad Alain Delon, al punto che nella Piscina doveva essere lui il protagonista (un’altra storia, che racconteremo), è sempre il più informato del Champions Pub, anche se va detto che per esserlo basterebbe sfogliare una volta alla settimana il depliant del Simply: “Ho sentito, ma a una cosa del genere non possono credere nemmeno la Botteri e Zucconi…”. Il problema ovviamente, è un altro: “Sì, Budrieri, è chiaramente una cazzata ma il punto è che questa vecchia cariatide in una conversazione privata, che ovviamente abbiamo intercettato, ti ha tirato in ballo. Dice che la disinformazione e la manipolazione dei risultati del referendum sono partiti dalla tua casa di Gorino e da un abbonamento a internet fatto a tuo nome”. Budrieri non ha mai sfiorato un computer, nemmeno quelli del Matchpoint, come al solito si dovrà difendere da un reato che non ha commesso. Ma la tranquillità è sempre stata la sua forza: “Cosa vi posso procurare perché mi tiriate fuori da questo casino? Vanno bene due felpe Best Company Olmes Carretti?”.

Intanto la bellissima e triste Lifen spiega a nessuno, perché nessuno li chiede, che gli scontrini non verranno emessi per protesta contro una legislazione che favorisce gli over the top e non i piccoli commercianti onesti come i Tong. Budrieri cerca di rimanere calmo mentre ascolta frasi indegne anche di un giornalista sportivo, come ‘Prova di maturità superata’, che quegli invertebrati del Champions Pub ripetono come se si trattasse del quarto segreto di Fatima. Quelle menti acute, falliti che passano le giornate a deridere Klopp ma saprebbero sistemare Gerusalemme entro il sorteggio degli ottavi di Champions se soltanto gli si dessero pieni poteri, non meritano un uomo come Budrieri e nemmeno capiscono la potenza ieratica del suo gesto di buttare la Gazzetta per terra, che titola ‘L’Inter schiva i colpi Juve’. Lui che in nerazzurro ha visto giocare Di Già e Stringara non può abbassarsi a discutere di calcio con chi crede che l’Inter sia stata inventata da Sabatini, ma lo fa lo stesso.

“Portata a casa la pelle contro una squadra più forte e che ha anche avuto più occasioni, una partita che l’anno scorso avremmo straperso. Imbarazzanti le alternative ai titolari, Dalbert ed Eder non li vedrei bene nemmeno nel Benevento, alla fine senza inventarsi maestri di calcio o guru generazionali si è visto che un allenatore serio come Spalletti fa la differenza fra il male e il bene: poi la differenza fra il bene e il vincere devono farla giocatori diversi, che ancora non abbiamo in quantità. Per ieri però diamo merito ad Handanovic e ai difensori, tutti all’altezza della situazione, mentre a centrocampo solo Vecino è stato decente e in avanti due hanno fatto pena mentre Perisic ha tirato fuori una onesta partita da gregario: ecco, uno come lui che ha fisico e colpi per giocare nel Real Madrid, non dà mai la sensazione di trascinare i compagni nemmeno quando gioca bene, figuriamoci quando non è serata. Perisic bravo, ma non da Inter”.

(16 – forse non continua: la versione completa di questa puntata sarà pubblicata sul libro in uscita a maggio 2018).

Tutte le puntate rivedute e corrette della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter sono in ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’ insieme all’inedito capitolo finale. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro e unico mezzo per sostenere questa rubrica, il libro è in vendita presso Amazon, la Libreria Hoepli e tutte le librerie italiane che lo abbiano ordinato, dalle Feltrinelli alle altre: per quelle interessate il nostro distributore in esclusiva è Distribook. La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per tutti gli altri tipi di eReader

P.S. Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere. Idee e cazzeggio quotidiano a tema Budrieri sono sulla pagina Facebook di ‘Non è da Inter‘.

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Fratelli di tallio (Perisic non è da Inter), 8.0 out of 10 based on 9 ratings

2 commenti

  1. I

    La Potenza ieratica di Budrieri….over the top

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  2. C

    Va dato atto a Italo (mi pare che la sua parte ci sia anche questa volta) di aver ritirato fuori un po’ di personaggi dimenticati (Ilaria!). Non mi permetterei mai di dare consigli al nostro Bukowski di Bande Nere, ma l’intreccio di casi umani è sempre stato alla base della grandezza di questa serie di racconti…

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