2018 al buio (Brozovic non è da Inter)

Il giorno dopo Inter-Lazio è una domenica come tante altre, per lo meno al Champions Pub. Negli ultimi giorni i giornalisti del Novecento, gente che prendeva sul serio Scalfaro e addirittura recensiva i libri di Veltroni, hanno spiegato al loro pubblico piccolo borghese che nel 2018 dovrà pagare in media 79 euro in più per luce e gas. Secondo questi operatori dell’informazione la gente dovrebbe scendere in piazza contro i tweet di Trump e riflettere sul cambiamento climatico, ma prendere allegramente il fatto che oggi la dipendenza energetica dell’Italia da forniture estere sia intorno al 75%. Un paese che può essere messo in ginocchio o rimanere al buio dalla sera alla mattina girando un interruttore, o per la pazzia di qualche dittatorello in culo al mondo, ma che secondo i suoi Tg, per metà marchette di località di soggiorno, avrebbe sempre e inevitabilmente il 50% del patrimonio artistico mondiale: perché non il 98%? Un paese di pensionati che mantengono i figli aspiranti chef e aspiranti percettori di reddito di cittadinanza, figli derubati dalle loro stesse pensioni retributive. Questo pubblico ha davvero i giornalisti che si merita, che vergano coraggiosi editoriali contro la moglie di Bonolis senza entrare nel merito dei vari Pennetta-Vinci seguiti con voli di Stato, e trovano il wi-fi per finti profughi più importante del riscaldamento per i terremotati. Giornalisti che si disperano perché soltanto il 40% degli italiani legge almeno un libro all’anno, come se il popolo dovesse elevarsi leggendo la loro merda copiata dal web o costruita a tavolino per far sognare le donne single.

Qui da noi in via Novara, nel paese reale, si sta invece discutendo soltanto del pareggio nerazzurro contro la squadra di Simone Inzaghi, uno 0-0 che ha dato qualche speranza in più per il quarto posto dando così un minimo senso al Capodanno e anche alle vite del Gianni, del Walter, del Franco e di Budrieri, che hanno seguito la partita al loro solito secondo rosso, mentre a pochi metri di distanza il Max molestava la Fede perdendosi tutti e tre i palloni toccati da Icardi nei 90′. L’inviata di Nerazzurrecontaccododici.net, che sogna di avere un milione di follower su Instagram e forse ci riuscirà entro marzo (basta comprarli), questa sera sarà da una sua amica a Courmayeur sperando di non incontrare un uomo lamentoso, negativo, colpevolizzante, livoroso, povero: la facile previsione è che forse riuscirà ad evitare solo il povero, e non sarebbe comunque poco. Vincenzo e Pier Luca hanno preannunciato grandi novità per il 2018 di SuperMegaInter.com, prima fra tutte l’assunzione di Ridge Bettazzi a 200 euro al mese, comunque 100 più di Max, con l’obbiettivo di raggiungere quel target alto che in versione cartacea sarà finalmente attaccato (pare da maggio) con Hidegkuti. Ovviamente i 200 euro non saranno un fisso ma un obbiettivo, e dipenderanno dagli sponsor che porterà il talento più compreso di Pinarella di Cervia (il primo è già arrivato ed è l’albergo dei suoi genitori). E altrettanto ovviamente Ridge rimarrà a scrivere a casa sua, con le riunioni di redazione fatte su Skype perché “Oggi il lavoro non è un posto, ma sei tu”, come ha letto Pier Luca su un libro di coaching. Così anche oggi, mentre il mondo brucia, nella periferia Ovest di Milano il parlare di calcio rimane l’unica cosa decente da fare insieme al mettere le sbarre per proteggere un televisore che fra due anni diventerà inutilizzabile.

Sono le due del pomeriggio e Paolo-Wang sta servendo pochi caffè ai pochissimi che stanno deridendo Guardiola mentre guardano Crystal Palace-Manchester City grazie alle solite schede tarocche di Ping, che ha proposto anche Eurosport Player pur sapendo che lì in via Novara tutto ciò che non è calcio frega a nessuno. Gli impiegati della Tuboplast ovviamente non ci sono, mentre Tosoni è a St. Moritz con la famiglia e ogni dieci minuti chiede a Mariella foto di lei mentre si masturba con il Badedas: non è comunque una molestia, come scriverebbe la prima Concita De Gregorio che passa, né tantomeno un abuso della propria posizione, ma soltanto team building e analisi sul campo delle soft skill del dipendente. La nuova capo del personale ha ricevuto 261 inviti per Capodanno da uomini conosciuti su Tinder, più quello di José Luis che stanco della moglie e delle amanti (tutte peruviane-honduregne ai confini del metro e venti e dei cento chili) vuole parlarle del suo nuovo progetto imprenditoriale negli Stati Uniti, previa concessione della green card. È probabile che stia a casa a guardare Amadeus, come del resto uno Zhou distrutto dalla scelta del Comune di dare piazza Duomo a Luca Carboni e Fabri Fibra: “Ma perché non li hanno chiamati a cantare a Bologna o a Senigallia? E perché Sala ce l’ha tanto con Memo Remigi?”. In realtà Zhou è stato invitato a da Mary J. a una festa di suoi amici in zona Tortona, due manager della grande distribuzione (fanno i commessi in un Conad) criptogay che hanno la tessera del Mexico e parlano soltanto di bici a scatto fisso, ma festeggerà il 2018 cercando per Milano, e lo troverà senz’altro entro mezzanotte e dieci, un influencer trapanese che il panettone lo mangia soltanto se di lievito madre e con pochi canditi.

I Budrieri festeggeranno il Capodanno ognuno per conto suo, come si usa nelle famiglie moderne. L’Erminia andrà con Yannick e la signora Minghetti a una festa organizzata dall’ANPI e da Black Lives Matter, in cui a mezzanotte saranno bruciate foto di rappresentanti del suprematismo bianco, come Trump, la Sharapova e ovviamente Budrieri. Marilena avrà paga tripla al centro Tuina, con un premio speciale per un non meglio identificato ‘schizzo di mezzanotte’, mentre D.J. John è ancora infortunato dopo le ultime feste e prenderà fra poco il Frecciarossa, senza biglietto e chiudendosi nel cesso, per andare a Roma alla Deejay Time Reunion con Albertino, Fargetta, Molella e Prezioso, generazione di fenomeni ai quali soltanto l’egoismo di Linus ha impedito di emergere. Quanto a Budrieri, il programma prevede una gita a Figino insieme al Gianni, che gli ha parlato benissimo di tale Fernandinho Gaucho, e poi un brindisi al Champions Pub con un Krug Clos d’Ambonnay del 1998, almeno come etichetta visto che si tratta di uno degli spumanti gran riserva di Ping.

Intanto la bellissima e triste Lifen, con il volto tumefatto perché i vecchi Tong si sono innervositi dopo avere letto la recensione di un locale di cucina taiwanese  e l’hanno picchiata gridandole cose orribili come “Il Gua Bao mettitelo nel culo” e “Sei più raccomandata della Christillin”, spiega ai pochi richiedenti che sarebbe una cosa simpatica salutare il 2017 senza scontrini, simbolo di oppressione. La discussione è molto più animata nella zona di Nabil, Ibrahim e degli altri maghrebini dal passaporto variabile, che hanno preso male la decisione di aumentare a 2 euro il biglietto ATM a partire dal 2019. Non che un maghrebino abbia mai pagato un biglietto, è vero che nel 1997 uno timbrò sulla 91 ma poi si scoprì che era per una scommessa: si tratta solo di una questione di principio, perché tutti paghiamo le tasse e abbiamo diritto a servizi pubblici gratuiti. Certo è che se il salto del tornello diventasse specialità olimpica, con tutte le varianti (individuale o di gang, con o senza Dybala Mask, passaggio sopra o sotto, con o senza controllore che legge Tuttosport nel gabbiotto) allora tutti saremmo favorevoli allo ius soli e Malagò da vero uomo di sport si troverebbe servito un bel bottino di medaglie. Certo i successi sportivi non farebbero dimenticare il fine ultimo: sgozzare i pochi italiani ormai rimasti in circolazione, sicuri che questi nemmeno se accorgerebbero presi come sono a discutere del VAR e del declino di Barzagli.

Budrieri monopolizza la Gazzetta sul frigo Sammontana, pur non leggendone nemmeno un articolo perché tutto è già stato detto e scritto, non soltanto sul calcio. Anche oggi ha commesso l’errore di non mettersi i tappi alle orecchie, così deve sentire frasi che non pronuncerebbe nemmeno un giornalista sportivo lobotomizzato, come ‘Brozovic dall’inizio avrebbe dato quel quid di imprevedibilità in più’. Quegli invertebrati, che passano le giornate ad analizzare le strategie di mercato di Giuntoli e non sono amministratori delegati di Google soltanto perché non hanno trovato l’accordo sulle stock option, non meriterebbero la sapienza di un uomo come lui, cugino di Agnelli che però non lo fa pesare. In una società sana il suo gesto di gettare a terra la Gazzetta che titola ‘Il bicchiere mezzo pieno’ sarebbe l’episodio scatenante di una rivoluzione liberale, ma in questa nemmeno viene notato. Uno che in maglia nerazzurra ha visto giocare Rivolta e Selvaggi non dovrebbe abbassarsi a discutere di calcio con chi crede al fair play finanziario. Ma alla fine anche Budrieri si abbassa.

“Salvata la pelle contro la nostra vera concorrente per il quarto posto, che ha oltretutto una rosa migliore. Buona partita dei difensori, anche di Ranocchia, sempre sotto pressione, mentre il resto è stato davvero modesto: senza nemmeno un cross giusto di Candreva e Perisic non può funzionare niente, a partire da Icardi. Non è che serva Neymar, ma un’alternativa in attacco sì: non dovesse arrivare nessuno di decente in gennaio, e con i vostri amici Zhang il rischio è concreto, penso che alla fine Spalletti giocherà con il 4-4-2 senza Borja Valero, con Cancelo a destra  centrocampo e Candreva dietro a Icardi. Poi voi invocate sempre Brozovic, che è come pescare dal mazzo degli imprevisti a Monopoli, ma quest’anno mi sembra più confusionario e scazzato che mai. Un discreto talento, senza un vero ruolo e che aggiunge casino a casino. Da Croazia, ma non da Inter. Comunque buon Capodanno a tutti, per il 2018 mi auguro e vi auguro di non rivedervi”.

(21 – forse non continua: la versione completa di questa puntata sarà pubblicata sul libro in uscita a maggio 2018)

Tutte le puntate rivedute e corrette della stagione 2016/2017 di ‘Non è da Inter sono in ‘Non è da Inter – L’anno di Gabigol’ insieme all’inedito capitolo finale. 378 pagine, prezzo intorno ai 17 euro e unico mezzo per sostenere questa rubrica, il libro è in vendita presso Amazon, la Libreria Hoepli e tutte le librerie italiane che lo abbiano ordinato, dalle Feltrinelli alle altre: per quelle interessate il nostro distributore in esclusiva è Distribook. La versione eBook, al prezzo di 9,99 euro, è disponibile sia per Amazon Kindle sia per tutti gli altri tipi di eReader

P.S. Avvertenza per nuovi lettori della rubrica: ‘Non è da Inter’ è un’opera di fantasia che si ispira alla realtà, ma non è la realtà. Si può tranquillamente non leggere. Idee e cazzeggio quotidiano a tema Budrieri sono sulla pagina Facebook di ‘Non è da Inter‘.

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2018 al buio (Brozovic non è da Inter), 8.9 out of 10 based on 9 ratings

8 commenti

  1. I

    vergano coraggiosi editoriali contro la moglie di Bonolis senza entrare nel merito dei vari Pennetta-Vinci seguiti con voli di Stato, e trovano il wi-fi per finti profughi più importante del riscaldamento per i terremotati.
    capolavoro

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  2. Ti chiedo di confermare la mia assoluta mancanza di fantasia, visto che José Luis è vero al 100%. Anzi è per certi versi il più vero di tutti, dalla sua violenza (poco) repressa alle frequentazioni con peruviane cubiche, fino alla sua ideologia che con un eufemismo potremmo definire di destra. E adesso il sogno americano…

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  3. I

    Josè Luis è vero, verissimo, cicatrici e tatuaggi compresi, è tutto fuorchè una mente acuta….

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  4. M

    Siccome per la letteratura prodotta dal direttore si può parlare di “eterno commento” al pari della Divina Commedia mi aggiungo all’esercito dei critici e si può dire che la critica sociale meno diretta , quella che si può leggere tra le righe successivamente ai roboanti inizi di pezzo, stia raggiungendo livelli kafkiani …

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  5. C

    “Ma questo Kafkian, chi è?” (cit.)

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  6. Direttore, arriva tardi, le bici a scatto fisso non sono più un cavallo di moda per hypsters, radical-chic e pagliacci vari da aperitivo al Salone del Mobile.
    Di pura classe la riflessione sulla questione energetica, nel paese in cui è stato ucciso Mattei.
    Per quanto riguarda il salto del tornello, invece, il popolo di Facebook ha già approntato l’antidoto al facile razzismo: “Ci sono anche tanti ragazzi italiani, che non timbrano…”
    Ragazzi. Anche…

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  7. m

    Miglior attacco di sempre.

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  8. l

    Molella e prezioso non gli sentivo nominare dai tempi delle medie e del jaiss 🙂

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