Alla canna del gas (Pinamonti non è da Inter)

Il giorno dopo Inter-Pordenone è un mercoledì come tanti altri, per lo meno al Champions Pub. Nell’ultima settimana i giornalisti del Novecento, nostalgici di Cirino Pomicino e Garavini, hanno spiegato ai loro lettori piccolo borghesi che se un musulmano si fa saltare per aria nella metropolitana di New York la colpa in fondo è di Trump, per non dire di Melania che non ha lo stile di Michelle. Gente convinta che Zoro faccia opinione e che poi si stupisce che un incendio in un gasdotto in Austria rischi di mettere in ginocchio mezza Italia, che per il 90% del suo fabbisogno energetico dipende dall’estero. Ma tanto chi se ne frega: abbiamo il primo patrimonio artistico dell’universo e saremo di sicuro la Florida d’Europa, camerieri che ringraziando per la mancia consiglieranno a una famiglia ruttante la mostra ‘Da Paolo Uccello ai macchiaioli’. Prima di tornare a casa, al freddo. Qui da noi in via Novara, nel paese reale, si sta discutendo soltanto della faticosa vittoria nerazzurra contro la squadra di Colucci, con il rigore decisivo di Nagatomo tirato alle 23 e 43. Una qualificazione ai quarti di Coppa Italia che ha comunque dato un senso al martedì e anche alle vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito tutto dal primo anello arancio, visto che il secondo era chiuso tranne che per i tifosi friulani e i giornalisti o presunti tali. Budrieri indossava il suo vecchio piumino dell’ATM e ieri sera ha patito il freddo soltanto al ritorno a casa, andando a pisciare in un cesso dove sono comparse alcune stalattiti, insieme alle consuete macchie originate da D.J. John grazie alle riviste della Cairo Editore rivolte alle famiglie.

Il Max è andato in tribuna stampa, ma l’assenza della Fede (aveva un appuntamento per le 22 in un Nails Center di via Forze Armate, si era totalmente e giustamente dimenticata di Inter-Pordenone) non ha favorito la sua concentrazione e così si è perso tutti i gol sbagliati da Karamoh e almeno metà dei rigori finali mentre fantasticava sul suo futuro. In linea di massima si iscriverà al corso per pilota di droni pubblicizzato dal suo parrucchiere calabrese in zona Bande Nere, uno degli ultimi veri parrucchieri per uomo di tutta Milano, dove per statuto si parla solo di calcio e figa e ci si ribella così in maniera democratica al napoletano tatuato bisex ormai dominatore del mercato, uno che non soffre per l’infortunio di Ghoulam e ti fa domande del genere ‘Dove vai di bello nel weekend?’. Così anche oggi, mentre il mondo brucia, nella populista periferia ovest di Milano il parlare di calcio è l’unica cosa che tenga davvero attaccati alla vita insieme al travaglio interiore di Bossari.

Sono le due del pomeriggio e Paolo-Wang sta servendo caffè bruciati a dipendenti della Tuboplast con un futuro simile a quelli della Melegatti, anche se ancora non lo sanno e trovano più importante scommettere su quante donne si è realmente fatto Renato (risposta corretta: in una settimana, anche ad Abu Dhabi e senza pagare, più di loro messi insieme in tutta la vita). Quel bar cinese sta stretto a Paolo, lui dovrebbe essere a fare arbitraggi sul bitcoin o a discutere di una Borsa su Marte insieme a Elon Musk, e invece deve giustificarsi con una clientela che si lamenta per lo sporco delle tazzine (del resto l’ultima volta che sono state lavate c’era Papa Luciani) e per l’insalata di surimi aumentata di 10 centesimi: quei falliti risparmiano sui giornali (“Tanto c’è già tutto su internet, a me piace sentire diverse campane”) e poi spendono 20 euro al giorno in videopoker e gratta e vinci, oltre ai 5,90 euro per un surimi con una percentuale di pesce paragonabile a quella di Alternativa Popolare se ci fossero oggi le elezioni.

Un po’ meglio di Paolo sta Zhou, che ha finalmente trovato uno scopo nella vita: liberare Milano e il pianeta dal Chief Resilience Officer, che non è uno scherzo ma una figura realmente stipendiata dal comune di Milano, con lo scopo di “creare una strategia per rispondere in modo adeguato ai continui cambiamenti dell’ambiente urbano”. Cosa vorrà dire? Zhou teme che significhi costruire una moschea in un quartiere dove ci sono più musulmani, invece di impedire che questi arrivino. Ma tutto questo non interessa a chi discute di Gagliardini, alla personal stopper lucana che impazzisce per i macaron e al soy boy di Dalmine che sta sempre su Booking.com a cercare ultime camere disponibili, gente che tollererebbe il proprio stesso sgozzamento a patto che continuasse a funzionare Sky Go.

Per prepararsi spiritualmente alla partita Budrieri ha accompagnato il Gianni a Figino, discutendo sulla superiorità dei travesta di Figino rispetto a quelli di Pero: discussione sterile, in ogni senso, perché tutti nella loro cerchia di amicizie sanno che il meglio si trova proprio tra Pero e Figino, nei pressi dell’inceneritore dell’AMSA, dove una volta c’era un eccellente accampamento di zingari oggi spostatosi di circa un chilometro mantenendo però una sua coerenza di fondo. Espletata la formalità con un ex volante delle giovanili del Botafogo, ma con la testa all’ultima litigata con la figlia (Ilaria invitato il Gianni a non frequentare più Budrieri, perché secondo un blogger iscritto all’ANPI in casa avrebbe una bandiera del Secondo Reich, pur avendo nel suo trilocale soltanto un gagliardetto dell’Inter Club Giancarlo Beltrami di Bovisio Masciago), hanno seguito Genoa-Atalanta al Champions Pub e proprio sul gol di Masiello è suonato il telefono. “Budrieri, scusa l’ora: stavi scopando?”. Quello alla CIA deve essere proprio un posto fisso, nemmeno un bidello di Taranto è così intoccabile. “No ragazzi, quando è in campo una squadra di Ballardini non voglio distrazioni”. Risate maschiliste da Langley, prima di venire al punto, con un Kevin ancora più incupito del solito: nemmeno la Botteri o Rampini potrebbero convincerlo che Trump sia peggio di Fassone. “Senti Budrieri, avrai sentito di questo ennesimo coglione che voleva far saltare in area Times Square…”. Un attimo di silenzio da Milano, forse un silenzio di riflessione ma più probabilmente per un replay. “Qualcosa ho letto su Altri Mondi della Gazzetta… un musulmano che invece di starsene a casa sua vuole distruggere il posto che lo ha accolto… dov’è la novità, scusa? Se mi dici Ausilio che trova un terzino sinistro decente o un giornalista italiano che non lecca il culo alla Ferrari potrei stupirmi, ma questa roba di New York è ormai normale”. Tutti sottovalutano Budrieri, a prima vista il classico vecchio che vota per i partiti dei pensionati inculando i nipoti (ma lui non ha nipoti, anche se Marilena e D.J. John stanno pensando di allargare la famiglia: c’è stato infatti un ritorno di fiamma, dopo che lui l’ha invitata a cena da un kebabbaro di Settimo Milanese), in realtà uno dei pochi italiani che stanno lavorando per il futuro. “Ti dobbiamo chiedere un favore, perché ci vogliono licenziare. Quello di Akayed Ullah era uno dei passaporti che abbiamo controllato di recente, basandoci su segnalazioni di post su Facebook. E non abbiamo valutato nel giusto modo la frase ‘America muori nella tua rabbia’ che c’era scritta sopra. Pensavamo che nessuno fosse così scemo da scrivere una frase del genere sul passaporto…”. Budrieri stava iniziando a spazientirsi: “E quindi? D’accordo che sono il capo del direttorato S dell’SVR, ma non è che vi possa assumere così, senza concorso… Adesso però vi saluto che devo andare a vedere come Padelli comanda la difesa”.

Intanto la bellissima e triste Lifen, con il volto tumefatto perché i vecchi Tong hanno visto a Striscia la Notizia che a Taiwan si vendono molti marchi del made in Italy contraffatti (non che siano contro la contraffazione o che questa dipenda da una cassiera di via Novara, ma ormai solo nella decadente cultura occidentale picchiare le donne è un reato), spiega ai pochi che li chiedono che gli scontrini saranno emessi tramite una app che funziona soltanto con il 5G che sarà sperimentato presto da Vodafone. Mentre Nabil, Ibrahim e gli altri maghrebini dal passaporto variabile ma dalla professione fissa (tutti spacciatori) discutono del litigio web fra Sturaro e un bambino napoletano, schierandosi chiaramente dalla parte di Sturaro (“Perseguitato per il suo essere ponte fra diverse culture”), Budrieri rimane spalmato sul frigo della Sammontana sfogliando la Gazzetta e ascoltando dai suoi amici frasi indegne anche di un giornalista sportivo, come ‘L’importante è fare risultato’ e ‘La Coppa Italia è un obbiettivo importante’, che quegli invertebrati pronunciano come se stessero facendo il discorso di apertura delle Olimpiadi. Quelle menti acute, falliti che passano le giornate a insultare Raiola ma saprebbero prevenire qualsiasi attentato in qualsiasi metropolitana se soltanto l’FBI gli desse pieni poteri, non meritano un uomo come Budrieri e nemmeno capiscono il contenuto simbolico del suo gesto di buttare la Gazzetta per terra, sul pavimento sporco e umidiccio, una Gazzetta che titola ‘Ramarro Inter’. Lui che in nerazzurro ha visto giocare Barollo e Zanchetta non dovrebbe abbassarsi a discutere di calcio con chi crede che l’Inter sia stata inventata da Sabatini, ma alla fine si abbassa.

“La differenza che abbiamo fra titolari, per quanto non da Inter, e riserve è troppa. Non dico che ci fosse in campo una squadra di B contro una di C, ma quasi. Imbarazzanti Dalbert ed Eder, molle Karamoh al di là dei gol sbagliati, Cancelo con qualche segnale di vita ma se penso che per lui abbiamo dato via Kondogbia, il classico negro che Spalletti fa funzionare, mi girano i coglioni come quando il Fraizzoli cedette Ambu al Perugia. Voi siete grandi patrioti, volete più italiani in campo, Pellico e Maroncelli vi fanno una sega, da mesi me la menate con questo Pinamonti. Si muove benino, si vede che ha dei colpi, ma si nasconde e se lo fa in una situazione psicologica facile, dove nessuno lo rimprovererebbe per un errore, figuriamoci nelle altre. Non ha la personalità per stare nel calcio dei grandi, ma ha 18 anni: fatemelo vedere a 22. Adesso come adesso non è da Inter”.

(17 – forse non continua: la versione completa di questa puntata sarà pubblicata sul libro in uscita a maggio 2018. Grazie per l’ispirazione a Carlo, Andrea, Duccio e Italo).

Tutte le puntate rivedute e corrette della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter sono in ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’ insieme all’inedito capitolo finale. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro e unico mezzo per sostenere questa rubrica, il libro è in vendita presso Amazon, la Libreria Hoepli e tutte le librerie italiane che lo abbiano ordinato, dalle Feltrinelli alle altre: per quelle interessate il nostro distributore in esclusiva è Distribook. La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per tutti gli altri tipi di eReader

P.S. Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere. Idee e cazzeggio quotidiano a tema Budrieri sono sulla pagina Facebook di ‘Non è da Inter‘.

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Alla canna del gas (Pinamonti non è da Inter), 8.6 out of 10 based on 7 ratings

7 commenti

  1. G

    “Gente convinta che Zoro faccia opinione e che poi si stupisce che un incendio in un gasdotto in Austria rischi di mettere in ginocchio mezza Italia, che per il 90% del suo fabbisogno energetico dipende dall’estero.”

    Direttore, scusi se rischio di riaprire un antico flame, ma mi ci sarebbe stato bene anche un “gente convinta che con l’uscita dall’Euro e la lira svalutatissima l’economia italiana tornera’ a volare ma non si rende conto che per il 90% del suo fabbisogno energetico l’Italia dipende dall’estero.”

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  2. s

    +9 non appartiene al trumpiano mondo reale

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  3. s

    -1 si

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  4. I

    Nell’ultima settimana i giornalisti del Novecento, nostalgici di Cirino Pomicino e Garavini, hanno spiegato ai loro lettori piccolo borghesi che se un musulmano si fa saltare per aria nella metropolitana di New York la colpa in fondo è di Trump, per non dire di Melania che non ha lo stile di Michelle.
    clap clap clap..La Clinton come va nei sondaggi?

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  5. s

    a picco.

    Invece i lettori nostalgici e basta, non importa se piccolo borghesi tanto non esistono più, avranno avuto mod, sempre nell’ultima settimana, anzi ultime ore, di apprezzare le dichiarazioni di un navigato politico del Novecento

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  6. I

    “Un po’ meglio di Paolo sta Zhou, che ha finalmente trovato uno scopo nella vita: liberare Milano e il pianeta dal Chief Resilience Officer, che non è uno scherzo ma una figura realmente stipendiata dal comune di Milano, con lo scopo di “creare una strategia per rispondere in modo adeguato ai continui cambiamenti dell’ambiente urbano”.
    quando pensi che abbiano toccato, riescono sempre a sorprendere in negativo eh

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  7. I

    abbiano toccato il fondo…pardon

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